FP CGIL – Da parte del Presidente della Giunta Regionale più chiarezza in merito alle ragioni di esclusione dal nuovo atto aziendale di Marche Nord della Struttura Semplice Dipartimentale di Terapia Intensiva Neonatale.


Le dichiarazioni rilasciate alla stampa dal Presidente Ceriscioli, in merito alla decisione di “cassare” dal nuovo atto aziendale dell’azienda Marche Nord la Struttura Semplice dipartimentale di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, a nostro avviso non sono ne convincenti ne tantomeno esaustive, per ragioni di sostanza e di forma.

Intanto vorremmo premettere che non è nostra intenzione inserirci nella discussione inerente ai punti nascita, bensì soffermarci sulla questione secondo noi ben più grave, di non voler implementare la Terapia Intensiva Neonatale presso l’Azienda Ospedaliera Marche Nord, che al contrario avrebbe rappresentato la conclusione di un percorso che ha un ritardo di almeno dieci anni.

Tale decisione, seppur rivedibile secondo la Regione Marche, non è suffragata a nostro avviso ne da ragioni legate a previsioni normative recenti e neppure risalenti nel tempo.
Infatti la Conferenza Stato Regioni nel dicembre del 2010 nel definire le linee di indirizzo per l’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita, ha previsto l’istituzione di Unità Operative Neonatologiche di secondo livello (Centri di Terapia intensiva neonatale) definendone parametri e caratteristiche, recepite dalla Regione Marche prima con due delibere una del 2011 sui punti nascita, una del 2013 sul riordino delle reti cliniche da ultimo modificata e attualizzata nel 2014 con la DGR 1219.

I parametri previsti dalla Conferenza Stato Regioni sinteticamente prevedono l’istituzione di un Centro di Terapia Intensiva Neonatale in strutture che hanno una media di almeno 1000 nati all’anno per struttura di cui almeno 50 neonati con un peso inferiore ai 1.500 grammi.
Ovviamente oltre a questo va considerato anche il bacino di utenza che deve attenersi tra un minimo di 600.000 e un massimo di 1.200.000 abitanti, limiti rivisti da ultimo dal D.M.70 del 2015 citato dallo stesso Presidente Ceriscioli.

Fino a qui i parametri previsti dalla legge, che se calati nella realtà marchigiana su una popolazione residente al 1 gennaio 2015 era di 1.550.706 abitanti con un numero di nati nell’anno di 12.363 di cui oltre 100 con un peso inferiore ai 1.500 grammi, ci dicono che nella nostra Regione devono essere istituite per legge due Centri di Terapia Intensiva neonatale dotate entrambe di un sistema di trasporto di emergenza neonatale.

Peccato che negli ultimi vent’anni le Marche abbiano e continuino ad avere un’unica Neonatologia-TIN presso l’Ospedale Salesi di Ancona.
Peccato che la decisione di eliminare dall’atto aziendale di Marche Nord la Struttura Dipartimentale di Neonatologia Tin sia in contrasto con quanto approvato dalla stessa Giunta regionale nella delibera sulle reti cliniche la n.1219 del 2014, dove è prevista presso il Marche Nord addirittura una struttura complessa di neonatologia, anche se di 1° livello e non di secondo come sarebbe dovuto essere, ma di fatto prevedendo comunque questa importante struttura.
Peccato che l’atto aziendale di Marche Nord, non quello modificato dall’attuale direzione, bensì il primo datato 2012, approvato dalla Giunta regionale già prevedesse la struttura dipartimentale di neonatologia, così come il nuovo atto aziendale ha coerentemente riproposto.

Inoltre va dato il merito all’attuale direzione di Marche Nord di aver aggiunto alla stessa struttura di Neonatologia la dicitura Terapia Intensiva Neonatale nell’intento di concludere e realizzare un obiettivo che sulla carta era già stato ampiamente previsto e per il quale di fatto, non si è sostanziato nel nuovo atto aziendale alcuna modifica.

La mobilità passiva verso l’Emilia Romagna nonché la mobilità intra-regionale verso Ancona resta anche in questo caso un dato che dovrebbe accelerare al contrario tale processo decisionale, perché anche in questi casi i dati tendono negli anni a salire, non solo per le necessità dettate dal fatto che la unica TIN di Ancona non sempre è in grado di far fronte a tutte le richieste di intervento che giungono da tutta la regione, ma anche da scelte individuali legate alla volontà/necessità di ricoverasi in strutture limitrofe come Bologna, Cesena o Rimini dove in caso di bisogno tali strutture sono presenti.

Se poi a tutto ciò ci aggiungiamo che lo stesso D.M. 70 del 2015 a cui il Servizio Salute della Regione e lo stesso Presidente si ricollegano per giustificare la loro decisione di sopprimere  a struttura dipartimentale, in realtà prevede che i Centri di Terapia Intensiva Neonatale devono essere previsti normalmente presso le aziende ospedaliere di primo o secondo livello, francamente continuiamo a non comprendere le ragioni di una tale decisione.

Ci saremmo aspettati sul punto più attenzione da parte degli amministratori locali nonché dalla politica locale, considerando che nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale vengono assistiti neonati prematuri e tutti quei bambini che alla nascita richiedono cure immediate, e che anche grazie alla diffusione di tali strutture (circa 120 in Italia) che i livelli di mortalità infantile nel nostro Paese hanno raggiunto valori simili se non migliori rispetto a quelli osservati nei paesi occidentali economicamente e socialmente avanzati.

Vorremmo che il Presidente spieghi in maniera più esaustiva le ragioni che hanno portato la Giunta regionale a escludere la struttura dipartimentale di terapia intensiva neonatale dal nuovo atto aziendale dell’Ospedale Marche Nord, auspicando allo stesso tempo che la Regione Marche sul punto riveda la sua posizione al più presto, al fine di restituire ai cittadini marchigiani il diritto di vedersi garantire questo servizio fondamentale che, per ragioni di efficacia e merito debba essere collocato nella nostra provincia.

Roberto Rossini –  Segretario Generale Funzione Pubblica CGIL Pesaro Urbino
Simona Ricci – Segretaria Generale CGIL Pesaro Urbino

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