Roberto Rossini: “gli autisti non sono dotati di super poteri”

TPL /Intervento del segretario generale Cgil in polemica con le assessore comunali Ceccarelli e Morotti.

PESARO, 7 settembre 2020 – Sul trasporto degli alunni in vista della apertura imminente delle scuole, nei giorni scorsi, è intervenuto, con un comunicato, il segretario della la Filt Cgil provinciale Luca Polenta chiedendo un confronto sul tema della sicurezza dei lavoratori e degli utenti.

Oggi, sulla questione, prende posizione anche il segretario generale della Cgil Pesaro Urbino Roberto Rossini, sostenendo che la Cgil non può esimersi dall’esprimere un forte disappunto in merito a quanto dichiarato alla stampa dalle assessore comunali Ceccarelli (servizi educativi) e Morotti (trasporti).

“A meno che non si pensi che gli autisti siano dotati di ‘super poteri’ – scrive Roberto Rossini – credere che mentre sono alla guida possano individuare e controllare chi indossa o meno la mascherina, vigilare sul rispetto delle distanze durante la corsa, sui comportamenti tanto più se si è in presenza di minori e negli orari dove maggiormente si concentrano, è improbabile se non impossibile. Più che liquidare il tema della necessità di personale aggiuntivo a bordo del mezzo, con poche parole e oltretutto imprecise, sarebbe stato meglio assumersi l’onere di organizzare a livello provinciale quel tavolo di confronto tra le parti che abbiamo chiesto da tempo. Inoltre le richieste del sindacato di categoria Filt non contemplano ‘un controllore su ogni mezzo’ ma l’istituzione della figura di uno steward a bordo, nelle corse di maggiore affluenza”.

Rossini aggiunge che: “non si può in nessun modo scaricare la responsabilità di ciò che accade sui mezzi al conducente ma a coloro che non prendono provvedimenti per prevenire potenziali pericoli di contagio”.

“Il conducente del bus – ribadisce la Filt Cgil – deve concentrarsi sulla guida e non fare lo sceriffo regolando il numero delle persone che possono salire, contando le persone che salgono e scendono, e garantire il limite di capienza che verrà indicato in ogni mezzo dall’azienda.

Vorremmo portare un esempio che si potrebbe verificare dove l’autista ad una fermata si trovi a scegliere tra un gruppo di persone chi sale e chi rimane a terra per raggiungimento di limite di carico, cosa succede se si tratta poi di minori? Di chi è la responsabilità? Di chi è la responsabilità se all’interno del mezzo non viene rispettata la distanza si sicurezza? Di chi è la responsabilità se i passeggeri si tolgono la mascherina? Chi stabilisce chi deve scende dal mezzo se si è superato il numero massimo?

Secondo noi l’autista deve pensare alla conduzione del mezzo, al rispetto del codice della strada per garantire l’incolumità dei passeggeri e dei cittadini che circolano su strada.

“La sicurezza dei trasportati per noi è una priorità –conclude la Filt Cgil – ogni cittadino che sia minorenne o maggiorenne, che si muove con i mezzi pubblici per lavoro, per studio, o per andare a passeggio, deve avere la certezza di viaggiare in massima sicurezza”.

La “fase 2” nel trasporto pubblico locale

PESARO,8 maggio 2020 – A pochi giorni dalla cosiddetta fase 2, anche nel trasporto pubblico locale le riaperture si accompagnano al tema della salute e sicurezza sia dei lavoratori che degli utenti. Su quali siano le norme principali di garanzia e il quadro generale della situazione, interviene con una nota il segretario generale della Filt Cgil Pesaro e Urbino Luca Polenta.

“L’avvio della parziale riapertura di fabbriche e di altre attività commerciali incide inevitabilmente sull’aumento del numero di cittadini che escono dopo un lungo e obbligato periodo di quarantena. Molte persone – scrive – tornano a utilizzare i mezzi pubblici di trasporto che nonostante la pandemia ha continuato sempre a funzionare anche senza i riflettori accesi sul fondamentale lavoro svolto dagli addetti.

Le regole sul distanziamento si possono e si devono applicare. Il rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza sia per gli utenti sia per gli addetti garantiscono una situazione generale controllabile e l’autobus un mezzo sicuro.

E’ dunque fondamentale l’applicazione delle normative nazionali e regionali sulla sicurezza di tutti i mezzi, treni compresi.

Sulle vetture devono essere identificati i posti in cui stazionare e dove questo non è possibile. Tali indicazioni devono essere semplici e soprattutto chiare se vogliamo che siano adeguatamente rispettate.

Nel nostro settore – continua – le principali norme sono quella del distanziamento, della sanificazione, disinfezione e della pulizia. Sono norme di buon senso: lavare spesso le mani, usare gel disinfettanti e utilizzare le mascherine obbligatoriamente per tutti anche a terra in prossimità delle fermate degli autobus e delle stazioni.

Nel trasporto pubblico inoltre sono obbligatori box chiusi a garanzia della salute degli autisti
e l’accesso degli utenti regolato a seconda della tipologia del mezzo.

Per evitare il sovraffollamento dei passeggeri rispettando il numero dei trasportati consentiti, le aziende devono prevedere corse supplementari.

A sostegno dell’utenza abbiamo chiesto l’utilizzo del secondo agente a bordo con il compito di assistere la clientela, dare informazioni e coordinare eventuali supplementi come stabilito dalla Regione nella ordinanza n.29 del 5 maggio.

Su questo tema abbiamo apprezzato l’atteggiamento della Regione Marche che si è dimostrata attenta ai problemi della sicurezza stabilendo con l’ordinanza del 5 maggio un buon punto di partenza; l’ufficio trasporti inoltre, si è detto disponibile a migliorarla man mano che emergeranno nuove difficoltà.

Non abbiamo lavoratori più a rischio di altri: ogni settore ha le sue difficoltà e peculiarità.
Sia che si tratti di trasporto merci, persone o magazzino, serve applicare le regole ed attivare il comitato sulla sicurezza aziendale che deve vigilare sulla corretta applicazione del protocollo.
Per la Cgil la costituzione e le indicazioni dei comitati sono essenziali e per questo il sindacato si è battuto con molta determinazione.

Come già detto, la Regione ha dato un importante contributo per ottenere buoni risultati sulla sicurezza offrendo la possibilità alle organizzazioni sindacali di partecipare attivamente al dibattito per la stesura dell’ordinanza e tenendo nel debito conto alcune nostre osservazioni e richieste. Sono indicazioni che anche diverse aziende locali del Tpl hanno fatto proprie.
E’ senza dubbio un fatto positivo alcune aziende nella provincia di Pesaro Urbino abbiano accolto le nostre richieste avanzate in sede regionale sulla cui applicazione continueremo a vigilare.
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Il coronavirus ha prodotto anche un conflitto di competenze e una confusione non di poco
conto dettata dalla necessità e dal desiderio di ripartire e uscire da questa emergenza ma la fretta a volte fa commettere errori; per noi è importante rimediare e coordinarsi preventivamente nell’interesse e per il bene di tutti.

Decisivi saranno lo scaglionamento delle entrate e delle uscite dai luoghi di lavoro e la probabile riapertura delle scuole a settembre prossimo.
Stiamo lavorando per assicurare l’accortezza necessaria che consentirà di trasportare
gli utenti nella massima condizione di sicurezza possibile, attraverso supplementi di corse o nuovi servizi.

Noi crediamo che nonostante le gravi difficoltà indotte dalla pandemia, per uscire dalla grave crisi sia necessario incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, salvaguardando e rilanciando l’occupazione”.

Pubblico impiego: molti enti non rispettano i decreti sull’emergenza covid

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl scrivono al Prefetto di Pesaro Urbino

Pesaro, 2 aprile – La Funzione Pubblica Cgil Pesaro Urbino, la Cisl Fp e la Uil Fpl hanno scritto una lettera al Prefetto, al Presidente della Provincia e ai sindaci del territorio per denunciare la mancata applicazione del Dpcm e degli altri decreti ai dipendenti della pubblica Amministrazione,

Per i sindacati del pubblico impiego ci sono numerosi casi di enti che disattendono quanto indicato dai Dpcm e dai decreti riguardanti il contenimento dell’epidemia da Coronavirus rispetto alle modalità di funzionamento della pubblica amministrazione.

“In questo contesto – scrivono – vari enti si rifiutano di applicare l’art 87 del Dl18 del 17 marzo 2020 che prevede: l’utilizzo dello “smart working” come forma ordinaria di funzionamento della pubblica amministrazione: l’individuazione di servizi indifferibili, l’utilizzo di strumenti quali ferie pregresse, congedo, banca ore, rotazione e anche l’esonero dal servizio con riconoscimento della retribuzione

Da tempo le organizzazioni sindacali insistono perché le norme di riduzione delle presenze fisiche negli uffici, salvaguardati i servizi essenziali a tutela dei cittadini, siano applicate.
“Purtroppo è sfuggito a molti amministratori –concludono – quanto la priorità in questo contesto, debba necessariamente essere il diritto alla salute dei lavoratori”.

“Senza lavoratori non ci sono le aziende”

Durissima replica dei segretari provinciali Cgil Cisl Uil al vicepresidente della Camera di Commercio Pesaro Urbino Salvatore Giordano

Pesaro, 31 marzo – Con vero stupore e senza nascondere un forte disappunto abbiamo letto le esternazioni del vicepresidente della Camera di Commercio in merito alle 508 aziende che vogliono continuare a produrre, adducendo il fatto che le loro produzioni in tutto o in parte sarebbero collegate ai cosiddetti settori essenziali.
Per noi, 508 imprese (tra l’altro ci risulta che siano ancora aumentate) che autocertificano alla prefettura la loro volontà di voler continuare sono numerici eccessive rispetto alla principale necessità economica del momento, quello di fermare al più presto possibile la diffusione dell’epidemia. Prima fermeremo la diffusione del virus prima potremo affrontare l’emergenza economica che già è in atto.
Il lavoro che stiamo tentando di fare con la Prefettura, con difficoltà, viste le ultime dichiarazioni da parte datoriale che sembrano contrastare questa azione, è proprio quello di garantire che le aziende che veramente rientrano nel DPCM 22 marzo possano operare garantendo la sicurezza dei lavoratori e le produzioni essenziali per la sopravvivenza di tutti i cittadini.
Non capiamo come il vice presidente della Camera di commercio, nell’esercizio del suo ruolo istituzionale, possa con così grande disinvoltura, mettere sullo stesso piano il diritto Costituzionale alla tutela della salute e l’interesse economico, tale da giustificare un atteggiamento semplicemente utilitaristico e ai nostri occhi irresponsabile, che fa prevalere l’interesse di parte di alcune imprese a scapito di altre. Non ci pare che con le sue dichiarazioni il vicepresidente della Camera di Commercio abbia dimostrato di garantire a tutte le parti il mantenimento di un giusto e necessario equilibrio nel rappresentare tutte le imprese del territorio e l’interesse dei lavoratori.
Forse, ricoprendo vari incarichi, il vicepresidente Salvatore Giordano, ha rilasciato dichiarazioni ,confondendo il proprio ruolo con l’altro che ancora ricopre cioè quello di direttore di Confindustria, tanto che non abbiamo ben individuato a che titolo ed in rappresentanza di chi stava parlando.
Un altro esempio che deve far riflettere rispetto alla opportunità nel nostro Paese di attribuire più ruoli e incarichi ai medesimi soggetti, esponendoli al rischio di contraddirsi e di fare dichiarazioni “imbarazzanti”, come quelle sulla necessità per i sindacati di far riaprire le aziende altrimenti gli stessi perderebbero gli iscritti.
Ricordiamo all’avvocato Giordano che in questo momento la priorità è la salute dei cittadini e parafrasando le sue parole:” senza lavoratori non ci sono imprese”
Nell’auspicare che il vicepresidente della Camera di Commercio “smentisca” il direttore di Confindustria (ovvero se stesso ) e precisi le sue parole, chiediamo al Presidente della Camera di Commercio Regionale Gino Sabatini, se la linea dell’istituzione che presiede è coerente con quella espressa dal dott. Giordano, oppure se non sia il caso che venga chiarito quale sia la posizione ufficiale della stessa.
Ribadiamo che le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL continueranno a svolgere il ruolo a garanzia della salute dei lavoratori e della comunità.

Roberto Rossini Cgil Maurizio Andreolini Cisl Paolo Rossini Uil

Il San Benedetto: da problema a grande opportunità

Roberto Rossini (Cgil) e Maurizio Andreolini (Cisl) intervengono sul futuro dell’ex maniconio di Pesaro

Periodicamente il tema del futuro del San Benedetto sale all’onore della cronaca, ed ultimamente purtroppo ci sale solo perché lo stato di incuria in cui versa provoca crolli più o meno rilevanti ed anche sempre più frequenti.

Secondo CGIL e CISL di Pesaro invece il tema del futuro di questa struttura deve divenire centrale per le Istituzioni.

Deve innanzi tutto tornare ad essere centrale per la proprietà, la Regione, che non può più permettersi di abbandonare al suo destino una struttura così importante, anche del punto di vista finanziario, per la Regione stessa.

Deve essere centrale nella programmazione della Città per il Comune di Pesaro che in primis non può permettersi una struttura così rilevante al centro della città che crolla a poco a poco e soprattutto che non viene utilizzata e finalizzata per la crescita della Città.

Nel documento di programmazione “Pesaro 2030”, che come condiviso nel suo spirito di visione, se da un lato definisce il San Benedetto solo un “grande contenitore urbano” a cui va individuato un uso compatibile con la città e sostenibile economicamente, dall’altro CGIL e CISL, nell’audizione del 27 aprile 2018, indicano già allora come strada il coinvolgimento della proprietà e il lancio di un concorso di idee al fine di riconvertire la struttura.

Non solo, nel nostro documento che abbiamo inviato ai candidati a Sindaco nella recente tornata elettorale, riprendendo proprio quanto già osservato al documento Pesaro 2030, abbiamo ribadito questo concetto ed affermato inoltre che tra le tante esigenze della città, quella di spazi da utilizzare per sviluppare incubatori pubblico, pubblico/privati per start up come, prioritaria.

In quest’ottica riteniamo che possa e debba essere coinvolto il mondo universitario tecnico scientifico affinché l’incubatore sia una grande opportunità di sviluppo sia per l’accademia che per il territorio generando risorse e occupazione.

Diverso è invece il discorso del decentramento dell’Università di Urbino al San Benedetto. Infatti in tale ipotesi CGIL e CISL evidenziano due rilevanti criticità. La prima riguarda il rischio di depotenziamento della sede stessa di Urbino e con essa di tutto quel territorio interno già in affanno, la seconda legata ai rilevanti costi e la relativa difficoltà di individuare soggetti che possano sostenerli nel tempo.

Indubbiamente il primo passo è quello di coinvolgere la proprietà sia nella gestione quotidiana della manutenzione ed evitare così altri crolli, ma con altrettanta urgenza è importante definire con la Città un percorso che porti nel più breve tempo possibile al recupero dell’intero complesso.

La speranza è che il Presidente Ceriscioli, i cui trascorsi amministrativi non possono che aiutarlo, farà di tutto affinché questo nodo possa essere al più presto sciolto.

Ci auguriamo infine che il metodo partecipativo sia indubbiamente il fulcro della programmazione che contemporaneamente possa portare sia l’individuazione del futuro utilizzo che lo sviluppo di nuove opportunità per la comunità.

Il 2 agosto incontro su mafia e caporalato con la Flai Cgil

Appuntamento alle ore 17.30 alla Fattoria della Legalità di Isola Del Piano

Nell’ambito delle iniziative “Coltivare i frutti della Legalità 2019” a Isola del Piano (Pu), venerdì 2 agosto è previsto un incontro formativo su agromafie ed ecomafie mentre alle 17.30 prenderanno la parola Giorgio Marzoli, segretario generale Flai Cgil Pesaro Urbino, Andrea Piccolo funzionario Cgil e Luigi Cazzola dell’Ecopost. (altro…)