Lavoratori fragili – Novità Legge di Bilancio 2021

Dal 1 gennaio 2021 torna la tutela per i lavoratori fragili grazie a un emendamento approvato dalla Commissione Bilancio della Camera al disegno di legge di Bilancio 2021 .

Si recupera così un vuoto normativo grave nell’ambito della salvaguardia dei lavoratori per l’emergenza sanitaria da Covid-19, perché ha riguardato i lavoratori più deboli di questa pandemia, ossia i lavoratori affetti da disabilità o quelli in condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti di patologie oncologiche.

COSA E’ SUCCESSO

L’art.26 comma 2 del Dl 18/2020 prevede che il periodo di assenza dal lavoro sia equiparato a ricovero ospedaliero per i lavoratori dipendenti privati e pubblici in possesso di certificazione rilasciata dagli organi medico-legali , attestante una condizione di fragilità:questo valeva fino al 15 ottobre.

Dal 16 ottobre e fino al 31 dicembre i lavoratori fragili svolgono di norma la prestazione lavorativa in modalità agile, anche attraverso la collocazione a mansione diversa o area di inquadramento ; tuttavia sono tante le attività che non possono essere svolte in maniera agile con la conseguenza che molti sono costretti a usufruire della aspettativa non retribuita con grave perdita dello stipendio.

Con la legge di Bilancio fortunatamente si rimedia al vuoto normativo, approvando l’emendamento secondo cui “le disposizioni dell’art.26 commi 2 e 2 bis, del decreto legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020 n. 27 , si applicano nel periodo dal 1 gennaio al 28 febbraio 2021”.

Questo significa che dal 1 gennaio i lavoratori fragili che potranno lavorare da casa avranno diritto ad usufruire dello smart working, mentre coloro che svolgono una mansione incompatibile con lo smart working potranno richiedere la tutela della malattia.

Stop alle aggressioni fisiche e verbali contro il personale sanitario

Fp Cgil e Fp Medici esprimono solidarietà e chiedono provvedimenti esemplari ricordando che chi ha scelto la professione sanitaria

a costo di grandi sacrifici personali è sempre dalla parte dei pazienti

PESARO, 2 gennaio 2021 – Da giorni stiamo assistendo a una escalation di aggressioni fisiche e verbali nei confronti del personale sanitario: sono stati insultati per essersi sottoposti al vaccino, sono stati aggrediti mentre svolgevano la propria attività di presa in carico territoriale come nel caso del personale delle Usca, sono stati oggetto di violenza fisica e verbale mentre stavano prestando soccorso come nel caso del personale medico e paramedico del 118, del Dea e di radiologia.
Purtroppo non è la prima volta e, salvo una breve parentesi nel corso della quale sembrava essersi innescato un meccanismo virtuoso di riconoscimento del ruolo e dei sacrifici, il personale della dirigenza e del comparto è tornato ad essere oggetto di frustrazioni ed aggressioni da parte di chi non vuole o non riesce ad ottenere la cura necessaria.
Da anni denunciamo che i tagli alla spesa sanitaria producono danni irreparabili alla salute dei cittadini ed alla sicurezza dei lavoratori. Il personale sanitario sta affrontando questa pandemia dopo aver assistito a decenni di tagli sul personale e di errori di politica di programmazione degli accessi alle professioni; gli effetti di queste scellerate politiche sono sotto gli occhi di tutti: stalli nelle assunzioni, difficoltà a garantire il turn-over, mancato rispetto delle norme sui riposi, diminuzione delle risorse a disposizione per la prevenzione e la medicina territoriale.
Nell’esprimere la nostra vicinanza e solidarietà a tutto il personale sanitario ed in particolar modo a coloro i quali hanno sopportato episodi di violenza, (quasi sempre contro le donne), chiediamo l’adozione di provvedimenti esemplari anche alla luce delle recenti evoluzioni legislative ma soprattutto ricordiamo a tutti che chi ha scelto di esercitare la professione sanitaria ha fatto una scelta di campo: stare dalla parte del paziente affrontando enormi sacrifici personali e familiari come la pandemia ci ha insegnato: non dimentichiamocene.

Cgil, Cisl e Uil sull’ospedale unico: discutiamone evitando spot politici e strascichi da campagna elettorale

PESARO, 19 novembre 2020 – Abbiamo assistito in queste ultime settimane ad un dibattito sul nuovo ospedale Marche Nord che a nostro parere può essere considerato esclusivamente come uno strascico di campagna elettorale e che molto poco abbia a che vedere con il merito delle problematiche inerenti all’organizzazione sanitaria e ai processi organizzativi deli modelli sanitari.
Unitariamente sul punto, nel ribadire la necessità per la quale è importante che si realizzi concretamente e al più presto il nuovo ospedale Marche Nord, e allo stesso tempo evidenziando le nostre forti perplessità nell’utilizzo del project financing, per ragioni squisitamente economiche e di gestione, vorremmo che la dialettica tra istituzioni e politica, intesa nel suo significato più nobile, si focalizzasse sul merito delle questioni abbandonando l’approccio ideologico e partendo dalla considerazione che alla base di tutto c’è la tutela di un bene primario come il diritto alla salute della comunità provinciale e regionale e non l’accontentare quel comitato “spontaneo” o quell’altro gruppo di interessi.

Inoltre, visto che i riflessi della realizzazione del nuovo ospedale unico sul futuro del San Salvatore di Pesaro e del Santa Croce di Fano, non sono mai stati affrontati dalla Regione come CGIL CISL E UIL in tutte le sedi, compresa un conferenza di area vasta, hanno rafforzato la necessità di chiarezza e programmazione invece assente.
Pertanto vorremmo provare a mettere alcuni punti fermi dei quali occorre tenere presente se si vuole discutere seriamente di organizzazione sanitaria e ospedaliera.
Il primo elemento è la legge. Ad oggi il DM 70 se applicato alla lettera non permette per la nostra provincia la compresenza di tre ospedali di primo livello”, che semplificando è una tipologia di ospedale che ci permetterebbe di avere i medesimi servizi garantiti dagli attuali ospedali Marche Nord e Urbino-Pergola. Pertanto se si volesse mantenere un ospedale a Fano autonomo da Marche Nord, per la comunità fanese al massimo potrebbe vedersi attribuire un “ospedale di base”, previsto dal DM 70 ma caratterizzato da servizi inferiori rispetto a quelli attualmente garantiti, questo a meno che non si voglia declassare l’ospedale di Urbino-Pergola e dotarsi a fano di un secondo ospedale di primo livello a Fano, creando così due strutture identiche a 14 chilometri di distanza l’una dall’altra ed entrambe sulla costa.
Altro punto fermo da considerare è che non risponde a verità l’idea che l’istituzione dell’azienda Marche Nord avrebbe comportato la chiusura dei piccoli ospedali del territorio. Se si avesse l’onestà intellettuale di leggere quanto previsto nel DM 70 del 2015, si comprenderebbe da una semplice e superficiale lettura che la trasformazione da ospedali a strutture sanitarie non ospedaliere è di fatto stato definito dalla stessa legge.
Questo perché il modello in essa contenuto e recepito, frutto di elaborazioni della comunità scientifica, e non di comitati spontanei autopromossi, prevede l’integrazione tra strutture sanitarie “non ospedaliere”, di prossimità con i luoghi di residenza dei cittadini, afferenti alla c.d. sanità territoriale, che dovrebbero occuparsi della “presa in carico” del paziente prima dell’acutizzarsi della malattia e soprattutto dopo questa fase, nella c.d. post-acuzie, le quali come detto dovrebbero fare sistema con strutture ospedaliere pensate e riorganizzate solo ed esclusivamente per intervenire nella “fase acuta” della malattia, senza che in esse come avviene tutt’oggi e come era normale avvenisse nel passato ci si rechi per prestazioni sanitarie che sarebbe bene fare in luoghi diversi dall’ospedale
Pertanto alla luce di quanto è già contenuto nella stessa norma attualmente in vigore, riteniamo che l’ammodernamento della rete ospedaliera non sia in contrasto con il potenziamento della sanità territoriale. Anzi le due cose dovrebbero essere portate avanti insieme nell’ottica di una integrazione spinta.
Peccato che le cose almeno negli ultimi dieci anni nella nostra regine non siano andati in questa direzione. Peccato che a fronte del “declassamento” dei piccoli ospedali non sia intervenuta alcuna trasformazione né alcun potenziamento degli stessi, anzi si sia di fatto ridotto un servizio a quelle comunità senza dare alle stesse alcuna certezza nè garanzia in termini di tempistica e in termini di qualità dell’assistenza.
Pertanto, ci piacerebbe che la discussione delle istituzioni a partire dalla Giunta regionale, ma senza escludere il coinvolgimento delle amministrazioni locali, si concentri su questi argomenti.
1. partire dal potenziamento della rete dell’emergenza/urgenza, per garantire un rapido ed efficace intervento per le comunità dell’entroterra.
2. Come e quando potenziare e realizzare le strutture sanitarie non ospedaliere, peraltro previste sulla carta, sia di nuova istituzione sia di conversione dei piccoli ospedali, utili per concentrare in questi luoghi non solo tutti i servizi relativi alla presa in carico del paziente “pre-acuto e post-acuto”, ma le attività ambulatoriali specialistiche, i medici di base, la diagnostica per immagini e altri servizi sanitari territoriali.
3. Infine occorre confermare la realizzazione di un nuovo e moderno ospedale per acuti, che possa garantire una alta qualità nell’intervento, ragionando in merito alla possibilità di garantire nel nord delle marche su alcune branche specifiche, l’alta specialità prevista per strutture ospedaliere di secondo livello, anche per ridurre la mobilità passiva verso l’Emilia Romagna.

In un quadro che vede un nuovo ospedale, ci risulta alquanto improprio pensare di realizzare anche una clinica privata, come abbiamo letto in questi giorni, a Fano.

Attendiamo l’avvio di una fase di confronto vedo che vada oltre il singolo spot politico che non ci appartiene.

Covid: le promesse mancate di Asur e Area Vasta 1

Si è svolta ieri, lunedì 28 settembre,  a Fano una conferenza stampa indetta dai rappresentanti sindacali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl insieme alla RSU aziendale per denunciare pubblicamente lo stato di abbandono in cui versano da troppo tempo i dipendenti dell’Area Vasta 1 costretti a lavorare di più per sopperire alla mancanza cronica di personale senza adeguata valorizzazione e riconoscimenti economici tra cui il “premio covid” ancora purtroppo non pagato.

In allegato il documento presentato alla stampa dai sindacati di categoria e un’intervista alla segretaria generale provinciale Fp Cgil Vania Sciumbata.

comunicato stampa av1.docx

Domiciliarità, medicina del territorio, assistenza e una profonda riforma delle case di riposo

Covid/Intervento dello Spi Cgil su cosa serve agli anziani. Chiesto un tavolo di confronto

PESARO, 25 giugno 2020 – Il numero dei decessi nelle strutture per anziani riconducile al Covid-19 è ancora incerto e rappresenta certamente una ferita per tutto il nostro sistema sanitario di cura e protezione delle persone più fragili. Non sono reperibili dati ufficiali
Sono state aperte inchieste dalla magistratura ma non è ancora stata fatta piena luce su quanto accaduto, quali errori, quanti anziani hanno pagato il tributo più alto nei mesi dell’emergenza Covid.

Lo Spi Cgil Pesaro e Urbino, insieme ai pensionati di Cisl e Uil, dopo due video conferenze convocate dal Prefetto con i dirigenti dell’Area Vasta 1 del 23 aprile e 4 maggio scorsi hanno dichiarato:
«Noi non abbiamo dati ufficiali, ma riceviamo quotidianamente segnalazioni da parte di nostri iscritti, soprattutto familiari degli anziani, che ci descrivono scenari drammatici, con numeri di decessi di gran lunga superiori a quelli relativi ai periodi precedenti la pandemia Covid-19. In molti casi ci risulta che non si indaghi sulla ragione dei decessi: siamo certi che solo conoscendo i numeri reali dei decessi, rapportandoli al numero dei positivi, sintomatici e asintomatici, si potranno adottare misure che eviteranno il moltiplicarsi della diffusione del virus. Si potrà così prendere come esempi i pochi luoghi che per ora sembrano non abbiano rilevato alcun contagiato e che speriamo mantengano questo primato».
Oggi, a meno di due mesi lo Spi Cgil chiede chiarezza ma soprattutto la possibilità di aprire un tavolo per discutere di una riorganizzazione del sistema della residenzialità per anziani laddove non ha funzionato l’organizzazione e dove invece la gestione ha saputo mettere in atto misure che hanno evitato il contagio.
“Non ci piace essere considerati profeti di sventura – dichiara Catia Rossetti, segretaria generale Spi Cgil Pesaro e Urbino – ma tutti sanno che non si può escludere un riacutizzarsi del contagio e se ciò accadesse chiediamo fin da ora una nuova organizzazione del sistema di prevenzione, assistenza e cura per evitare i tragici errori del passato che sono costati la vita a molti anziani.
E’necessario analizzare cosa è davvero accaduto nelle residenze per anziani- scrive Catia Rossetti -, in particolare nelle 32 strutture della nostra provincia con parte di posti letto autorizzati e convenzionati per residenze protette, dove una parte della retta è coperta dal bilancio della sanità.
“Lo Spi Cgil – continua Catia Rossetti – insieme alle organizzazioni dei pensionati di Cisl e Uil è impegnato per un confronto sulle strutture, sulla organizzazione e la formazione del personale che lavora nelle strutture per anziani a partire dalla richiesta che facciano parte del sistema sanitario pubblico, con tutte le garanzie necessarie ad evitare il caos organizzativo e le responsabilità precise di cui chiediamo conto”.

“Chiediamo di conoscere numeri e procedure con chiarezza per evitare che gli errori del passato si ripetano – conclude Catia Rossetti -. Isolare i pazienti affetti dal Covid è fondamentale soprattutto nelle strutture per anziani che sono i soggetti più deboli e più a rischio, per questo è necessario rivedere le norme di autorizzazione e convenzionamento delle strutture, di spazi per isolare e curare i contagiati, e di formazione del personale. Serve più personale, più assistenti, più infermieri, più medici E’ inoltre indispensabile rafforzare i servizi sanitari nel territorio a partire da una migliore integrazione con i medici di base, da maggiori servizi ad anziani e non autosufficienti che vivono in casa, con supporto e assistenza costante a caregiver e a chi se ne prende cura quotidianamente.
Sono state adeguate ed efficaci le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale)? cosa ne sarà di queste nel futuro prossimo?”.

Nuovi ricoveri all’ospedale di Urbino senza l’esito dei tamponi

Emergenza Covid-19 Fp Cgil e Cisl Fp parlano ennesimo errore della direzione medica: intervenga la direzione generale di Auser Marche

Pesaro, 1 aprile  – Solo una settimana fa le organizzazioni Sindacali Fp Cgil e Cisl Fp Pesaro Urbino avevano denunciato la diffusione del covid – 19 tra i degenti e gli operatori sanitari nel reparto di Medicina Generale dell’ospedale di Urbino a causa di una gestione impropria di alcuni pazienti ricoverati nonostante erano ancora in attesa di tampone.

Dopo quel disastro la direzione di Area Vasta e la direzione medica avevano riorganizzato la gestione del reparto ( con la Determina Dav 304/AV1 del 23/03/2020 con la suddivisione di due ali del reparto (medicina uomini e medica donne) dedicata ai degenti covid positivi per un totale di 43 posti letto poi successivamente portati a 50 e l’ala nuova del reparto (quella destinata alla geriatria) dedicata a degenti no covid per un totale complessivo di 18 posti letto.

L’errore purtroppo si sta ripetendo a Urbino perché i pazienti che accedono nuovamente dal pronto soccorso vengono trasportati lì dal sistema territoriale dell’emergenza e vengono ricoverati nei reparti cosiddetti puliti ovvero quelli no covid senza che venga effettuato preventivamente apposito tampone.

Sappiamo di nuovi recenti ricoveri nell’ala nuova della medicina dedicata ai no covid ma anche di pazienti trasportati da Pesaro per prestazioni chirurgiche/ortopediche come ad esempio la frattura di femore che vengono ricoverati nel nuovo reparto accorpato di chirurgia/ortopedia senza che venga effettuata la necessaria indagine tramite tampone o ancora peggio ricoverati nei reparti dell’ospedale di Urbino in attesa della risposta del tampone. Alcuni di questi risultano ad oggi già covid positivi.

Questi pazienti devono essere gestiti come casi potenzialmente positivi, e le precauzione devono essere le stesse utilizzate per il paziente covid positivo.
La direzione medica deve disporre immediatamente il trattenimento dei casi sospetti, e comunque in questa fase della pandemia di tutti i pazienti esterni anche se asintomatici, all’interno del pronto soccorso o altro reparto comunque isolato dagli altri reparti per il tempo necessario alla verifica dell’eventuale positività al Covod-19
E’ già elevato il numero del personale sanitario e medico assente perché risultato positivo al coronavirus e mettere a repentaglio nuovamente la salute dei dipendenti e dei degenti no covid non può avvenire con cadenza periodica perché c’è una gestione totalmente inadeguata in questa fase della pandemia.

Chiediamo alla Direzione Generale dell’Asur Marche di intervenire prontamente altrimenti verrà vanificato qualsiasi sforzo di recuperare personale sanitario e medico dalla chiusura temporanee di reparti come Psichiatria di Urbino e Cure Intermedie di Sassocorvaro, citate a titolo esemplificativo. in quanto sono le ultime a essere state chiuse.

La rabbia di Fp Cgil e Cisl Fp: “I lavoratori della sanità non sono seminatori di terrore”

Pesaro – Leggiamo sulla stampa locale una dichiarazione da parte di un dirigente dell’Asur Marche – Area vasta 1, che fa seguito a disposizioni interne il cui contenuto è imbarazzante dal momento che individua nei possibili comportamenti degli operatori una delle cause di propagazione del virus, circa il fatto che attribuire il contagio degli operatori sanitari al contesto lavorativo sarebbe una “conclusione sommaria”.

Ora giova ricordare che Inail indica come infortunio sul lavoro quello occorso ad operatori sanitari per cui non sia stato possibile individuare l’origine del contagio dando così una tutt’altro che sommaria interpretazione del rischio connesso al lavoro svolto da medici, infermieri, professionisti sanitari, ausiliari ed oss.
Se ciò non bastasse le molteplici segnalazioni che le scriventi, fin da fine febbraio, hanno mandato alle direzioni delle aziende sanitarie riguardavano la ASSOLUTA CARENZA RISPETTO AI DPI, e in alcuni casi nemmeno idonei, in dotazione al personale e l’assoluta disorganizzazione nella gestione dell’emergenza che portava a promiscuità pericolose e preoccupanti.

E’ bene ricordare a questo punto dell’emergenza che alcuni operatori sanitari venivano additati come seminatori di terrore se indossavano le relative mascherine (chirurgiche) in reparto non si doveva creare allarmismo tra i colleghi e con i degenti Gli stessi operatori che oggi risultano positivi al coronavirus.
Se a questo aggiungiamo che, nonostante le nostre reiterate richieste, gli operatori non sono stati sottoposti a tampone e monitoraggio come avrebbero meritato non solo a garanzia della loro sicurezza ma anche a tutela della salute dei degenti e della collettività, si capisce perfettamente che il contesto lavorativo in cui si trovavano ad operare li stava esponendo a rischi di contagio il cui risultato è drammaticamente ora sotto gli occhi di tutti.

Le recenti positività scoperte tra i degenti e gli stessi operatori sanitari dell’Ospedale di Urbino sono la prova che la gestione da parte delle azienda di emergenza finora è fallita.
I pazienti trasportati a Urbino con il servizio di emergenza territoriale presumibilmente in attesa di verifica del tampone ma ai posteri risultati Covid positivi, in una struttura ospedaliera dichiarata dalla Regione NO COVID, ha ampliato il contagio tra i degenti ricoverati nel reparto di medicina ed indirettamente contagiato gli operatori sanitari in turno.
A questo punto dell’emergenza è assurdo mantenere all’interno del 2° piano dell’ospedale di Urbino posti letto ibridi ovvero una parte di reparto dedicata ai degenti Covid positivi e a distanza di qualche decina di metri un reparto di degenti no covid. Bisogna evitare la promiscuità.
Nel rigettare quindi quel tipo di impostazione, ricordiamo che gli operatori sanitari meriterebbero maggiore rispetto per questo chiediamo ancora una volta: fornitura di idonei DPI, organizzazione del lavoro che preservi più possibile dal rischio contagio, possibilità (ad oggi incredibilmente negata ) che possano fruire degli istituti contrattuali previsti anche dal recente decreto cura Italia per l’assistenza dei figli minori e dei familiari portatori di handicap (la cui fruizione risulta essere sospesa a seguito di una circolare interna della Direzione di area vasta), un necessario riconoscimento economico ed un ancora più necessario percorso di stabilizzazione per tutto il personale precario in deroga ai requisiti previsti dal D lgs Madia 75/2017.
Il rischio infatti è che le regioni limitrofe, più veloci ad adottare le necessarie soluzioni, facciano proposte contrattuali più ragionevoli e che non solo non si riesca ad acquisire più personale ma si perda anche le tante professionalità, con contratto a scadenza, già presenti ed operative nelle nostre aziende sanitarie.

Vania Sciumbata Fp Cgil Alessandro Contadini Cisl Fp

Prevenzione vaccini e salute, incontro pubblico il 15 novembre a Fano

FANO – I sindacati pensionati di Cgil Cisl e Uil della provincia di Pesaro Urbino hanno organizzato una tavola rotonda sull’importanza della prevenzione ovvero delle vaccinazioni che si svolgerà venerdì 15 novembre, nella sala Cubo a Fano (Centro commerciale San Lazzaro), alle 15.30.

L’iniziativa è frutto del lavoro congiunto di sindacati e Asur al fine di approfondire il tema della vaccinazione come quella antinfluenzale e non solo, per le persone anziane o in condizioni di salute precarie per le quali la vaccinazione è importante. Il periodo consigliato per questo tipo di vaccino è proprio quello che va da ottobre a novembre,

L’incontro, presieduto da Luciano Rovinelli della Fnp Cisl, vedrà la partecipazione di Catia Rossetti, segretaria generale Spi Cgil Pesaro Urbino e di Marco Monaldi, medico dirigente del dipartimento prevenzione dell’Area vasta 1.  Per le conclusioni la parola a Marina Marozzi, segretaria Uilp Marche.

La vaccinazione è gratuita per le persone che devono essere particolarmente protette dall’influenza come gli anziani a partire dai 65 anni, adulti e bambini con patologie croniche, operatori sanitari e personale di assistenza, donne incinte, donatori di sangue e addetti ai servizi essenziali.

“Con questo incontro, condotto dal dottor Marco Monaldi – spiegano i sindacati – intendiamo parlare di prevenzione perché le informazioni sui vaccini e la loro importanza spesso non sono così approfondite se non addirittura oggetto di mistificazione e falsa informazione. Pertanto parlarne ci sembra un modo corretto di fare informazione per le persone che rappresentiamo e per tutti”.

Appalti pulizie strutture sanitarie: tagli al personale e servizi a rischio. Proclamato lo stato di agitazione

Forte preoccupazione dei sindacati  Filcams Cgil Pesaro Urbino –  Fisascat Marche e Uiltrasporti  Marche per i lavoratori dei distretti sanitari del territorio

–  Martedì 22 ottobre a Pesaro si è tenuto un incontro sindacale relativo al cambio appalto dei servizi di pulizia, sanificazione e disinfezione delle strutture Asur – Area Vasta n.1, assegnato alla “Dussmann Service srl” con decorrenza 1° novembre 2019.

L’incontro, al quale hanno partecipato le segreterie Filcams CGIL Pesaro e Urbino, Fisascat CISL Marche, Uiltrasporti Marche, ha avuto esito negativo a causa della dichiarata indisponibilità da parte di Dussmann a rilevare il personale della cooperativa uscente ”Nuovi Orizzonti” , impiegato presso i distretti di Fano,  di Pesaro, l’ospedale di Pergola, ospedale di Fossombrone;  alle stesse condizioni economiche e normative, e a causa della volontà della stessa azienda di ridurre drasticamente il numero di ore lavorate degli addetti presso gli ospedali di Urbino, Cagli, Sassocorvaro, distretti di Urbino, Rsa Galantara e la struttura ospedaliera di  Muraglia, il cui servizio è già gestito dalla Dussmann.

I sindacati di categoria Filcams Cgil Pesaro Urbino, Fisascat Cisl Marche e Uiltrasporti Marche ritengono inaccettabile ridurre così drasticamente il numero di ore impiegate a parità di superfici da gestire, sia nei confronti dei lavoratori attualmente impiegati nella società uscente, sia, a maggior ragione, nei confronti dei lavoratori che da anni sono impiegati presso i distretti già serviti da Dussmann.

I sindacati esprimono forte preoccupazione perché un taglio delle ore di tale portata da un lato ricadrebbe inevitabilmente su una non corretta distribuzione dei carichi di lavoro dei singoli addetti, dall’altro andrebbe a peggiorare la qualità del servizio di pulizie di spazi estremamente importanti per l’intera comunità, quali sono i presidi ospedalieri tutti, e all’interno dei quali ogni singolo cittadino si aspetta di trovare massima cura e igiene.

Non convincono affatto le dichiarazioni della Dussmann in merito al:“rilevare un significativo margine di ridondanza di ore contrattuali settimanali nel complesso dell’organico sia del personale già alle proprie dipendenze sia quello da acquisire”.

“Il ribasso, grazie al quale Dussmann – commentano i sindacati –  si è aggiudicata la gara, non può e non deve ricadere sui lavoratori, i quali non possono accollarsi quello che è il rischio d’impresa. Le organizzazioni sindacali hanno stigmatizzato le affermazioni della Società ribadendo l’obbligo contrattuale di assumere le persone coinvolte nell’appalto alle stesse condizioni economiche, di orario di lavoro e normative in essere, e pertanto diffidano Dussmann da qualsiasi azione volta a forzare i singoli lavoratori a modificare il proprio orario di lavoro contrattuale. Per questi motivi Filcams CGIL Pesaro e Urbino, Fisascat CISL Marche, Uiltrasporti  Marche, hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione di tutte le maestranze coinvolte e dichiarato  la volontà  di mettere in atto tutte le azioni necessarie volte alla salvaguardia e al mantenimento delle condizioni di lavoro degli addetti.

Bando per progetto sperimentale in materia di vita indipendente ed inclusione nella società delle persone con disabilità

Scadenza presentazione delle domande 12 agosto 2019

Il Comune di Pesaro, capofila dell’Ambito Territoriale Sociale n.1, in esecuzione della deliberazione della Giunta Regionale n. 534 del 13.05.2019, rende note le procedure amministrative da porre in essere, nonchétempi e modalità per la presentazione delle domande per l’erogazione di finanziamenti relativi a progetti diVita Indipendente ministeriale.

Con DDM n. 669 del 28.12.2018 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali definisce le “Linee Guida perla presentazione da parte delle Regioni e Province autonome di proposte di adesione alla sperimentazionedel modello di intervento in materia di Vita Indipendente e inclusione nella società delle persone condisabilità per l’annualità 2018.”

Con DGR n. 534 del 13.05.2019 la Regione Marche sulla base delle adesioni dei territori, individua n. 5 AmbitiTerritoriali Sociali che non hanno mai partecipato alle progettualità ministeriali, tra cui l’ATS n. 1 Pesaro, alfine di offrire l’opportunità di sperimentare nei singoli territori le macro aree di intervento di cui alle LineeGuida ministeriali.

Testo completo bando

Allegato A – Modello di domanda (PDF)

Allegato A – Modello di domanda (DOCX)

Allegato B – Informativa privacy