Flc Cgil: garantire il diritto all’istruzione tra contraddizioni ostacoli e disuguaglianze

L’analisi del sindacato in un documento approvato dal comitato direttivo

PESARO,21 ottobre 2020 – E’ la scuola una delle sfide più difficili dovuta alla “seconda ondata” di epidemia da covid. Sul mondo della conoscenza si sono concentrate gran parte dei ritardi, delle contraddizioni e degli ostacoli del Pase.
Nei giorni scorsi, il sindacato della scuola la Flc Cgil Pesaro e Urbino, ha riunito il Comitato direttivo per discutere e fare il punto della situazione.

Il direttivo ha poi stilato un documento sulle criticità di tutto il sistema scolastico nella nostra provincia sottolineando anche l’impegno straordinario di tutti gli operatori grazie a quali il diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione pur fra mille difficoltà viene garantito. E senza risparmiare critiche al Ministero e alla sua “rosea narrazione” che ha bandito un concorso che la Flc giudica, in questa fase, “inutile, pericoloso per la salute e penalizzante per tutti i docenti precari attualmente in quarantena

“ La scuola è ripartita, in presenza – si legge nel documento – E’ partita nonostante tutto, nonostante il fatto che, sebbene ci sia stato il tempo sufficiente per ripensare alla sua organizzazione in tempi di Covid, nulla di concreto sia realmente pervenuto in aiuto dei dirigenti scolastici, lasciati soli nella responsabilità e nella gestione quotidiana, in relazione alla peculiarità della propria utenza e del proprio territorio.

All’interno delle istituzioni scolastiche il personale subisce carichi di lavoro eccessivi, pesanti incombenze e vive quindi, già all’inizio dell’anno scolastico, in una condizione che oscilla fra rabbia e stanchezza, in un clima nel quale viene richiesta la massima disponibilità ed efficienza.

Il personale amministrativo è alle prese con le chiamate dei supplenti, con le verifiche dei punteggi, compiti ora più gravosi a causa delle novità introdotte con la gestione delle graduatorie provinciali, un personale che avrebbe dovuto avere un’adeguata formazione in merito e soprattutto il tempo necessario per aggiornarsi. Al contrario, alla mancanza di una cabina di regia, si sono unite circolari a singhiozzo, una normativa che dà adito all’interpretazione e cambi repentini di gestione. I collaboratori scolastici, in attesa dell’organico aggiuntivo covid, si sono dovuti dividere in quattro per garantire sorveglianza
laboratori.

Su tutto ciò grava la piaga del precariato, grava notevolmente sul corpo docente, ora impegnato con la gestione della classi “pollaio”, con la sostituzione dei colleghi assenti e dei fragili che rischiano un demansionamento, con la copertura di posti destinati ai precari ancora in attesa di nomina, specialmente sul sostegno. La carenza strutturale di organico difficilmente potrà garantire i turni pomeridiani e gli ingressi scaglionati nelle scuole secondarie di secondo grado così come indicato dall’ultimo DPCM.

Con il salire del numero dei contagi inizia poi ad aggirarsi lo spettro della DAD, la cui estensione potrebbe coprire tutto ciò che finora non è stato fatto in merito ai trasporti e all’edilizia scolastica.

Di nuovo quindi una DAD dell’emergenza, con tutti i problemi connessi già noti, che andrebbe a vanificare gli sforzi di programmazione estivi per garantire una didattica integrata veramente efficace e fruibile.

La narrazione del ministero di contro è così rosea, addirittura da prevedere un concorso straordinario che, non solo, nell’immediato è inutile, dato che i precari entreranno in cattedra il prossimo anno, ma che mette a repentaglio la salute dei candidati, che rischia di svuotare le scuole e che penalizzerà molti docenti in quarantena, per cui non sono state previste prove suppletive,in nome di un merito che in realtà invece è solo un terno al lotto.
Sul fronte universitario e dell’alta formazione poco cambia. I dipendenti operano nella totale confusione e mancanza di regolamentazione, ad esempio sullo smart working, coprendo di fatto l’assenza protratta di un ministero, che ha delegato completamente la gestione della sicurezza e organizzazione alle singole realtà, aumentando ancor più il divario già esistente fra le varie istituzioni, dato che in materia di finanziamenti nessuno ha potuto registrare ad oggi il cambio di rotta che sarebbe stato davvero necessario”

Con uno sforzo estremo i lavoratori del comparto istruzione, che hanno dovuto far fronte ai ritardi, alla mancanza di coordinamento, alla poca chiarezza ministeriale, stanno cercando, in nome di continuità e inclusione, di mantenere in piedi un’ istituzione che, a queste condizioni, rischia di diventare penalizzante per i ragazzi e per le famiglie.

A questi lavoratori, va il pieno appoggio e il pieno riconoscimento del Comitato Direttivo. La FLC CGIL è al loro fianco nella tutela dei diritti e nella difesa della scuola della Costituzione

Adesione dei lavoratori in somministrazione alle mobilitazioni del settore metalmeccanico.

Roma, 8 ottobre 2020

PROT.N. 267/20

Spett.le

ASSOLAVORO
ASSOMM

Oggetto: adesione dei lavoratori in somministrazione alle mobilitazioni, con lo sciopero delle prestazioni straordinarie e delle flessibilità, di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale settore metalmeccanico.

Le scriventi OO.SS., in rappresentanza dei lavoratori in regime di somministrazione del settore metalmeccanico, aderiscono alle mobilitazioni, con lo sciopero delle prestazioni straordinarie e delle flessibilità proclamato dalle Organizzazioni Sindacali Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm per il rinnovo del contratto nazionale.

Le mobilitazioni e lo sciopero si svilupperanno con le modalità decise a livello nazionale e territoriale dalle rispettive categorie di riferimento.

Cordiali Saluti

p. FeLSA CISL
Mattia Pirulli

p. NIdiL CGIL
Andrea Borghesi

p. UILTemp
Lucia Grossi

Felsa-Cisl   Via dei Mille 56 – Roma tel.06/8840867
NIdiL-Cgil   Via Dei Frentani 4/a – Roma tel. 06/44340310
UILTem.p   Via Lucullo 6 – Roma tel. 06/4753381

Dal 9 ottobre sciopero per i lavoratori del settore alimentare industria

Flai Cgil, Fai Cisl e Uila: “Tutte le controparti aderiscano al protocollo del 31 luglio”

PESARO, 9 ottobre 2020 – Dopo una complessa trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro degli addetti industria alimentare, i sindacati di categoria Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil hanno deciso di intensificare le azioni di lotta per giungere in tempi rapidi all’applicazione dell’accordo del 31 luglio per tutti i 400 mila addetti. Alla firma dell’accordo raggiunto il 31 luglio si sono sottratte, all’ultimo minuto, le sigle che aderiscono a Federalimentare.

“Di conseguenza – scrivono i sindacati di categoria Fai Cisl Flai Cgil e Uila – abbiamo deciso di prorogare il blocco delle flessibilità, degli straordinari e delle prestazioni aggiuntive e dichiarato lo sciopero di quattro ore per turno nel settore dell’industria alimentare, da oggi 9 ottobre, per sollecitare le imprese del settore che non hanno aderito al contratto collettivo nazionale siglato il 31 luglio con Unionfood, Ancit e AssoBirra alle quali si è aggiunta Assica che ha aderito ieri 8 ottobre.

Conditio sine qua non per il sindacato è la firma di tutte le associazioni datoriali che adriscono a Federalimentare, all’accordo del 31 luglio.

Non ci sarà alcun arretramento sull’accordo di fine luglio.

E’ stata una negoziazione difficile, nella quale abbiamo fatto di tutto per tenere unite le controparti, ma le divisioni tra le associazioni di imprese di Federalimentare non si sono ricomposte. Il contratto oggi sottoscritto riconosce un aumento salariale significativo di 119 euro a regime. Il contratto sottoscritto – ricordano – è l’unico contratto del settore alimentare. Non accetteremo mai la frammentazione contrattuale perché alimenterebbe il dumping e la concorrenza tra le imprese danneggiando i lavoratori e le lavoratrici e indebolendo l’intero settore. Continueremo lo stato di agitazione e con le assemblee per informare i lavoratori e le lavoratrici, fino a che non otterremo la piena applicazione del nuovo Ccnl in tutte le industrie alimentari della provincia».

COMUNICATO STAMPA: CEFLA, I LAVORATORI DELL’UNITA’ PRODUTTIVA DI PESARO IN PRESIDIO A SOSTEGNO DELLA MOBILITAZIONE DEI COLLEGHI DI IMOLA

Mercoledì 7 ottobre dalle 10:00 alle 12:00 , si terrà un’assemblea con presidio dei lavoratori del gruppo Cefla nei siti di Imola e Pesaro in concomitanza dell’incontro sindacale organizzato per fare chiarezza sulle prospettive del reparto produttivo Shopfitting di Imola.

I lavoratori di Imola, a seguito delle insistenti voci su una possibile cessione del ramo d’azienda Shopfitting , che ad oggi occupa più di 200 lavoratori, e dato l’assordante silenzio da parte aziendale in merito, avevano indetto uno sciopero di 2 ore con presidio giovedì scorso per denunciare la fortissima preoccupazione che aleggia tra i lavoratori stessi.

Questa vicenda coinvolge indirettamente anche i lavoratori di Pesaro, poiché Cefla è una cooperativa che, abdicando al suo ruolo sociale, mette in atto sempre più politiche da multinazionale intraprendendo azioni unilaterali e non condivise, invece di affrontare le criticità del momento congiunturale e quindi presentare e condividere un piano industriale di gruppo come da noi richiesto prima della pausa estiva.

E’ chiaro a tutti che se dovesse essere confermata questa scelta da parte del gruppo Cefla nessun lavoratore può sentirsi al sicuro, ed è per questo che richiediamo a gran forza la convocazione di un “tavolo Nazionale “ per discutere il piano industriale di gruppo che debba tener conto anche dei lavoratori.

E’ ora che Cefla dimostri di essere una cooperativa e non una multinazionale.

Pesaro 6/10/2020

FIOM CGIL Pesaro Urbino

Servizio scuolabus, la Filt Cgil denuncia gravi inadempienze per il personale della Tundo

Pesaro, 30 settembre 2020 – Nel corso di un’assemblea sindacale dei dipendenti della “Tundo” (la ditta appaltatrice del servizio scuolabus nei Comuni di Pesaro, Fano, Petriano, Fermignano, Vallefoglia e Monteccicardo), sono emerse gravi inadempienze economiche e dei diritti dei lavoratori che la Filt Cgil denuncia, in un comunicato, firmato da Luca Polenta, segretario generale provinciale della Filt Cgil Pesaro e Urbino e dalla Rsa.

“I lavoratori che prestano il servizio scuolabus in questi Comuni – scrive – ad oggi NON hanno percepito parte della tredicesima mensilità, non hanno ottenuto il pagamento della quattordicesima, le ferie, i permessi non goduti e il Tfr. A questo si aggiungono la mancata consegna delle buste paga di marzo, aprile, maggio e giugno.
La Filt Cgil già dal 1° settembre ha segnalato tali inadempienze sia all’Ispettorato del lavoro sia ai Comuni interessati.

“Ad eccezione di Pesaro e Vallefoglia – precisa Luca Polenta – nessuno degli altri Comuni si è premurato di svolgere alcuna verifica. Il dubbio è che a queste amministrazioni locali non interessino affatto le questioni dei lavoratori che operano nell’appalto scuolabus del loro territorio.
Per noi è invece è necessaria e urgente.

I dipendenti della TUNDO, che opera in appalto nei Comuni citati, da marzo sono stati posti in cassa integrazione, a causa della pandemia dovuta al coronavirus, percependo importi che vanno dai 200 euro ad un massimo di 700 euro; sono chiare a tutti le gravi difficoltà economiche che queste lavoratrici e lavoratori stanno affrontando.

Per la FILT CGIL PESARO URBINO è necessario un intervento da parte di tutti i Comuni, non solo Pesaro e Vallefoglia, per verificare le inadempienze retributive sofferte dai lavoratori e procedere rapidamente a sanare le spettanze economiche da parte dall’azienda.

Qualora la Tundo non intervenga in tempi rapidi la Filt Cgil chiede che si proceda immediatamente con la procedura del pagamento in surroga da parte degli enti locali coinvolti”.

rESISTIAMO – La FILCAMS a fianco dei lavoratori stagionali del turismo.

Il settore turistico, uno dei primi ad essere stato impattato e tra quelli coinvolti più drasticamente dalle conseguenze dell’emergenza sanitaria legata al Covid-19, anche in base ai dati più aggiornati, sarà l’ultimo ad uscire dalla situazione di crisi determinata dall’emergenza sanitaria.

A chiusura della stagione estiva 2020, la difesa dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di uno dei settori più importanti per l’economia italiana continua.

Per questo, come ogni anno, siamo a fianco degli addetti dell’intero comparto (lavoratori stagionali,somministrati, intermittenti, esternalizzati, terziarizzati e in appalto) per offrire loro tutele, informazioni e tutta l’assistenza di cui necessitano.

CHI SIAMO E COSA FACCIAMO

La FILCAMS è la categoria della CGIL che organizza e rappresenta tutte le lavoratrici e i lavoratori dei settori Terziario, Turismo e Servizi. Siamo presenti in tutte le regioni e province d’Italia (a Pesaro e Urbino con oltre 6.000 iscritti – dato certificato al 31/12/2019) e svolgiamo un’attività di tutela dei lavoratori a livello sindacale attraverso la stipula dei contratti nazionali di lavoro, le assemblee sindacali, la contrattazione territoriale e aziendale, la gestione dei fondi di previdenza integrativa.

Inoltre offriamo ai lavoratori supporto per altri tipi di servizi, quali:

  • informazioni contrattuali e legislative;
  • chiarimenti su ammortizzatori sociali (cassa integrazione, fondi di integrazione salariale);
  • informazioni su bonus statali e congedi straordinari relativi all’emergenza da Covid 19;
  • controllo buste paga;
  • diritti e tutele per i genitori, per le famiglie e per le persone con handicap;
  • aiuti economici per i lavoratori da parte dei vari enti bilaterali;
  • pratiche riservate agli iscritti attraverso la rete dei servizi CGIL, Patronato INCA, CAAF, UVL (compilazioneISEE, assegni familiari, domanda di maternità, pensione, conteggi buste paga etc.).

CONTATTI

FILCAMS CGIL PESARO: Via Gagarin, 179 – 0721 420224

FILCAMS CGIL FANO: Via Roma, 93/A – 0721 830388

Sito: www.cgilpesaro.it/filcams-federazione-lavoratori-del-commercio

Facebook: www.facebook.com/filcamscgilmarche

Le Marche di domani Le proposte di CGIL CISL UIL Marche: lavoro, sostenibilità sociale e ambientale, coesione e sviluppo

CGIL CISL UIL delle Marche intendono sottoporre all’attenzione dei candidati Presidenti e alle rispettive forze politiche per le prossime elezioni, le priorità del Sindacato confederale per il rilancio del sistema economico e sociale marchigiano. Nei prossimi giorni tale documento sarà oggetto di confronto con i candidati alla Presidenza.

Secondo Daniela Barbaresi, Sauro Rossi e Claudia Mazzucchelli, Segretari Generali di CGIL CISL UIL Marche, “di fronte alla profonda trasformazione nella struttura economica e sociale in termini di quantità e qualità dell’occupazione, reddito e sicurezza sociale, occorrono risposte nuove e inedite puntando su lavoro, sostenibilità sociale e ambientale, coesione e sviluppo con investimenti pubblici e privati, innovazione, accompagnamento nei processi di riconversione e transizione verso un’economica verde, digitale e interconnessa riconoscendo il valore del lavoro. Un nuovo modello di sviluppo che coniughi lavoro e diritti delle persone, innovazione e territorio, coesione e sostenibilità e che sia alla base per un Patto tra la Regione e le Parti sociali ed economiche delle Marche”. Queste le priorità per il Sindacato:

1. Sviluppo sostenibile, riconversione produttiva e rilancio del Made in Italy. La Regione deve promuovere, sostenere e accompagnare i processi di transizione tecnologica e digitale e quella ecologica attraverso politiche e interventi integrati: politiche industriali, politiche di sviluppo, creazione, sostegno e tutela del lavoro, formazione.
Vanno sostenute le filiere produttive, qualificando i servizi a supporto a internazionalizzazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, con attenzione alle PMI. Con la nuova programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 vanno garantiti tempestività, selettività negli interventi, priorità ai progetti di maggiori dimensioni e di sistema, partecipazione.

2. Politiche per il lavoro di qualità. La priorità per la nuova legislatura deve essere il lavoro e la sua qualità, contrastando precarietà e lavoro discontinuo, con particolare attenzione ai giovani e alle donne. Sono fondamentali politiche attive per il lavoro adeguate e un ruolo centrale dei Servizi per l’Impiego pubblici, in sinergia e con il supporto dei servizi privati accreditati, con adeguate risorse professionali ed economiche.
E’ necessario che la Regione Marche si doti di una nuova Legge Regionale sul lavoro per rendere il mercato del lavoro più inclusivo, più equo e rispondente ai nuovi e mutati bisogni, valorizzando la partecipazione e la concertazione con le Parti sociali.

3. Legalità, appalti e sicurezza sul lavoro. Legalità, trasparenza nel sistema degli appalti, lotta al lavoro nero e sommerso, tutela della salute e sicurezza sul lavoro sono temi prioritari su cui la Regione deve avere un ruolo decisivo.
La Regione deve dotarsi di una specifica Legge regionale su legalità, appalti e contrasto al lavoro nero e irregolare che preveda anche l’adozione del DURC con indici di congruità, anche in considerazione della ricostruzione post sisma.
Serve un forte impegno della regione sulla prevenzione e la sicurezza nei luoghi di lavoro, incrementando risorse e organici dedicati alla prevenzione e alla vigilanza.

4. Istruzione, formazione, ricerca. Occorre investire e valorizzare il sistema della conoscenza: istruzione, università, ricerca, formazione e diritto allo studio, fondamentali per coniugare qualità del lavoro e innovazione.

5. Politiche di genere e parità. Vanno sviluppate azioni a garanzia della parità di genere e di contrasto a ogni forma di discriminazione. Necessaria una Legge regionale sulla parità e le pari opportunità.

6. Sviluppo sostenibile e infrastrutture. Lo sviluppo sostenibile richiede un’adeguata ed efficiente rete infrastrutturale, materiali e immateriali, a partire dalle infrastrutture digitali soprattutto nelle aree interne per connettere le persone, i territori e i sistemi produttivi. Fondamentali il completamento e realizzazione di opere quali Fano-Grosseto, “Quadrilatero”, variante Falconara-Baraccola, linea ferroviaria Orte-Falconara, Salaria, Terza corsia dell’A14 a sud, riqualificazione del Porto di Ancona e raccordo con la grande viabilità, facilitando integrazione e cooperazione con le aree territoriali vicine.
Vanno completate rapidamente le opere di edilizia ospedaliera e realizzati i nuovi ospedali ricorrendo all’appalto e superando la scelta del project financing.

7. Ricostruzione post sisma e messa in sicurezza del territorio. A quattro anni dal terremoto, gli enormi ritardi vanno colmati, ricostruendo territori e comunità, e contrastando i rischi di spopolamento. La Regione deve recuperare un forte ruolo di coordinamento e controllo nella ricostruzione, garantendo massima attenzione alle condizioni dei cittadini e allo stesso tempo vigilando sul rispetto della legalità e delle norme sul lavoro, per dare prospettive certe alle comunità e rendere attrattivi i territori.

8. Rigenerare i territori. La sfida della rigenerazione del territori necessita della partecipazione delle comunità locali e della centralità dei bisogni delle persone. Vanno integrati i sistemi sanitario, sociale e del lavoro, portando a sintesi un percorso di omogeneizzazione dei rispettivi sistemi locali: Distretti sanitari, Ambiti territoriali sociali e Centri per l’Impiego. Questa è una condizione necessaria per integrare le rispettive attività e rispondere in modo multidisciplinare a bisogni lavorativi, sociali, sanitari, abitativi, ecc.

9. Sanità e politiche sociali. l sistema sanitario regionale deve garantire la salute dei cittadini, non solo con la riqualificazione della rete ospedaliera, ma soprattutto investendo nella prevenzione e nei servizi territoriali. Va completata la realizzazione di una rete diffusa e qualificata di Ospedali di comunità e Case della salute, le cui attività vanno integrate in modo efficace con il sistema di Emergenza – Urgenza e delle Cure primarie. Vanno ridotti i tempi di attesa e la mobilità extraregionale governando e contenendo l’offerta di servizi privati. Il personale va valorizzato, vanno portate a termine le stabilizzazioni e garantite nuove assunzioni.
Prioritaria è riqualificare l’assistenza alle persone non autosufficienti a partire dagli anziani: occorre una Legge regionale per la non autosufficienza e l’invecchiamento attivo con adeguati finanziamenti.
Le politiche sociali devono essere una priorità e contando su adeguati finanziamenti, per garantire coesione e superamento di diseguaglianze e condizioni di disagio. Va ripristinato il Fondo regionale indistinto per le politiche sociali e garantita un’adeguata rete di servizi per l’infanzia e l’adolescenza a partire dall’ampliamento della rete dagli asili nido.

10. Politiche tributarie e tariffarie. Nelle politiche tributarie e tariffarie va rafforzato il carattere progressivo dell’addizionale IRPEF regionale e va rivista la struttura dell’IRAP superando forme agevolative non giustificabili. L’indicatore dell’ISEE va assunto in modo generalizzato dalle attività regolamentate dalla Regione.

11. La sfida del riordino istituzionale. La Regione deve promuovere e sostenere forme di gestione associata e di fusione dei Comuni per garantire efficienza e adeguatezza nell’esercizio delle funzioni locali. Per quanto concerne il regionalismo differenziato occorre ribadire che una maggiore autonomia è possibile solo in un quadro solidaristico e unitario del Paese e garantendo i livelli essenziali delle prestazioni a livello nazionale.

12. Relazioni sindacali. E’ indispensabile restituire pieno significato al concetto di partecipazione democratica attraverso un fattivo e costante confronto tra Istituzioni e parti sociali.

Ancona, 25 agosto 2020

Roberto Rossini: “gli autisti non sono dotati di super poteri”

TPL /Intervento del segretario generale Cgil in polemica con le assessore comunali Ceccarelli e Morotti.

PESARO, 7 settembre 2020 – Sul trasporto degli alunni in vista della apertura imminente delle scuole, nei giorni scorsi, è intervenuto, con un comunicato, il segretario della la Filt Cgil provinciale Luca Polenta chiedendo un confronto sul tema della sicurezza dei lavoratori e degli utenti.

Oggi, sulla questione, prende posizione anche il segretario generale della Cgil Pesaro Urbino Roberto Rossini, sostenendo che la Cgil non può esimersi dall’esprimere un forte disappunto in merito a quanto dichiarato alla stampa dalle assessore comunali Ceccarelli (servizi educativi) e Morotti (trasporti).

“A meno che non si pensi che gli autisti siano dotati di ‘super poteri’ – scrive Roberto Rossini – credere che mentre sono alla guida possano individuare e controllare chi indossa o meno la mascherina, vigilare sul rispetto delle distanze durante la corsa, sui comportamenti tanto più se si è in presenza di minori e negli orari dove maggiormente si concentrano, è improbabile se non impossibile. Più che liquidare il tema della necessità di personale aggiuntivo a bordo del mezzo, con poche parole e oltretutto imprecise, sarebbe stato meglio assumersi l’onere di organizzare a livello provinciale quel tavolo di confronto tra le parti che abbiamo chiesto da tempo. Inoltre le richieste del sindacato di categoria Filt non contemplano ‘un controllore su ogni mezzo’ ma l’istituzione della figura di uno steward a bordo, nelle corse di maggiore affluenza”.

Rossini aggiunge che: “non si può in nessun modo scaricare la responsabilità di ciò che accade sui mezzi al conducente ma a coloro che non prendono provvedimenti per prevenire potenziali pericoli di contagio”.

“Il conducente del bus – ribadisce la Filt Cgil – deve concentrarsi sulla guida e non fare lo sceriffo regolando il numero delle persone che possono salire, contando le persone che salgono e scendono, e garantire il limite di capienza che verrà indicato in ogni mezzo dall’azienda.

Vorremmo portare un esempio che si potrebbe verificare dove l’autista ad una fermata si trovi a scegliere tra un gruppo di persone chi sale e chi rimane a terra per raggiungimento di limite di carico, cosa succede se si tratta poi di minori? Di chi è la responsabilità? Di chi è la responsabilità se all’interno del mezzo non viene rispettata la distanza si sicurezza? Di chi è la responsabilità se i passeggeri si tolgono la mascherina? Chi stabilisce chi deve scende dal mezzo se si è superato il numero massimo?

Secondo noi l’autista deve pensare alla conduzione del mezzo, al rispetto del codice della strada per garantire l’incolumità dei passeggeri e dei cittadini che circolano su strada.

“La sicurezza dei trasportati per noi è una priorità –conclude la Filt Cgil – ogni cittadino che sia minorenne o maggiorenne, che si muove con i mezzi pubblici per lavoro, per studio, o per andare a passeggio, deve avere la certezza di viaggiare in massima sicurezza”.

Filt Cgil: massima sicurezza anche per gli addetti al trasporto scolastico

Nota del segretario generale Filt Cgil Pesaro Urbino Luca Polenta: senza garanzie sulla sicurezza siamo pronti alla mobilitazione

Pesaro, 4 settembre 2020 – Le incognite sulla riapertura delle scuole il 14 settembre prossimo coinvolgono anche il trasporto scolastico e la sicurezza di autisti e studenti.

Il segretario provinciale della Filt Cgil Pesaro e Urbino Luca Polenta, dopo l’incontro di Cgil Cisl e Uil Marche con l’assessore regionale ai Trasporti, dichiara che il tema va discusso anche a livello provinciale per stabilire in quali condizioni debba ripartire il servizio scuolabus.

“La competenza pur essendo regionale – spiega il segretario Filt – richiede che in tutte le province si mettano in pratica gli accordi raggiunti. Ogni territorio ha le proprie peculiarità per questo chiediamo un coinvolgimento e un confronto anche a livello provinciale.

Durante l’incontro tra Regione e Cgil Cisl Uil Marche abbiamo presentato diverse richieste, tra le quali: la garanzia del distanziamento dell’autista attraverso posti guida separati con cabina chiusa e dove non presente continuare come previsto dall’ultima ordinanza regionale ovvero porta anteriore chiusa e prime file di sedili alle spalle dell’autista chiuse con catenella.

Abbiamo chiesto di introdurre la figura dello steward obbligatoria nelle corse dove c’è molta affluenza, in modo che il conducente si debba solo occupare della conduzione del mezzo mentre il collega dovrà regolare il numero delle persone a bordo, vigilare sull’utilizzo dei presidi obbligatori, ricordando però che nessuna responsabilità dovrà ricadere su autista e steward.

Il servizio su gomma deve essere più coordinato tra i vari vettori di TPL, con coincidenze tra vettori anche di altri bacini in modo da garantire un servizio funzionale all’utenza e che il coordinamento avvenga anche con il servizio ferroviario, il quale potrebbe alleggerire il carico sulle lunghe percorrenze dei bus, prevedendo uno scambio sincronizzato alla stazione ferro gomma e viceversa.

Ci è stato risposto che per far fronte alla carenza dei mezzi, le aziende potranno utilizzare le vetture da noleggio come previsto dal documento del ministero dei Trasporti, e se non fosse sufficiente, si potrà richiedere il subappalto per le corse di supplemento.

Su questo punto ci siamo detti d’accordo nel favorire l’occupazione dei colleghi delle ditte di noleggio che oggi sono ancora in cassa integrazione, purché avvenga con delle regole chiare stringenti: nel rispetto delle regole in modo da garantire lavoro e salario equi evitando il dumping sociale.

La Regione ha ribadito che le risorse ci sono visto lo stanziamento di diversi milioni di euro per il TPL sia da parte della Regione Marche che da parte del Governo.

Considerato il documento del MIT datato 1 settembre 2020 che stabilisce l’aumento della capienza dei mezzi fino al 80% il servizio scolastico partirà il 14 settembre e in corso d’opera verranno apportati correttivi necessari per far fronte ad eventuali difficoltà che verranno riscontrate nei primi giorni di scuola.

“Nei prossimi giorni – conclude il segretario Filt Cgil – è previsto un altro incontro in Regione ma noi chiediamo un confronto a livello provinciale e se le misure di sicurezza non verranno applicate siamo pronti a una mobilitazione degli addetti senza escludere altre forme di protesta più incisive”.

Luca Polenta

Segretario generale Filt Cgil Pesaro e Urbino

Quante sono le pensioni nella provincia di Pesaro e Urbino nel 2020

PESARO – I dati Inps elaborati dall’Ires Cgil Marche indicano che sono 119 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate dall’INPS nella provincia di Pesaro Urbino, e di queste 60 mila sono le pensioni di vecchiaia (pari al 50,4% del totale), oltre 10 mila sono le pensioni di invalidità (8,9%), 23 mila le pensioni ai superstiti (19,1%), quasi 4 mila le pensioni/assegni sociali (3,2%) e 22 mila sono le prestazioni a invalidi civili (18,4%).
E’ quanto emerge dai dati dell’INPS sulle pensioni vigenti nel 2020 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici), elaborati dall’IRES CGIL Marche riguardanti la nostra provincia.

Dal 2016 il numero delle pensioni complessivamente erogate nella provincia è diminuito del 2,2%, pari a circa 2 mila prestazioni in meno.
Nello stesso periodo si è notevolmente innalzata l’età media dei percettori delle pensioni di vecchiaia. Ciò è particolarmente evidente per coloro che sono stati lavoratori dipendenti: i pensionati con meno di 65 anni di età sono appena l’11,9% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati dal in cinque anni dal 32% al 36,6%.

L’importo medio delle pensioni vigenti nella provincia di Pesaro Urbino è di 787 euro lordi, con valori medi che variano dai 1.056 euro delle pensioni di vecchiaia ai 417 euro delle pensioni e assegni sociali.
L’importo medio delle pensioni di vecchiaia nella provincia è il più alto delle Marche (45 euro mensili in più della media regionale) ma di molto inferiore a quello nazionale ( -168 euro lordi).
Significativa è la differenza tra uomini e donne relativamente all’importo della pensione di vecchiaia: se i primi percepiscono 1.317 euro lordi, le donne arrivano a 731 euro, pertanto queste ricevono mediamente 586 euro in meno ogni mese (-43,7% rispetto agli uomini).

Nella provincia di Pesaro Urbino 79 mila prestazioni pensionistiche, pari al 65,9% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese: dunque, 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà. Anche da questo punto di vista si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini con pensioni fino a 750 euro sono il 46% del totale, mentre per le donne tale percentuale sale al 79,6%.