Il Tribunale di Urbino riconosce il bonus bebè anche senza il permesso di lungo soggiorno

Il ricorso a favore di una mamma di nazionalità albanese promosso dal patronato Inca Cgil

Il Giudice del lavoro ha stabilito che il diniego dell’Inps è discriminatorio

PESARO, 29 giugno 2020 – Mentre l’INPS si ostina a negare l’accesso alle prestazioni di welfare ai cittadini extracomunitari che nel nostro Paese vivono, lavorano, pagano le tasse e hanno costruito una famiglia solo perché sprovvisti di permesso da “lungosoggiornante” la sezione lavoro del Tribunale di Urbino sollecitato dal ricorso promosso dall’ INCA CGIL di Pesaro e patrocinato dall’avvocato Antonella Lionetti consolida un orientamento giurisprudenziale di segno totalmente opposto.

Con l’ordinanza emessa dal Tribunale Ordinario di Urbino il 25 giugno 2020 nell’ambito della causa civile (n 285/2019) proposta nei confronti dell’INPS che aveva negato il diritto a percepire il bonus bebè ad una cittadina di nazionalità albanese, titolare di un permesso che le consente di lavorare in Italia ma priva del permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo, il Giudice del lavoro Andrea Piersantelli ha dichiarato il carattere discriminatorio della condotta dell’INPS, il cui diniego ha posto la lavoratrice straniera in una posizione di ingiustificato svantaggio rispetto al cittadino italiano, ordinando all’INPS di cessare la condotta discriminatoria e di pagare alla ricorrente il bonus bebè.

L’assegno di natalità –comunemente conosciuto come bonus bebè- è un sussidio mensile a sostegno del reddito familiare originariamente previsto per tre anni a partire dalla nascita del bambino o di ingresso in famiglia in caso di adozione o di affidamento preadottivo poi ridotto a 12 mesi con la legge di Bilancio 2018 il cui riconoscimento è subordinato al possesso di un ISEE non superiore a 25mila euro.

Anche questa volta la sezione lavoro del Tribunale di Urbino nelle motivazione dell’emessa ordinanza ha confermato quanto già stabilito in precedenti pronunciamenti anche della Corte di Giustizia dell’UE e cioè che non si può negare il beneficio agli stranieri sprovvisti di un permesso di soggiorno di lungo periodo perché ciò contrasta con le disposizioni contenute nella Direttiva Comunitaria n 2011/98/UE che richiama il regolamento 883/2004 nel quale sono indicate le prestazioni di Welfare cui hanno diritto i cittadini stranieri, presenti nel territorio europeo, tra le quali rientra il bonus bebè.

Secondo l’ordinanza le conseguenze del dettato dell’Unione Europea in termini di diritto alle prestazioni è quella diretta a tutelare economicamente la maternità e la paternità in modo continuativo fino al compimento dei tre anni del bambino ed è corrisposto in modo automatico e non discrezionale laddove ricorrano i requisiti di reddito prescritti e trattandosi di una norma sovranazionale non ha bisogno di essere recepita e si colloca per gerarchia delle fonti normative al di sopra della legislazione nazionale imponendo la disapplicazione in caso contrario.

Quindi, per il giudice di Urbino, qualsiasi disposizione nazionale che ponga lo straniero in una posizione di svantaggio rispetto al cittadino italiano riveste illegittima portata discriminatoria la quale si estende agli atti e comportamenti della pubblica amministrazione che ne fanno attuazione, compresa l’Inps.

Silvia Cascioli, segretaria confederale provinciale con delega alle politiche sull’immigrazione e i diritti di cittadinanza, commenta: “Siamo estremamente soddisfatti dell’esito dell’ordinanza, perché nel riaffermare quanto contenuto nelle direttive europee in tema di accesso al welfare per i cittadini stranieri, riafferma un principio a noi molto caro, quello della tutela della maternità e della paternità nel modo del lavoro, troppo spesso ancora oggi riconosciuto solo sulla carta. Ovviamente è ancor più paradossale che in questa occasione, ma non è la prima volta che accade, sia proprio un ente pubblico a rendersi protagonista di una decisione illegittima e discriminatoria come stabilito dal Tribunale”.

Acconto Imu, nessuna proroga per i Comuni di Pesaro e Fano

Scade domani 16 giugno il termine di pagamento dell’acconto 2020. Inascoltate le richiesta di proroga o di moratoria delle sanzioni

Pesaro,15 giugno 2020 – Scade domani, 16 giugno, il pagamento dell’acconto Imu 2020, ma i centri di assistenza fiscale della Cgil, come già annunciato, non saranno in grado di garantire il servizio di pagamento per i cittadini dei Comuni di Pesaro e Fano visti i tempi troppo ristretti.

L’appello lanciato dal Caaf Cgil nei giorni scorsi per la proroga della data o per una moratoria delle sanzioni rivolto in particolare ai Comuni maggiori quali Pesaro e Fano non è stato accolto.

A questo punto è nostro dovere, ribadiscono, informare i cittadini che non saremo in grado di rispondere a queste richieste. In una situazione di grande emergenza ci saremmo aspettati una risposta positiva come in altri Comuni tra i quali Colli al Metauro o Fossombrone per citarne alcuni. Pesaro e Fano invece non hanno risposto all’appello mantenendo invariata la data del 16 giugno.

“Siamo amareggiati, fanno sapere da via Gagarin, perché la solidarietà e il sostegno a chi è stato colpito dalla grave crisi sanitaria che stiamo ancora fronteggiando di fatto ha penalizzato quei cittadini che entro domani saranno costretti a versare l’acconto Imu senza un allungamento dei tempi di pagamento e senza la possibilità di evitare le sanzioni per i ritardi dei versamenti.

Saranno dunque i Comuni ad assumersi la responsabilità di questa scelta precisa che giudichiamo sbagliata perché mette seriamente in discussione la solidarietà reale di alcuni enti locali nei confronti dei propri cittadini contribuenti”.

Cgil e Cisl, nessun rinvio per il pagamento dell’acconto Imu 2020

La preoccupazione dei sindacati che chiedono l’allungamento della data fissata il 16 giugno

“Se non ci ascoltano saremo costretti a dire ai cittadini di rivolgersi direttamente agli uffici tributi dei Comuni di competenza. A Pesaro e Fano, scelte incomprensibili”

PESARO, 4 giugno 2020 – Cgil e Cisl di Pesaro e Urbino, in accordo con i propri Centri di assistenza fiscale, esprimono grande perplessità nel constatare che molti Comuni della nostra provincia, primi fra tutti i due più grandi ovvero Pesaro e Fano, non hanno dato la possibilità ai cittadini di pagare l’acconto IMU 2020 anche dopo la scadenza del 16 giugno, senza applicare sanzioni ed interessi.

Stiamo parlando di una possibilità che avrebbe agevolato sia i cittadini a non affollarsi negli uffici postali e bancari con il rischio di creare assembramenti , sia i Caaf che da sempre assistono le persone alla compilazione degli F24 per il pagamento.

Su questo punto altri Comuni della nostra provincia, come ad esempio Fossombrone, Colli al Metauro e Urbino, si siano fatti carico del problema e agendo sulla stessa base normativa, abbiano affrontato il problema, interpretando come possibile, in senso favorevole ai cittadini, lo spostamento del termine pagamento della prima rata oppure inserendo un periodo di moratoria da sanzioni per chi avesse operato il pagamento oltre il 16 giugno.

Vista la situazione di difficoltà dovuta all’emergenza Covid 19 i nostri uffici fiscali non riusciranno a completare l’attività di assistenza ai cittadini entro il 16 Giugno: attenersi alle regole di sicurezza significa per noi ricevere i cittadini solo su appuntamento in modalità assolutamente contingentata che mal si adatta ai tempi stretti della scadenza IMU.

I cittadini si affollanno davanti ai nostri uffici per un modulo di pagamento con la paura di incorrere in sanzioni! Non ci sembra giustificabile in alcun modo soprattutto se pensiamo che siamo appena usciti da una dura fase di lockdown e dovremmo ora più che mai adoperarci per evitare, o almeno diminuire il piu’ possibile, i disagi alla cittadinanza, ancor più se pensiamo che persino la scadenza della dichiarazione dei redditi è stata prorogata al 30 settembre.

Chiediamo solamente di aiutare le persone ad espletare il loro obbligo tributario in tempi un po’ più lunghi, senza incorrere in sanzioni: alcuni comuni , come ad esempio Urbino, Colli al Metauro, Fossombrone lo hanno fatto. Crediamo sia un esempio da seguire.

In caso contrario i nostri Caaf si adopereranno per informare I cittadini di rivolgersi direttamente agli uffici tributi dei Comuni di competenza.

Prestazioni connesse alla COVID-19 ai somministrati

SOSTEGNO RICOVERI COVID-19

E’ previsto, per lavoratori in somministrazione, un sussidio di 50 euro per ogni giorno di ricovero ospedaliero certificato per covid19, per un massimo di 50 giorni. Il sussidio è previsto anche in caso di ricoveri di coniuge e figli a carico, per positività al covid19.

INDENNITA’ ISOLAMENTO DOMICILIARE COVID19

Se è necessario un periodo di isolamento domiciliare per lavoratori in somministrazione positivi al virus, o per uno o più dei loro familiari fiscalmente a carico e conviventi (limitatamente a coniuge e figli), è prevista una indennità di 50 euro per ogni giorno di degenza domiciliare, fino a un contributo massimo di 700 euro per famiglia.

RIABILITAZIONE RESPIRATORIA PER COVID19

Per lavoratori in somministrazione (e familiari fiscalmente a carico) affetti da polmonite interstiziale da positività a covid19 è previsto un contributo per prestazioni sanitarie: 3 visite pneumologiche con un importo massimo di 60 euro per visita; un ciclo di fisioterapia toracica a domicilio per un massimo di 10 sedute per la copertura di un importo massimo di 90 euro

 

 

Contattaci

EMail: pesaro.nidil@marche.cgil.it
Telefono: 344 274 75 35
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Sei stato contagiato sul lavoro? È INFORTUNIO

L’INFORTUNIO SUL LAVORO E’ RICONOSCIUTO

A tutte le categorie di lavoratori che operano in costante contatto con il pubblico/utenza come:

  • Operatori del comparto sanitario (medici, infermieri ed altri operatori sanitari dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale e di qualsiasi altra struttura sanitaria pubblica o privata)
  • Impiegati in front-office e alla cassa ad- detti alle vendite/banconisti personale non sanitario degli ospedali, con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie e operatori del trasporto infermi
  • Personale delle case di riposo, taxisti

Sono comunque comprese tutte le altre categorie di lavoratori che dimostrino di aver contratto il COVID-19 in occasione di lavoro

Itinere
Rientrano nella casistica anche gli infortuni in itinere, accaduti durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro, nonché il contagio da COVID-19 avvenuto durante il percorso (mezzi pubblici).

Decesso
In caso di decesso del lavoratore ai familiari spetta un riconoscimento economico una tan-tum (Fondo delle vittime di gravi infortuni sul lavoro) previsto sia per i soggetti assicurati INAIL sia per i soggetti per i quali non sussi-ste il predetto obbligo assicurativo come i militari, vigili del fuoco, forze di polizia, liberi professionisti, ecc...

Contatti

pesaro@inca.it

Whatsapp: 3427695092

 

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Cosa fa per voi la CGIL

Cosa fa la CGIL per VOI

Il NIdIL in collaborazione con il CAAF CGIL offrono questi servizi:

  • APERTURA E PRESA IN CARICO della tua P.IVA liberi professionisti in regime forfettario
  • DICHIARAZIONE DEI REDDITI
  • RECUPERO CREDITI compensi non ricevuti, solleciti, ingiunzioni
  • FALSA P.IVA o FALSA COLLABORAZIONE riconoscimento del lavoro dipendente
  • CONSULENZE

Contatti:

pesaro.parasubordinati@marche.cgil.it

0721 42 00 42 - tutti i martedì e i giovedì dalle 9:00 alle 11:00

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Bonus 600 €: i chiarimenti del consorzio nazionale CAAF CGIL

Con l’apertura del sito INPS per la presentazione delle domande “Congedi COVID-19” (congedi per autonomi e gestione separata) o per ottenere l’indennità “600 euro” prevista per determinate categorie di lavoratori, si sono intensificate le richieste di assistenza e consulenza rivolte ai nostri uffici.

Rammentiamo che l’indennità “600 euro”, prevista per il mese di marzo, è riservata a determinate categorie di lavoratori in possesso dei requisiti, ed è stata estesa ai lavoratori dipendenti e autonomi che in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID 19 hanno cessato, ridotto o sospeso la loro attività o il loro rapporto di lavoro sulla base dei requisiti fissati dal Decreto interministeriale Ministero dell’economia e delle Finanze e Ministero del lavoro e delle politiche sociali, in corso di pubblicazione in G.U..

SCARICA LA TABELLA ESPLICATIVA

Misure urgenti per il contenimento del contagio da coronavirus

Dal 9 marzo, tutti gli uffici della CGIL ricevono solo su appuntamento.

Gli appuntamenti vanno concordati esclusivamente per telefono.

Per il patronato INCA (pratiche previdenziali, sostegno al reddito, maternità, invalidità ecc.) chiamare lo 0721 420 400, nei seguenti orari: tutte le mattine dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 12.00, e il pomeriggio di mercoledì dalle 15.30 alle 17.00 e giovedì dalle 14.00 alle 17.00.

Per tutte le altre esigenze chiamate la sede CGIL più vicina a voi.

Ci scusiamo per gli inevitabili disagi.