Di Marina Druda

Una delegazione della Cgil, guidata dalla segretaria generale Simona Ricci, ha illustrato al prefetto di Pesaro Urbino, Luigi Pizzi, la proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil sugli appalti e sulla legalità per la quale, in tutta Italia, il sindacato sta raccogliendo le firme. “Abbiamo condiviso – scrive la segretaria generale Cgil, Simona Ricci, in una nota – la necessità di essere più pratici e incisivi nell’azione di controllo e di contrasto all’illegalità e per la diffusione delle buone prassi nella Pubblica amministrazione sui temi degli appalti che sappiamo essere spesso la porta attraverso la quale la criminalità organizzata si infiltra nei tessuti economici locali”.

Allo stesso modo, per la Cgil “occorre un serrato impegno affinché i comuni e tutte le stazioni appaltanti pubbliche, oggi coinvolte da un processo di accorpamento in virtù di norme nazionali, si dotino di regole, criteri, buone prassi volte a garantire la qualità dei servizi e delle opere realizzate e le migliori condizioni di lavoro per gli addetti. Gli appalti rappresentano più del 15% del Pil nazionale. Ma la loro gestione può alimentare il fenomeno della corruzione che in Italia comporta una lievitazione dei costi degli appalti stessi di oltre il 20%.Allo stesso modo sappiamo che, se ben gestiti e orientati allo sviluppo delle piccole e grandi infrastrutture e dei servizi pubblici locali, possono essere un importante volano per la ripresa economica”. “Ma è necessario, oltre che un quadro normativo nazionale decisamente che va decisamente rafforzato – continua la sindacalista –, che le pubbliche amministrazioni locali, tutte, si dotino dei necessari anticorpi per il contrasto all’illegalità e per favorire trasparenza, condizioni di lavoro dignitose, qualità dei servizi e delle opere pubbliche”.

“È per questo – prosegue la sindacalista – che ci rammarica dover constatare che, nonostante una legge regionale, la n°16 del luglio 2014, che dispone norme e comportamenti per la promozione di una cultura della legalità e di contrasto alle infiltrazioni criminose, siano pochissime le iniziative in tale senso e che queste ultime siano lasciate, anche nel nostro territorio, a associazioni come Libera cui noi aderiamo e collaboriamo sin dalla nascita. Nonostante la legge disponga l’adesione della Regione Marche alla rete di ‘Avviso Pubblico’, rete dei comuni contro le mafie, la Regione Marche sia una delle poche regioni italiane ad oggi a non aver aderito e, allo stesso modo, sono solo 6 i Comuni su 240 ad aver aderito ad avviso pubblico, nonostante il nostro comune appello con Libera che risale a due anni fa. I Comuni che aderiscono nel nostro territorio provinciale sono solo 4: Fano, Isola del Piano, Montefelcino e Sant’Ippolito, oltre ad uno nella provincia di Ascoli Piceno e uno in provincia di Ancona. Davvero troppo pochi”.

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