Il 29 giugno scorso lo SPI-CGIL Pesaro Urbino, nell’ambito del più ampio progetto “Memoria”, ha organizzato un seminario dal titolo “Progetto Memoria: dalle lotte realizzate la comprensione del presente e la costruzione del futuro”.
Relatore dell’incontro Stefano Pivato, ex Rettore dell’Università degli Studi “Carlo Bo” di Urbino.

Di Giuliano Giampaoli – Progetto Memoria CGIL Pesaro Urbino

Il professor Stefano Pivato, docente di  Storia contemporanea a Urbino, l’Università di cui è stato Rettore fino a un anno fa, ha  esposto i problemi della memoria e della storia in una vera “lectio magistralis”.

Pivato ha dedicato al problema un agile volume pubblicato qualche anno fa da Laterza: ‘Vuoti di memoria’. E da questi “vuoti” è partito nella sua introduzione.

Falsi storici, luoghi comuni, pregiudizi, impressionanti lacune: ecco cosa accade quando si delega la conoscenza della storia al disinvolto uso pubblico che ne fanno politici, giornalisti, operatori dei media, complici e in parte responsabili dei generalizzati ‘vuoti di memoria’ da cui sono affette le giovani generazioni.

Stefano Pivato si pone così una domanda urgente frutto di autentica passione civile: non tanto a cosa serve la storia ma piuttosto a chi serve.

Ha accuratamente motivato le deformazioni attuate partendo da momenti alti e celebrati: l’Olocausto e la piena consapevolezza del fenomeno prodotto da Hanna Arendt solo dopo due decenni di silenzi, occultamenti e timori inconsci; ma anche  la Grande Guerra, l’esperienza drammatica e di massa delle trincee del ‘15-’18. Quegli anni terribili diventarono presto un racconto edulcorato e stravolto nella retorica fascista; sono state le memorie personali, i diari, le lettere spedite dalle trincee, che hanno permesso di ricostruire le terribili condizioni in cui furono costretti milioni di combattenti per lunghi anni.

La memoria personale, tutta soggettiva, può quindi essere utile materiale per la ricerca storica, che pazientemente, faticosamente e rifiutando qualsiasi verità ufficiale e definitiva, cerca di documentare le vicende del passato.

Ma questi  ultimi decenni (la cosiddetta Seconda Repubblica) ancora una volta ci hanno fatto assistere al tentativo di rileggere la storia italiana piegandola alle esigenze del dibattito politico. Non è priva di responsabilità la stessa sinistra italiana, la classe politica, ma anche gli operatori della cultura, i giornalisti, i docenti  stessi.

Oltre a produrre ignoranza diffusa e documentata tra gli studenti – i giovani in generale – oggi, in realtà, il senso comune tende a riconoscersi in una serie di frammenti di memorie e di verità elevate a dogma, piuttosto che riconoscere una prospettive unitaria e lineare di una storia nazionale che ha un principio, una durata e una fine.

Va quindi rilanciato un lavoro diffuso e partecipato per ricostruire le nostre identità storiche, tenendo presente l’ammonimento di Norberto Bobbio secondo il quale la storia “non deve essere concepita da uomini che si credono in possesso, come dèi, i una verità assoluta da imporre anche ai recalcitranti…”.

La mattinata è stata riempita dai numerosi interventi dei presenti, motivati dalle argomentazioni del prof. Pivato e impegnati a cercare una migliore comprensione delle profonde e inedite manifestazioni che si presentano nella fase attuale della storia nazionale e non solo.

L’incontro con Pivato è stato davvero l’introduzione più adatta per avviare l’impegno SPI verso le una migliore definizione di storia e memoria: attraverso l’utilizzo dell’Archivio storico CGIL, ma anche attraverso la ricostruzione delle fasi più significative della nostra storia sindacale. Il prossimo appuntamento sarà dedicato alla figura di Adele Bei, militante comunista e fiera oppositrice del fascismo, combattente valorosa della Resistenza; dopo la Liberazione, è stata una delle 21 donne che fecero parte della Costituente e – infine- dirigente sindacale delle tabacchine in CGIL.

 

 

 

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