Le Marche di domani Le proposte di CGIL CISL UIL Marche: lavoro, sostenibilità sociale e ambientale, coesione e sviluppo

CGIL CISL UIL delle Marche intendono sottoporre all’attenzione dei candidati Presidenti e alle rispettive forze politiche per le prossime elezioni, le priorità del Sindacato confederale per il rilancio del sistema economico e sociale marchigiano. Nei prossimi giorni tale documento sarà oggetto di confronto con i candidati alla Presidenza.

Secondo Daniela Barbaresi, Sauro Rossi e Claudia Mazzucchelli, Segretari Generali di CGIL CISL UIL Marche, “di fronte alla profonda trasformazione nella struttura economica e sociale in termini di quantità e qualità dell’occupazione, reddito e sicurezza sociale, occorrono risposte nuove e inedite puntando su lavoro, sostenibilità sociale e ambientale, coesione e sviluppo con investimenti pubblici e privati, innovazione, accompagnamento nei processi di riconversione e transizione verso un’economica verde, digitale e interconnessa riconoscendo il valore del lavoro. Un nuovo modello di sviluppo che coniughi lavoro e diritti delle persone, innovazione e territorio, coesione e sostenibilità e che sia alla base per un Patto tra la Regione e le Parti sociali ed economiche delle Marche”. Queste le priorità per il Sindacato:

1. Sviluppo sostenibile, riconversione produttiva e rilancio del Made in Italy. La Regione deve promuovere, sostenere e accompagnare i processi di transizione tecnologica e digitale e quella ecologica attraverso politiche e interventi integrati: politiche industriali, politiche di sviluppo, creazione, sostegno e tutela del lavoro, formazione.
Vanno sostenute le filiere produttive, qualificando i servizi a supporto a internazionalizzazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, con attenzione alle PMI. Con la nuova programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 vanno garantiti tempestività, selettività negli interventi, priorità ai progetti di maggiori dimensioni e di sistema, partecipazione.

2. Politiche per il lavoro di qualità. La priorità per la nuova legislatura deve essere il lavoro e la sua qualità, contrastando precarietà e lavoro discontinuo, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. Sono fondamentali politiche attive per il lavoro adeguate e un ruolo centrale dei Servizi per l’Impiego pubblici, in sinergia e con il supporto dei servizi privati accreditati, con adeguate risorse professionali ed economiche.
E’ necessario che la Regione Marche si doti di una nuova Legge Regionale sul lavoro per rendere il mercato del lavoro più inclusivo, più equo e rispondente ai nuovi e mutati bisogni, valorizzando la partecipazione e la concertazione con le Parti sociali.

3. Legalità, appalti e sicurezza sul lavoro. Legalità, trasparenza nel sistema degli appalti, lotta al lavoro nero e sommerso, tutela della salute e sicurezza sul lavoro sono temi prioritari su cui la Regione deve avere un ruolo decisivo.
La Regione deve dotarsi di una specifica Legge regionale su legalità, appalti e contrasto al lavoro nero e irregolare che preveda anche l’adozione del DURC con indici di congruità, anche in considerazione della ricostruzione post sisma.
Serve un forte impegno della regione sulla prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro, incrementando risorse e organici dedicati alla prevenzione e alla vigilanza.

4. Istruzione, formazione, ricerca. Occorre investire e valorizzare il sistema della conoscenza: istruzione, università, ricerca, formazione e diritto allo studio, fondamentali per coniugare qualità del lavoro e innovazione.

5. Politiche di genere e parità. Vanno sviluppate azioni a garanzia della parità di genere e di contrasto a ogni forma di discriminazione. Necessaria una Legge regionale sulla parità e le pari opportunità.

6. Sviluppo sostenibile e infrastrutture. Lo sviluppo sostenibile richiede un’adeguata ed efficiente rete infrastrutturale, materiali e immateriali, a partire dalle infrastrutture digitali soprattutto nelle aree interne per connettere le persone, i territori e i sistemi produttivi. Fondamentali il completamento e realizzazione di opere quali Fano-Grosseto, “Quadrilatero”, variante Falconara-Baraccola, linea ferroviaria Orte-Falconara, Salaria, Terza corsia dell’A14 a sud, riqualificazione del Porto di Ancona e raccordo con la grande viabilità, facilitando integrazione e cooperazione con le aree territoriali vicine.
Vanno completate rapidamente le opere di edilizia ospedaliera e realizzati i nuovi ospedali ricorrendo all’appalto e superando la scelta del project financing.

7. Ricostruzione post sisma e messa in sicurezza del territorio. A quattro anni dal terremoto, gli enormi ritardi vanno colmati, ricostruendo territori e comunità, e contrastando i rischi di spopolamento. La Regione deve recuperare un forte ruolo di coordinamento e controllo nella ricostruzione, garantendo massima attenzione alle condizioni dei cittadini e allo stesso tempo vigilando sul rispetto della legalità e delle norme sul lavoro, per dare prospettive certe alle comunità e rendere attrattivi i territori.

8. Rigenerare i territori. La sfida della rigenerazione del territori necessita della partecipazione delle comunità locali e della centralità dei bisogni delle persone. Vanno integrati i sistemi sanitario, sociale e del lavoro, portando a sintesi un percorso di omogeneizzazione dei rispettivi sistemi locali: Distretti sanitari, Ambiti territoriali sociali e Centri per l’Impiego. Questa è una condizione necessaria per integrare le rispettive attività e rispondere in modo multidisciplinare a bisogni lavorativi, sociali, sanitari, abitativi, ecc.

9. Sanità e politiche sociali. l sistema sanitario regionale deve garantire la salute dei cittadini, non solo con la riqualificazione della rete ospedaliera, ma soprattutto investendo nella prevenzione e nei servizi territoriali. Va completata la realizzazione di una rete diffusa e qualificata di Ospedali di comunità e Case della salute, le cui attività vanno integrate in modo efficace con il sistema di Emergenza – Urgenza e delle Cure primarie. Vanno ridotti i tempi di attesa e la mobilità extraregionale governando e contenendo l’offerta di servizi privati. Il personale va valorizzato, vanno portate a termine le stabilizzazioni e garantite nuove assunzioni.
Prioritaria è riqualificare l’assistenza alle persone non autosufficienti a partire dagli anziani: occorre una Legge regionale per la non autosufficienza e l’invecchiamento attivo con adeguati finanziamenti.
Le politiche sociali devono essere una priorità e contando su adeguati finanziamenti, per garantire coesione e superamento di diseguaglianze e condizioni di disagio. Va ripristinato il Fondo regionale indistinto per le politiche sociali e garantita un’adeguata rete di servizi per l’infanzia e l’adolescenza a partire dall’ampliamento della rete dagli asili nido.

10. Politiche tributarie e tariffarie. Nelle politiche tributarie e tariffarie va rafforzato il carattere progressivo dell’addizionale IRPEF regionale e va rivista la struttura dell’IRAP superando forme agevolative non giustificabili. L’indicatore dell’ISEE va assunto in modo generalizzato dalle attività regolamentate dalla Regione.

11. La sfida del riordino istituzionale. La Regione deve promuovere e sostenere forme di gestione associata e di fusione dei Comuni per garantire efficienza e adeguatezza nell’esercizio delle funzioni locali. Per quanto concerne il regionalismo differenziato occorre ribadire che una maggiore autonomia è possibile solo in un quadro solidaristico e unitario del Paese e garantendo i livelli essenziali delle prestazioni a livello nazionale.

12. Relazioni sindacali. E’ indispensabile restituire pieno significato al concetto di partecipazione democratica attraverso un fattivo e costante confronto tra Istituzioni e parti sociali.

Ancona, 25 agosto 2020

Bando di selezione per i progetti di servizio civile regionale – Garanzia Giovani 2020

SCADENZA PRESENTAZIONE DOMANDA - PROROGATA AL 5 OTTOBRE

A partire dal 7 Agosto 2020 è possibile presentare domanda per la partecipazione al bando di selezione per i progetti di servizio civile regionale – Garanzia Giovani 2020.

Il bando è rivolto ai giovani NEET (Not in Employed, Education and Training), in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 4 del bando, che hanno aderito alla nuova Garanzia Giovani (Iniziativa per l’Occupazione Giovanile - IOG) ed effettuato la “Presa in carico” presso un Centro per l’impiego della Regione Marche (www.regione.marche.it/Entra-in-Regione/Centri-Impiego/Contatti-Sedi-Orari).

Nel sito, sono riportate tutte le informazioni in merito alle attività del progetto, il percorso formativo previsto, le informazioni sulla selezione e i requisiti richiesti.

La domanda, ESCLUSIVAMENTE per via telematica,  completa di curriculum vitae autocertificato, dovrà essere presentata, entro le ore 13.00 del 5 ottobre 2020, utilizzando il sistema informatico SIFORM2 accessibile dal 7 agosto all’indirizzo:

https://siform2.regione.marche.it

È possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un'unica sede inserita nel progetto.

IL CANDIDATO DEVE PRESENTARSI AL COLLOQUIO PER LE SELEZIONI SECONDO LE DATE PREVISTE NEL SEGUENTE CALENDARIO:

13 OTTOBRE - ORE 15:00 c/o CDLT CGIL ANCONA - VIA I MAGGIO, 142/A - AN
14 OTTOBRE - ORE 10:30 c/o CDLT CGIL ASCOLI PICENO - V.LE COSTANTINO ROZZI, 13 - AP
14 OTTOBRE - ORE 15:00 c/o CDLT CGIL FERMO - VIA DELL'ANNUNZIATA, 1 - FM
13 OTTOBRE - ORE 9:30 c/o CDLT CGIL MACERATA - VIA G. DI VITTORIO, 2 - MC
15 OTTOBRE - ORE 10:00 c/o CDLT CGIL PESARO URBINO - VIA GAGARIN, 179 - PU

La pubblicazione del calendario ha valore di notifica della convocazione e il candidato che, pur avendo inoltrato la domanda, non si presenta al colloquio nei giorni stabiliti senza giustificato motivo, è escluso dalla selezione per non aver completato la relativa procedura.

PER INFORMAZIONI SUL PROGETTO: (preferibilmente via email)

ANCONA ancona.organizzazione@marche.cgil.it tel. 349 4346632
ASCOLI PICENO ascolipiceno.segreteria@marche.cgil.it tel. 348 7109626
FERMO fermo.organizzazione@marche.cgil.it tel. 348 0966373
MACERATA macerata.organizzazione@marche.cgil.it tel. 349 8899410
PESARO pesaro.organizzazione@marche.cgil.it tel. 348 2819909

ALLEGATI:

Cgil Pesaro Urbino solidale con i lavoratori iraniani

Il Segretario generale della Cgil Pesaro Urbino Roberto Rossini,  a nome di tutta l’organizzazione, è tra i firmatari di un appello a favore dei lavoratori iraniani sottoposti a continue violazioni dei diritti da parte del regime.
“La continua violazione dei diritti dei lavoratori in Iran da parte del regime teocratico, soprattutto dopo la pandemia da coronavirus, ha causato milioni di disoccupati.
Il salario medio di un lavoratore in Iran è circa 90 dollari e ci sono molti lavoratori che non ricevono nemmeno questo irrisorio stipendio.
La diffusione del coronavirus, che ha causato problemi in ogni parte del mondo, in Iran ha le acquistato le dimensioni di una catastrofe. L’occultamento dei dati della pandemia da parte delle autorità del regime è sicuramente è una chiara violazione dei Diritti Umani ed è bene che se ne occupino i tribunali internazionali. Secondo fonti interne il drammatico numero delle vittime cresce giornalmente e ha superato 50 mila persone.
Secondo fonti di stampa governativa in Iran oltre il 90% dei lavoratori sono a contratto a tempo determinato. Questi lavoratori non sono soggetti a nessuna tutela e non percepiscono neanche il salario minimo. Il Centro statistico iraniano qualche mese fa fornito il numero 3 milioni e 200 mila lavoratori completamente disoccupati. Nel senso che non hanno alcun reddito e si trovano sotto la soglia della povertà assoluta e in situazioni disperate. L’alto tasso di disoccupazione fa sì che i lavoratori accettino qualsiasi salario e siano del tutto disarmati di fronte alle continue pressioni del governo. Secondo fonti di stampa e delle stesse autorità di regime ci sono molti lavoratori che non ricevono il salario fino a 14 mesi.
Ciò nonostante i lavoratori iraniani non sono fermi a rivendicare i loro diritti. Durante l’anno 2019 si contano oltre 1.700 azioni di protesa, scioperi e sit-in in tutto il Paese, alcuni durati per giorni o settimane.
Nell’anno in corso c’è stato un aumento del movimento di protesta dei lavoratori iraniani, vista la drammatica situazione economica dovuta all’incapacità e alla corruzione diffusa degli uomini al potere.
Occorre costringere le autorità iraniane a togliere il monopolio dei dispositivi sanitari dalle mani dei pasdaran e delle forze di sicurezza e mettere a disposizione dei quadri medico-sanitari per la sicurezza dei lavoratori.
Noi chiediamo fermamente all’Organizzazione Internazionale del Lavoro e all’Alto Commissariato dei Diritti Umani di difendere i diritti fondamentali dei lavoratori iraniani, di condannare in questa situazione di piena pandemia la violazione dei diritti da parte del regime religioso iraniano e di diffondere le notizie della lotta dei lavoratori iraniani condotta con coraggio e sacrificio”.
Giugno 2020

Primo Maggio tra Corona virus e caduta del PIL

“Sarebbe illusorio pensare che, passata l’epidemia, l’economia, il lavoro possa tornare come prima… Tra gli effetti dell’emergenza c’è l’esigenza di ripensare produzioni e consumi alla luce delle esigenze della salute e della sostenibilità, di ripensare alle morti e agli infortuni sul lavoro, insomma è indispensabile far diventare il sistema della salute e del welfare uno dei motori di sviluppo dell’economia” Mariana Mazzucato

Fu la II Internazionale – Parigi 20 luglio 1889 – a scegliere il Primo Maggio quale giorno per celebrare la festa del lavoro. In quella occasione venne indetta una grande manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa a otto ore. Il giorno fu scelto per ricordare i gravi incidenti del maggio 1886 a Chicago, noti come rivolta di Haymarket. A metà ‘800 infatti i lavoratori, in particolare le lavoratrici, non avevano diritti: lavoravano anche sedici ore al giorno in pessime condizioni, rischiando la vita. Il primo maggio fu indetto dunque uno sciopero generale che culminò in una repressione nel sangue, con undici morti. Tale tragedia divenne il simbolo delle rivendicazioni operaie per avere diritti e condizioni di lavoro migliori.

In Italia la festività fu ratificata due anni dopo nel 1891. Durante il ventennio fascista la celebrazione fu anticipata al 21 aprile in coincidenza col cosiddetto “Natale di Roma”.

Nel 1955 Pio XII istituì la festa di S. Giuseppe lavoratore, perché l’occasione potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici. Infine a testimonianza di come non si sia mai capito compiutamente quanto possa aggiungere il talento delle donne alla vita economica del paese, al di là del relegarle in ambiti domestici, possiamo segnalare il Primo Maggio del 1975 in cui le donne di molti paesi dichiararono tale ricorrenza “giornata di sciopero dal lavoro domestico”.

In questo nostro Primo Maggio 2020, tra Corona virus e Pil in caduta libera , c’è poco da festeggiare, ma sembra comunque doveroso dare memoria storica al mondo del lavoro e sottolineare il percorso e le conquiste conseguite, ben sintetizzate nelle parole del Presidente Mattarella: “Senza lavoro rimane incompiuto il diritto stesso di cittadinanza, la dignità dell’individuo ne rimane mortificata, la solidarietà sociale e la stessa possibilità di sviluppo della società ne rimangono compromesse”.

Lavoro e sviluppo economico-sociale è il tema dei nostri giorni all’approssimarsi della cosiddetta fase due, quella appunto del ritorno al lavoro. Questo lavoro tanto bistrattato in tempi di globalizzazione – carenze di sicurezza, salario, orario, precarietà, perdita di diritti – torna ad essere centrale. Lo è stato nel lavoro encomiabile del personale sanitario che ha lottato contro il Covid 19 con le armi spuntate di una sanità pubblica fiaccata da dissennate politiche di austerità e privatizzazione forzata. Lo è stato nel lavoro di tutti coloro che hanno assicurato le filiere della nostra sopravvivenza in tempi di lockdown. Lo è stato infine nell’indispensabile e capillare lavoro di sorveglianza delle forze dell’ordine. Lo sarà ancora nella impellente ripresa di attività economiche e produttive, che comunque dovranno essere assolutamente compatibili con la tutela della salute dei lavoratori stessi e di tutti noi.

Quanto poi ad un cambio di paradigma – una economia che metta realmente al centro la persona e la dignità del lavoro, sappia correggere modelli di crescita di un mercato senza regole e sappia mettersi in sintonia con l’ambiente naturale nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, mancanza di sintonia che potrebbe essere causa non ultima della pandemia – vedremo. Per ora limitiamoci a incisive proposte per immediati investimenti nella sanità pubblica, sottolineando lo slogan del tradizionale Concertone del Primo Maggio: “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”.

Novecento – Valerio Sanzotta

I segretari di Fiom Cgil Fim Cisl e Uilm scrivono al Prefetto di Pesaro Urbino

Oggetto: verifica delle richieste di proroga al DPCM del 22/03/2020 Covid-19 da parte di rappresentanze datoriali

Siamo costretti ad inviare a Sua Eccellenza come Fim Fiom Uilm provinciali la presente, perché fortemente preoccupati da quanto sta accadendo in queste ultime ore rispetto alle richieste che stanno pervenendo al suo Gabinetto da parte di rappresentanze datoriali in merito a richiesta di deroghe o permessi a continuare l’attività lavorativa da parte di aziende metalmeccaniche della nostra provincia.
Il decreto legge emanato dal Presidente del Consiglio del 22 marzo 2020 ha come unico scopo quello di evitare l’espandersi del contagio del Coronavirus, ritenendo che quanto sin qui emanato dai precedenti decreti non sia stato sufficiente. Per questo motivo il Presidente del Consiglio ha disposto la cessazione di tutte le attività produttive e commerciali al di fuori di quelle elencate nell’allegato 1, identificate attraverso il cod. ATECO.
Riteniamo inconcepibile che, ad oggi, ci siano aziende che, pur non producendo beni identificati come necessari e essenziali, siano a chiedere deroghe o permessi utilizzando come riferimento quanto disposto all’Art.1 lettera D) e G ) del predetto D.M. e confidando che la risposta da parte dell’Ente Preposto (Prefetto) non arrivi o tardi, continuino a mandare avanti la produzione.
Tutto ciò contribuirebbe a rendere inefficaci le misure che faticosamente si stanno prendendo a livello Nazionale per limitare il contagio da Coronavirus, impattando non solo sui dipendenti delle suddette aziende, ma sulla intera collettività.
Invitiamo inoltre ad inviare visite ispettive in loco per verificare se le misure di sicurezza vengano realmente applicate a tutte le aziende che stanno lavorando o che stanno richiedendo deroghe e permessi.

Certi dell’intervento di Sua Eccellenza porgiamo distinti saluti.

I Segretari Generali
FIM CISL FIOM CGIL UILM UIL Pesaro Urbino
Leonardo Bartolucci Fabrizio Bassotti Paolo Rossini

Lograno (Fillea): “Cedere all’arroganza della controparte vuol dire accettare più precarietà nel nostro settore”

Il 21 febbraio sciopero generale del settore legno per il rinnovo del Ccnl

A Pesaro manifestazione in piazzale Lazzarini
Dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del Ccnl (scaduto il 31 marzo 2019) del settore legno arredo industria,  sindacati Fillea Cgil Filca Cisl e Feneal Uil hanno proclamato uno sciopero nazionale di otto ore, con 4 manifestazioni: Milano, Treviso, Pesaro e Bari.

“Dal primo momento Federlegno – spiega il segretario generale Fillea Pesaro Urbino Giuseppe Lograno – ha dimostrato di basare lo sviluppo delle imprese sulla riduzione dei costi, e ha interrotto le trattative perché non concediamo la gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro”.

La controparte, continua Lograno: “Vuole più lavoratori precari per poter gestire forza lavoro in base alle richieste del mercato e la gestione dell’orario di lavoro per superare i vincoli che le RSU pongono soprattutto al lavoro con la flessibilità nella giornata del sabato”.

Date queste premesse: “Cedere all’arroganza della controparte vuol dire accettare più precarietà nel nostro settore, vuol dire utilizzare il contratto nazionale per rispondere alle esigenze delle aziende e, solo in second’ordine, a quelle dei lavoratori.
Non abbiamo avuto mai risposte sui temi che abbiamo presentato nella nostra piattaforma votata nelle assemblee che comprende:
• quantità economiche dell’aumento salariale, calcolata superando il solo recupero dell’inflazione.
o Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro
o Riduzione dell’orario di lavoro
o Aumento degli scatti di anzianità
o Passaggio automatico dal livello AE1 all’AE2
o Rafforzamento della contrattazione aziendale
o Rafforzamento del fondo sanitario e del fondo pensione
“Il contratto è scaduto da 11 mesi, ciò significa che ogni lavoratore sta perdendo soldi per un aumento salariale che tarda ad arrivare. Noi – conclude Giuseppe Lograno- rivendichiamo un nuovo contratto rispettoso e dignitoso e per questo dobbiamo uscire dalle fabbriche e dagli uffici, colorare il Centro di Pesaro e realizzare una grande manifestazione”

A Pesaro, scelta anche per l’alto numero di aziende industriali per la lavorazione del legno, come già detto, si svolgerà la manifestazione del centro Italia in piazza Lazzarini, con partenza del corteo alle 9,30 da piazzale della Libertà e arrivo in piazza Lazzarini dove interverrà Gianni Fiorucci della Fillea Cgil Nazionale.
Tutto il materiale informativo è scaricabile sul sito www.cgilpesaro.it.

Stop a trattative per il rinnovo del Ccnl del legno. Il 21 febbraio sciopero generale del settore

ore 9:00

Concentramento in Piazza della Libertà (palla di Pomodoro)

ore 10:00

Corteo (Viale Repubblica – Viale don Minzoni – Piazzale Matteotti – Via S.Francesco d’Assisi – Piazza del Popolo)

ore 11:00

Interventi delegati e lavoratori delle regioni partecipanti

ore 12:00

Per le segreterie nazionali Feneal Filca Fillea, conclude GIANNI FIORUCCI Segretario Fillea Cgil nazionale


Venerdì 21 febbraio è in programma uno sciopero generale di 8 ore di tutto il settore legno arredo industria. La decisione è arrivata dopo la rottura delle trattative con Federlegno per il rinnovo del contratto, scaduto il 31 marzo del 2019 e che interessa circa 150 mila lavoratori. A proclamare lo sciopero sono state le commissioni e consulte unitarie del settore legno di FenealUil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, che si sono riunite questa mattina a Milano. “L’abbandono del tavolo delle trattative da parte di Federlegno, avvenuto nel corso dell’incontro di ieri, è un atto gravissimo che dimostra lo scarso valore che attribuisce la controparte alle relazioni industriali”, hanno dichiarato i segretari nazionali Pascucci, Federico e Fiorucci. “Negli 11 incontri svolti in 8 mesi di trattativa – proseguono – abbiamo sempre dimostrato la nostra disponibilità nel trovare soluzioni condivise alle esigenze delle imprese, senza avere mai avuto risposte positive su nessun titolo della nostra piattaforma. Federlegno, da parte sua, ha dimostrato dal primo momento la volontà di perseguire un modello di impresa basato non sulla qualità del lavoro, sugli investimenti, sulla professionalità e sul benessere organizzativo, ma sulla riduzione dei costi e su una gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro. Proporre l’aumento smisurato della precarietà con percentuali ben oltre i limiti di legge, la stagionalità fuori controllo e rimettere in discussione l’accordo di interpretazione autentica sulla flessibilità degli orari di lavoro denota una mancanza di buon senso da parte di Federlegno che è per noi inaccettabile. Inoltre mancano ancora le risposte su temi a noi cari come ambiente e sicurezza, formazione, diritti, bilateralità, welfare e aumenti retributivi. Su questi ultimi c’è stata solo la conferma del modello, senza nessuna certezza sulla quantità. È per questi motivi – concludono i segretari nazionali di Feneal, Filca, Fillea – che il 21 febbraio è in programma lo sciopero generale di tutto il settore, con modalità che definiremo nei prossimi giorni, mentre inizieranno da subito attivi e assemblee in tutti i luoghi di lavoro”. Sull’interruzione della trattativa da parte di Federlegno sono intervenuti anche i segretari generali delle tre categorie, Panzarella, Turri e Genovesi: “Altro che relazioni industriali partecipative, altro che scommettere sulla qualità del prodotto e sull’innovazione, altro che investimenti per sostenere le imprese più serie e competitive. Per Federlegno – accusano i sindacalisti – le aziende italiane del mobile e arredo possono vincere nel mondo solo aumentando precarietà e sfruttamento. I dirigenti della nostra controparte, come bambini capricciosi, quando al tavolo di trattativa hanno capito che avrebbero dovuto confrontarsi nel merito e che non avrebbero ottenuto quella totale precarizzazione dei rapporto di lavoro richiesta, hanno preso il pallone e se ne sono andati. Un comportamento irresponsabile e gravissimo che non possiamo tollerare”, concludono segretari generali delle tre categorie.

2 Agosto a Fano per la presentazione del libro “Una storia di provincia, anzi italiana”

Questa sera alle 21, al Patty’s bar di Fano, verrà presentato il loboro “Una storia di provincia, anzi italiana” di Daniele Bonifazi, Vittorio Del Moro e Cesare Carnaroli.

Dopo gli interventi del sindaco Di Fano Cesare Carnaroli e del vice presidente del Consiglio regionale Renato Claudio Minardi, si discuterà di: “Buona e piena occupazione, riconversione ecologica dell’economia”, con il segrtario generale Cgil Pesato Urbino Roberto Rossini, l’onorevole Oriano Giovanelli gìà sindaco di Pesaro e il professore Nicola Lacetera dell’Università di Toronto.