Polizia Municipale: i sindacati chiedono al Comune garanzie sulle mascherine

Pesaro, 8 aprile 2020 – I sindacati Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno inviato una lette aperta al Direttore generale del Comune di Pesaro, al responsabile del Personale e al Comandante della Polizia municipale sulla distribuzione di mascherine ai dipendenti della polizia locale che sembrerebbero assolutamente inefficaci rispetto al rischio contagio per questi lavoratori che svolgono la loro attività a stretto e diretto contatto con la popolazione.
“Apprezziamo l’iniziativa del Comune di Pesaro per consentire la distribuzione di mascherine chirurgiche alla popolazione – dicono – strumenti sicuramente utili per il contenimento dell’emergenza e riteniamo indispensabile anche un intervento per garantire il necessario approvvigionamento per il personale dell’ente che, in ragione dei compiti propri della polizia locale, ha contatto frequente e ravvicinato con la popolazione”.
Tuttavia, i sindacati affermano di aver ricevuto numerose segnalazioni (e foto) di queste mascherine che suscitano molti dubbi.
“Chiediamo pertanto di avere conferma della congruità dei Dpi oggi distribuiti al personale – scrivono- indicazioni sulla provenienza e la certificazione necessaria che ne garantisca la qualità”.
Fp Cgil Cisl Fpl e Uil Fpl aggiungono anche la richiesta per gli agenti della Municipale di uno screening sierologico.

Affitti: il problema è qui e ora

Pesaro, 3 aprile 2020 – Il segretario del Sunia Pesaro e Urbino (Sindacato inquilini) l’avvocato Gabriele Belfatto interviene sul tema degli affitti a nome di quegli inquilini che non possono pagare il canone.
“Abbiamo letto con attenzione il resoconto delle associazioni dei proprietari che hanno dichiarato la propria volontà ad applicare i futuri provvedimenti del Governo – scrive -, ma per gli inquilini morosi a causa delle ricadute economiche dell’emergenza coronavirus finora non abbiamo visto alcun provvedimento. Per loro il futuro è oggi, qui e adesso.
Il decreto Cura Italia ha affrontato il tema delle famiglie che pagano il mutuo “prima casa” ma ha ignorato chi non riesce a pagare l’affitto a fine mese. Come Sindacato inquilini chiediamo alle associazioni dei proprietari una scelta di buon senso da non procrastinare in attesa di provvedimenti futuri. Ci sembra giusto al momento trovare un accordo per limitare i costi dei canoni di locazione oppure per sospendere eventuali sfratti. In piena emergenza coronavirus è molto più appropriato collaborare per trovare insieme tutti gli strumenti necessari affinché nessuno resti indietro e si trovi ad affrontare il problema della casa, in un momento molto delicato dove la priorità è la salute e la prevenzione dei contagi
Il Sunia è fin d’ora disponibile ad affrontare la problematica con le associazioni dei locatori e nel contempo a prestare tutela ai conduttori per fronteggiare situazioni di crisi in atto”.

Spi e Cgil mettono in guardia gli anziani da truffe e false collette

Cgil e Spi: non aprite la porta a chi dice di raccogliere soldi a nome del sindacato

Pesaro, 3 aprile 2020 – Le truffe a danno delle persone più fragili come gli anziani non sono mai mancate e adesso c’è anche chi si approfitta dell’emergenza coronavirus per spillare soldi alle persone più ingenue e in buona fede.
“Ci è stato riferito – scrivono Spi e Cgil Pesaro Urbino – di persone che stanno rubando soldi chiedendo offerte a nome del sindacato per aiutare a fronteggiare l’epidemia con un aiuto in denaro. Queste persone suonano il campanello e chiedono i soldi. E’ accaduto a Fano e potrebbe accadere in altri comuni. Per questo invitiamo tutti a non aprirle la porta perché Spi e Cgil mai hanno raccolto soldi in questo modo. Diffidiamo chiunque usi le nostre sigle per estorcere denaro e invitiamo le persone che sono state raggirate a segnalarci altri episodi e a denunciare il furto a carabinieri o polizia.

Nuovi ricoveri all’ospedale di Urbino senza l’esito dei tamponi

Emergenza Covid-19 Fp Cgil e Cisl Fp parlano ennesimo errore della direzione medica: intervenga la direzione generale di Auser Marche

Pesaro, 1 aprile  – Solo una settimana fa le organizzazioni Sindacali Fp Cgil e Cisl Fp Pesaro Urbino avevano denunciato la diffusione del covid – 19 tra i degenti e gli operatori sanitari nel reparto di Medicina Generale dell’ospedale di Urbino a causa di una gestione impropria di alcuni pazienti ricoverati nonostante erano ancora in attesa di tampone.

Dopo quel disastro la direzione di Area Vasta e la direzione medica avevano riorganizzato la gestione del reparto ( con la Determina Dav 304/AV1 del 23/03/2020 con la suddivisione di due ali del reparto (medicina uomini e medica donne) dedicata ai degenti covid positivi per un totale di 43 posti letto poi successivamente portati a 50 e l’ala nuova del reparto (quella destinata alla geriatria) dedicata a degenti no covid per un totale complessivo di 18 posti letto.

L’errore purtroppo si sta ripetendo a Urbino perché i pazienti che accedono nuovamente dal pronto soccorso vengono trasportati lì dal sistema territoriale dell’emergenza e vengono ricoverati nei reparti cosiddetti puliti ovvero quelli no covid senza che venga effettuato preventivamente apposito tampone.

Sappiamo di nuovi recenti ricoveri nell’ala nuova della medicina dedicata ai no covid ma anche di pazienti trasportati da Pesaro per prestazioni chirurgiche/ortopediche come ad esempio la frattura di femore che vengono ricoverati nel nuovo reparto accorpato di chirurgia/ortopedia senza che venga effettuata la necessaria indagine tramite tampone o ancora peggio ricoverati nei reparti dell’ospedale di Urbino in attesa della risposta del tampone. Alcuni di questi risultano ad oggi già covid positivi.

Questi pazienti devono essere gestiti come casi potenzialmente positivi, e le precauzione devono essere le stesse utilizzate per il paziente covid positivo.
La direzione medica deve disporre immediatamente il trattenimento dei casi sospetti, e comunque in questa fase della pandemia di tutti i pazienti esterni anche se asintomatici, all’interno del pronto soccorso o altro reparto comunque isolato dagli altri reparti per il tempo necessario alla verifica dell’eventuale positività al Covod-19
E’ già elevato il numero del personale sanitario e medico assente perché risultato positivo al coronavirus e mettere a repentaglio nuovamente la salute dei dipendenti e dei degenti no covid non può avvenire con cadenza periodica perché c’è una gestione totalmente inadeguata in questa fase della pandemia.

Chiediamo alla Direzione Generale dell’Asur Marche di intervenire prontamente altrimenti verrà vanificato qualsiasi sforzo di recuperare personale sanitario e medico dalla chiusura temporanee di reparti come Psichiatria di Urbino e Cure Intermedie di Sassocorvaro, citate a titolo esemplificativo. in quanto sono le ultime a essere state chiuse.

“Senza lavoratori non ci sono le aziende”

Durissima replica dei segretari provinciali Cgil Cisl Uil al vicepresidente della Camera di Commercio Pesaro Urbino Salvatore Giordano

Pesaro, 31 marzo – Con vero stupore e senza nascondere un forte disappunto abbiamo letto le esternazioni del vicepresidente della Camera di Commercio in merito alle 508 aziende che vogliono continuare a produrre, adducendo il fatto che le loro produzioni in tutto o in parte sarebbero collegate ai cosiddetti settori essenziali.
Per noi, 508 imprese (tra l’altro ci risulta che siano ancora aumentate) che autocertificano alla prefettura la loro volontà di voler continuare sono numerici eccessive rispetto alla principale necessità economica del momento, quello di fermare al più presto possibile la diffusione dell’epidemia. Prima fermeremo la diffusione del virus prima potremo affrontare l’emergenza economica che già è in atto.
Il lavoro che stiamo tentando di fare con la Prefettura, con difficoltà, viste le ultime dichiarazioni da parte datoriale che sembrano contrastare questa azione, è proprio quello di garantire che le aziende che veramente rientrano nel DPCM 22 marzo possano operare garantendo la sicurezza dei lavoratori e le produzioni essenziali per la sopravvivenza di tutti i cittadini.
Non capiamo come il vice presidente della Camera di commercio, nell’esercizio del suo ruolo istituzionale, possa con così grande disinvoltura, mettere sullo stesso piano il diritto Costituzionale alla tutela della salute e l’interesse economico, tale da giustificare un atteggiamento semplicemente utilitaristico e ai nostri occhi irresponsabile, che fa prevalere l’interesse di parte di alcune imprese a scapito di altre. Non ci pare che con le sue dichiarazioni il vicepresidente della Camera di Commercio abbia dimostrato di garantire a tutte le parti il mantenimento di un giusto e necessario equilibrio nel rappresentare tutte le imprese del territorio e l’interesse dei lavoratori.
Forse, ricoprendo vari incarichi, il vicepresidente Salvatore Giordano, ha rilasciato dichiarazioni ,confondendo il proprio ruolo con l’altro che ancora ricopre cioè quello di direttore di Confindustria, tanto che non abbiamo ben individuato a che titolo ed in rappresentanza di chi stava parlando.
Un altro esempio che deve far riflettere rispetto alla opportunità nel nostro Paese di attribuire più ruoli e incarichi ai medesimi soggetti, esponendoli al rischio di contraddirsi e di fare dichiarazioni “imbarazzanti”, come quelle sulla necessità per i sindacati di far riaprire le aziende altrimenti gli stessi perderebbero gli iscritti.
Ricordiamo all’avvocato Giordano che in questo momento la priorità è la salute dei cittadini e parafrasando le sue parole:” senza lavoratori non ci sono imprese”
Nell’auspicare che il vicepresidente della Camera di Commercio “smentisca” il direttore di Confindustria (ovvero se stesso ) e precisi le sue parole, chiediamo al Presidente della Camera di Commercio Regionale Gino Sabatini, se la linea dell’istituzione che presiede è coerente con quella espressa dal dott. Giordano, oppure se non sia il caso che venga chiarito quale sia la posizione ufficiale della stessa.
Ribadiamo che le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL continueranno a svolgere il ruolo a garanzia della salute dei lavoratori e della comunità.

Roberto Rossini Cgil Maurizio Andreolini Cisl Paolo Rossini Uil

Sicurezza, questa sconosciuta (anche in epoca di pandemia)

Potremmo definire quella che stiamo vivendo una “guerra silenziosa”, se non fosse che il silenzio ogni tanto viene interrotto da sparate mediatiche, fragorose quanto inutili, da parte di personaggi che dovrebbero rappresentare le aziende e le istituzioni, ai quali più volte ci siamo rivolti come sindacati metalmeccanici per avere un dialogo alla ricerca di soluzioni comuni per far fronte alla crisi già in atto e a quella ancor maggiore che dovremo affrontare una volta passata l’emergenza sanitaria.
Come Fim Fiom Uilm ci siamo espressi più volte, non solo ai tempi del Covid 19, su quanto sia importante, oggi potremmo dire vitale, che nelle aziende si facciano investimenti per garantire la tutela della salute e sicurezza ai lavoratori e lavoratrici, ma ancora oggi, con una pandemia in corso, pur nella difficoltà di adeguarsi a decreti e protocolli in continua evoluzione, ci sembra che non ci sia nemmeno la volontà da parte di molti imprenditori a mettersi pienamente in regola, mentre apprendiamo tristemente di aziende che stanno cercando di cambiare il proprio codice Ateco o avere deroghe dal Prefetto per poter lavorare ugualmente nonostante non siano produttori di beni essenziali, mettendo a rischio la salute dei lavoratori e gli sforzi sociali fatti dai cittadini in questo periodo.
Dopo esserci rivolti alle istituzioni chiedendo di attenzionare il territorio pesarese per far rispettare le regole sulla sicurezza e tutelare la salute dei lavoratori, in tutta risposta apprendiamo dai giornali che l’Asur, di concerto con la Regione Marche, in appena 3 giorni lavorativi, ha effettuato 353 controlli tra sopralluoghi e contatti telefonici nelle aziende senza trovare irregolarità, mentre i feedback che ci arrivano dai lavoratori “in trincea” ci raccontano di fabbriche tali e quali a prima del Coronavirus, senza le adeguate misure e tutti i dispositivi di sicurezza. Del resto, se tutti si lamentano che negli ospedali mancano le mascherine, come fanno ad averle le aziende?

In questo scenario, stanno uscendo fuori tutte le fragilità del nostro sistema capitalistico, dove chi rispetta le regole è sfavorito rispetto a chi le trasgredisce, facendo concorrenza sleale, e nel quale i problemi della classe dirigente si scaricano sempre sui più deboli, mentre sarebbe il momento, a nostro vedere, di rimboccarci tutti assieme le maniche, dimenticare gli individualismi e provare a fare un salto di qualità, iniziando a rispettare le regole e soprattutto ad investire in sicurezza per tutelare la salute dei lavoratori che fanno sacrifici in prima persona per mandare avanti le aziende.

Pertanto, ora più che mai continueremo a batterci per il rispetto delle norme sulla sicurezza, come abbiamo sempre fatto, invitando le istituzioni a fare altrettanto.

Pesaro 29.3.2020

Cgil Cisl e Uil rispondono a Confindustria: “Lavoriamo per tutelare la salute di lavoratori e cittadini”

Pesaro, 28 febbraio – Abbiamo letto con attenzione l’intervento del presidente di Confindustria Marche Nord Mauro Papalini in merito al COVID 19 e il suo impatto sul mondo del lavoro.
Per questo vogliamo sottolineare che fin dall’inizio di questa crisi per noi la priorità è stata quella di mettere prima di ogni interesse economico, la difesa della salute dei lavoratori e di tutti i cittadini, operando secondo quanto richiesto dalle Istituzioni affinché le misure di contenimento potessero avere la massima efficacia. Allo stesso modo siamo sempre stati altrettanto consapevoli che alcuni lavoratori più direttamente di altri avrebbero comunque dovuto continuare a lavorare per permettere la sussistenza della collettività costretta a rimanere a casa e per combattere la malattia con in prima linea gli operatori della sanità. Ci siamo battuti fin da subito affinché a questi lavoratori sia garantita la massima sicurezza nei loro luoghi di lavoro, battendoci perché gli venissero assicurati i giusti dispositivi di protezione individuale e fossero messe in atto tutte le misure contenute nel protocollo sulla sicurezza sottoscritto con le imprese a livello nazionale.
Ora, il lavoro che siamo chiamati a svolgere fin da subito assieme alla Prefettura, con la quale da qualche giorni stiamo cercando di sottoscrivere un protocollo di azione, sarà proprio quello di verificare una ad una le situazioni delle singole aziende, con la massima trasparenza e senso di responsabilità, ma certamente segnalando anomalie e situazioni di mancata applicazione delle norme di sicurezza laddove queste ci verranno evidenziate, come del resto abbiamo fatto in queste settimane.
Siamo assolutamente preoccupati per l’economia e le macerie sociali che rischieremo di trovarci di fronte fra non molto e tanto più siamo convinti che questo non sia il tempo per compiere fughe in avanti o mettere in atto comportamenti scorretti non solo verso i lavoratori ma anche tra imprese. Non possiamo permetterci atteggiamenti che abbiano come fine la tutela esclusiva degli interessi di alcune parti a scapito di altre. Se lo facessimo pagheremmo tutti un prezzo altissimo. Alla luce di questo, non comprendiamo l’ennesima frecciata gratuita lanciata dall’arco teso dal Presidente Papalini nei confronti delle scriventi sui giornali, che ci chiama in causa nei suoi monologhi quasi fossimo degli antagonisti, mentre ci saremmo aspettati, in questo momento così difficile per tutti, una chiamata fuori dai riflettori per trovare delle soluzioni comuni.
Per questo chiediamo fin da ora a Confindustria, ma anche a tutte le altre associazioni di rappresentanza degli imprenditori, di sottoscrivere un “Patto dei valori” che si fonda su trasparenza e metta in primo piano la salute dei lavoratori, che abbia lo scopo di garantire la massima sicurezza a chi deve necessariamente lavorare, ma allo stesso tempo che abbai lo scopo di tutelare anche chi non lavorando in settori essenziali deve restare a casa a tutela della salute di tutti.
Un “Patto dei valori” aperto che chiediamo poi di sottoscrivere a tutte le Associazioni datoriali private ed anche ai datori di lavoro pubblico, in primis quelli della sanità, che hanno visto e vedono tanti lavoratori sacrificarsi quotidianamente senza che venga loro garantito un adeguato livello di sicurezza sul lavoro.
A differenza di quanto affermato dal Presidente di Confindustria Marche nord, In questi difficili momenti non abbiamo mai diffuso messaggi di tensione e paura, bensì abbiamo sempre agito nel tentativo di assicurare ai lavoratori la massima attenzione a tutela della loro salute. Questo è il nostro ruolo e lo rivendichiamo. Pensiamo che la difesa della salute venga prima di ogni interesse economico o finanziario.
La nostra non sarà una “battaglia sui codici ATECO” ma un confronto trasparente che nell’interesse anche delle imprese, impedisca comportamenti scorretti di qualcuno a tutela di quanti si comportano correttamente”.
CGIL PESARO CISL PESARO UIL PESARO

La rabbia di Fp Cgil e Cisl Fp: “I lavoratori della sanità non sono seminatori di terrore”

Pesaro – Leggiamo sulla stampa locale una dichiarazione da parte di un dirigente dell’Asur Marche – Area vasta 1, che fa seguito a disposizioni interne il cui contenuto è imbarazzante dal momento che individua nei possibili comportamenti degli operatori una delle cause di propagazione del virus, circa il fatto che attribuire il contagio degli operatori sanitari al contesto lavorativo sarebbe una “conclusione sommaria”.

Ora giova ricordare che Inail indica come infortunio sul lavoro quello occorso ad operatori sanitari per cui non sia stato possibile individuare l’origine del contagio dando così una tutt’altro che sommaria interpretazione del rischio connesso al lavoro svolto da medici, infermieri, professionisti sanitari, ausiliari ed oss.
Se ciò non bastasse le molteplici segnalazioni che le scriventi, fin da fine febbraio, hanno mandato alle direzioni delle aziende sanitarie riguardavano la ASSOLUTA CARENZA RISPETTO AI DPI, e in alcuni casi nemmeno idonei, in dotazione al personale e l’assoluta disorganizzazione nella gestione dell’emergenza che portava a promiscuità pericolose e preoccupanti.

E’ bene ricordare a questo punto dell’emergenza che alcuni operatori sanitari venivano additati come seminatori di terrore se indossavano le relative mascherine (chirurgiche) in reparto non si doveva creare allarmismo tra i colleghi e con i degenti Gli stessi operatori che oggi risultano positivi al coronavirus.
Se a questo aggiungiamo che, nonostante le nostre reiterate richieste, gli operatori non sono stati sottoposti a tampone e monitoraggio come avrebbero meritato non solo a garanzia della loro sicurezza ma anche a tutela della salute dei degenti e della collettività, si capisce perfettamente che il contesto lavorativo in cui si trovavano ad operare li stava esponendo a rischi di contagio il cui risultato è drammaticamente ora sotto gli occhi di tutti.

Le recenti positività scoperte tra i degenti e gli stessi operatori sanitari dell’Ospedale di Urbino sono la prova che la gestione da parte delle azienda di emergenza finora è fallita.
I pazienti trasportati a Urbino con il servizio di emergenza territoriale presumibilmente in attesa di verifica del tampone ma ai posteri risultati Covid positivi, in una struttura ospedaliera dichiarata dalla Regione NO COVID, ha ampliato il contagio tra i degenti ricoverati nel reparto di medicina ed indirettamente contagiato gli operatori sanitari in turno.
A questo punto dell’emergenza è assurdo mantenere all’interno del 2° piano dell’ospedale di Urbino posti letto ibridi ovvero una parte di reparto dedicata ai degenti Covid positivi e a distanza di qualche decina di metri un reparto di degenti no covid. Bisogna evitare la promiscuità.
Nel rigettare quindi quel tipo di impostazione, ricordiamo che gli operatori sanitari meriterebbero maggiore rispetto per questo chiediamo ancora una volta: fornitura di idonei DPI, organizzazione del lavoro che preservi più possibile dal rischio contagio, possibilità (ad oggi incredibilmente negata ) che possano fruire degli istituti contrattuali previsti anche dal recente decreto cura Italia per l’assistenza dei figli minori e dei familiari portatori di handicap (la cui fruizione risulta essere sospesa a seguito di una circolare interna della Direzione di area vasta), un necessario riconoscimento economico ed un ancora più necessario percorso di stabilizzazione per tutto il personale precario in deroga ai requisiti previsti dal D lgs Madia 75/2017.
Il rischio infatti è che le regioni limitrofe, più veloci ad adottare le necessarie soluzioni, facciano proposte contrattuali più ragionevoli e che non solo non si riesca ad acquisire più personale ma si perda anche le tante professionalità, con contratto a scadenza, già presenti ed operative nelle nostre aziende sanitarie.

Vania Sciumbata Fp Cgil Alessandro Contadini Cisl Fp

Fp Cgil Medici chiede una nuova organizzazione delle strutture sanitarie

Emergenza Covid, strutture nel caos: serve una adeguata organizzazione

L’evoluzione dell’infezione dal coronavirus SARS-CoV2 sta assumendo nella realtà pesarese proporzioni drammatiche e numeri preoccupanti, sempre più simili a quelli di altre regioni del nord.
Pur comprendendo le difficolta legate ai margini di imprevedibilità e alla scarsa conoscenza del fenomeno, riteniamo che le scelte organizzative fin qui adottate dalla direzione dell’AORMN lascino dubbi e perplessità.
Le seguenti scelte appaiono contraddittorie:
lo spostamento di interi reparti dal presidio di Fano a quello di Pesaro salvo poi ritornare alla situazione preesistente;
la creazione giusta, ancorcrchè tardiva, rispetto ai tempi di propagazione del virus, di un ospedale dedicato ai casi di COVID, mancando di cogliere precocemente le indicazioni chiare di tutta la letteratura internazionale in materia e riguardanti la necessita della gestione separata dei casi di COVID e l’istituzione di necessari percorsi dedicati atti a garantire l’isolamento immediato dei casi;
la decisione di convogliare su Pesaro i casi sospetti in attesa dell’esito degli esami sul tampone naso-faringeo, salvo poi disporre il ricovero presso l’ospedale di Fano dei casi risultati negativi, messa in campo nelle fasi iniziali e reiterata nelle ultime ore;
il conseguente rischio che i pazienti sospetti, dichiarati negativi all’esito degli esami su tampone, possano essere stati contagiati nel periodo di permanenza in ambiente contaminato, in quanto ricoverati in ambienti perlomeno attigui e assistiti da personale comune con i pazienti poi risultati positivi, venendo anche in questo caso a mancare la scelta organizzativa della separazione ed isolamento dei casi potenziali;
la mancanza di linee di indirizzo sintetiche riguardanti terapia e gestione coordinata dei pazienti che ha spesso generato un sovraccarico di lavoro ovvero uno spreco di risorse;
il caos organizzativo che ha riguardato anche l’infrastruttura informatica che non e stata capace di seguire in tempo reale le variazioni organizzative dei reparti;
l’organizzazione della partecipazione a studi clinici, che consentono l’accesso a terapie innovative, che e stata lasciata piu alla singola iniziativa di pochi che non al lavoro organizzativo e di coordinamento della direzione.
Non ultimo l’invito pressante, segnalato da piu operatori, da parte della direzione, a dirottare precocemente e indipendentemente dalla valutazione delle condizioni cliniche, i pazienti sulle strutture di accoglienza riconvertite per pazienti affetti da COVID, come l’ospedale di Fossombrone e la residenza sanitaria “Galantara”, sembra rispondere piu ad una logica di “maquillage” ospedaliero che non ad una reale strategia di gestione dell’emergenza.
Sono state prodotte molte comunicazioni con indicazioni caotiche e poco fruibili per gli operatori impegnati in prima linea, in assenza di un reale e tangibile coordinamento delle linee di indirizzo diagnostico e terapeutico.
Le decisioni assunte rispetto alle destinazioni dei pazienti trasportati con il servizio di emergenza territoriale ha portato pazienti presumibilmente positivi negli ospedali definiti no-COVID (come quello di Urbino), che ad oggi, infatti, risultano contagiati.
Siamo certi che le nostre osservazioni verranno intese come un contributo utile, in una fase emergenziale assolutamente grave e complessa, per adottare le necessarie misure a tutela della collettività anche con riguardo agli altri territori regionali non ancora in vestiti con la stessa intensità della provincia di Pesaro e Urbino.

FP CGIL MEDICI MARCHE FP CGIL MARCHE FP CGIL PESARO URBINO
K.Pesaresi M.Pintucci V.Sciumbata

I Segretari di Fiom Cgil Fim Cisl e Uilm Uil scrivono al Prefetto di Pesaro Urbino

Al Prefetto di Pesaro Urbino
Dott.Vittorio Lapolla

Oggetto: verifica delle richieste di proroga al DPCM del 22/03/2020 Covid-19 da parte di rappresentanze datoriali

Siamo costretti ad inviare a Sua Eccellenza come Fim Fiom Uilm provinciali la presente, perché fortemente preoccupati da quanto sta accadendo in queste ultime ore rispetto alle richieste che stanno pervenendo al suo Gabinetto da parte di rappresentanze datoriali in merito a richiesta di deroghe o permessi a continuare l’attività lavorativa da parte di aziende metalmeccaniche della nostra provincia.
Il decreto legge emanato dal Presidente del Consiglio del 22 marzo 2020 ha come unico scopo quello di evitare l’espandersi del contagio del Coronavirus, ritenendo che quanto sin qui emanato dai precedenti decreti non sia stato sufficiente. Per questo motivo il Presidente del Consiglio ha disposto la cessazione di tutte le attività produttive e commerciali al di fuori di quelle elencate nell’allegato 1, identificate attraverso il cod. ATECO.
Riteniamo inconcepibile che, ad oggi, ci siano aziende che, pur non producendo beni identificati come necessari e essenziali, siano a chiedere deroghe o permessi utilizzando come riferimento quanto disposto all’Art.1 lettera D) e G ) del predetto D.M. e confidando che la risposta da parte dell’Ente Preposto (Prefetto) non arrivi o tardi, continuino a mandare avanti la produzione.
Tutto ciò contribuirebbe a rendere inefficaci le misure che faticosamente si stanno prendendo a livello Nazionale per limitare il contagio da Coronavirus, impattando non solo sui dipendenti delle suddette aziende, ma sulla intera collettività.
Invitiamo inoltre ad inviare visite ispettive in loco per verificare se le misure di sicurezza vengano realmente applicate a tutte le aziende che stanno lavorando o che stanno richiedendo deroghe e permessi.

Certi dell’intervento di Sua Eccellenza porgiamo distinti saluti.
I Segretari generali
FIM CISL FIOM CGIL UILM UIL Pesaro Urbino
Leonardo Bartolucci Fabrizio Bassotti Paolo Rossini