Quante sono le pensioni nella provincia di Pesaro e Urbino nel 2020

PESARO – I dati Inps elaborati dall’Ires Cgil Marche indicano che sono 119 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate dall’INPS nella provincia di Pesaro Urbino, e di queste 60 mila sono le pensioni di vecchiaia (pari al 50,4% del totale), oltre 10 mila sono le pensioni di invalidità (8,9%), 23 mila le pensioni ai superstiti (19,1%), quasi 4 mila le pensioni/assegni sociali (3,2%) e 22 mila sono le prestazioni a invalidi civili (18,4%).
E’ quanto emerge dai dati dell’INPS sulle pensioni vigenti nel 2020 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici), elaborati dall’IRES CGIL Marche riguardanti la nostra provincia.

Dal 2016 il numero delle pensioni complessivamente erogate nella provincia è diminuito del 2,2%, pari a circa 2 mila prestazioni in meno.
Nello stesso periodo si è notevolmente innalzata l’età media dei percettori delle pensioni di vecchiaia. Ciò è particolarmente evidente per coloro che sono stati lavoratori dipendenti: i pensionati con meno di 65 anni di età sono appena l’11,9% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati dal in cinque anni dal 32% al 36,6%.

L’importo medio delle pensioni vigenti nella provincia di Pesaro Urbino è di 787 euro lordi, con valori medi che variano dai 1.056 euro delle pensioni di vecchiaia ai 417 euro delle pensioni e assegni sociali.
L’importo medio delle pensioni di vecchiaia nella provincia è il più alto delle Marche (45 euro mensili in più della media regionale) ma di molto inferiore a quello nazionale ( -168 euro lordi).
Significativa è la differenza tra uomini e donne relativamente all’importo della pensione di vecchiaia: se i primi percepiscono 1.317 euro lordi, le donne arrivano a 731 euro, pertanto queste ricevono mediamente 586 euro in meno ogni mese (-43,7% rispetto agli uomini).

Nella provincia di Pesaro Urbino 79 mila prestazioni pensionistiche, pari al 65,9% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese: dunque, 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà. Anche da questo punto di vista si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini con pensioni fino a 750 euro sono il 46% del totale, mentre per le donne tale percentuale sale al 79,6%.

Domiciliarità, medicina del territorio, assistenza e una profonda riforma delle case di riposo

Covid/Intervento dello Spi Cgil su cosa serve agli anziani. Chiesto un tavolo di confronto

PESARO, 25 giugno 2020 – Il numero dei decessi nelle strutture per anziani riconducile al Covid-19 è ancora incerto e rappresenta certamente una ferita per tutto il nostro sistema sanitario di cura e protezione delle persone più fragili. Non sono reperibili dati ufficiali
Sono state aperte inchieste dalla magistratura ma non è ancora stata fatta piena luce su quanto accaduto, quali errori, quanti anziani hanno pagato il tributo più alto nei mesi dell’emergenza Covid.

Lo Spi Cgil Pesaro e Urbino, insieme ai pensionati di Cisl e Uil, dopo due video conferenze convocate dal Prefetto con i dirigenti dell’Area Vasta 1 del 23 aprile e 4 maggio scorsi hanno dichiarato:
«Noi non abbiamo dati ufficiali, ma riceviamo quotidianamente segnalazioni da parte di nostri iscritti, soprattutto familiari degli anziani, che ci descrivono scenari drammatici, con numeri di decessi di gran lunga superiori a quelli relativi ai periodi precedenti la pandemia Covid-19. In molti casi ci risulta che non si indaghi sulla ragione dei decessi: siamo certi che solo conoscendo i numeri reali dei decessi, rapportandoli al numero dei positivi, sintomatici e asintomatici, si potranno adottare misure che eviteranno il moltiplicarsi della diffusione del virus. Si potrà così prendere come esempi i pochi luoghi che per ora sembrano non abbiano rilevato alcun contagiato e che speriamo mantengano questo primato».
Oggi, a meno di due mesi lo Spi Cgil chiede chiarezza ma soprattutto la possibilità di aprire un tavolo per discutere di una riorganizzazione del sistema della residenzialità per anziani laddove non ha funzionato l’organizzazione e dove invece la gestione ha saputo mettere in atto misure che hanno evitato il contagio.
“Non ci piace essere considerati profeti di sventura – dichiara Catia Rossetti, segretaria generale Spi Cgil Pesaro e Urbino – ma tutti sanno che non si può escludere un riacutizzarsi del contagio e se ciò accadesse chiediamo fin da ora una nuova organizzazione del sistema di prevenzione, assistenza e cura per evitare i tragici errori del passato che sono costati la vita a molti anziani.
E’necessario analizzare cosa è davvero accaduto nelle residenze per anziani- scrive Catia Rossetti -, in particolare nelle 32 strutture della nostra provincia con parte di posti letto autorizzati e convenzionati per residenze protette, dove una parte della retta è coperta dal bilancio della sanità.
“Lo Spi Cgil – continua Catia Rossetti – insieme alle organizzazioni dei pensionati di Cisl e Uil è impegnato per un confronto sulle strutture, sulla organizzazione e la formazione del personale che lavora nelle strutture per anziani a partire dalla richiesta che facciano parte del sistema sanitario pubblico, con tutte le garanzie necessarie ad evitare il caos organizzativo e le responsabilità precise di cui chiediamo conto”.

“Chiediamo di conoscere numeri e procedure con chiarezza per evitare che gli errori del passato si ripetano – conclude Catia Rossetti -. Isolare i pazienti affetti dal Covid è fondamentale soprattutto nelle strutture per anziani che sono i soggetti più deboli e più a rischio, per questo è necessario rivedere le norme di autorizzazione e convenzionamento delle strutture, di spazi per isolare e curare i contagiati, e di formazione del personale. Serve più personale, più assistenti, più infermieri, più medici E’ inoltre indispensabile rafforzare i servizi sanitari nel territorio a partire da una migliore integrazione con i medici di base, da maggiori servizi ad anziani e non autosufficienti che vivono in casa, con supporto e assistenza costante a caregiver e a chi se ne prende cura quotidianamente.
Sono state adeguate ed efficaci le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale)? cosa ne sarà di queste nel futuro prossimo?”.

Primo Maggio tra Corona virus e caduta del PIL

“Sarebbe illusorio pensare che, passata l’epidemia, l’economia, il lavoro possa tornare come prima… Tra gli effetti dell’emergenza c’è l’esigenza di ripensare produzioni e consumi alla luce delle esigenze della salute e della sostenibilità, di ripensare alle morti e agli infortuni sul lavoro, insomma è indispensabile far diventare il sistema della salute e del welfare uno dei motori di sviluppo dell’economia” Mariana Mazzucato

Fu la II Internazionale – Parigi 20 luglio 1889 – a scegliere il Primo Maggio quale giorno per celebrare la festa del lavoro. In quella occasione venne indetta una grande manifestazione per chiedere la riduzione della giornata lavorativa a otto ore. Il giorno fu scelto per ricordare i gravi incidenti del maggio 1886 a Chicago, noti come rivolta di Haymarket. A metà ‘800 infatti i lavoratori, in particolare le lavoratrici, non avevano diritti: lavoravano anche sedici ore al giorno in pessime condizioni, rischiando la vita. Il primo maggio fu indetto dunque uno sciopero generale che culminò in una repressione nel sangue, con undici morti. Tale tragedia divenne il simbolo delle rivendicazioni operaie per avere diritti e condizioni di lavoro migliori.

In Italia la festività fu ratificata due anni dopo nel 1891. Durante il ventennio fascista la celebrazione fu anticipata al 21 aprile in coincidenza col cosiddetto “Natale di Roma”.

Nel 1955 Pio XII istituì la festa di S. Giuseppe lavoratore, perché l’occasione potesse essere condivisa a pieno titolo anche dai lavoratori cattolici. Infine a testimonianza di come non si sia mai capito compiutamente quanto possa aggiungere il talento delle donne alla vita economica del paese, al di là del relegarle in ambiti domestici, possiamo segnalare il Primo Maggio del 1975 in cui le donne di molti paesi dichiararono tale ricorrenza “giornata di sciopero dal lavoro domestico”.

In questo nostro Primo Maggio 2020, tra Corona virus e Pil in caduta libera , c’è poco da festeggiare, ma sembra comunque doveroso dare memoria storica al mondo del lavoro e sottolineare il percorso e le conquiste conseguite, ben sintetizzate nelle parole del Presidente Mattarella: “Senza lavoro rimane incompiuto il diritto stesso di cittadinanza, la dignità dell’individuo ne rimane mortificata, la solidarietà sociale e la stessa possibilità di sviluppo della società ne rimangono compromesse”.

Lavoro e sviluppo economico-sociale è il tema dei nostri giorni all’approssimarsi della cosiddetta fase due, quella appunto del ritorno al lavoro. Questo lavoro tanto bistrattato in tempi di globalizzazione – carenze di sicurezza, salario, orario, precarietà, perdita di diritti – torna ad essere centrale. Lo è stato nel lavoro encomiabile del personale sanitario che ha lottato contro il Covid 19 con le armi spuntate di una sanità pubblica fiaccata da dissennate politiche di austerità e privatizzazione forzata. Lo è stato nel lavoro di tutti coloro che hanno assicurato le filiere della nostra sopravvivenza in tempi di lockdown. Lo è stato infine nell’indispensabile e capillare lavoro di sorveglianza delle forze dell’ordine. Lo sarà ancora nella impellente ripresa di attività economiche e produttive, che comunque dovranno essere assolutamente compatibili con la tutela della salute dei lavoratori stessi e di tutti noi.

Quanto poi ad un cambio di paradigma – una economia che metta realmente al centro la persona e la dignità del lavoro, sappia correggere modelli di crescita di un mercato senza regole e sappia mettersi in sintonia con l’ambiente naturale nell’ottica di uno sviluppo sostenibile, mancanza di sintonia che potrebbe essere causa non ultima della pandemia – vedremo. Per ora limitiamoci a incisive proposte per immediati investimenti nella sanità pubblica, sottolineando lo slogan del tradizionale Concertone del Primo Maggio: “Il lavoro in sicurezza per costruire il futuro”.

Novecento – Valerio Sanzotta

L’allarme dei sindacati per le condizioni degli anziani nelle Rsa, ospedali e strutture protette

Spi Cgil  Fnp Cisl e Uilp Uil delusi dall’incontro con il Prefetto e i dirigenti sanitari di Area Vasta 1.
“Non abbiamo dati ufficiali ma i nostri iscritti ci segnalano situazioni drammatiche. Chiediamo maggiore trasparenza: i numeri reali  dei contagi e le cause dei decessi”

I sindacati pensionati della nostra provincia, insieme alle confederazioni CGIL CISL e UIL sono in attesa di essere riconvocati dal Prefetto insieme ai dirigenti del Servizio Sanitario per conoscere i numeri dei contagi, dei decessi e dei tamponi fatti e in programma per le residenze per anziani, Case di Riposo, Residenze Protette, RSA e Reparti di Cure Intermedie .
Lo scorso 23 aprile la video conferenza promossa dal Prefetto è stata molto deludente, i dirigenti della Sanità pubblica della nostra Area Vasta hanno dichiarato di non conoscere i numeri relativi alle residenze per anziani che sarebbero di sola competenza dei gestori e di avere solo quelli parziali delle strutture sanitarie

Noi non abbiamo dati ufficiali ma riceviamo quotidianamente segnalazioni da parte di nostri iscritti, soprattutto familiari degli anziani, che ci descrivono scenari drammatici, con numeri di decessi di gran lunga superiori a quelli relativi ai periodi precedenti la pandemia Covid-19.

In molti casi ci risulta che non si indaghi sulla ragione dei decessi, siamo certi che solo conoscendo i numeri reali dei decessi, rapportandoli al numero dei positivi, sintomatici e asintomatici, si potranno adottare misure che eviteranno il moltiplicarsi della diffusione del virus.

Si potrà così prendere come esempio i pochi luoghi che per ora sembrano non abbiano rilevato alcun contagiato e che speriamo mantengano questo primato.

I dati sono importanti ma per noi fondamentale è che il servizio sanitario insieme ai gestori delle Residenze protette e Case di Riposo, sottoponga tutti: ospiti, personale ed eventuali visitatori, previsti per la fase 2, a tampone per verificare l’eventuale positività

Si tratta, com’è evidente, di una situazione critica e preoccupante non solo per le persone anziane ricoverate, delle quali il virus sta facendo una vera e propria strage, ma anche dal punto di vista della salute pubblica, e quindi dell’incolumità di tutta la popolazione.

Qualche riflessione sul 25 Aprile in tempi di lockdown

“Le donne erano naturalmente antifasciste e furono l’asse portante della 
Resistenza. Erano le sole che se ne potevano andare in giro in abiti civili
senza venire arrestate per non essere al fronte..” 
L. Alessandrini

Il 25 Aprile – giorno della insurrezione generale nelle grandi città del nord indetta dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia – venne proclamato festa nazionale dal primo governo De Gasperi nel 1946.
Festa della Liberazione e della Resistenza, dall’alto valore simbolico di patrimonio culturale comune e di principi democratici condivisi, che purtroppo ci troviamo a vivere in una emergenza di lutto e grande dolore.
In realtà – tra governo centrale, regionale e partiti – nemmeno lutto e dolore sembrano poterci richiamare alla condivisione. Tanto meno nel giudizio sulla Memoria. Prima il Revisionismo con la presunzione di una lettura del fascismo senza pregiudizi ideologici, ora le “Politiche memoriali” col ricorso al populismo cosiddetto “storico”. Un far storia alla buona, a colpi di slogan, che trova cassa di risonanza nelle piazze al seguito. La memoria del passato manipolata nel presente e piegata allo spirito di parte.
I tempi terribili che stiamo vivendo, in cui forzatamente vengono rivalutate le competenze, rimandano per analogia alla serietà e all’approfondimento della ricostruzione storiografica.
E’ questa che ci ha restituito la memoria storica delle vicende che ora celebriamo e che hanno saputo portarci ad una morale di base comune L’insieme cioè di valori o principi ideali sui quali orientare la vita della nostra comunità. La democrazia appunto: una scelta netta tra valori opposti, diciamolo chiaramente, una scelta tra bene e male.
Chi ha combattuto per la democrazia merita rispetto e gratitudine. A chi ha combattuto per regimi totalitari lasciamo la pietà umana, ma, senza confusioni o equiparazioni, confermiamo la condanna delle idee e delle scelte.
Come ha detto il Presidente Mattarella: “La libertà non è un valore acquisito per sempre, ma va difesa e sviluppata. Il 25 aprile (di 75 anni fa) fu il momento fondante della nostra democrazia, che trova il fulcro in quella Costituzione in cui tutti devono riconoscersi e la cui tutela e salvaguardia deve essere oggetto di una azione costante anche culturale e politica.”

In tempi di “lockdown”, in cui ci viene richiesto un piccolo sacrificio per il bene di tutti, con Giuseppe Ungaretti ricordiamo il supremo sacrificio di pochi per la libertà di tutti:

“Qui vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tuttili avessero aperti
per sempre alla luce"

75 anniversario Festa della Liberazione e della Resistenza

“Abbiamo ancora bisogno del 25 Aprile e del Primo Maggio”

Le iniziative della Cgil e dello Spi Pesaro Urbino per la Festa della Liberazione e dei Lavoratori

PESARO, 23 Aprile 2020 – La Cgil Pesaro e Urbino in occasione del 25 Aprile e del Primo Maggio ha realizzato un video curato dal responsabile del “Progetto Memoria” Giuliano Giampaoli, gli storici Luciana Agostinelli e Marco Labbate e i videomakers Sonia Zanelli e Diego Pozzi.

A questo si aggiunge una originale versione di Bella Ciao prodotta dal Sindacato Pensionati Spi Cgil con la collaborazione dell’Anpi Valmetauro e il Comune di Fermignano.

“Nei giorni che viviamo in isolamento rigoroso viene esaltato il bisogno di una socialità positiva, che affermi il valore della vita, di ogni singola persona, e della comunità con cui può vivere – si legge in una nota -.
Abbiamo ancora bisogno del 25 aprile, festa della libertà; e del 1 Maggio, festa della unità solidale del mondo del lavoro.

In questo video vogliamo ricordare due vicende particolari che meritano di essere consolidate, conosciute e discusse nella memoria dei lavoratori e di ogni cittadino.
Le battaglie operaie nella fonderia Montecatini di Pesaro, già durante il fascismo, battaglie che riempiono di orgoglio gli operai pesaresi e italiani. Perché gli operai d’Italia possono dirlo a voce alta: noi l’abbiamo fatto, contro i fascisti e anche contro i nazisti! Abbiamo visto nascere, abbiamo aiutato a crescere le radici della democrazia di un intero popolo. Questo valore troviamo ancora nel pinnacolo alto della Galleria dei Fonditori.

La costruzione di un welfare che vuole garantire diritti a tutti, innanzi tutto alle persone più deboli: 1874, a Fano, nel quartiere più marginale della città, nasce l’”Asilo del Porto”, il primo esempio di scuola pubblica per l’infanzia, con la “refezione” gratuita, con orari su misura delle mogli dei pescatori, che solo nel tardo pomeriggio uscivano dal pesante lavoro in filanda. Alla fine del ‘900 la CGIL intera si propose di costruire una gerarchia: gli interessi possono essere anche appannaggio dei più forti; ma il sindacato dei diritti si misura prima di tutto con i più deboli; e questo vogliamo essere nel mondo moderno delle disuguaglianze crescenti. Come a Fano nel 1874.

Le pensionate e i pensionati hanno cantato insieme, ognuno dalla propria casa, con qualche giovane di rinforzo e anche giovani straniere.

Hanno cantato Bella Ciao, come oggi canta in tutto il mondo chi è mosso da solidarietà, attenzione per gli altri. L’hanno cantata anche per quegli italiani che invece temono le semplici parole della canzone partigiana, perché forse restano affezionati a un’Italia che è stata oppressiva, fondata sul razzismo, concessa alla occupazione straniera, martoriata da una guerra voluta con entusiasmo dalla dittatura.

Noi cantiamo Bella ciao per quella patria che tornava alla libertà, alla ricerca della giustizia, alla democrazia, alla pace; cantiamo per la patria che dovrà trovare in quei valori la via d’usciti dalla grande crisi in corso.

Tiziana Gasparini e Anna Tagliabue hanno cantato per noi l’Inno dei lavoratori con le parole di Turati e la musica di Amintore Galli garibaldino e marchigiano di Talamello.

“Siamo il sindacato guidato per decenni da un uomo mite – concludono -, che si faceva amare e non temere. Siamo sempre il sindacato di Di Vittorio, ferito sull’altipiano di Asiago nel’16, assediato nel ‘22 nella Camera del Lavoro di Bari dagli squadristi in armi, espatriato in Francia, combattente nella difesa di Madrid nel ’37, a Guadalajara, con il Battaglione degli antifascisti italiani intitolato a Garibaldi, italiani che fermarono le camicie nere italiane mandate da Mussolini in appoggio ai generali golpisti; e protagonista infine della Resistenza, che per lui terminò con la liberazione di Roma pochi giorni dopo aver firmato con Bruno Buozzi il “Patto di Roma”, l’atto di nascita del nuovo sindacato dell’Italia democratica. Questa pratica di rigore e di impegno, quei valori lungamente difesi noi vogliamo ancora tenere in vita”.

Entrambi i video verranno diffusi online sabato prossimo 25 Aprile nel sito web della Cgil www.cgilpesaro.it e sulla pagina Fb del sindacato.

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Spi e Cgil mettono in guardia gli anziani da truffe e false collette

Cgil e Spi: non aprite la porta a chi dice di raccogliere soldi a nome del sindacato

Pesaro, 3 aprile 2020 – Le truffe a danno delle persone più fragili come gli anziani non sono mai mancate e adesso c’è anche chi si approfitta dell’emergenza coronavirus per spillare soldi alle persone più ingenue e in buona fede.
“Ci è stato riferito – scrivono Spi e Cgil Pesaro Urbino – di persone che stanno rubando soldi chiedendo offerte a nome del sindacato per aiutare a fronteggiare l’epidemia con un aiuto in denaro. Queste persone suonano il campanello e chiedono i soldi. E’ accaduto a Fano e potrebbe accadere in altri comuni. Per questo invitiamo tutti a non aprirle la porta perché Spi e Cgil mai hanno raccolto soldi in questo modo. Diffidiamo chiunque usi le nostre sigle per estorcere denaro e invitiamo le persone che sono state raggirate a segnalarci altri episodi e a denunciare il furto a carabinieri o polizia.

Ciao Mario, non ti dimenticheremo

E’scomparso Mario Barbadoro. Il ricordo di Roberto Rossini, Peppino Tarsi e Giuliano Giampaoli

“Ci ha lasciati Mario Barbadoro. Per chi non lo ha conosciuto, posso dire che è stato un grande presidente di Auser Fossombrone e un maestro di vita difficile da emulare; per chi lo ha conosciuto, penso che non ci sia nulla da aggiungere al dolore di questa perdita. Mario è stato uno dei migliori attivisti-dirigenti di base che ha avuto la CGIL provinciale. Iscritto dal primo dopoguerra ha poi avuto un ruolo importante nel sindacato autoferrotranvieri e come delegato della ditta Vitali di Fano è stato protagonista nelle varie fasi contrattuali a livello aziendale e regionale. Gli accordi aziendali nella ditta Vitali sono sempre stati considerati tra i più positivi ed un esempio in tutta la provincia e regione. Andato in pensione è stato il punto di riferimento dello Spi-CGIL nella Camera del Lavoro di Fossombrone ed ha contribuito a fondare i diversi Auser del territorio. Persona seria, mite, disponibile ed attaccato alla organizzazione. Un esempio per chi lo ha conosciuto e per chi, come me, ha avuto l’onore di collaborare con lui. Simbolicamente porto la bandiera della CGIL e dell’Auser che avrebbe voluto nel suo ultimo viaggio! Resterà sempre nel mio cuore e dei moltissimi che lo hanno stimato!
Peppino Tarsi:
“Barbadoro lo ricordo come un uomo affettuoso, un compagno positivo, entusiasta. E viene a mancare adesso, nel mezzo di questa incredibile parentesi della Pandemia, quando si muore davvero soli. Ci terremo il suo ricordo: quella capacità di saper governare ogni situazione nuova, ogni imprevisto; il piacere di farlo insieme perché solo insieme si emerge dall’oscurità. Di questi esempi praticati ne avremo certamente bisogno. Non ti dimenticheremo Mario Barbadoro”
Giuliano Giampaoli:
“La CGIL di Pesaro e Urbino, si stringe “tutta”, nel ricordo di Mario Barbadoro, un compagno che in tutti i sui anni di militanza nell’organizzazione non ha mai fatto mancare la sua presenza, il suo impegno e la sua voglia di occuparsi dei problemi dei lavoratori prima, dei pensionati e dei più fragili poi, dando un contributo fondamentale nel mondo del volontariato con l’Auser per la tutela delle persone anziane più bisognose di aiuto. Infine vogliamo rivolgere un pensiero di vicinanza e cordoglio, per la sua famiglia e tutti i sui più cari affetti. Mario non ti dimenticheremo”.

E’ scomparso il compagno Pierino Amedano, il cordoglio della Cgil e dello Spi

Lo Spi Cgil e la Cgil Pesaro Urbino esprimono le più sentite condoglianze alla famiglia di Pierino Amedano scomparso improvvisamente all’età di 89 anni, giovedì scorso a Pergola dove abitava.
Pierino, all’inizio degli anni ’50, come molti altri conterranei, fu costretto a emigrare e a trovare lavoro nelle miniere del Belgio. Vi rimase fino agli anni ’80 quando da pensionato, tornò nella sua città di origine.
Per la Cgil, Pierino aveva mantenuto rapporti costanti con i nostri connazionali in Belgio e rappresentato le istanze dei pensionati tornati dall’estero.
“Pierino ci ha raccontato cosa ha significato partire, lasciare la propria terra e la propria famiglia per poi lavorare in miniera assieme a numerosi altri emigrati”, ricorda Catia Rossetti, segretaria dello Spi Cgil provinciale.
Per il 60° anniversario della strage di Marcinelle, la Cgil e lo Spi hanno realizzato un video con le testimonianze degli ex minatori della nostra provincia, tra le quali c’è anche la testimonianza di Pierino

I funerali si svolgeranno domani 18 gennaio alle 15.15 nella Cattedrale di Pergola.