Sperimentazioni gestionali in sanità: non vogliamo essere cavie di sperimentazioni gestionali con i privati.

Chi segue con interesse le numerose prese di posizione della Cgil in tema di sanità e di processi di privatizzazione dei servizi, ricorderà bene con quanto impegno e tenacia combattemmo per anni l’unica sperimentazione gestionale che la Regione Marche abbia mai fatto in tema di sanità, e cioè la Montefeltro Salute srl di Sassocorvaro, società a maggioranza pubblica costituita dall’Asur Marche, dal Comune di Sassocorvaro e dalla Comunità Montana (a proposito, ma per legge non devono essere solo gli enti del Servizio Sanitario Regionale i soci pubblici?), e da una società sanmarinese sulla quale spesso sono intervenute le cronache locali, che dal 2003 al 2015 gestì nell’ospedale di Sassocorvaro alcuni servizi e specialistiche.

Per anni chiedemmo pubblicamente conto degli esiti di quella sperimentazione, nata con l’obiettivo di contrastare la mobilità passiva verso l’Emilia Romagna in numerose discipline, dall’ortopedia all’oculistica. Si è visto con quali risultati, la mobilità passiva negli ultimi anni è letteralmente esplosa. Non ottenemmo mai alcuna risposta formale, se non qualche contro comunicato sulla stampa o, negli ultimi periodi, ,addirittura, vedemmo intere pagine di giornale acquistate dalla società per pubblicizzare i “risultati”, cosa assai originale per una società a maggioranza pubblica che dovrebbe rispondere alla Giunta Regionale e ai cittadini della Regione. Chiedemmo pure conto di come potesse essere che il committente, cioè l’Asur stessa, sedesse nel Cda della società attraverso il suo Direttore di Zona, con il doppio ruolo di controllato e controllore. Ora il sito della Montefeltro Salute non è più visibile ma bastava scorrere i curricula dei medici ivi operanti per scoprire che la maggior parte di essi era titolare di una struttura medica presso cliniche private romagnole. Eppure la società non era nata per combattere l’esodo sanitario verso l’Emilia Romagna? E in nome di quale interesse agivano quei medici?

La società nacque con la Delibera di Giunta 937 del 2003. Fu prorogata una prima volta nel febbraio 2007 con DGR 136 (nella delibera si cita, in due righe, a sostegno della riconferma, una diminuzione della mobilità passiva extraregionale del 23% dal 2003 al 2006…), e una seconda volta con DGR 1406 del 2011. Questa volta nessun dato di attività viene riportato in delibera ma si segnala, come dato positivo ai fini della continuazione della sperimentazione, un utile di euro 23mila (…). E siamo già ad 8 anni di sperimentazione gestionale, abbondantemente superati i tre anni previsti dalla normativa nazionale e siamo addirittura ad una “verifica intermedia”, dai contenuti discutibili, ogni 4 anni. Passano altri 3 anni di silenzio e arriviamo al novembre 2014 quando venne istituita una commissione di esperti il cui compito era quello di effettuare una relazione utile “all’inserimento a regime ordinario delle prestazioni rese” dalla Montefeltro Salute srl.

La relazione conclusiva dei tecnici venne approvata dalla Giunta Regionale di Ceriscioli un anno dopo (Dgr 991/15) e si diede mandato ai dirigenti di dichiarare cessata la sperimentazione di Montefeltro Salute srl, dopo ben 12 anni.
In sostanza i tecnici dicono alla Regione che in assenza di una disciplina propria regionale sulle sperimentazioni gestionali (e così era ed è tuttora), la Montefeltro Salute deve essere immediatamente chiusa (“ qualsiasi sia la scelta del percorso da seguire tra i vari delineati e giuridicamente perseguibili nei termini suindicati, preme sottolineare come sia comunque imprescindibile procedere ad una formale cesura rispetto all’attuale modello organizzativo”). La Commissione, nel suggerire l’inserimento a regime ordinario , e quindi la prosecuzione delle attività sanitarie, delle prestazioni chirurgiche, attraverso un avviso pubblico, evidenzia come “nella remunerazione che l’Azienda Sanitaria riceverebbe dalla messa a disposizione di parte della propria struttura e nell’utilizzazione dei posti letto inseriti nella stessa potrebbe rinvenirsi la conservazione dei vantaggi dello sperimentato partenariato”. Cioè a dire, l’unico guadagno che avete avuto in questi anni è stato sugli affitti dell’Ospedale, ed è l’unico che potreste continuare ad avere. E i guadagni di salute? E la lotta alla mobilità passiva?

Si chiude così la vicenda Montefeltro Salute srl. Passa un anno e grazie alla sostanziale deroga concessa ai privati gestori sanitari delle Marche dalla Regione, che attraverso la delibera 288 del 2015 possono superare i limiti minimi di posti letto in ogni struttura posti dal Decreto Balduzzi, si costituisce con contratto di rete la società Villa Montefeltro (contratto di rete dotato di soggettività giuridica, con la stessa sede legale di Montefeltro Salute srl e cioè nell’Ospedale di Sassocorvaro), tra tre società di gestori sanitari privati delle Marche, ciascuno dei quali porta “in dotazione”, e cioè con convenzione con il pubblico ,4 posti letto e, attraverso un avviso pubblico, ottengono di poter proseguire l’attività di Day Surgery e ambulatoriali presso l’Ospedale.

Scompaiono così, dalla dotazione complessiva di posti letto della nostra provincia, i 10 posti letto per acuti pubblici sui quali operava la Montefeltro Salute srl, aumentando così il “saccheggio” già operato nei mesi e negli anni precedenti, a partire dal 2013, superando quota 100.

La ricostruzione di questa vicenda, così emblematica a nostro giudizio, dovrebbe suggerire una pausa di riflessione sulle sperimentazioni gestionali, una verifica attenta e puntuale sugli esiti della sperimentazione gestionale di Montefeltro Salute srl ma soprattutto crediamo possa servire per sostenere tre tesi o opinioni che dir si voglia:

– la prima, che non è in sé pericolosa la proposta di legge n°145 sulle sperimentazioni gestionali in sanità che il 17 Aprile approderà in Consiglio Regionale , soprattutto dopo l’ottimo lavoro che Cgil Cisl Uil hanno fatto con le proprie osservazioni in audizione in IV Commissione Consiliare, contribuendo a far sopprimere numerose parti di quella legge, anche se ancora restano molti dubbi, in particolare sul tema dell’utilizzo del personale pubblico nelle strutture private. Pericoloso è il fatto che si faccia una legge che fa esplicito riferimento ad una programmazione sanitaria che in verità è ferma al 2014 e ancora il nuovo Piano Sanitario non ha visto la luce. Pericoloso è il fatto che il Presidente Ceriscioli, in Consiglio Comunale a Fano la scorsa settimana, “sfidi” gli astanti sul tema promettendo che le sperimentazioni gestionali in sanità “saranno solo tre”, senza dire quali. Come se il tema possa essere oggetto di scommesse o di sfide e non, piuttosto, di discussioni pubbliche e chiare su quali sperimentazioni, con chi, dove, con quali obiettivi di salute per i cittadini marchigiani.

– la seconda, che appare quanto meno discutibile che nel suo comunicato del 27 marzo scorso il Presidente, nel contestare a suo dire le “fake news” dette da sindacati, associazioni, partiti e chi più ne ha più ne metta, sostenga che “L’unica esperienza privata marchigiana ha assorbito lo 0,09 del budget sanitario, cifra irrisoria, spesa per una sperimentazione a Sassocorvaro, autorizzata nel 2003, conclusa nel 2016 e convenzionata nel 2017 per gli ottimi risultati conseguiti in termini di servizi alla comunità di riferimento”, quando, come ampiamente dimostrato dagli atti, non vi è alcuna soluzione di continuità tra la Montefeltro Salute srl e Villa Montefeltro, il soggetto gestore è un altro e sugli ottimi risultati avremmo qualcosa da ridire.

– la terza: sempre nel comunicato del 27 marzo il Presidente Ceriscioli sostiene, dati alla mano, che le Marche hanno un rapporto pubblico/privato nel settore ospedaliero per acuti pari al 11,8%. E’ una media regionale certo, infatti fino al 2013 il privato non aveva posti letto per acuti in provincia di Pesaro, ma ne aveva il 4% in Ancona e il 21% ad Ascoli (il tutto senza contare il sostanziale monopolio nella riabilitazione e nella residenzialità post-ospedaliera del privato nelle Marche, che farebbe schizzare la percentuale ben più in alto). Se mettiamo insieme alcuni dati e annunci, dai 100 posti letto della clinica privata a Fano al nuovo Ospedale che sorgerà a Muraglia, ridotto a 500 posti letto, fino all’ormai quasi completo processo di privatizzazione dei due ospedali di Comunità di Cagli e Sassocorvaro, caso unico nelle Marche, la nostra provincia passerebbe dallo zero al 20% di peso dei gestori privati nel settore ospedaliero.

In tutto questo, nessuno ha spiegato ne a noi, al Sindacato, ne agli operatori della sanità pubblica, ai movimenti, ai comitati cittadini, ai Sindaci, quali siano i vantaggi in termini di salute e di appropriatezza delle prestazioni sanitarie per la nostra comunità provinciale e più in generale per le Marche che prima è stata spogliata di servizi e di posti letto, salvo poi vederli riapparire magicamente in mano ai privati.

Anche per questo non vogliamo essere cavie di sperimentazioni gestionali con i privati ma vorremmo, con chiarezza, dati alla mano, capire dove stia veramente andando il Servizio Sanitario Pubblico Regionale. Vogliamo per prima una discussione aperta e partecipata sul Piano Sanitario Regionale e poi, ma solo poi, una legge e un governo chiaro e leggibile dei rapporti tra Servizio Sanitario Regionale e gestori privati accreditati e convenzionati.

Pesaro, 10 aprile ’18.

Simona Ricci

Segretaria Generale CGIL Pesaro Urbino

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