Cgil e Cisl, nessun rinvio per il pagamento dell’acconto Imu 2020

La preoccupazione dei sindacati che chiedono l’allungamento della data fissata il 16 giugno

“Se non ci ascoltano saremo costretti a dire ai cittadini di rivolgersi direttamente agli uffici tributi dei Comuni di competenza. A Pesaro e Fano, scelte incomprensibili”

PESARO, 4 giugno 2020 – Cgil e Cisl di Pesaro e Urbino, in accordo con i propri Centri di assistenza fiscale, esprimono grande perplessità nel constatare che molti Comuni della nostra provincia, primi fra tutti i due più grandi ovvero Pesaro e Fano, non hanno dato la possibilità ai cittadini di pagare l’acconto IMU 2020 anche dopo la scadenza del 16 giugno, senza applicare sanzioni ed interessi.

Stiamo parlando di una possibilità che avrebbe agevolato sia i cittadini a non affollarsi negli uffici postali e bancari con il rischio di creare assembramenti , sia i Caaf che da sempre assistono le persone alla compilazione degli F24 per il pagamento.

Su questo punto altri Comuni della nostra provincia, come ad esempio Fossombrone, Colli al Metauro e Urbino, si siano fatti carico del problema e agendo sulla stessa base normativa, abbiano affrontato il problema, interpretando come possibile, in senso favorevole ai cittadini, lo spostamento del termine pagamento della prima rata oppure inserendo un periodo di moratoria da sanzioni per chi avesse operato il pagamento oltre il 16 giugno.

Vista la situazione di difficoltà dovuta all’emergenza Covid 19 i nostri uffici fiscali non riusciranno a completare l’attività di assistenza ai cittadini entro il 16 Giugno: attenersi alle regole di sicurezza significa per noi ricevere i cittadini solo su appuntamento in modalità assolutamente contingentata che mal si adatta ai tempi stretti della scadenza IMU.

I cittadini si affollanno davanti ai nostri uffici per un modulo di pagamento con la paura di incorrere in sanzioni! Non ci sembra giustificabile in alcun modo soprattutto se pensiamo che siamo appena usciti da una dura fase di lockdown e dovremmo ora più che mai adoperarci per evitare, o almeno diminuire il piu’ possibile, i disagi alla cittadinanza, ancor più se pensiamo che persino la scadenza della dichiarazione dei redditi è stata prorogata al 30 settembre.

Chiediamo solamente di aiutare le persone ad espletare il loro obbligo tributario in tempi un po’ più lunghi, senza incorrere in sanzioni: alcuni comuni , come ad esempio Urbino, Colli al Metauro, Fossombrone lo hanno fatto. Crediamo sia un esempio da seguire.

In caso contrario i nostri Caaf si adopereranno per informare I cittadini di rivolgersi direttamente agli uffici tributi dei Comuni di competenza.

La scuola dimenticata dall’emergenza sanitaria è un’occasione persa

Tuscia Sonzini Flc Cgil: “Il diritto all’istruzione non è stato garantito. Rabbia e amarezza

PESARO, 1 giugno 2020 – La scuola pubblica, uno dei pilastri di un paese civile e democratico, con la crisi sanitaria non ha mai riaperto e il futuro è assai incerto, a partire da come sarà la ripresa delle lezioni a settembre.
Tuscia Sonzini, segretaria generale Flc Cgil Pesaro Urbino spiega qual è oggi lo stato dell’istruzione e quali sfide attendono insegnanti, studenti, personale amministrativo senza dimenticare le famiglie.
“Non è bastata una pandemia per porre rimedio alle innumerevoli problematiche che attanagliano il mondo dell’istruzione in Italia – scrive Tuscia Sonzini -. Anzi, l’approccio ministeriale, finora oltremodo entusiastico e acritico, non ha affrontato alla radice le questioni, le ha solo coperte e rimandate a settembre con il rischio che il divario fra scuole e famiglie cresca a dismisura.
Per far fronte all’emergenza, gli operatori della scuola, in mancanza di indicazioni chiare, si sono rimboccati le maniche, si sono spesi tantissimo pur di mantenere un contatto con gli studenti, pur di continuare ad esercitare la propria professione. La didattica a distanza (DAD) è stata una didattica dell’emergenza, anche se si è mostrata efficace sotto molti aspetti, ma ha anche chiaramente rivelato che non è sufficiente a trasmettere ciò che di più importante il virus ha tolto alla scuola: la relazione, la socialità, il rapporto diretto. E’una didattica che non ha raggiunto tutti, che ha emarginato i soggetti più deboli e che di fatto non ha garantito il diritto all’istruzione, sancito dalla nostra Costituzione. Il lavoro esercitato a distanza inoltre ha fatto sì che si superasse il confine tra la sfera privata e quella professionale degli individui. L’abbiamo chiamato “smart working”, quando di veramente “smart” non c’è stato nulla, perché il lavoro da remoto, se segue le regole e le logiche del lavoro in presenza, si chiama lavoro da casa e rischia di essere esercitato senza tenere conto dei diritti basilari dei lavoratori. Tutto ciò è stato giustificato dall’emergenza, dalla fretta di porre rimedio, ma ora che si rischia una non ben definita ripartenza a settembre, sarebbe giunto il momento di fare una riflessione profonda e un’attenta disamina di ciò che la scuola è, di ciò che la scuola sarà.
Ed ecco che l’occasione per superare le annose problematiche della scuola sembra sfumare di giorno in giorno. Come potremo realizzare la regola del distanziamento se le classi continueranno ad essere così numerose, come potremo se gli spazi scolastici non avranno un ampliamento, come potremo far fronte a entrate scaglionate, turni pomeridiani, se gli organici resteranno invariati; organici che da molto tempo non sono sufficienti rispetto al reale fabbisogno delle scuole. Come potremo, infine, garantire la continuità didattica che il prossimo anno sarà ancor più importante, se si prevede un aumento esponenziale delle supplenze per il mancato accordo su un sistema di reclutamento che avrebbe garantito la copertura dei posti a settembre. La FLC CGIL, insieme alle altre organizzazioni sindacali ha proclamato uno sciopero per l’8 giugno, un’azione in cui confluiscono rabbia e amarezza. La rabbia dettata dal fatto che risposte concrete non ci sono, l’amarezza perché ancora una volta il mondo dell’istruzione sembra essere ai margini dei provvedimenti governativi, ancora una volta gli investimenti e le risorse non sono sufficienti, ancora una volta la miopia e la superficialità del Ministero, andranno a colpire quello che è il futuro del nostro paese.

Uci-Giometti: in bilico 38 lavoratori

ANCONA, 20 maggio 2020 – Si è svolta ieri un’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori delle Marche di UCI Italia già Giometti Real Estate & Cinema. La riunione ha permesso di fare il punto della situazione, dopo il confronto tenuto tra UCI e Giometti, attivato per la procedura di restituzione del ramo di azienda, discussa in prima istanza il giorno 18 maggio scorso tra le due società e le rappresentanze sindacali di SLC CGIL FISTel CISL UILCOM – UIL nazionali e delle Marche.

I cinema coinvolti nella restituzione sono 6 presso le sedi di: Ancona, Jesi, Senigallia, Fano, Pesaro e Porto Sant’Elpidio per un totale di 38 lavoratrici e lavoratori.

Le Organizzazioni Sindacali, insieme alle lavoratrici e i lavoratori UCI – Giometti, esprimono forti preoccupazioni per i contenuti del confronto, che ha messo al centro soprattutto gli interessi meramente economici delle società, piuttosto che la prosecuzione delle attività e la continuità occupazionale dei lavoratori, minandone la certezza per il futuro.

In un contesto di emergenza per il settore dello Spettacolo come questo, non possono aggiungersi le incertezze della ripresa alle incertezze occupazionali.

Le scriventi organizzazioni sindacali faranno di tutto per dare continuità lavorativa e contrattuale ai lavoratori e ribadiscono che non accetteranno il perdurare dello stato di grave incertezza per le 38 famiglie coinvolte, determinato dal “rimpallo” delle responsabilità tra le società.

Chiediamo senso di responsabilità alle parti, affinché alla prossima riunione prevista per la prossima settimana, vengano sciolti i nodi irrisolti e sia stabilito con certezza un percorso per mantenere l’occupazione e le condizioni contrattuali dovute ai dipendenti. Va riconosciuto valore e dignità alle lavoratrici e lavoratori che in questi anni, con spirito di collaborazione, hanno reso i cinema della nostra regione luoghi accoglienti per le famiglie marchigiane.
Facciamo altresì appello alle istituzioni a partire dalla Regione Marche ed ai Sindaci dei Comuni interessati, affinché facciano sentire forte la propria vicinanza alle lavoratrici e lavoratori, anche al fine di evitare l’impoverimento del tessuto economico e sociale del territorio.
Crediamo che in momenti drammatici come questi, il valore del lavoro umano venga prima del profitto.
SLC-CGIL           FISTel-CISL                UILCOM-UIL Marche

Precari e atipici travolti dall’emergenza Coronavirus

Valentina D’Addario (Nidi Cgil): la situazione già difficile è diventata drammatica

PESARO, 18 maggio 2020 – L’emergenza sanitaria Covid-19 mette in luce giorno dopo giorno la fase di incertezza economica e sociale penalizzando gravemente i lavoratori atipici e precari rappresentati da Nidil Cgil.
Valentina D’Addario, funzionaria di Nidil Pesaro Urbino, descrive così la situazione nella nostra provincia: “Gli atipici sono quei lavoratori che non hanno un comune contratto di lavoro da dipendenti dell’azienda per la quale lavorano, e sono costretti a rincorrere certezze e stabilità. Quando ottengono un contratto della durata di almeno quattro o più settimane possiamo parlare quasi di miracolo.

I lavoratori somministrati, i parasubordinati, atipici e autonomi con il protrarsi dell’emergenza Covid-19 si destreggiano tra missioni lavorative di breve durata e attività di equilibristi tra più contratti di lavoro part-time contemporaneamente.

Nella nostra provincia – aggiunge D’Addario – c’è stato un aumento massiccio dell’uso della
somministrazione negli ultimi anni (abbiamo realtà aziendali dove la somministrazione ha un ruolo importante e decisivo nell’organico necessario alla produzione) e di quei lavoratori, ex interinali, che hanno missioni brevi e vivono senza alcuna garanzia di permanenza sul posto di lavoro.
Negli ultimi due mesi sono state richieste, nel nostro territorio, circa 350 Tis (Trattamento di integrazione salariale) che hanno interessato circa 1.650 lavoratori in somministrazione.
Numeri considerevoli compresi nei circa 5.400 dell’intera regione Marche.
La preoccupazione maggiore, in questa fase, è la conservazione del posto di lavoro: nelle ultime settimane abbiamo riscontrato come un numero consistente di contratti di lavoro a termine non sia stato prorogato, un trend che sta diventando una regola: dal momento della scadenza del contratto si è fuori dal mondo del lavoro, si è disoccupati con l’ardua prospettiva di una ricollocazione.
I lavoratori in somministrazione nell’emergenza Covid-19 sono i primi a uscire dal luogo di lavoro, dall’organizzazione interna delle aziende perché non essendo stati assunti direttamente è più semplice e comodo ‘sbarazzarsene’ senza tanti problemi.
Per quanto riguarda il mondo del lavoro autonomo e parasubordinato, in questo periodo d’emergenza sono emerse tante contraddizioni e problematiche connesse a questa tipologia di lavoro senza diritti e garanzie.
Sono praticamente esclusi da tutto e per loro non ci sono gli strumenti di tutela in caso di malattia, non ci sono ferie e soprattutto non c’è possibilità di accesso agli ammortizzatori sociali.

Il sistema bonus messo in atto con il Decreto Cura Italia non è stato sufficiente a tutelarli. Lo abbiamo gridato ad alta voce a partire dal livello nazionale e ci auguriamo che con il Decreto Rilancio, il Governo tenti almeno di tenere insieme molte delle richieste che abbiamo avanzato.
Con l’uscita di quest’ultimo Decreto le Naspi in scadenza o scadute tra il primo marzo ed il trenta aprile saranno prorogate di due mesi. E’ solo una boccata di ossigeno che certamente non risolve il problema alla radice.
Ci sono ancora troppi esclusi dai sussidi e lacune da colmare che il Governo, in sede di conversione del decreto, dovrebbe sanare.
Il Decreto Rilancio rappresenta un passo importante, ma non è possibile limitarsi a manovre dettate dall’emergenza. E’ invece indispensabile iniziare una seria e costruttiva discussione non solo su come vogliamo far ripartire il lavoro ma anche verso dove lo vogliamo portare, avendo come obiettivi la stabilizzazione dei precari e la garanzia di tutele per tutti”.

Il lavoro senza fasi di chi ha garantito il cibo sulla tavola di tutti

Giorgio Marzoli (Flai Cgil): inaccettabile il rifiuto della Federalimentare di rinnovare il Ccnl alimentaristi industria. Grande soddisfazione per la regolarizzazione dei braccianti

PESARO, 17 maggio 2020 – Vista l’imminente riapertura dei ristoranti o per i prodotti alimentari che abbiamo sempre trovato nei supermercati durante il lockdown non va dimenticato il lavoro di coloro che lo hanno garantito a tutti: i dipendenti del settore agroalimentare che il sindacato tutela attraverso la categoria Flai Cgil. Sull’emergenzaCovid-19, lavoro e sicurezza, interviene il segretario generale provinciale Giorgio Marzoli.
“Nelle attività produttive dell’agroindustria non si registrano grossi cambiamenti di scenario tra fasi delimitate temporalmente da un prima e da un dopo –scrive Marzoli -. Le attività per garantire il cibo sulle nostre tavole sono state necessariamente mantenute. Alcune produzioni più strettamente legate alle attività che sono rimaste chiuse (ristoranti, bar, negozi alimentari), affrontano ancora un rallentamento e utilizzano gli ammortizzatori sociali. Altre, al contrario, stanno gestendo, fortunatamente, un incremento di ordini come ad esempio di prodotti surgelati. Alcune attività come forestazione e silvicoltura sono state bloccate inizialmente dai problemi per gli spostamenti che ancora tardano a ripartire.
Dal punto di vista della salute, sicurezza e contrasto al contagio il lavoro svolto nel settore del florovivaismo e nella raccolta dei foraggi, si svolge in situazioni ambientali e organizzative nelle quali pochi addetti dotati di strumentazioni, attrezzature e macchinari avanzati, garantiscono distanziamento e capacità produttiva sufficiente.
In molte produzioni industriali degli alimenti si aveva già a che fare con protocolli rigorosi sul rispetto di norme richiesto per mantenere le certificazioni di qualità.
Per questo motivo possiamo considerare positivo e efficace il confronto che si è aperto in molte aziende sull’applicazione dei protocolli per il contrasto al contagio.
Registriamo, al contrario, un comportamento scorretto di Federalimentare che sta ritardando oltre ogni ragionevole giustificazione la firma per il rinnovo del Ccnl Alimentaristi Industria anche a fronte di risultati positivi a chiusura dell’anno 2019 con un positivo segno più pari al 3 per cento di produzione industriale e un incremento delle esportazioni.
Per questo motivo abbiamo scelto di sottoscrivere accordi con le associazioni che rappresentano le produzioni alimentari industriali in modo da spingere Federalimentare a chiudere la trattativa con lo scopo di mantenere l’unitarietà del contratto. Gli accordi che abbiamo già sottoscritto riguardano: Anicav (Industria Conserviera), Assolatte, per il settore carni Assica, Assocarni, e Unaitalia oltre a Unionfood, Assobirra e Ancit.
Questi sono i risultati ottenuti con la proclamazione dello stato di agitazione e dell’impegno di tanti lavoratori e rappresentanti sindacali in tanti luoghi di lavoro.
C’è poi un altro risultato importantissimo confermato nella conferenza stampa del 13 maggio dal Governo sull’avvio della regolarizzazione di tanti lavoratori invisibili che raccolgono i prodotti ortofrutticoli italiani. E’stato ottenuto anche grazie a una forte pressione esercitata in particolar modo da Flai Cgil e Terra Onlus per affrontare il dramma dei ghetti e delle tendopoli, del caporalato e dello sfruttamento di tanti lavoratori italiani e stranieri che consente di dotarci anche di strumenti più efficaci per contrastare il rischio della diffusione dell’epidemia Coronavirus.
Un tassello importante che rafforza la legge 199 del 2016 contro il caporalato, lo sfruttamento e la messa in schiavitù che purtroppo esiste ancora con lauti guadagni per la criminalità organizzata, sulla pelle di esseri umani considerati “braccia” e non persone.

La sicurezza nei cantieri edili tra emergenza sanitaria e infortuni

Gianluca Di Sante: l’edilizia volano dell’economia oltre all’emergenza sanitaria detiene il triste record di infortuni mortali

PESARO, 16 maggio 2020 – La fase due analizzata dalle categorie della Cgil è iniziata il 4 maggio scorso anche se i lavoratori dei servizi pubblici essenziali non si sono mai fermati.
Nell’edilizia, il principale volano della nostra economia, la fase due ha segnato il ritorno al lavoro nei cantieri che erano stati bloccati a fine marzo.
“Dopo la chiusura totale alla fine di marzo –spiega Gianluca di Sante responsabile edilizia della Fillea Cgil Pesaro e Urbino – con le ditte più grandi abbiamo stipulato dei protocolli sulla sicurezza previsti dal Dpcm e ne stiamo sottoscrivendo uno territoriale che garantisca la copertura alla maggior parte delle nostre imprese che sono di piccole e piccolissime dimensioni.

Alla consegna dei DPI da parte delle aziende uno dei punti critici è la gestione degli spazi comuni: mense e ristoranti essendo chiusi hanno costretto i lavoratori a consumare il pasto nel cantiere tenendo le distanze di sicurezza e fortunatamente la bella stagione lo ha permesso.

Un altro punto critico è il trasporto, ovvero il percorso dalla sede della ditta al cantiere visto che il decreto stabilisce anche in macchina o sui camioncini regole di sicurezza quali: non più di due o tre persone a bordo di un camioncino che prima e dopo la partenza deve essere sanificato. Su questo abbiamo ricevuto molte segnalazioni e siamo sicuri che ne arriveranno altre.

Per la ripresa delle attività produttive la maggior parte dei cantieri sono ripartiti. Grazie ai lavoratori e al nostro sistema bilaterale siamo riusciti a far arrivare della liquidità anticipando una parte del trattamento di ferie di agosto che viene retribuito dalla cassa edile e all’ anticipo degli scatti di anzianità sempre a carico della stessa.
Sull’applicazione dei protocolli stiamo vigilando e abbiamo sottoscritto come parti sociali nazionali dell’edilizia un protocollo con il ministero delle Infrastrutture, Anas, Ance e Ferrovie.
A livello provinciale e regionale stiamo cercando di raggiungere con le controparti, a breve, una intesa aspettando le linee guida delle casse edili nazionali.
Nel frattempo stiamo comunque controllando durante i nostri “giri” nei cantieri l’applicazione di tutte le norme di sicurezza.
L’edilizia è un settore in cui lo svolgimento del lavoro avviene all’aperto dove è più semplice rispettare le distanze per cui la diffusione del Coronavirus e quindi l’aumento dei contagi non dovrebbe toccare livelli alti come purtroppo è accaduto e accade in altri settori.

La scelta del Governo di chiudere tutte le attività ha contribuito alla riduzione del numero dei contagi ma è nostro dovere, assieme agli organi competenti, garantire che vengano rispettati tutti i protocolli. Non dimentichiamo che la nostra categoria già prima dell’emergenza sanitaria aveva ed ha ancora un triste primati di infortuni mortali. La sicurezza è sempre stata una grande esigenza per i nostri lavoratori che affrontiamo in maniera capillare con la formazione preventiva svolta egregiamente dalle scuole edili nel variegato panorama dell’offerta formativa”.

Il lavoro che non si è mai fermato e il dramma di chi non ha più reddito

Barbara Lucchi: altissimo il picco dei contagi tra i lavoratori del commercio, preoccupazione per il settore del turismo. La fase 2 per noi è ancora emergenza

PESARO. 15 maggio 2020 – La Filcams Cgil rappresenta gli addetti del commercio, del turismo e dei servizi; un mondo variegato, con settori differenti e caratteristiche specifiche i quali, rispetto alla crisi sanitaria hanno reagito in maniera differente l’uno dall’altro. Esordisce così Barbata Lucchi segretaria generale della categoria per spiegare che l’ingresso nella fase due per i suddetti settori mantiene un forte carattere di emergenza anche nella nostra provincia.

“Molte aziende hanno dovuto ridurre o sospendere la normale attività altre invece l’hanno vista aumentare come le imprese di pulizia in appalto presso gli ospedali e una parte delle aziende del commercio, quelle che somministrano generi alimentari e di prima necessità, che hanno invece registrato un a crescita importante delle vendite ea conseguentemente turni di lavoro più lunghi e più pesanti- scrive Barbara Lucchi-.

Gli addetti del commercio, delle farmacie, della vigilanza e del settore domestico non hanno mai smesso di lavorare nonostante il rischio contagio per garantire servizi indispensabili alla collettività, con grande senso di responsabilità, in prima linea e sprovvisti, nelle prime settimane, degli strumenti adeguati alla salvaguardia della propria salute e sicurezza. Con il timore di contagiare anche i propri familiari.

A seguito delle disposizioni varate dal decreto del Governo e del Protocollo del 14 marzo per il contrasto e il contenimento della diffusione del Coronavirus nei luoghi di lavoro, giorno dopo giorno, anche attraverso le nostre pressioni e un monitoraggio costante del rispetto delle disposizioni le condizioni di salvaguardia della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro sono gradualmente migliorate. Sono stati registrati purtroppo registrato picchi altissimi di assenze per malattia anche tra gli addetti del settore.
Con il blocco la situazione è gradualmente migliorata. Ora si apre una nuova fase ma per i settori che rappresentiamo essa non rappresenterà un cambiamento radicale; tutt’altro.
Continueranno a lavorare le aziende che già lavoravano; alcune attività ripartiranno solo dopo una fase di preparazione per la ripresa in sicurezza; alcune non saranno nelle condizioni di ripartire completamente per le a causa delle condizioni dettate dalla necessità di contenimento del contagio; tante continueranno a rimanere chiuse.

Diversa la situazione nel settore turismo che continua a scontare ancora una situazione di forte difficoltà: Molte attività continuano ad essere sospese, dalle agenzie di viaggio e i tour operator alle strutture ricettive, i pubblici esercizi e la ristorazione. Riapriranno gradualmente, dal 18 maggio, i musei e seppure in termini tutti da definire si prospetta un possibile riavvio anche per le stazioni balneari e termali. Fanno parte del settore anche le lavoratrici delle pulizie e delle mense scolastiche per le quali nutriamo grande preoccupazione per lo scenario che potrebbe prospettarsi in ordine alle riaperture delle scuole. Sono lavoratrici prevalentemente con contratti part time involontari di pochissime ore settimanali e retribuzioni molto basse a cui si somma negativamente l’impatto della cassa integrazione. Situazione simile per gli addetti delle mense aziendali.

E’ certamente fortemente compromessa la prospettiva per i lavoratori stagionali del turismo. I provvedimenti adottati dal Governo non sono sufficienti a recuperare la condizione di estrema difficoltà in cui versa una parte rilevante degli addetti del settore turismo per i quali si rendono necessari interventi specifici e immediati. Nella regione Marche lo scorso anno sono state oltre 7.800 le assunzioni stagionali, ma sappiamo che questo è un numero sottostimato in ragione delle criticità che ogni anno denunciamo come Filcams attraverso la nostra campagna di informazione e sensibilizzazione contro le irregolarità del settore.
Nel contesto attuale gli stagionali del turismo vedranno le loro opportunità di occupazione azzerate o fortemente ridotte a causa del crollo della domanda turistica anche a seguito della ridotta mobilità sociale; per l’assenza di turisti stranieri e per ciò che sarà permesso o no in termini di spostamenti interregionali.

Occorre capire meglio le disposizioni previste dal decreto “Rilancio Italia” annunciato dal Governo.
I primi interventi in materia di ammortizzatori sociali sono ormai scaduti o prossimi alla scadenza; occorre garantire continuità di reddito per tutti i lavoratori coinvolti in questa crisi senza precedenti. Nel contempo dovremo saper costruire una prospettiva di lavoro sostenibile per il futuro e la salvaguardia di un settore strategico per l’economia della nostra regione e del Paese.

L’emergenza sanitaria ha visto in prima linea anche gli addetti del settore delle pulizie, negli ospedali, nelle strutture residenziali protette e nelle case di riposo; lavoratrici e lavoratori in appalto. Nelle prime fasi dell’emergenza sanitaria il ruolo dei servizi di pulizia e sanificazione è stato centrale spesso a dover garantire il loro lavoro senza aver ricevuto strumenti adeguati; in prima linea unitamente ai medici, agli infermieri e a tutto il personale sanitario ma con trattamenti ben diversi e inaccettabili. Lavoratrici e lavoratori che in questo periodo hanno vissuto turni di lavoro maggiormente faticosi e impegnativi, in termini fisici e psicologici; chiamati ad assolvere ad un servizio assolutamente necessario ed essenziale. Un settore quello delle pulizie oggi ancora più indispensabile e strutturale per il buon andamento del servizio pubblico, ma relegato dal Pubblico al mondo degli appalti. Continueremo a tal proposito a mettere in campo tutte le azioni a difesa e tutela di queste lavoratrici e lavoratori che scontano una inaccettabile disparità di trattamento con i lavoratori diretti, sia in termini di tutele che contrattuali.

La fase due quindi è per noi ancora una fase di emergenza nella quale va mantenuta massima attenzione sul rispetto delle indicazioni sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e nelle buone norme che tutti siamo chiamati a rispettare, per il bene comune. Le aziende stanno elaborando il proprio protocollo in applicazione delle misure sulla sicurezza ai quali seguirà l’istituzione dei comitati aziendali; molti imprenditori sollecitano la politica per riaprire prima possibile la loro attività; alcune piccole realtà rischiano di non riuscire a sopravvivere e tanta preoccupazione investe le lavoratrici e i lavoratori che temono di perdere il lavoro. A questo si aggiunge la disperazione del ritardo nel pagamento della cassa integrazione; l’accordo siglato con le banche non sta funzionando e molte famiglie versano in condizioni davvero drammatiche.

La sicurezza è ancora un lusso e un costo da abbattere

Andrea Piccolo: problemi economici per i lavoratori e blande misure di sicurezza

PESARO, 14 maggio 2020 – A dieci giorni dalla ripresa dell’attività produttive continua la descrizione della situazione del lavoro nella provincia. Dopo il settore trasporti e metalmeccanico interviene il segretario generale della Filctem Cgil Pesaro Urbino Andrea Piccolo.
“Il 70 per cento delle aziende della nostra categoria che rappresenta i lavoratori del vetro, tessile, gomma plastica, chimica, energia e petrolio – scrive il Segretario – sono rientrate fin da subito nei famosi codici ATECO (ovvero i codici che identificano le attività economiche, alle quali si consentiva la prosecuzione dell’attività). Buona parte del restante 30 per cento ha cominciato fin da subito ad organizzarsi ben prima del 4 maggio con la richiesta di deroga prefettizia.
In questi due mesi l’attività della categoria non si è mai interrotta, dapprima per garantire la sicurezza dei lavoratori nella fase in cui il governo non aveva indicato con chiarezza le misure da adottare nei luoghi di lavoro, poi nella gestione delle richieste di cassa integrazione che arrivavano quotidianamente, infine per sottoscrivere gli accordi di sicurezza obbligatori per la riapertura.
Le problematiche sono state tantissime. La più difficile è legata alle difficoltà economiche che stanno ancora subendo tanti lavoratori. Sono infatti pochissime le aziende che hanno anticipato il pagamento della cassa integrazione e ad oggi i bonifici arrivati da parte di Inps e Regione sono stati 1/4 del totale.
Anche il Decreto “Ripartenza” annunciato 13 aprile, non risolve il problema in quanto da una prima lettura l’anticipo del 40% in 15 giorni da parte dell’Inps riguarda le casse integrazioni che saranno attivate da giugno in poi. Se aggiungiamo le enormi difficoltà incontrate per attivare con le banche la sospensione dei mutui prima casa e per ottenere le anticipazioni degli importi di cassa integrazione la situazione economica per molte famiglie è drammatica.
Chi ha continuato a lavorare invece si è trovato ad affrontare la difficile gestione dei figli. Scuole chiuse, nonni da tutelare, lavoro da svolgere: organizzarsi è stato ed è davvero complicato.
Si parla molti di smart working, è stato davvero utile? Chiariamo subito che quello che si è messo in atto in fretta e furia ha poco a vedere con un vero ed efficiente smart working; prevalentemente si è trattato di un lavoro da remoto, non organizzato correttamente che ha costretto i dipendenti a lavorare senza pause, ben oltre gli orari di lavoro e con strumentazioni informatiche spesso condivise con altri famigliari, in particolare figli impegnati nelle video lezioni scolastiche.
La situazione attuale vede moltissime imprese aperte ma pochi protocolli di sicurezza sottoscritti e questo espone ad un altissimo rischio i tanti che tutti i giorni sono al lavoro con il concreto rischio che le misure messe in atto fino ad oggi si rivelino inefficaci e che i contagi nel giro di poche settimane tornino a crescere.
Troppo poche le aziende che con solerzia e attenzione hanno predisposto Protocolli di Sicurezza e hanno intraprese il percorso di confronto con le organizzazioni sindacali aziendali e territoriali.
In molti casi questo percorso, pur sollecitato da parte nostra, non è stato intrapreso ed il rischio concreto è che siano moltissime le aziende, in particolare dove i lavoratori non sono organizzati, se si trovino in balia di imprenditori che pensano più ai profitti che alla sicurezza.
Purtroppo una parte dei datori di lavoro vede ancora la sicurezza come un costo aziendale da contenere; in questi giorni sono tornate in mente le parole di Giulio Tremonti in occasione della stesura del Testo Unico della Salute e Sicurezza: ” Il testo unico è un lusso che non ci possiamo permettere” disse l’ex ministro del Governo Berlusconi, ebbene, dopo 12 anni siamo ancora allo stesso punto: la sicurezza è considerata un costo, possibilmente riducibile, a discapito dei lavoratori e della collettività”.

Lavorare in sicurezza è un obiettivo ancora lontano

Fabrizio Bassotti: la mancata applicazione dei protocolli mette a rischio la salute dei lavoratori e l’andamento dell’economia, servono i controlli.

PESARO 13 MAGGIO 2020 – “La fase due per i metalmeccanici è iniziata prima del 4 maggio in quanto la maggior parte delle aziende hanno fatto richiesta al Prefetto per la riapertura anticipata”. E’ quanto scrive Fabrizio Bassotti, segretario generale provinciale della Fiom Cgil, sul tema della ripartenza nel settore metalmeccanico.

“Chiarito ciò – prosegue – le difficoltà per i lavoratori, in questo periodo di “ripartenza” sono tantissime. Anzitutto ci sono quelle economiche legate alla cassa integrazione che pur essendo prevista non è stata ancora erogata perché molte aziende non sono state in grado di anticipare l’indennità e hanno previsto il pagamento diretto da parte dell’Inps che a causa della burocrazia ritarda nei pagamenti.

Tornare in fabbrica è un problema per le lavoratrici e i lavoratori che non sanno a chi lasciare i figli, visto che le scuole sono chiuse.
Altro problema è l’uso della mascherina che rende molto più faticoso il lavoro in fabbrica, e lo sarà ancora di più con l’arrivo del caldo.
Abbiamo registrato anche problemi di mobilità: non si può più andare al lavoro con i mezzi pubblici o il car-sharing e naturalmente per i lavoratori aumentano le spese.
Tutte le mense aziendali sono chiuse e proprio per evitare gli assembramenti sono cambiati anche gli orari di lavoro e, con le misure di distanziamento sociale, è sparita quella socialità tra colleghi all’interno delle fabbriche che rendeva per certi versi piacevole il lavorare insieme.

Per quanto riguarda la ripresa produttiva a pieno regime credo che sia ancora molto distante in quanto tutti i mercati mondiali sono fermi, compreso il nostro mercato interno: già si registra un crollo drammatico della produzione industriale con previsioni di chiusura dell’anno 2020 con un Pil a -10% circa.

In mezzo a queste problematiche c’ è la questione fondamentale della sicurezza.
Nelle fabbriche del nostro territorio la situazione non è affatto omogenea poichè ci sono aziende scrupolosissime dove abbiamo protocolli che aggiorniamo continuamente e di cui verifichiamo l’applicazione e altre che vorrebbero applicare gli stessi protocolli ma non sono in grado di farlo obbligandoci così a segnalare inadempienze alle autorità competenti.

Inoltre c’è il grandissimo problema di tutte quelle aziende dove il sindacato non è presente. Questo vuol dire che in quei luoghi di lavoro non esiste neanche l’ombra di un controllo e di ispezioni delle autorità preposte alla vigilanza; nessuno sa se i lavoratori di questa miriade di aziende non sindacalizzate operino in sicurezza oppure no.
Sarà forse un caso che il numero maggiore di contagi che si sono registrati corrispondono geograficamente a dove sono situati i maggiori distretti industriali?

Sempre a proposito di protocolli – prosegue il segretario – assistiamo da un lato a una serie di sovrapposizioni normative e dall’altro lato a vuoti legislativi che in questa fase riguardano principalmente la questione dei test sierologici. In alcune aziende lo screening è iniziato ma se un lavoratore risultasse positivo dovremmo affrontare il problema della mancanza di regole precise che stabiliscano come gestire coloro che risultano contagiati dal coronavirus.
I test sierologici non sono ancora ufficialmente riconosciuti dal Ssn e non c’è nemmeno uno standard nazionale che identifichi il test più efficace.
Tutto questo vuol dire che se le aperture non sono state programmate con cautela e nel rispetto di tutte le regole definite dai protocolli si rischiano focolai all’interno della fabbriche ed è chiaro che se dovesse avvenire- conclude – oltre al rischio per la salute dei lavoratori ci sarebbe anche il rischio che quelle aziende non riaprano più, con ricadute devastanti sul piano dell’occupazione e dello sviluppo.”

La “fase 2” nel trasporto pubblico locale

PESARO,8 maggio 2020 – A pochi giorni dalla cosiddetta fase 2, anche nel trasporto pubblico locale le riaperture si accompagnano al tema della salute e sicurezza sia dei lavoratori che degli utenti. Su quali siano le norme principali di garanzia e il quadro generale della situazione, interviene con una nota il segretario generale della Filt Cgil Pesaro e Urbino Luca Polenta.

“L’avvio della parziale riapertura di fabbriche e di altre attività commerciali incide inevitabilmente sull’aumento del numero di cittadini che escono dopo un lungo e obbligato periodo di quarantena. Molte persone – scrive – tornano a utilizzare i mezzi pubblici di trasporto che nonostante la pandemia ha continuato sempre a funzionare anche senza i riflettori accesi sul fondamentale lavoro svolto dagli addetti.

Le regole sul distanziamento si possono e si devono applicare. Il rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza sia per gli utenti sia per gli addetti garantiscono una situazione generale controllabile e l’autobus un mezzo sicuro.

E’ dunque fondamentale l’applicazione delle normative nazionali e regionali sulla sicurezza di tutti i mezzi, treni compresi.

Sulle vetture devono essere identificati i posti in cui stazionare e dove questo non è possibile. Tali indicazioni devono essere semplici e soprattutto chiare se vogliamo che siano adeguatamente rispettate.

Nel nostro settore – continua – le principali norme sono quella del distanziamento, della sanificazione, disinfezione e della pulizia. Sono norme di buon senso: lavare spesso le mani, usare gel disinfettanti e utilizzare le mascherine obbligatoriamente per tutti anche a terra in prossimità delle fermate degli autobus e delle stazioni.

Nel trasporto pubblico inoltre sono obbligatori box chiusi a garanzia della salute degli autisti
e l’accesso degli utenti regolato a seconda della tipologia del mezzo.

Per evitare il sovraffollamento dei passeggeri rispettando il numero dei trasportati consentiti, le aziende devono prevedere corse supplementari.

A sostegno dell’utenza abbiamo chiesto l’utilizzo del secondo agente a bordo con il compito di assistere la clientela, dare informazioni e coordinare eventuali supplementi come stabilito dalla Regione nella ordinanza n.29 del 5 maggio.

Su questo tema abbiamo apprezzato l’atteggiamento della Regione Marche che si è dimostrata attenta ai problemi della sicurezza stabilendo con l’ordinanza del 5 maggio un buon punto di partenza; l’ufficio trasporti inoltre, si è detto disponibile a migliorarla man mano che emergeranno nuove difficoltà.

Non abbiamo lavoratori più a rischio di altri: ogni settore ha le sue difficoltà e peculiarità.
Sia che si tratti di trasporto merci, persone o magazzino, serve applicare le regole ed attivare il comitato sulla sicurezza aziendale che deve vigilare sulla corretta applicazione del protocollo.
Per la Cgil la costituzione e le indicazioni dei comitati sono essenziali e per questo il sindacato si è battuto con molta determinazione.

Come già detto, la Regione ha dato un importante contributo per ottenere buoni risultati sulla sicurezza offrendo la possibilità alle organizzazioni sindacali di partecipare attivamente al dibattito per la stesura dell’ordinanza e tenendo nel debito conto alcune nostre osservazioni e richieste. Sono indicazioni che anche diverse aziende locali del Tpl hanno fatto proprie.
E’ senza dubbio un fatto positivo alcune aziende nella provincia di Pesaro Urbino abbiano accolto le nostre richieste avanzate in sede regionale sulla cui applicazione continueremo a vigilare.
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Il coronavirus ha prodotto anche un conflitto di competenze e una confusione non di poco
conto dettata dalla necessità e dal desiderio di ripartire e uscire da questa emergenza ma la fretta a volte fa commettere errori; per noi è importante rimediare e coordinarsi preventivamente nell’interesse e per il bene di tutti.

Decisivi saranno lo scaglionamento delle entrate e delle uscite dai luoghi di lavoro e la probabile riapertura delle scuole a settembre prossimo.
Stiamo lavorando per assicurare l’accortezza necessaria che consentirà di trasportare
gli utenti nella massima condizione di sicurezza possibile, attraverso supplementi di corse o nuovi servizi.

Noi crediamo che nonostante le gravi difficoltà indotte dalla pandemia, per uscire dalla grave crisi sia necessario incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, salvaguardando e rilanciando l’occupazione”.