Covid: le promesse mancate di Asur e Area Vasta 1

Si è svolta ieri, lunedì 28 settembre,  a Fano una conferenza stampa indetta dai rappresentanti sindacali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl insieme alla RSU aziendale per denunciare pubblicamente lo stato di abbandono in cui versano da troppo tempo i dipendenti dell’Area Vasta 1 costretti a lavorare di più per sopperire alla mancanza cronica di personale senza adeguata valorizzazione e riconoscimenti economici tra cui il “premio covid” ancora purtroppo non pagato.

In allegato il documento presentato alla stampa dai sindacati di categoria e un’intervista alla segretaria generale provinciale Fp Cgil Vania Sciumbata.

comunicato stampa av1.docx

Domiciliarità, medicina del territorio, assistenza e una profonda riforma delle case di riposo

Covid/Intervento dello Spi Cgil su cosa serve agli anziani. Chiesto un tavolo di confronto

PESARO, 25 giugno 2020 – Il numero dei decessi nelle strutture per anziani riconducile al Covid-19 è ancora incerto e rappresenta certamente una ferita per tutto il nostro sistema sanitario di cura e protezione delle persone più fragili. Non sono reperibili dati ufficiali
Sono state aperte inchieste dalla magistratura ma non è ancora stata fatta piena luce su quanto accaduto, quali errori, quanti anziani hanno pagato il tributo più alto nei mesi dell’emergenza Covid.

Lo Spi Cgil Pesaro e Urbino, insieme ai pensionati di Cisl e Uil, dopo due video conferenze convocate dal Prefetto con i dirigenti dell’Area Vasta 1 del 23 aprile e 4 maggio scorsi hanno dichiarato:
«Noi non abbiamo dati ufficiali, ma riceviamo quotidianamente segnalazioni da parte di nostri iscritti, soprattutto familiari degli anziani, che ci descrivono scenari drammatici, con numeri di decessi di gran lunga superiori a quelli relativi ai periodi precedenti la pandemia Covid-19. In molti casi ci risulta che non si indaghi sulla ragione dei decessi: siamo certi che solo conoscendo i numeri reali dei decessi, rapportandoli al numero dei positivi, sintomatici e asintomatici, si potranno adottare misure che eviteranno il moltiplicarsi della diffusione del virus. Si potrà così prendere come esempi i pochi luoghi che per ora sembrano non abbiano rilevato alcun contagiato e che speriamo mantengano questo primato».
Oggi, a meno di due mesi lo Spi Cgil chiede chiarezza ma soprattutto la possibilità di aprire un tavolo per discutere di una riorganizzazione del sistema della residenzialità per anziani laddove non ha funzionato l’organizzazione e dove invece la gestione ha saputo mettere in atto misure che hanno evitato il contagio.
“Non ci piace essere considerati profeti di sventura – dichiara Catia Rossetti, segretaria generale Spi Cgil Pesaro e Urbino – ma tutti sanno che non si può escludere un riacutizzarsi del contagio e se ciò accadesse chiediamo fin da ora una nuova organizzazione del sistema di prevenzione, assistenza e cura per evitare i tragici errori del passato che sono costati la vita a molti anziani.
E’necessario analizzare cosa è davvero accaduto nelle residenze per anziani- scrive Catia Rossetti -, in particolare nelle 32 strutture della nostra provincia con parte di posti letto autorizzati e convenzionati per residenze protette, dove una parte della retta è coperta dal bilancio della sanità.
“Lo Spi Cgil – continua Catia Rossetti – insieme alle organizzazioni dei pensionati di Cisl e Uil è impegnato per un confronto sulle strutture, sulla organizzazione e la formazione del personale che lavora nelle strutture per anziani a partire dalla richiesta che facciano parte del sistema sanitario pubblico, con tutte le garanzie necessarie ad evitare il caos organizzativo e le responsabilità precise di cui chiediamo conto”.

“Chiediamo di conoscere numeri e procedure con chiarezza per evitare che gli errori del passato si ripetano – conclude Catia Rossetti -. Isolare i pazienti affetti dal Covid è fondamentale soprattutto nelle strutture per anziani che sono i soggetti più deboli e più a rischio, per questo è necessario rivedere le norme di autorizzazione e convenzionamento delle strutture, di spazi per isolare e curare i contagiati, e di formazione del personale. Serve più personale, più assistenti, più infermieri, più medici E’ inoltre indispensabile rafforzare i servizi sanitari nel territorio a partire da una migliore integrazione con i medici di base, da maggiori servizi ad anziani e non autosufficienti che vivono in casa, con supporto e assistenza costante a caregiver e a chi se ne prende cura quotidianamente.
Sono state adeguate ed efficaci le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale)? cosa ne sarà di queste nel futuro prossimo?”.

Nuovi ricoveri all’ospedale di Urbino senza l’esito dei tamponi

Emergenza Covid-19 Fp Cgil e Cisl Fp parlano ennesimo errore della direzione medica: intervenga la direzione generale di Auser Marche

Pesaro, 1 aprile  – Solo una settimana fa le organizzazioni Sindacali Fp Cgil e Cisl Fp Pesaro Urbino avevano denunciato la diffusione del covid – 19 tra i degenti e gli operatori sanitari nel reparto di Medicina Generale dell’ospedale di Urbino a causa di una gestione impropria di alcuni pazienti ricoverati nonostante erano ancora in attesa di tampone.

Dopo quel disastro la direzione di Area Vasta e la direzione medica avevano riorganizzato la gestione del reparto ( con la Determina Dav 304/AV1 del 23/03/2020 con la suddivisione di due ali del reparto (medicina uomini e medica donne) dedicata ai degenti covid positivi per un totale di 43 posti letto poi successivamente portati a 50 e l’ala nuova del reparto (quella destinata alla geriatria) dedicata a degenti no covid per un totale complessivo di 18 posti letto.

L’errore purtroppo si sta ripetendo a Urbino perché i pazienti che accedono nuovamente dal pronto soccorso vengono trasportati lì dal sistema territoriale dell’emergenza e vengono ricoverati nei reparti cosiddetti puliti ovvero quelli no covid senza che venga effettuato preventivamente apposito tampone.

Sappiamo di nuovi recenti ricoveri nell’ala nuova della medicina dedicata ai no covid ma anche di pazienti trasportati da Pesaro per prestazioni chirurgiche/ortopediche come ad esempio la frattura di femore che vengono ricoverati nel nuovo reparto accorpato di chirurgia/ortopedia senza che venga effettuata la necessaria indagine tramite tampone o ancora peggio ricoverati nei reparti dell’ospedale di Urbino in attesa della risposta del tampone. Alcuni di questi risultano ad oggi già covid positivi.

Questi pazienti devono essere gestiti come casi potenzialmente positivi, e le precauzione devono essere le stesse utilizzate per il paziente covid positivo.
La direzione medica deve disporre immediatamente il trattenimento dei casi sospetti, e comunque in questa fase della pandemia di tutti i pazienti esterni anche se asintomatici, all’interno del pronto soccorso o altro reparto comunque isolato dagli altri reparti per il tempo necessario alla verifica dell’eventuale positività al Covod-19
E’ già elevato il numero del personale sanitario e medico assente perché risultato positivo al coronavirus e mettere a repentaglio nuovamente la salute dei dipendenti e dei degenti no covid non può avvenire con cadenza periodica perché c’è una gestione totalmente inadeguata in questa fase della pandemia.

Chiediamo alla Direzione Generale dell’Asur Marche di intervenire prontamente altrimenti verrà vanificato qualsiasi sforzo di recuperare personale sanitario e medico dalla chiusura temporanee di reparti come Psichiatria di Urbino e Cure Intermedie di Sassocorvaro, citate a titolo esemplificativo. in quanto sono le ultime a essere state chiuse.

La rabbia di Fp Cgil e Cisl Fp: “I lavoratori della sanità non sono seminatori di terrore”

Pesaro – Leggiamo sulla stampa locale una dichiarazione da parte di un dirigente dell’Asur Marche – Area vasta 1, che fa seguito a disposizioni interne il cui contenuto è imbarazzante dal momento che individua nei possibili comportamenti degli operatori una delle cause di propagazione del virus, circa il fatto che attribuire il contagio degli operatori sanitari al contesto lavorativo sarebbe una “conclusione sommaria”.

Ora giova ricordare che Inail indica come infortunio sul lavoro quello occorso ad operatori sanitari per cui non sia stato possibile individuare l’origine del contagio dando così una tutt’altro che sommaria interpretazione del rischio connesso al lavoro svolto da medici, infermieri, professionisti sanitari, ausiliari ed oss.
Se ciò non bastasse le molteplici segnalazioni che le scriventi, fin da fine febbraio, hanno mandato alle direzioni delle aziende sanitarie riguardavano la ASSOLUTA CARENZA RISPETTO AI DPI, e in alcuni casi nemmeno idonei, in dotazione al personale e l’assoluta disorganizzazione nella gestione dell’emergenza che portava a promiscuità pericolose e preoccupanti.

E’ bene ricordare a questo punto dell’emergenza che alcuni operatori sanitari venivano additati come seminatori di terrore se indossavano le relative mascherine (chirurgiche) in reparto non si doveva creare allarmismo tra i colleghi e con i degenti Gli stessi operatori che oggi risultano positivi al coronavirus.
Se a questo aggiungiamo che, nonostante le nostre reiterate richieste, gli operatori non sono stati sottoposti a tampone e monitoraggio come avrebbero meritato non solo a garanzia della loro sicurezza ma anche a tutela della salute dei degenti e della collettività, si capisce perfettamente che il contesto lavorativo in cui si trovavano ad operare li stava esponendo a rischi di contagio il cui risultato è drammaticamente ora sotto gli occhi di tutti.

Le recenti positività scoperte tra i degenti e gli stessi operatori sanitari dell’Ospedale di Urbino sono la prova che la gestione da parte delle azienda di emergenza finora è fallita.
I pazienti trasportati a Urbino con il servizio di emergenza territoriale presumibilmente in attesa di verifica del tampone ma ai posteri risultati Covid positivi, in una struttura ospedaliera dichiarata dalla Regione NO COVID, ha ampliato il contagio tra i degenti ricoverati nel reparto di medicina ed indirettamente contagiato gli operatori sanitari in turno.
A questo punto dell’emergenza è assurdo mantenere all’interno del 2° piano dell’ospedale di Urbino posti letto ibridi ovvero una parte di reparto dedicata ai degenti Covid positivi e a distanza di qualche decina di metri un reparto di degenti no covid. Bisogna evitare la promiscuità.
Nel rigettare quindi quel tipo di impostazione, ricordiamo che gli operatori sanitari meriterebbero maggiore rispetto per questo chiediamo ancora una volta: fornitura di idonei DPI, organizzazione del lavoro che preservi più possibile dal rischio contagio, possibilità (ad oggi incredibilmente negata ) che possano fruire degli istituti contrattuali previsti anche dal recente decreto cura Italia per l’assistenza dei figli minori e dei familiari portatori di handicap (la cui fruizione risulta essere sospesa a seguito di una circolare interna della Direzione di area vasta), un necessario riconoscimento economico ed un ancora più necessario percorso di stabilizzazione per tutto il personale precario in deroga ai requisiti previsti dal D lgs Madia 75/2017.
Il rischio infatti è che le regioni limitrofe, più veloci ad adottare le necessarie soluzioni, facciano proposte contrattuali più ragionevoli e che non solo non si riesca ad acquisire più personale ma si perda anche le tante professionalità, con contratto a scadenza, già presenti ed operative nelle nostre aziende sanitarie.

Vania Sciumbata Fp Cgil Alessandro Contadini Cisl Fp

Prevenzione vaccini e salute, incontro pubblico il 15 novembre a Fano

FANO – I sindacati pensionati di Cgil Cisl e Uil della provincia di Pesaro Urbino hanno organizzato una tavola rotonda sull’importanza della prevenzione ovvero delle vaccinazioni che si svolgerà venerdì 15 novembre, nella sala Cubo a Fano (Centro commerciale San Lazzaro), alle 15.30.

L’iniziativa è frutto del lavoro congiunto di sindacati e Asur al fine di approfondire il tema della vaccinazione come quella antinfluenzale e non solo, per le persone anziane o in condizioni di salute precarie per le quali la vaccinazione è importante. Il periodo consigliato per questo tipo di vaccino è proprio quello che va da ottobre a novembre,

L’incontro, presieduto da Luciano Rovinelli della Fnp Cisl, vedrà la partecipazione di Catia Rossetti, segretaria generale Spi Cgil Pesaro Urbino e di Marco Monaldi, medico dirigente del dipartimento prevenzione dell’Area vasta 1.  Per le conclusioni la parola a Marina Marozzi, segretaria Uilp Marche.

La vaccinazione è gratuita per le persone che devono essere particolarmente protette dall’influenza come gli anziani a partire dai 65 anni, adulti e bambini con patologie croniche, operatori sanitari e personale di assistenza, donne incinte, donatori di sangue e addetti ai servizi essenziali.

“Con questo incontro, condotto dal dottor Marco Monaldi – spiegano i sindacati – intendiamo parlare di prevenzione perché le informazioni sui vaccini e la loro importanza spesso non sono così approfondite se non addirittura oggetto di mistificazione e falsa informazione. Pertanto parlarne ci sembra un modo corretto di fare informazione per le persone che rappresentiamo e per tutti”.

Appalti pulizie strutture sanitarie: tagli al personale e servizi a rischio. Proclamato lo stato di agitazione

Forte preoccupazione dei sindacati  Filcams Cgil Pesaro Urbino –  Fisascat Marche e Uiltrasporti  Marche per i lavoratori dei distretti sanitari del territorio

–  Martedì 22 ottobre a Pesaro si è tenuto un incontro sindacale relativo al cambio appalto dei servizi di pulizia, sanificazione e disinfezione delle strutture Asur – Area Vasta n.1, assegnato alla “Dussmann Service srl” con decorrenza 1° novembre 2019.

L’incontro, al quale hanno partecipato le segreterie Filcams CGIL Pesaro e Urbino, Fisascat CISL Marche, Uiltrasporti Marche, ha avuto esito negativo a causa della dichiarata indisponibilità da parte di Dussmann a rilevare il personale della cooperativa uscente ”Nuovi Orizzonti” , impiegato presso i distretti di Fano,  di Pesaro, l’ospedale di Pergola, ospedale di Fossombrone;  alle stesse condizioni economiche e normative, e a causa della volontà della stessa azienda di ridurre drasticamente il numero di ore lavorate degli addetti presso gli ospedali di Urbino, Cagli, Sassocorvaro, distretti di Urbino, Rsa Galantara e la struttura ospedaliera di  Muraglia, il cui servizio è già gestito dalla Dussmann.

I sindacati di categoria Filcams Cgil Pesaro Urbino, Fisascat Cisl Marche e Uiltrasporti Marche ritengono inaccettabile ridurre così drasticamente il numero di ore impiegate a parità di superfici da gestire, sia nei confronti dei lavoratori attualmente impiegati nella società uscente, sia, a maggior ragione, nei confronti dei lavoratori che da anni sono impiegati presso i distretti già serviti da Dussmann.

I sindacati esprimono forte preoccupazione perché un taglio delle ore di tale portata da un lato ricadrebbe inevitabilmente su una non corretta distribuzione dei carichi di lavoro dei singoli addetti, dall’altro andrebbe a peggiorare la qualità del servizio di pulizie di spazi estremamente importanti per l’intera comunità, quali sono i presidi ospedalieri tutti, e all’interno dei quali ogni singolo cittadino si aspetta di trovare massima cura e igiene.

Non convincono affatto le dichiarazioni della Dussmann in merito al:“rilevare un significativo margine di ridondanza di ore contrattuali settimanali nel complesso dell’organico sia del personale già alle proprie dipendenze sia quello da acquisire”.

“Il ribasso, grazie al quale Dussmann – commentano i sindacati –  si è aggiudicata la gara, non può e non deve ricadere sui lavoratori, i quali non possono accollarsi quello che è il rischio d’impresa. Le organizzazioni sindacali hanno stigmatizzato le affermazioni della Società ribadendo l’obbligo contrattuale di assumere le persone coinvolte nell’appalto alle stesse condizioni economiche, di orario di lavoro e normative in essere, e pertanto diffidano Dussmann da qualsiasi azione volta a forzare i singoli lavoratori a modificare il proprio orario di lavoro contrattuale. Per questi motivi Filcams CGIL Pesaro e Urbino, Fisascat CISL Marche, Uiltrasporti  Marche, hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione di tutte le maestranze coinvolte e dichiarato  la volontà  di mettere in atto tutte le azioni necessarie volte alla salvaguardia e al mantenimento delle condizioni di lavoro degli addetti.

Bando per progetto sperimentale in materia di vita indipendente ed inclusione nella società delle persone con disabilità

Scadenza presentazione delle domande 12 agosto 2019

Il Comune di Pesaro, capofila dell’Ambito Territoriale Sociale n.1, in esecuzione della deliberazione della Giunta Regionale n. 534 del 13.05.2019, rende note le procedure amministrative da porre in essere, nonchétempi e modalità per la presentazione delle domande per l’erogazione di finanziamenti relativi a progetti diVita Indipendente ministeriale.

Con DDM n. 669 del 28.12.2018 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali definisce le “Linee Guida perla presentazione da parte delle Regioni e Province autonome di proposte di adesione alla sperimentazionedel modello di intervento in materia di Vita Indipendente e inclusione nella società delle persone condisabilità per l’annualità 2018.”

Con DGR n. 534 del 13.05.2019 la Regione Marche sulla base delle adesioni dei territori, individua n. 5 AmbitiTerritoriali Sociali che non hanno mai partecipato alle progettualità ministeriali, tra cui l’ATS n. 1 Pesaro, alfine di offrire l’opportunità di sperimentare nei singoli territori le macro aree di intervento di cui alle LineeGuida ministeriali.

Testo completo bando

Allegato A – Modello di domanda (PDF)

Allegato A – Modello di domanda (DOCX)

Allegato B – Informativa privacy

Sanità, Cgil Cisl e Uil incontro in Regione

Nella giornata di lunedì 1 luglio si è svolto a Ancona un incontro tra Cgil Cisl Uil, i rispettivi sindacati dei pensionati e dei dipendenti pubblici e una delegazione della Regione guidata dalla senatrice Camilla Fabbri in rappresentanza del Presidente e composta dalla dirigente del servizio salute della Regione e i direttori generali dell’Asur Marche e dell’Azienda Marche Nord nonché dal direttore dell’area Vasta n. 1.

L’incontro è stato l’ultimo di una serie che ha visto la Regione confrontarsi per la prima volta in quattro anni di legislatura con le organizzazioni sindacali confederali di livello provinciale. Abbiamo colto pertanto l’occasione per riproporre alcune importanti problematiche che da anni abbiamo portato all’attenzione dell’opinione pubblica, nonché presentato alla conferenza dei sindici della nostra Area Vasta senza però aver ottenuto alcuna risposta soddisfacente.

Tuttavia va rilevato che negli ultimi due anni e mezzo, vi è stata la totale assenza di confronto con le confederazioni sindacali a livello provinciale con le direzioni delle aziende sanitarie del nostro territorio. In due anni e mezzo, malgrado le nostre richieste di incontro formalizzate e sollecitate più volte, le direzioni delle aziende sanitarie della nostra provincia non si sono mai rese disponibili al confronto.

Nell’incontro svoltosi lunedì scorso in Regione abbiamo ribadito che sin dal 2013 la nostra provincia sta pagando un prezzo altissimo in termini di: tagli ai servizi, alla rete ospedaliera, incremento di mobilità passiva e cessione di spazi e agibilità alla sanità privata. Un prezzo altissimo per le nostre comunità locali e per gli operatori sanitari che da anni sono costretti a lavorare in perenne condizione di incertezza e di difficoltà organizzativa.

Per Area Vasta1 le ultime scelte quali la trasformazione dell’ospedale di comunità di Sassocorvaro in ospedale per acuti, la decisione di costituire una clinica privata per acuti a Fano,  confermano quello che per anni abbiamo detto, lanciato appelli contro la volontà di introdurre nel nostro territorio il privato nella gestione diretta di strutture sanitarie per acuti, a discapito del sistema pubblico, che in passato, prima dei tagli operati ai posti letto dalla precedente Giunta regionale, ha garantito negli anni livelli di qualità importante dei servizi sanitari, ospedalieri e territoriali.

Abbiamo sottolineato la nostra contrarietà rispetto al fatto che nelle more dell’iter di approvazione di un piano sanitario, si facciano scelte programmatorie svincolate da qualsiasi contesto, senza aver mai chiarito in modo evidente quali e quanti servizi sanitari vadano garantiti in modo esclusivo dal sistema pubblico e quali affidare al privato, convenzionato o meno.  Nel nostro territorio invece, unico nelle marche, si affidano alla gestione privata strutture pubbliche, senza neppure spiegare prima per quale ragione la Regione Marche ha contraddetto se stessa,  modificando la natura di una “struttura da ospedale di comunità “(che malgrado il nome non è una struttura ospedaliera) a clinica per acuti in gestione privatistica.

Abbiamo sottolineato inoltre altre criticità, ed in particolare l’incremento della mobilità passiva, la carenza di posti letto nel sistema pubblico in modo particolare, la necessità di giungere alla realizzazione del nuovo ospedale Marche nord, ma di chiarire la natura giuridica e il ruolo che tale aziende deve ricoprire nel panorama sanitario regionale in modo definitivo. A tal proposito abbiamo sottolineato l’importanza di aprire un confronto con i soggetti di rappresentanza collettiva a partire dalle amministrazioni locali, sui costi e sulla necessità di utilizzare lo strumento del project financing, per la costruzione del nuovo ospedale, valutando se tale strumento nel medio-lungo periodo, non produca maggiori costi per la comunità regionale, rispetto ad altri strumenti che la normativa prevede per la realizzazione di opere pubbliche di questo tipo.

Abbiamo sottolineato inoltre che in termini di riorganizzazione del sistema sanitario tanto ancora dovrebbe essere fatto: a partire dal potenziamento e ridefinizione della rete dell’emergenza/urgenza, della razionalizzazione e potenziamento del sistema dei laboratori analisi, nonché intervenire rispetto a situazioni di forte criticità di alcuni unità operative come la pediatria dell’ospedale Marche Nord, evidenziando come la scelta di cassare dall’atto aziendale di Marche Nord la struttura di neonatologia e terapia intensiva neonatale da parte dalla Regione , sia stata secondo noi una scelta sbagliata e da rivedere, anche in un’ottica di cooperazione avanzata con l’azienda ospedaliera di Torrette.

Abbiamo poi consegnato un documento nel quale sottolineiamo nuovamente alcune richieste relative al necessario potenziamento, nel rispetto della vigente programmazione regionale degli ospedali di comunità, richiedendo per questi che ci vengano fornite alcune informazioni come: quanti posti letto in queste strutture sono ad oggi effettivamente attivi, disciplina per disciplina, qual è il loro tasso di utilizzo, i giorni di degenza media, disciplina per disciplina, gli organici assegnati.

Informazioni relative alle liste di attesa, quali i protocolli per accedervi e come avviene la presa in carico dei pazienti, nonché una operazione di trasparenza sulla libera professione che sia funzionale ad una sua maggiore regolazione a livello regionale, in funzione degli obiettivi istituzionali del servizio sanitario.

Informazioni sul Presidio Ospedaliero Unico di rete Urbino-Pergola, per il quale a nostro parere occorre avere definitivamente chiarezza sulla prospettiva di tali strutture, anche qui in termini di posti letto e loro utilizzo rispetto agli obiettivi dichiarati sia in termini di organici effettivi per poter garantire le risposte di salute necessarie, a partire dall’attivazione del reparto di geriatria e dei posti letto da attribuire al pronto soccorso per l’Osservazione Breve Intensiva.

Abbiamo inoltre indicato l’importanza di giungere ad una riprogrammazione del sistema delle residenzialità e della semi residenzialità, orientandolo ai nuovi bisogni, cosa che il recente Atto di Fabbisogno della Regione Marche ha fatto solo parzialmente e solo sulla base dell’offerta e non della domanda. C’è una complessità cui si può rispondere non solo orientando i finanziamenti e aumentandoli, ma progettando e costruendo servizi nuovi e diversi. Così come abbiamo chiesto di potenziare i servizi sanitari territoriali, ed in particolare l’esigenza di finanziare adeguatamente il sistema della prevenzione, con particolare attenzione alla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro, oggi fortemente sottodimensionato.

Abbiamo infine chiesto di fornirci chiarimenti relativi alla concreta volontà di procedere alla realizzazione nel territorio delle previste case della salute di tipo A e B, che ad oggi sono di fatto solo previste sulla carta (DG ASUR  n 460 del 9 Agosto 2018).

La delegazione pubblica con la quale ci siamo confrontati, pur rappresentando punti di vista differenti dai nostri su alcuni aspetti e critiche cha unitariamente abbiamo avanzato, ha sottolineato il fatto che l’incontro del 1 luglio sarà il primo di una serie di incontri nei quali la stessa oltre a impegnarsi a fornire risposte più specifiche alle domande e ai chiarimenti chiesti, si è resa disponibile a confrontarsi nel merito di alcune criticità da noi sollevate, evidenziando la volontà di giungere ad una soluzione. La parte pubblica ha manifestato la propria volontà di voler aprire un confronto con le organizzazioni sindacali confederali a livello provinciale, con le direzioni delle aziende sanitarie, che di fatto in questi anni è stato totalmente assente. Pertanto pur avendo la consapevolezza che dall’incontro non avrebbero potuto emergere risposte efficaci per la specificità delle richieste, e considerando “interlocutorio” il carattere di questo incontro già in partenza, auspichiamo che la Regione Marche sia coerente con gli impegni assunti e si apra finalmente ad un vero e proprio confronto con le organizzazioni sindacali territoriali. Rimaniamo comunque in attesa di comprendere le ragioni politiche che stanno inducendo la stessa amministrazione regionale ad incrementare la presenza di soggetti privati nel sistema sanitario, in una regione dove tale presenza è storicamente limitata, perché il sistema pubblico in questi anni si è dimostrato tutto sommato efficiente sia in termini qualitativi che quantitativi.