Nell’Italia col segno più, tratto distintivo della narrazione mediatica del Governo, la provincia di Pesaro Urbino appare come una di quelle comparse che non hanno recitato bene la parte nella commedia, balbettante, incerta, nascosta tra i teatranti. Non fa ridere nessuno, anzi.

“Gli oltre 18.000 disoccupati certificati dall’Istat nel 2015 non se la ridono affatto. Due mesi fa quando abbiamo dato conto dei tragici dati sul lavoro, ci saremmo aspettati, legittimamente, una reazione delle istituzioni locali, della Regione, delle associazioni di categoria.
Nulla. Siamo nel tempo in cui occorre organizzare eventi, celebrare l’apertura della gelateria o il personaggio dell’anno, perché non si vuole pagare il conto della realtà.

L’occupazione in provincia crolla in un solo anno del 4,7%, mentre cresce nelle Marche e a livello nazionale, seppur di poco.
L’andamento rilevato a Pesaro dall’Istat nel 2015 è il peggiore tra quelli delle 69 province del Centro Nord dopo quello di Verona, l’erosione della base occupazionale si concentra negli ultimi tre anni , – 12,7% dal 2012 ( pari a 20.000 occupati in meno in 3 anni, 3 volte la media regionale), mentre a livello nazionale, sempre nel triennio, l’occupazione è in leggera espansione.
Il tasso di occupazione tra i 25-34 anni, cioè il futuro del nostro territorio, i giovani, perde ben 11 punti percentuali in un solo anno passando dall’80,9% al 69,9%.

L’industria perde occupati senza soluzioni di continuità dal 2009 e nel 2015 si registra la contrazione più elevata, meno 18% pari a 7.200 occupati in meno.
Nel 2009 l’industria aveva 51.400 addetti, mentre nel 2015 erano 32.800.

Questa dinamica non ha riscontri non solo nelle Marche ma, anche in termini assoluti, in nessuna provincia del Centro Nord, fatta eccezione per Brescia che ha perso in un anno oltre 19.000 occupati nell’industria. Insomma, una emergenza assoluta.
Non nascono nuove imprese, non siamo una provincia attrattiva per gli investimenti, i padiglioni della gloriosa Fiera di Pesaro diventeranno un deposito di ferramenta, lo sport e la cultura non creano lavoro, il Presidente della Regione sembra ignorare la tragedia del lavoro del suo territorio, un’assessora al Lavoro, anch’essa di questo territorio, che non appare particolarmente colpita da questi dati, anzi, non appare proprio.

Pesaro rischia di diventare un caso nazionale non per gli eventi o per i suoi protagonisti ma perché rischia di diventare un pezzo di Sud Italia dentro un Centro Nord che, seppur a fatica e con molte contraddizioni, sta ripartendo.

In questa narrazione mediatica dove se non dici quanto siamo bravi, va tutto bene, costruiamo l’ospedale nuovo e poi tutto è a posto, le forze sociali, per la prima volta nella storia di questo territorio senza più ascolto e senza più interlocutori, appaiono come coloro che disturbano la rappresentazione, agitatori di un tempo che fu, un tempo in cui il lavoro, il welfare, la casa erano la principale preoccupazione delle gloriose amministrazioni locali di questo splendido territorio. Noi restiamo fedeli a quei valori, su cui è fondata la Repubblica e la nostra missione di rappresentanza sociale. Da lì non ci muoviamo, da lì ogni volta ripartiamo, simbolicamente, il 1° Maggio di ogni anno”.

Simona Ricci
Segretaria generale provinciale CGIL Pesaro Urbino

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