Il comunicato unitario di CGIL CISL UIL provinciali.

  • Il documento dei sindaci di Area Vasta contenente le richieste sulla sanità provinciale, inoltrato al Presidente Ceriscioli, ci è stato inviato nelle scorse settimane dal Sindaco di Urbino Maurizio Gambini in qualità di Presidente della Conferenza, unitamente ad una richiesta di parere scritto. Queste, in sintesi, le nostre considerazioni, anche in vista dell’annunciata Conferenza convocata per lunedì prossimo a Urbino:

  • Prima di tutto un auspicio, soprattutto alla luce del fatto che il documento stesso, appena uscito sulla stampa, è stato già disconosciuto da alcuni sindaci, nonostante portasse la firma dei “sindaci dei comuni sede di presidio ospedaliero o ex presidio ospedaliero: sul diritto alla salute non si scherza, non ci possono essere campanilismi o peggio schermaglie pre-elettorali, occorre una visione unitaria e il più possibile condivisa, che ad oggi ci pare in gran parte assente.

  • Il documento chiede alla Regione di rimettere in discussione molte delle scelte fatte sin qui, a partire dagli ospedali di Cagli Sassocorvaro e Fossombrone: è quasi, vorremmo dire, un grido dei sindaci per riprendersi, giustamente, il diritto ad essere consultati preventivamente sulla programmazione sanitaria, così come prevedono le norme. Infatti l’esercizio del diritto alla salute da parte dei cittadini e del relativo diritto, sancito nella Legge Regionale 13/03, degli amministratori locali di partecipare alla programmazione sanitaria della Regione, sono messi a rischio, il primo, con i continui tagli alla rete ospedaliera provinciale, con il progressivo impoverimento dei servizi nell’entroterra, con gli organici del personale ancora largamente insufficienti e sottodimensionati, con il progressivo impoverimento dei servizi territoriali, prevenzione in testa, con l’aumento della spesa sanitaria privata. Il secondo, con il susseguirsi di una serie di atti della Regione che sottraggono competenze e scelte alla programmazione sanitaria partecipata.

  • Il documento, però, sembra ignorare, non sappiamo se volutamente, due passaggi amministrativi già operativi che riguardano l’Azienda Ospedaliera Marche Nord: il procedimento già avviato dalla Regione sulla nuova struttura ospedaliera prevista a Muraglia (scelta su cui abbiamo più volte espresso la nostra opinione e le nostre preoccupazioni) e la DGR 523/18 (Protocollo di intesa Fano e Regione sul futuro del Presidio Ospedaliero Santa Croce), l’uno strettamente ed inevitabilmente legato all’altro. In entrambi i casi, due atti importantissimi della programmazione sanitaria regionale che non sono passati per la Conferenza di Area Vasta né per un percorso di confronto con gli attori sociali del territorio. Tra l’altro nella DGR 523/18 non è dato sapere il numero di posto letto che dovrebbero restare in futuro presso il Santa Croce mentre sono esplicitati in dettaglio i posti letto di RSA, RP e Rsa Demenze che sorgeranno in quell’area, così come, nella DGR 516/18 sono evidenziati i 50 posti letto per acuti attribuibili alla clinica privata che sorgerà nell’area fanese oggetto di intesa nella DGR 523/18.

  • Ancora una volta tutto questo avviene al di fuori di qualsiasi scelta di programmazione sanitaria, e cioè il nuovo Piano Sanitario, peraltro annunciato per fine 2018 e del quale, almeno formalmente, è iniziata la discussione con l’illustrazione degli indirizzi di Giunta il 6 marzo scorso. In particolare per la nostra provincia, gravata dal peso insostenibile di una mobilità passiva oramai fuori controllo da ogni punto di vista, il rapporto pubblico-privato si sta drasticamente sbilanciando a favore di quest’ultimo senza che vi sia stata alcuna analisi preventiva di costi/benefici e un’analisi dei fabbisogni/rimodulazione dell’offerta sanitaria. L’incredibile vicenda degli Ospedali di Comunità di Cagli e Sassocorvaro nei quali, con DGR 139/16, non più di due anni fa, furono cancellati tutti i posti letto per acuti, salvo voi vederli riapparire in mano ai privati, sta lì a dimostrare come davvero quello che sta accadendo alla rete ospedaliera provinciale sia totalmente illogico.

  • Nella DGR 516/18 vengono attribuiti all’AV1 50 posti letto (già assegnati al privato che sorgerà a Fano, ponendo, crediamo, sin da ora un problema legato al fatto che l’assegnazione avviene al di fuori di qualsiasi contesto programmatorio ma con mero atto di giunta e contestualmente al Protocollo di Intesa con il Comune di Fano), che si aggiungono a quelli attuali (teorici) di 798 pl, portando il tasso a regime a 2,31 pl/1000 abitanti per gli acuti (la stessa cifra di Fermo che ha un territorio 5 volte inferiore alla nostra provincia), oltre a 30 pl post acuti, anch’essi assegnati ai privati già presenti nelle strutture di Cagli e Sassocorvaro. Il ritorno alla situazione preesistente alla DGR 139/16 (cosa che i sindaci firmatari chiedono esplicitamente), nella quale complessivamente in AV1 vi erano 1003 posti letto (di cui 813 per acuti e 190 di lungodegenza/riabilitazione) più altri 50 di Cure Intermedie, comporterebbe la “restituzione” al territorio di 15 pl per acuti e 103 di LD/R (tutti pubblici). Senza tenere conto degli 80 (50 + 30) posti letto attributi con la DGR 516/18 che, nel caso, andrebbero aggiunti. Di tutto ciò nel documento che abbiamo ricevuto non si fa alcun cenno, eppure sono atti amministrativi già approvati e di competenza, dal punto di vista della programmazione, della Conferenza dei Sindaci.

  • I servizi sanitari territoriali, dalla prevenzione all’assistenza domiciliare, dalla salute mentale alla non autosufficienza, non sono neppure nominati nel documento quando invece avrebbero bisogno di risorse, umane e finanziarie, e di grandi investimenti da parte della Regione che, al contrario, si limita a tentare di far quadrare i conti, con delibere ed atti che fanno ricadere sulle famiglie aumenti rilevanti delle tariffe.

  • Nulla è detto nel documento riguardo il necessario potenziamento del sistema dell’emergenza – urgenza che, come denunciamo da tempo, è ampiamente sottodimensionato sia nei mezzi che nel personale.

  • Riguardo la proposta di legge regionale 145 sulla regolamentazione delle sperimentazioni gestionali, nel rilevare come alcune delle proposte di Cgil Cisl Uil Marche di miglioramento della normativa siano state recepite, abbiamo ribadito come per noi sia imprescindibile collocare le scelte all’interno della programmazione sanitaria regionale, condivisa e partecipata, e solo dopo averne puntualmente verificato costi e benefici, rimettere agli organismi regionali e ai percorsi individuati dalla normativa, le relative scelte.

  • Sul punto riguardante il trasferimento della sede dell’Area Vasta da Fano ad Urbino, abbiamo riaffermato come i servizi amministrativi dell’Asur siano servizi fondamentali di supporto al funzionamento del servizio sanitario e non possano essere oggetto di scambi legati ai “campanili” ma ogni questione che li riguarda va affrontata se ed in quanto legata al loro buon funzionamento.

In ultimo, visto l’avvio del percorso di costruzione del Piano Sociale Regionale e contestualmente di quello Sanitario, che comporterà tra le altre cose una ridefinizione degli Ambiti Sociali Territoriali, dei Distretti e dei Centri per l’Impiego in direzione di una loro coincidenza territoriale, riteniamo necessario e non più rinviabile l’avvio di un confronto territoriale tra gli amministratori locali, le parti sociali tutte e il Terzo Settore allo scopo di poter dare un contributo fattivo e concreto alla programmazione sociale e sanitaria che oggi più che mai ha bisogno di risorse e regole che conferiscano certezza ed esigibilità ai diritti sociali e al diritto alla salute.

Anche di tutto ciò, e cioè di un reale percorso di partecipazione, non si ha alcuna traccia.

Pesaro, 7 giugno ’18.

Simona Ricci Segretaria Generale Cgil Pesaro Urbino

Maurizio Andreolini AST Cisl Pesaro

Paolo Rossini Uil Marche

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