Stop alle aggressioni fisiche e verbali contro il personale sanitario

Fp Cgil e Fp Medici esprimono solidarietà e chiedono provvedimenti esemplari ricordando che chi ha scelto la professione sanitaria

a costo di grandi sacrifici personali è sempre dalla parte dei pazienti

PESARO, 2 gennaio 2021 – Da giorni stiamo assistendo a una escalation di aggressioni fisiche e verbali nei confronti del personale sanitario: sono stati insultati per essersi sottoposti al vaccino, sono stati aggrediti mentre svolgevano la propria attività di presa in carico territoriale come nel caso del personale delle Usca, sono stati oggetto di violenza fisica e verbale mentre stavano prestando soccorso come nel caso del personale medico e paramedico del 118, del Dea e di radiologia.
Purtroppo non è la prima volta e, salvo una breve parentesi nel corso della quale sembrava essersi innescato un meccanismo virtuoso di riconoscimento del ruolo e dei sacrifici, il personale della dirigenza e del comparto è tornato ad essere oggetto di frustrazioni ed aggressioni da parte di chi non vuole o non riesce ad ottenere la cura necessaria.
Da anni denunciamo che i tagli alla spesa sanitaria producono danni irreparabili alla salute dei cittadini ed alla sicurezza dei lavoratori. Il personale sanitario sta affrontando questa pandemia dopo aver assistito a decenni di tagli sul personale e di errori di politica di programmazione degli accessi alle professioni; gli effetti di queste scellerate politiche sono sotto gli occhi di tutti: stalli nelle assunzioni, difficoltà a garantire il turn-over, mancato rispetto delle norme sui riposi, diminuzione delle risorse a disposizione per la prevenzione e la medicina territoriale.
Nell’esprimere la nostra vicinanza e solidarietà a tutto il personale sanitario ed in particolar modo a coloro i quali hanno sopportato episodi di violenza, (quasi sempre contro le donne), chiediamo l’adozione di provvedimenti esemplari anche alla luce delle recenti evoluzioni legislative ma soprattutto ricordiamo a tutti che chi ha scelto di esercitare la professione sanitaria ha fatto una scelta di campo: stare dalla parte del paziente affrontando enormi sacrifici personali e familiari come la pandemia ci ha insegnato: non dimentichiamocene.

Sciopero generale: ad Ancona la manifestazione dei pubblici dipendenti

PESARO, 7 dicembre 2020 – Anche la Fp Cgil di Pesaro e Urbino aderisce alla manifestazione regionale che si svolgerà mercoledì 9 dicembre, alle 10, di fronte al palazzo della Prefettura di Ancona, in occasione dello sciopero generale indetto assieme Cisl-Fp e Uil-Pa.

I sindacati spiegano che il confronto con il Governo è stato insoddisfacente poiché non sono stati garantite le risorse necessarie per la sicurezza sia dei lavoratori pubblici sia dei cittadini-utenti, quelle per avviare un programma occupazionale che prevede anche la stabilizzazione del precariato e le risorse
per il rinnovo dei Ccnl della Sanità pubblica, Funzioni locali e Funzioni centrali.

Sono queste, in sintesi, le motivazioni per le quali è stato proclamato lo sciopero generale per l’intera giornata (o turno di lavoro) mercoledì prossimo,

con la garanzia dei servizi minimi essenziali previsti.

Fp Cgil Pesaro e Urbino

Avviata la procedura per stabilizzare i precari dell’Ats.1

Soddisfazione della Fp Cgil e Cisl Fp: la stabiizzazione è una vittoria per tutti

PESARO, 28 novembre 2020 – Venerdì 27 novembre il Comune di Pesaro, dopo aver rettificato il piano del fabbisogno del personale, ha avviato le procedure di stabilizzazione per il personale precario dell’Ambito territoriale sociale 1.

“E’ una battaglia che come sindacati – scrivono i segretari Vania Sciumbata della Fp Cgil e Francesco Todaro della Cisl Fp – stiamo portando avanti da mesi, non solo perché il superamento del precariato nella Pubblica amministrazione è la giusta risposta al bisogno di rafforzamento del servizio pubblico dopo anni di tagli al personale ma è anche uno strumento per potenziare quei servizi che, particolarmente in questo periodo, stanno garantendo risposte alla fasce più fragili della popolazione.

L’emergenza sanitaria sta delineando una società più frammentata e debole, pertanto rafforzare i servizi garantiti dagli enti locali con risorse dedicate sia alle assunzioni di personale sia agli investimenti su formazione e tecnologia sono elementi indispensabili per garantire la tenuta sociale del nostro Paese.

“In attesa della maturazione dei requisiti per la stabilizzazione – aggiungono – rivendichiamo anche la proroga dei contratti a tempo determinato della Polizia locale dell’Unione Pian del Bruscolo.

“Siamo soddisfatti del risultato raggiunto con il Comune di Pesaro – concludono – e confidiamo di poter raggiungere gli stessi risultati in tutti gli enti della nostra provincia.

La direzione che intendiamo proseguire è quella giusta per valorizzare le professionalità acquisite negli anni e garantire la continuità e il miglioramento dei servizi offerti, senza dimenticare i diritti dei giovani lavoratori della Pubblica amministrazione e le esigenze di tutti gli utenti del servizio pubblico”.

Adesione dei lavoratori somministrati allo sciopero nazionale dei Comparti e delle Aree Funzioni Centrali e locali, e della Sanità del 9 Dicembre 2020.

Roma, 20 novembre 2020

Alla c.a.:
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Dipartimento della Funzione Pubblica
protocollo-dfp@mailbox.governo.it
presidente@pec.governo.it

Ministero del lavoro e delle politiche sociali
segreteriaministro@pec.lavoro.gov.it

Presidenza Conferenza delle Regioni
statoregioni@mailbox.governo.it

Commissione di Garanzia per l’attuazione della legge sul diritto di sciopero
segreteria@pec.commissionegaranziasciopero.it

FP CGIL
rossetti@fpcisl@pec.cisl.it

CISL FP
fpcisl@pec.cisl.it

UIL FPL
segreteria@pec.uilfpl.it

UIL PA
uilpa@uilpa.it

E p.c.
Assolavoro
assolavoro@legalmail.it
Assosomm
assosomm@pec-legal.it

Adesione dei lavoratori somministrati allo sciopero nazionale di tutto il personale dipendente dagli enti e dalle amministrazioni a cui si applicano i CCNL del personale dei Comparti e delle Aree Funzioni Centrali, delle Funzioni locali e della Sanità per l’intera giornata del 9 Dicembre 2020.

Le scriventi organizzazioni sindacali FeLSA CISL, Nidil CGIL, UILTemp, di rappresentanza dei lavoratori somministrati aderiscono allo stato di agitazione proclamato in data 20/10/2020 e allo sciopero nazionale indetto in data 17/11/2020 dalle segreterie nazionali di FP CGIL, CISL FP, UIL FPL, UIL PA.

Riteniamo infatti che le ragioni della proclamazione dello sciopero riguardino direttamente anche i lavoratori somministrati, in particolare per quanto attiene alla rivendicazione dei percorsi di stabilizzazione, nonché l’inclusione degli stessi lavoratori nelle procedure riservate nei bandi di concorso, oltre alla corretta applicazione della parità di trattamento economico anche per quanto attiene alle indennità accessorie e le maggiorazioni (in particolare quelle previste dalla normativa emergenziale per il personale sanitario). Il personale con contratto di somministrazione che intende aderire allo sciopero si asterrà dal lavoro per l’intero turno programmato per la giornata del 9 dicembre 2020, fatta salva l’applicazione dei protocolli di intesa finalizzati alla individuazione dei servizi minimi ai sensi di quanto previsto dalla legge in materia.

I Segretari Generali

Nidil CGIL
Andrea Borghesi

UILTemp
Lucia Grossi

FeLSA CISL
Mattia Pirulli

Il biodigestore è un impianto necessario

PESARO, 23 novembre 2020 – Come organizzazioni sindacali ci siamo già espressi a favore della realizzazione di un biodigestore per il trattamento della frazione organica dei rifiuti.

I vantaggi, anche ribaditi qualche giorno fa in una iniziativa di Legambiente, sono noti a tutti e particolarmente importanti per la gente che rappresentiamo:

· sarà un’opera che metterà in sicurezza il nostro territorio perché non saremo più dipendenti dagli impianti presenti fuori regione;

· l’ottenimento di gas metano da immettere nella rete di distribuzione così come la produzione di compost di qualità da utilizzare in agricoltura contribuiscono alla tutela dell’ambiente; senza considerare i vantaggi derivati dalle minori emissioni di CO2 dei camion attualmente impiegati per il trasporto verso il centro e nord Italia;

·sarà una occasione di nuovo lavoro, sia per quelli che saranno impegnati nella realizzazione dell’impianto sia per quelli che saranno occupati per la gestione del biodigestore una volta attivo;

·i vantaggi economici saranno utilizzati per contenere le tariffe, una necessità in questi tempi di difficoltà per tante famiglie.

In questo contesto, il tempo non è una variabile indifferente perché non si può rinunciare agli incentivi previsti e quindi abbiamo apprezzato che fin da subito l’istanza di autorizzazione sia stata presentata alla Provincia da parte della società Green Factory controllata da Marchemultiservizi.

Servono però luoghi deputati alla partecipazione.

Comprendiamo le legittime preoccupazioni che possano avere le popolazioni limitrofe al sito individuato, al netto di chi intende solamente speculare per ipotetiche future fortune elettorali così come al netto di interessi particolari che non possono ledere quelli collettivi. Riteniamo che anche la conferenza dei servizi sia il luogo preposto per le istanze e le osservazioni da parte dei portatori di interesse e in quella sede noi chiederemo di essere ascoltati.
Così come riteniamo utile che la politica lungimirante, supportata da esponenti scientifici e dai portatori di interessi collettivi, crei momenti di informazione nei territori interessati e non.

Nel frattempo ci siamo rivolti alle nostre sedi sindacali dove sono presenti biodigestori anaerobici con tecnologia simile a quella che si vuole implementare qua (Bologna, Trento, Foligno, Cesena) per sapere se ci fossero problemi di emissioni di cattivi odori, una preoccupazione che serpeggia. In tutti i casi abbiamo registrato assenza di problemi odorigeni. Naturalmente in alcune di queste località si erano costituiti comitati di opposizione alla realizzazione degli impianti ma una volta realizzati la convivenza e il grado di soddisfazione è buona.

Marchemultiservizi e Aset assieme per il futuro (prossimo)
Sarebbe importante che Marchemultiservizi e Aset partecipassero assieme alla realizzazione di questo infrastruttura. Potrebbe essere l’inizio di un percorso comune finalizzato a una maggiore integrazione tra queste due aziende senza escludere anche una fusione per la nascita di una azienda provinciale dei servizi a controllo pubblico.
Riteniamo che una maggiore integrazione tra le due aziende sia cruciale per entrambi e perciò occorre prendere decisioni. Non ha senso continuare a programmare separatamente gli investimenti nell’idrico e nell’igiene ambientale. E’ grave che le proprietà sottovalutino questo pericolo, non si pongano il problema di lavorare assieme, superando anacronistici campanilismi.
Ma l’obiettivo di una maggiore integrazione potrebbe essere ancora più ambizioso, più urgente: le risorse che saranno disponibili attraverso il Recovery Fund richiedono soggetti capaci di progettare, realizzare in tempi certi le infrastrutture necessarie per lo sviluppo dell’economia circolare.
Questa dovrà essere la missione futura. Un’aggregazione che non produrrà esuberi, ma consentirà maggiore specializzazione per i lavoratori/ci e possibilità per giovani di nuova e buona occupazione nell’impiantistica che verrà realizzata anche grazie alla presenza di un partner industriale importante come ad esempio Hera.Occorre solamente la volontà politica e lavorare in temp

certi per questo obiettivo che rappresenta una necessità per uno sviluppo sostenibile del territorio.

Stefano Ovani (Fp-Cgil)     Maurizio Andreolini (Fit-Cisl)

Andrea Piccolo (Filctem-Cgil)     Maria Grazia Santini (Femca-Cisl)

Sanità, il governo cambi rotta”: venerdì 13 novembre presidio a piazzale Cinelli

PESARO, 9 novembre 2020 – I sindacati di categoria Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, chiamano a raccolta i cittadini con un presidio che si terrà a piazzale Cinelli, nei pressi dell’ospedale S. Salvatore, venerdì prossimo 13 novembre.
“La pandemia ha reso ancora più evidente l’importanza ed il ruolo di chi lavora nei servizi essenziali della Pubblica Amministrazione – scrivono in una nota- e quanto sia urgente rafforzare la rete pubblica a sostegno di cittadini e imprese, ha dimostrato quello che come organizzazioni sindacali di settore, denunciamo da anni: i tagli lineari e sistematici alla Pubblica Amministrazione hanno indebolito il welfare a tutto svantaggio delle fasce di popolazione più fragili.
Per questa ragione chiediamo al Governo di invertire la rotta: c’è bisogno di risorse per i rinnovi dei contratti scaduti nel 2018, c’è bisogno di un piano straordinario di assunzioni, c’è bisogno di investimenti in termini di formazione ed innovazione per avere un servizio pubblico sempre più efficiente e moderno.
Per queste ragioni, anche a supporto del personale del comparto sanitario che in questo giorni sta ancora una volta affrontando con grande sacrificio una crisi senza precedenti, organizzeremo un presidio nei pressi dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro : non abbiamo bisogno di eroi, abbiamo bisogno di un nuovo contratto che riconosca le professionalità impegnate nell’emergenza, abbiamo bisogno di un piano straordinario di assunzioni, abbiamo bisogno di superare il precariato, abbiamo bisogno di investimenti nel settore pubblico. Il futuro è servizio pubblico”.
FP CGIL CISL FP UIL FPL
Vania Sciumbata Alessandro Contadini Angelo Augello

Covid: le promesse mancate di Asur e Area Vasta 1

Si è svolta ieri, lunedì 28 settembre,  a Fano una conferenza stampa indetta dai rappresentanti sindacali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl insieme alla RSU aziendale per denunciare pubblicamente lo stato di abbandono in cui versano da troppo tempo i dipendenti dell’Area Vasta 1 costretti a lavorare di più per sopperire alla mancanza cronica di personale senza adeguata valorizzazione e riconoscimenti economici tra cui il “premio covid” ancora purtroppo non pagato.

In allegato il documento presentato alla stampa dai sindacati di categoria e un’intervista alla segretaria generale provinciale Fp Cgil Vania Sciumbata.

comunicato stampa av1.docx

ROCCA DI GRADARA (PU): LA FP CGIL RILANCIA LA NECESSITA’ DI UNA GESTIONE PUBBLICA, EFFICIENTE E IN GRADO DI RISPONDERE ALLE DIFFICOLTA’ SEGNALATE DAI CITTADINI

È proprio fresca la notizia della cessione della Rocca di Gradara, il sito più visitato delle Marche, ad un organismo (Fondazione, Consorzio?) che avrebbe a capo il Comune stesso di Gradara e tra i suoi partner il Mibact, che così si defilerebbe dall’evidentemente gravoso compito della gestione diretta. È altrettanto fresca la notizia che la Venaria Reale ha chiesto la cassa integrazione dei propri dipendenti e un po’ meno quella che la Fondazione del Museo Egizio ha chiesto aiuto allo Stato per poter pagare gli stipendi ai suoi dipendenti. Ovvero si decide di mandare in gestione indiretta parti importanti del patrimonio culturale a Fondazioni, Consorzi ecc, con la partecipazione, e nei casi citati la gestione quasi esclusiva, dei privati e poi nel momento della crisi i privati si defilano e tocca alla Stato intervenire per garantirne la fruizione. La vicenda di grandi Fondazioni come la Venaria e l’Egizio dovrebbe quantomeno mettere sull’avviso e valutare con prudenza eventuali cessioni ad altri soggetti, invece l’operazione si ripropone, pari pari, nel caso della Rocca. Ed anche in questo caso l’incapacità gestionale, derivante dalla caduta esponenziale dei livelli occupazionali interni, diventa il pretesto per una operazione che ha evidentemente altre finalità in cui entrano chiari fattori di interessi localistici. Non c’è bisogno di essere dietrologi per comprendere che gli incassi e la massima fruibilità del sito sono elementi di grande interesse nelle dinamiche locali. Fruibilità che si è ridotta per la carenza degli organici e incassi che certo fanno gola al bilancio dell’ente locale, e sono recentissime le polemiche e le prese di posizione di Sindaco, commercianti, ecc, per gli orari di apertura ridotti. Criticità a cui si aggiunge l’attuale crisi del turismo, con i suoi pesanti ed evidenti riflessi sull’economia locale. L’ulteriore elemento di clamorosa contraddizione che emerge è che la cessione di questo sito nulla c’entra con lo schema politico riorganizzativo imposto dalle riforme Franceschini: un monumento che con i suoi incassi contribuisce in modo significativo a pagare le spese di manutenzione del patrimonio su quel territorio dovrebbe essere tenuto gelosamente in una teca e casomai rafforzato nella capacità di offerte dei servizi, nell’organico e non subire quell’inaccettabile depauperamento a cui si è assistito. Uno dei perni della riforma di Franceschini era (è?) la capacità attrattiva del patrimonio museale statale, che avrebbe allo stesso tempo risollevato le sorti dell’economia locale e consentito allo Stato con i maggiori incassi a provvedere alla sua manutenzione. Ma il Ministro Franceschini sembra preso dai suoi impegni politici e al ministero non si vede da quel dì, e la gestione politica del ministero sembra affidata al suo apparato interno mentre i beni culturali statali continuano ad essere considerati come merce di scambio. Né segnali diversi sembrano provenire dall’intera maggioranza di governo, i cui principali partner a 5 Stelle, dopo aver prodotto un progetto di riforma abortito prima ancora di nascere e che si è rivelato un assist all’ennesima operazione di restyling prodotta dal rientrante ministro, risultano non pervenuti ed al massimo esprimono segnali del tutto contraddittori, salvo poi avallare operazioni come questa. Hanno certo ragione i cittadini di Gradara a pretendere che la Rocca sia messa in condizione di essere fruita al massimo della sue potenzialità e siamo certi che vorranno che anche i loro pronipoti possano fruire di un monumento integro e ben conservato. Ma siamo sicuri che la rinuncia alla gestione statale del loro monumento più prestigioso possa portare dei vantaggi, al di là di quelli immediati? Non sarebbe più saggio pretendere che lo Stato faccia per intero il suo mestiere, garantendo al meglio la tutela e la fruizione del sito? Possono sembrare domande retoriche ma non lo sono: la Rocca non è proprietà privata di nessuno, è un bene per l’umanità e per questo motivo è un monumento nazionale. In questo contesto ci sono sedici lavoratori superstiti dipendenti del ministero che hanno contribuito con sempre maggiori difficoltà alla fruizione ed alla conservazione del sito. Nella riunione avuta a livello locale una delle soluzioni ipotizzate è stata quella di assicurare il servizio nella Rocca mantenendo una presenza degli attuali dipendenti a garanzia di un’indispensabile continuità. Come sarà reclutato ed a quali condizioni il restante personale necessario, visto che la carenza di organico statale viene posta come il motivo principale del cambio di gestione? Abbiamo assistito al ricorso massiccio al volontariato proprio per coprire i servizi della Rocca, è questa la soluzione? Chi sono i privati potenzialmente interessati ad entrare nella gestione? Possibile che non si possa individuare una soluzione organizzativa anche transitoria in attesa dell’espletamento del concorso per la vigilanza in atto? Noi abbiamo da subito offerto piena disponibilità in tal senso, ma siamo stati messi di fronte ad un atto compiuto in nome di una scelta politica francamente incomprensibile. Ci sarebbe invece materiale per riflettere sulla qualità delle politiche culturali pubbliche, a maggior ragione in un momento di crisi come questo, dove lo Stato si dovrebbe fare garante di serie politiche di rilancio nella fruizione del patrimonio diffuso, garantendo buona e piena occupazione, servizi di tutela e promozione culturali adeguati, ripensamenti su scelte organizzative che hanno impoverito e compresso gli organici, e via dicendo.
Invece si continua ad arretrare e a proporre logiche di frantumazione territoriale funzionali a tutt’altri scopi. Nulla di nuovo sotto il cielo, purtroppo. Vi terremo informati puntualmente sull’evoluzione di questa vicenda, esprimendo piena e fattiva solidarietà ai lavoratori della Rocca e dei Beni Culturali delle Marche.

FP CGIL Pesaro e Ancona FP CGIL Nazionale

Fp Cgil e Fisascat Cisl: non si può accusare il personale del Santa Colomba per la diffusione del coronavirus

Pesaro, 17 aprile 2020 – Le scriventi Organizzazioni Sindacali, apprendono con stupore le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa dal Presidente del Consorzio Santa Colomba, in merito alla gestione della situazione Covid-19, dove viene riportato insieme ad altri aspetti, che la diffusione del contagio nella struttura in questione potrebbe essere stata determinata forse anche dalle operatrici e dagli operatori della struttura.

Tale affermazione non ci trova d’accordo e non ci lascia indifferenti, puntare anche solo ipoteticamente, il dito sulle lavoratrici e i lavoratori che da settimane si trovano a lavorare in prima linea in una situazione di estrema emergenza e difficoltà, sobbarcandosi l’onere di maggiori turni di lavoro, mettendo a rischio la propria salute e quella delle proprie famiglie a causa dei rischi connessi alla situazione epidemiologica legati alla propria professione, uniti alla difficile gestione organizzativa, ci pare sinceramente ingeneroso, ingiusto ed offensivo.

Il contenimento dell’epidemia non può e non deve essere demandato al singolo lavoratore ed il consorzio doveva e deve adoperarsi in tal senso. È paradossale e semplicistico che anziché ringraziare i lavoratori e le lavoratrici per l’operosità e l’impegno superiore profuso , che con spirito altruistico hanno lavorato mettendo a rischio la propria salute, siano poi additati come portatori di epidemie e investiti da responsabilità che non gli competono.

Anche se ipotetiche ci aspettiamo che il Consorzio ritiri queste gravi dichiarazioni

FP Cgil di Pesaro Urbino Fisascat Cisl Marche
Davide Del Fattore Vincenza De Leo

Diritto al congedo straordinario per assistere un figlio con grave disabilità: l’Asur ci ripensa

Pesaro, 16 aprile 2020 – La Funzione Pubblica CGIL ha ottenuto un primo importante risultato a tutela del diritto dei lavoratori genitori di figli con gravi disabilità, che si erano visti negare dall’ASUR AREA VASTA.1 il diritto ad accedere al congedo straordinario.
Anche questa volta, sempre supportati dal lavoro dell’avvocato Virgilio Quagliato che ha patrocinato la lavoratrice, abbiamo dovuto depositare presso il Tribunale di Pesaro un apposito ricorso per tutelare il diritto di una infermiera, dipendente dell’ASUR, che già godeva dei diritti di cui la legge 104/1992 in relazione alla figlia minore disabile in condizione di gravità che necessita di assistenza continuativa e “formata”. Anche il padre della bambina lavora, anche lui come infermiere presso l’Asur.
In seguito all’applicazione delle misure per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, l’Istituto al quale la bambina era stata affidata per i servizi di assistenza e cura ha dovuto necessariamente chiudere le proprie attività e nel contempo, non ha potuto assicurare alcuna assistenza domiciliare.
Per questa ragione la lavoratrice si è vista costretta a richiedere alla propria azienda di poter usufruire del congedo ai sensi dell’art. 42 d.lgs 151/2001 e dell’art. 4 c.2 della Legge n.53/2000 che, inizialmente le viene concesso, ma che successivamente le viene revocato ai sensi dell’art. 1 lettera P del DPCM 8/3/2020 relativo alla c.d. “pandemia Covid-19”, articolo questo che si è chiaramente limitato a sospendere solo ed esclusivamente i congedi ordinari.
Spiace constatare di nuovo, che malgrado lunghe e articolate interlocuzioni con l’Area Vasta n. 1, la lavoratrice da noi assistita, si è vista costretta a rivolgersi al Tribunale per vedersi applicare quanto affermato dalla norma e cioè che “sono sospesi i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico” ma non quelli straordinari, quale è quello richiesto ai sensi della legge 104/92.

Siamo comunque contenti della rettifica fatta dall’ASUR, che solo dopo la notifica del ricorso avvenuta il 14 aprile, il 15 aprile ha emanato la revoca del provvedimento.
Questo importante risultato che riafferma la necessità di tutelare le persone portatrici di handicap e le loro famiglie, anche e soprattutto in momenti di massima emergenza, ci deve nuovamente far interrogare su quanto il nostro sistema sanitario, i nostri servizi sociali e socio-assistenziali, siano messi nelle effettive condizioni di operatività e di sicurezza per garantire la necessaria assistenza e sostegno ai soggetti più bisognosi e fragili della nostra comunità.
Auspichiamo che gli enti pubblici, adottino una maggiore sensibilità nell’affrontare tali tematiche, valutando nel merito le condizioni concrete in cui si trovano i lavoratori con queste difficoltà, abbandonando prassi e interpretazioni che ostacolano e che non di certo agevolano la tutela questi cittadini.