Arrestati per sfruttamento 4 uomini pakistani in una cooperativa di facchinaggio. Ricatti e vessazioni nei confronti dei loro connazionali.

 La Cgil di Pesaro Urbino esprime la propria soddisfazione per l’esito delle indagini che hanno portato all’arresto di 4 “caporali” pakistani (ribattezzata Operazione Capestro) grazie all’ esposto presentato lo scorso settembre alla Procura di Urbino contro “Impresa Service” (sede legale a Pesaro): una cooperativa di facchinaggio  che operava anche nell’entroterra pesarese, a Sant’Angelo in Vado.

 Andrea Piccolo, funzionario Cgil che ha seguito la vicenda dando il via all’azione legale spiega come e quando il sindacato è venuto a conoscenza dell’illegalità nella quale operava la cooperativa.

 “Circa un anno fa – dice –  durante le consuete assemblee nelle aziende, siamo stati informati che un gruppo di lavoratori pakistani viveva condizioni lavorative molto difficili.

A giugno 2018, dopo vari tentativi, abbiamo cominciato a raccogliere le testimonianze  di un gruppo di lavoratori che ci segnalavano condizioni di lavoro impossibili: orario di lavoro spesso oltre le 10 ore, nessuna giornata di riposo, paghe assai  inferiori a quelle contrattuali, restituzione di importi ricevuti successivamente ai bonifici mensili.

Dopo i primi incontri, siamo riusciti a convincere il piccolo gruppo, composto inizialmente da soli tre lavoratori, a raccontarci tutto e a coinvolgere i colleghi. Nel giro di poche settimane è emersa una realtà agghiacciante: sfruttamento e minacce e, qualora si fossero ribellati, minacce di ritorsioni sia ai lavoratori sia ai loro  familiari in Pakistan”.

 Da qui la decisione della Cgil di denunciare quanto raccontato dai lavoratori alla Procura della Repubblica di Urbino.

 “La collaborazione con le forze di Polizia Giudiziaria, Guardia di Finanza e Carabinieri è stata assoluta vista la difficoltà di intercettare i lavoratori, spesso terrorizzati dalle possibili conseguenze – continua Andrea Piccolo-  Dei circa 40 dipendenti, 17 hanno deciso di raccontare agli investigatori quanto subito.

Quando sono stato informato dell’operazione di Carabinieri e Guardia di Finanza il mio primo pensiero è stato per il coraggio di questi lavoratori, alcuni giovanissimi, che hanno deciso di denunciare gli sfruttatori nonostante i feroci ricatti. Non dimentichiamo che queste persone hanno lasciato il loro paese in cerca di fortuna e spesso il loro lavoro, anche mal pagato e sfruttato, garantisce il sostentamento delle famiglie rimaste nei paesi di origine. Il primo ragazzo che ho incontrato e che mi ha aiutato a creare il rapporto di grande fiducia con i colleghi è stato immediatamente licenziato con un pretesto, ma grazie al suo esempio siamo riusciti ad ottenere questi primi risultati”.

 Nei prossimi giorni la Cgil chiederà un incontro con la ditta appaltatrice per chiedere l’assunzione diretta di tutte i lavoratori.

 “Non è un premio – conclude Piccolo –  ma un atto dovuto”.

 Sulla vicenda interviene anche il segretario generale della Cgil Roberto Rossini:

 “Con Andrea Piccolo, in questo mesi, siamo stati in contatto quasi quotidianamente – dichiara -. La Cgil di Pesaro ha sempre denunciato il rischio della diffusione del “caporalato”. 

Grazie ai nostri esposti abbiamo contribuito all’emersione di questo reato in edilizia, nei cantieri per la costruzione della terza corsia dell’A14. In quel caso si è giunti a sentenza definitiva e ci siamo costituti parte civile.   

Fermo restando il principio della presunzione di innocenza, qualora si arrivasse a processo, stiamo pensando di fare la stessa cosa.

Lasciamo che la giustizia faccia il suo corso. Come Cgil, da tempo e a tutti i livelli, stiamo denunciando il continuo ricorso ad appalti che spesso nascondono storie di sfruttamento.
La difesa dei lavoratori è fondamentale ma senza la loro fiducia non potremmo sostenerli. Anche io penso che conquistare la fiducia dei lavoratori e denunciare l’illegalità sia basilare per il nostro compito di tutelare i lavoratori”.

 Pesaro, 11 maggio 2019

 

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