Avviata la procedura per stabilizzare i precari dell’Ats.1

Soddisfazione della Fp Cgil e Cisl Fp: la stabiizzazione è una vittoria per tutti

PESARO, 28 novembre 2020 – Venerdì 27 novembre il Comune di Pesaro, dopo aver rettificato il piano del fabbisogno del personale, ha avviato le procedure di stabilizzazione per il personale precario dell’Ambito territoriale sociale 1.

“E’ una battaglia che come sindacati – scrivono i segretari Vania Sciumbata della Fp Cgil e Francesco Todaro della Cisl Fp – stiamo portando avanti da mesi, non solo perché il superamento del precariato nella Pubblica amministrazione è la giusta risposta al bisogno di rafforzamento del servizio pubblico dopo anni di tagli al personale ma è anche uno strumento per potenziare quei servizi che, particolarmente in questo periodo, stanno garantendo risposte alla fasce più fragili della popolazione.

L’emergenza sanitaria sta delineando una società più frammentata e debole, pertanto rafforzare i servizi garantiti dagli enti locali con risorse dedicate sia alle assunzioni di personale sia agli investimenti su formazione e tecnologia sono elementi indispensabili per garantire la tenuta sociale del nostro Paese.

“In attesa della maturazione dei requisiti per la stabilizzazione – aggiungono – rivendichiamo anche la proroga dei contratti a tempo determinato della Polizia locale dell’Unione Pian del Bruscolo.

“Siamo soddisfatti del risultato raggiunto con il Comune di Pesaro – concludono – e confidiamo di poter raggiungere gli stessi risultati in tutti gli enti della nostra provincia.

La direzione che intendiamo proseguire è quella giusta per valorizzare le professionalità acquisite negli anni e garantire la continuità e il miglioramento dei servizi offerti, senza dimenticare i diritti dei giovani lavoratori della Pubblica amministrazione e le esigenze di tutti gli utenti del servizio pubblico”.

Addetti scuolabus, disattesi gli impegni della Tundo e dei Comuni

Filt CGIL: costretti a proclamare lo sciopero e l’interruzione del servizio

PESARO, 27 novembre 2020 – La Filt CGIL Pesaro e Urbino denuncia ancora una volta la difficile situazione dei lavoratori della “Tundo”, l’azienda che svolge il servizio scuolabus per i Comuni di Pesaro, Fano, Fermignano, Monteciccardo, Petriano e Vallefoglia.

I dipendenti, infatti, sono ancora in attesa dello stipendio di ottobre 2020, di una parte della tredicesima, dell’intera quattordicesima mensilità oltre al pagamento delle ferie, dei permessi non goduti, del Tfr e degli straordinari di ottobre 2018.

“Abbiamo già segnalato la situazione all’Ispettorato del Lavoro e ai Comuni appaltanti –scrive la Filt -. Il 19 ottobre scorso dopo aver dichiarato lo stato agitazione, siamo stati ricevuti in prefettura.

Durante quella riunione, nella sede di palazzo Ducale a Pesaro, l’azienda ha assunto impegni formali quali: pagare gli arretrati in due tranche (una il 6 novembre e l’altra il 13 novembre), e il pagamento dello stipendio di ottobre entro il 20 novembre. Tutti questi impegni però sono stati totalmente disattesi.

Sempre in quella riunione, i Comuni si sono dichiarati disponibili a effettuare il ‘pagamento in surroga’ entro il mese di novembre, nel caso in cui la Tundo non avesse rispettato gli impegni.

Nonostante l’azienda non abbia mantenuto gli impegni stiamo riscontrando ritardi anche da parte dei Comuni nel dare seguito al pagamento in surroga (mancano soltanto tre giorni alla fine di novembre) e questa ulteriore incertezza contribuisce ad aggravare le difficoltà economiche dei lavoratori”.

Per il segretario provinciale della Filt Cgil Luca Polenta: “è importante rilevare che alcuni dipendenti sono stati costretti a vendere la propria auto e altri beni per poter arrivare a fine mese. La situazione – aggiunge – non può continuare così.

I dipendenti stanno anche valutando l’ipotesi di rinunciare al rinnovo del contratto di lavoro con la Tundo in scadenza il 15 dicembre prossimo perché stanchi di dover lavorare senza essere pagati regolarmente.

Gli effetti di questa decisione ricadrebbero anche sulle famiglie degli scolari che si vedrebbero privare di un servizio essenziale per i loro figli.

Il problema peggiora di giorno in giorno – aggiunge il segretario Filt – e per cercare di risolverlo abbiamo chiesto anche l’intervento della Regione e dell’assessore competente senza però ottenere alcuna convocazione.

La situazione per i lavoratori non può continuare in queste condizioni e se non arriveranno risultati concreti saremo costretti a proclamare lo sciopero e a interrompere il servizio”.

Una rivoluzione culturale per sconfiggere la violenza contro le donne

PESARO, 24 novembre 2020 – La violenza contro le donne è un male antico e trasversale che interessa tutto il mondo a tutti i livelli.La violenza contro le donne, come ci dicono le statistiche , viene esercitata in tutti gli ambiti del nostro vivere quotidiano. da quello familiare a quello sociale, dalla politica ai luoghi di lavoro. Soprattutto dove esistono i rapporti gerarchici, la precarietà, l’incertezza sulle prospettive di lavoro, si somma violenza a violenza; allo stesso modo , quando il linguaggio e la cronaca colpevolizzano o trovano giustificazione ai comportamenti violenti contro le donne che già sono vittime, si genera una seconda violenza e la violenza non deve essere mai legittimata.

La Cgil è da sempre impegnata nella lotta contro le molestie e la violenza nei luoghi di lavoro, per ribadire con chiarezza e perseveranza che molestie e violenza nulla hanno a che vedere con il lavoro.

Con il recepimento dell’Accordo quadro europeo, prima insieme a Confindustria e poi con le altre associazioni datoriali, abbiamo acquisito strumenti nuovi per operare in questa direzione pur consapevoli che tale compito è complesso e delicato , anche per la specificità della violenza nei contesti produttivi: difficoltà delle vittime a raccontare per la paura di non essere credute e il timore di ritorsioni.

La strada da fare è ancora lunga, è necessaria una vera rivoluzione culturale affinchè tutti siano consapevoli che RISPETTO e relazioni sane migliorano la vita di tutti e di tutte.

Una rivoluzione culturale che si esercita anche sul piano leglislativo e nella contrattazione: proprio grazie alla mobilitazione delle donne in questi anni abbiamo conquistato accordi importanti.

La convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro Paese, contiene principi fondamentali a partire dalla definizione di violenza, e dai modi con cui contrastarla: per questo chiediamo che venga effettivamente applicata.

Il compito del sindacato, della Cgil è anche di creare ascolto attraverso la contrattazione, indirizzare l’attenzione verso il sostegno, il rispetto e il riconoscimento dei diritti delle donne, senza se e senza ma.

Per questo, il 25 Novembre, è per noi, l’occasione giusta per rilanciare il nostro impegno e radicarlo giorno dopo giorno nella società, nel mondo del lavoro, con la contrattazione, l’ascolto e il sostegno concreto per tutte le donne in difficoltà.

Il biodigestore è un impianto necessario

PESARO, 23 novembre 2020 – Come organizzazioni sindacali ci siamo già espressi a favore della realizzazione di un biodigestore per il trattamento della frazione organica dei rifiuti.

I vantaggi, anche ribaditi qualche giorno fa in una iniziativa di Legambiente, sono noti a tutti e particolarmente importanti per la gente che rappresentiamo:

· sarà un’opera che metterà in sicurezza il nostro territorio perché non saremo più dipendenti dagli impianti presenti fuori regione;

· l’ottenimento di gas metano da immettere nella rete di distribuzione così come la produzione di compost di qualità da utilizzare in agricoltura contribuiscono alla tutela dell’ambiente; senza considerare i vantaggi derivati dalle minori emissioni di CO2 dei camion attualmente impiegati per il trasporto verso il centro e nord Italia;

·sarà una occasione di nuovo lavoro, sia per quelli che saranno impegnati nella realizzazione dell’impianto sia per quelli che saranno occupati per la gestione del biodigestore una volta attivo;

·i vantaggi economici saranno utilizzati per contenere le tariffe, una necessità in questi tempi di difficoltà per tante famiglie.

In questo contesto, il tempo non è una variabile indifferente perché non si può rinunciare agli incentivi previsti e quindi abbiamo apprezzato che fin da subito l’istanza di autorizzazione sia stata presentata alla Provincia da parte della società Green Factory controllata da Marchemultiservizi.

Servono però luoghi deputati alla partecipazione.

Comprendiamo le legittime preoccupazioni che possano avere le popolazioni limitrofe al sito individuato, al netto di chi intende solamente speculare per ipotetiche future fortune elettorali così come al netto di interessi particolari che non possono ledere quelli collettivi. Riteniamo che anche la conferenza dei servizi sia il luogo preposto per le istanze e le osservazioni da parte dei portatori di interesse e in quella sede noi chiederemo di essere ascoltati.
Così come riteniamo utile che la politica lungimirante, supportata da esponenti scientifici e dai portatori di interessi collettivi, crei momenti di informazione nei territori interessati e non.

Nel frattempo ci siamo rivolti alle nostre sedi sindacali dove sono presenti biodigestori anaerobici con tecnologia simile a quella che si vuole implementare qua (Bologna, Trento, Foligno, Cesena) per sapere se ci fossero problemi di emissioni di cattivi odori, una preoccupazione che serpeggia. In tutti i casi abbiamo registrato assenza di problemi odorigeni. Naturalmente in alcune di queste località si erano costituiti comitati di opposizione alla realizzazione degli impianti ma una volta realizzati la convivenza e il grado di soddisfazione è buona.

Marchemultiservizi e Aset assieme per il futuro (prossimo)
Sarebbe importante che Marchemultiservizi e Aset partecipassero assieme alla realizzazione di questo infrastruttura. Potrebbe essere l’inizio di un percorso comune finalizzato a una maggiore integrazione tra queste due aziende senza escludere anche una fusione per la nascita di una azienda provinciale dei servizi a controllo pubblico.
Riteniamo che una maggiore integrazione tra le due aziende sia cruciale per entrambi e perciò occorre prendere decisioni. Non ha senso continuare a programmare separatamente gli investimenti nell’idrico e nell’igiene ambientale. E’ grave che le proprietà sottovalutino questo pericolo, non si pongano il problema di lavorare assieme, superando anacronistici campanilismi.
Ma l’obiettivo di una maggiore integrazione potrebbe essere ancora più ambizioso, più urgente: le risorse che saranno disponibili attraverso il Recovery Fund richiedono soggetti capaci di progettare, realizzare in tempi certi le infrastrutture necessarie per lo sviluppo dell’economia circolare.
Questa dovrà essere la missione futura. Un’aggregazione che non produrrà esuberi, ma consentirà maggiore specializzazione per i lavoratori/ci e possibilità per giovani di nuova e buona occupazione nell’impiantistica che verrà realizzata anche grazie alla presenza di un partner industriale importante come ad esempio Hera.Occorre solamente la volontà politica e lavorare in temp

certi per questo obiettivo che rappresenta una necessità per uno sviluppo sostenibile del territorio.

Stefano Ovani (Fp-Cgil)     Maurizio Andreolini (Fit-Cisl)

Andrea Piccolo (Filctem-Cgil)     Maria Grazia Santini (Femca-Cisl)

Contagi nella Rsa di Cantiano: certi errori non dovevano ripetersi

PESARO, 20 novembre 2020 – Lo Spi Cgil Pesaro e Urbino interviene sul caso dei contagi da covid nella Rsa di Cantiano.

“Questa notizia – scrive – ci fa precipitare dolorosamente nella drammatica situazione della prima ondata della pandemia. Tutti gli osservatori ci avevano avvisato che con l’approssimarsi dell’inverno ci sarebbe stato un riacutizzarsi del contagio e per scongiurare che accadesse di nuovo avevamo chiesto una nuova organizzazione del sistema di prevenzione, assistenza e cura per evitare i tragici errori del passato che sono costati la vita a molti anziani.

Ciò che è successo con il Covid, non si sarebbe dovuto più ripetere, e abbiamo chiesto di rivedere l’intero sistema di assistenza, cura e prevenzione nelle strutture per gli anziani, che sono le persone più fragili”.

Loredana Longhin, segretaria generale Spi Cgil provinciale aggiunge: “Già nelle settimane scorse, abbiamo chiesto (insieme a FNP Cisl e UILP) all’Asur , a Area Vasta 1 e agli Ambiti sociali territoriali di approfondire la situazione dell’assistenza agli anziani non autosufficienti ospiti delle strutture residenziali extra-ospedaliere sanitarie e socio sanitarie. In particolare, oltre che conoscere i dati generali riguardo il contagio, è per noi necessario verificare lo stato di attuazione delle procedure e dei percorsi finalizzati alla prevenzione e alla gestione dei contagi da Covid-19 all’interno delle strutture. Chiediamo chiarezza per evitare che gli errori del passato si ripetano – conclude Loredana Longhin-. Non basta isolare i pazienti affetti dal Covid è necessario rivedere le norme di autorizzazione e convenzionamento delle strutture, ma non solo serve più personale, più assistenti, più infermieri, più medici, e infine più formazione del personale”.

Finora per evitare il contagio le strutture Rsa hanno nuovamente interrotto tutte le visite parenti così come previsto dai DPCM e in questa situazione di distanziamento forzato e di separazione gli anziani fragili soffrono ancora di più e si ammalano di più. Dobbiamo sperimentare nuove pratiche – sostiene lo Spi – gli esempi di strutture che hanno trovato modalità originali per far abbracciare gli anziani, ci sono ma altrove. Fare qualcosa di più è possibile, e lo vogliamo fare anche qui. Lo Spi – Cgil su questo tema aveva suggerito alla Regione Marche alcune sperimentazioni, ma ad oggi ancora sono rimaste lettera morta.
Le vicende che hanno attraversato in questi mesi le Rsa devono essere l’occasione per riflettere su alcuni temi. Ci dice drammaticamente di un ripiegamento, di un cedimento dell’indirizzo e del controllo pubblico il cui ripristino non può assolutamente essere il ritorno al passato, e il nuovo non è una disputa tra pubblico e privato, bensì su quali investimenti saranno necessari per qualificare e modernizzare questi fondamentali servizi. Penso che senza indirizzo e investimenti pubblici avremo meno Rsa e poca innovazione e non possiamo più permettercelo perché è chiaro che gli anziani stanno pagando un prezzo altissimo.

Il paese vive al suo interno una delle più grandi trasformazioni sociali mai avvenute: l’invecchiamento della popolazione. Il paese è rappresentato da oltre un terzo di persone anziane e il sistema di protezione sociale e di welfare deve adattarsi a quella condizione, per cui abbiamo bisogno di un diverso sistema sociosanitario universale. E anche guardare l’invecchiamento come un’opportunità sociale può essere una grande occasione. E noi dovremmo guardarlo ancora più attentamente per capire quanto sia importante riportare nel territorio il sistema sanitario come sistema integrato. Ci piacerebbe discutere tutto ciò nei luoghi deputati.

Cgil, Cisl e Uil sull’ospedale unico: discutiamone evitando spot politici e strascichi da campagna elettorale

PESARO, 19 novembre 2020 – Abbiamo assistito in queste ultime settimane ad un dibattito sul nuovo ospedale Marche Nord che a nostro parere può essere considerato esclusivamente come uno strascico di campagna elettorale e che molto poco abbia a che vedere con il merito delle problematiche inerenti all’organizzazione sanitaria e ai processi organizzativi deli modelli sanitari.
Unitariamente sul punto, nel ribadire la necessità per la quale è importante che si realizzi concretamente e al più presto il nuovo ospedale Marche Nord, e allo stesso tempo evidenziando le nostre forti perplessità nell’utilizzo del project financing, per ragioni squisitamente economiche e di gestione, vorremmo che la dialettica tra istituzioni e politica, intesa nel suo significato più nobile, si focalizzasse sul merito delle questioni abbandonando l’approccio ideologico e partendo dalla considerazione che alla base di tutto c’è la tutela di un bene primario come il diritto alla salute della comunità provinciale e regionale e non l’accontentare quel comitato “spontaneo” o quell’altro gruppo di interessi.

Inoltre, visto che i riflessi della realizzazione del nuovo ospedale unico sul futuro del San Salvatore di Pesaro e del Santa Croce di Fano, non sono mai stati affrontati dalla Regione come CGIL CISL E UIL in tutte le sedi, compresa un conferenza di area vasta, hanno rafforzato la necessità di chiarezza e programmazione invece assente.
Pertanto vorremmo provare a mettere alcuni punti fermi dei quali occorre tenere presente se si vuole discutere seriamente di organizzazione sanitaria e ospedaliera.
Il primo elemento è la legge. Ad oggi il DM 70 se applicato alla lettera non permette per la nostra provincia la compresenza di tre ospedali di primo livello”, che semplificando è una tipologia di ospedale che ci permetterebbe di avere i medesimi servizi garantiti dagli attuali ospedali Marche Nord e Urbino-Pergola. Pertanto se si volesse mantenere un ospedale a Fano autonomo da Marche Nord, per la comunità fanese al massimo potrebbe vedersi attribuire un “ospedale di base”, previsto dal DM 70 ma caratterizzato da servizi inferiori rispetto a quelli attualmente garantiti, questo a meno che non si voglia declassare l’ospedale di Urbino-Pergola e dotarsi a fano di un secondo ospedale di primo livello a Fano, creando così due strutture identiche a 14 chilometri di distanza l’una dall’altra ed entrambe sulla costa.
Altro punto fermo da considerare è che non risponde a verità l’idea che l’istituzione dell’azienda Marche Nord avrebbe comportato la chiusura dei piccoli ospedali del territorio. Se si avesse l’onestà intellettuale di leggere quanto previsto nel DM 70 del 2015, si comprenderebbe da una semplice e superficiale lettura che la trasformazione da ospedali a strutture sanitarie non ospedaliere è di fatto stato definito dalla stessa legge.
Questo perché il modello in essa contenuto e recepito, frutto di elaborazioni della comunità scientifica, e non di comitati spontanei autopromossi, prevede l’integrazione tra strutture sanitarie “non ospedaliere”, di prossimità con i luoghi di residenza dei cittadini, afferenti alla c.d. sanità territoriale, che dovrebbero occuparsi della “presa in carico” del paziente prima dell’acutizzarsi della malattia e soprattutto dopo questa fase, nella c.d. post-acuzie, le quali come detto dovrebbero fare sistema con strutture ospedaliere pensate e riorganizzate solo ed esclusivamente per intervenire nella “fase acuta” della malattia, senza che in esse come avviene tutt’oggi e come era normale avvenisse nel passato ci si rechi per prestazioni sanitarie che sarebbe bene fare in luoghi diversi dall’ospedale
Pertanto alla luce di quanto è già contenuto nella stessa norma attualmente in vigore, riteniamo che l’ammodernamento della rete ospedaliera non sia in contrasto con il potenziamento della sanità territoriale. Anzi le due cose dovrebbero essere portate avanti insieme nell’ottica di una integrazione spinta.
Peccato che le cose almeno negli ultimi dieci anni nella nostra regine non siano andati in questa direzione. Peccato che a fronte del “declassamento” dei piccoli ospedali non sia intervenuta alcuna trasformazione né alcun potenziamento degli stessi, anzi si sia di fatto ridotto un servizio a quelle comunità senza dare alle stesse alcuna certezza nè garanzia in termini di tempistica e in termini di qualità dell’assistenza.
Pertanto, ci piacerebbe che la discussione delle istituzioni a partire dalla Giunta regionale, ma senza escludere il coinvolgimento delle amministrazioni locali, si concentri su questi argomenti.
1. partire dal potenziamento della rete dell’emergenza/urgenza, per garantire un rapido ed efficace intervento per le comunità dell’entroterra.
2. Come e quando potenziare e realizzare le strutture sanitarie non ospedaliere, peraltro previste sulla carta, sia di nuova istituzione sia di conversione dei piccoli ospedali, utili per concentrare in questi luoghi non solo tutti i servizi relativi alla presa in carico del paziente “pre-acuto e post-acuto”, ma le attività ambulatoriali specialistiche, i medici di base, la diagnostica per immagini e altri servizi sanitari territoriali.
3. Infine occorre confermare la realizzazione di un nuovo e moderno ospedale per acuti, che possa garantire una alta qualità nell’intervento, ragionando in merito alla possibilità di garantire nel nord delle marche su alcune branche specifiche, l’alta specialità prevista per strutture ospedaliere di secondo livello, anche per ridurre la mobilità passiva verso l’Emilia Romagna.

In un quadro che vede un nuovo ospedale, ci risulta alquanto improprio pensare di realizzare anche una clinica privata, come abbiamo letto in questi giorni, a Fano.

Attendiamo l’avvio di una fase di confronto vedo che vada oltre il singolo spot politico che non ci appartiene.

13 NOVEMBRE – SCIOPERO TREMILA LAVORATORI “MULTISERVIZI”: TUTTE LE INIZIATIVE NELLE MARCHE

Domani, 13 novembre, scioperano per l’intera giornata i circa tremila lavoratori di Multiservizi delle Marche, la maggior parte addetti alle pulizie e alla sanificazione. La ragione dello sciopero è il mancato rinnovo contrattuale.

Molti di questi lavoratori, per il 70% donne, sono part-time involontari con retribuzioni medie mensili di 300/400 euro lordi: la condizione, quindi, di disagio economico e di precarietà è diffusa. Eppure sono gli stessi che svolgono un ruolo ritenuto essenziale con la pulizia degli ospedali e dunque nel contenimento del contagio sia nei nosocomi sia nelle Rsa sia nelle case di cura e anche negli uffici pubblici e privati. Nonostante questo impegno, le aziende e le associazioni datoriali hanno deciso di non rinnovare il contratto da ben sette anni creando ulteriori difficoltà e impoverimento a migliaia di lavoratori.

Le richieste del sindacato per il nuovo contratto riguardano un aumento della retribuzione, il mantenimento della malattia, la garanzia del cambio di appalto e le norme su salute e sicurezza.
L’emergenza pandemica ha messo in evidenza l’importanza dell’attività di questi lavoratori definiti spesso cavalieri ed eroi ma che non hanno bisogno di titoli ma del giusto riconoscimento del lavoro prestato e di maggiori diritti e tutele.

Per l’occasione, nelle Marche, si svolgeranno quattro iniziative: ad Ancona, alle ore 11, presidio davanti all’ospedale regionale di Torrette, a Pesaro, presidio in Piazza del Popolo alle ore 9,30 e ad Ascoli Piceno presidio alle ore 13,30 davanti al Pronto soccorso dell’ospedale di San Benedetto del Tronto, a Fermo il presidio alle 13,30 davanti alla sede dell’ospedale Murri.

Sanità, il governo cambi rotta”: venerdì 13 novembre presidio a piazzale Cinelli

PESARO, 9 novembre 2020 – I sindacati di categoria Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, chiamano a raccolta i cittadini con un presidio che si terrà a piazzale Cinelli, nei pressi dell’ospedale S. Salvatore, venerdì prossimo 13 novembre.
“La pandemia ha reso ancora più evidente l’importanza ed il ruolo di chi lavora nei servizi essenziali della Pubblica Amministrazione – scrivono in una nota- e quanto sia urgente rafforzare la rete pubblica a sostegno di cittadini e imprese, ha dimostrato quello che come organizzazioni sindacali di settore, denunciamo da anni: i tagli lineari e sistematici alla Pubblica Amministrazione hanno indebolito il welfare a tutto svantaggio delle fasce di popolazione più fragili.
Per questa ragione chiediamo al Governo di invertire la rotta: c’è bisogno di risorse per i rinnovi dei contratti scaduti nel 2018, c’è bisogno di un piano straordinario di assunzioni, c’è bisogno di investimenti in termini di formazione ed innovazione per avere un servizio pubblico sempre più efficiente e moderno.
Per queste ragioni, anche a supporto del personale del comparto sanitario che in questo giorni sta ancora una volta affrontando con grande sacrificio una crisi senza precedenti, organizzeremo un presidio nei pressi dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro : non abbiamo bisogno di eroi, abbiamo bisogno di un nuovo contratto che riconosca le professionalità impegnate nell’emergenza, abbiamo bisogno di un piano straordinario di assunzioni, abbiamo bisogno di superare il precariato, abbiamo bisogno di investimenti nel settore pubblico. Il futuro è servizio pubblico”.
FP CGIL CISL FP UIL FPL
Vania Sciumbata Alessandro Contadini Angelo Augello

Loredana Longhin è la nuova segretaria generale Spi Cgil

PESARO, 6 novembre 2020 – L’Assemblea generale del sindacato pensionati della Cgil provinciale, ieri pomeriggio, ha eletto Loredana Longhin alla guida dello Spi Cgil Pesaro e Urbino, ruolo ricoperto per otto anni da Catia Rossetti.

Loredana Longhin vanta una lunga esperienza nella Cgil dove ha iniziato come responsabile di NidiL, uno dei primi uffici in Italia ad occuparsi di collaboratori coordinati e continuativi e lavoratori interinali; poi ricopre l’incarico nella segreteria provinciale della Fillea (categoria del legno e edilizia).

Dal 2008 fa parte della segreteria confederale della Cgil di Pesaro, e dal 2014 ad oggi nella segreteria della Filcams. la categoria che si occupa di commercio e turismo.

“In un momento in cui gli anziani sono considerati soggetti non produttivi mentre alcuni economisti ne invocano l’isolamento e la reclusione coatta il rischio è che ciò provochi stress e depressione – ha detto Loredana Longhin – noi pensiamo che bisogna difendere gli anziani dal pericolo al quale sono esposti attraverso misure idonee a fornire l’assistenza di cui hanno bisogno.
La pandemia ha reso urgente la ridefinizione del sistema sanitario che va dalla sanità territoriale all’assistenza sociale.
La contrattazione sociale avrà una funzione strategica per la tutela degli anziani, per migliorarne le condizioni di reddito, la mobilità e la prevenzione”.

La Cgil ringrazia Catia Rossetti per l’ottimo lavoro svolto in questi anni ed esprime le proprie congratulazioni a Loredana Longhin per il nuovo incarico.