Per garantire servizi di qualità servono investimenti e assunzioni

 

PESARO, 22 luglio 2021 – Nel mese di luglio abbiamo incontrato i dipendenti di vari servizi del Comune di Pesaro ed è emerso un quadro preoccupante ed è giusto che i cittadini siano informati.

Il personale, come si può ricavare facilmente dai dati pubblicati relativi al piano del fabbisogno, è in costante calo a fronte di aumentate competenze, assegnazioni e responsabilità e i dipendenti dell’ente, nonostante l’impegno e il senso di responsabilità che da sempre li contraddistinguono, faticano sempre più a garantire la quantità crescente dei compiti assegnati e la qualità del servizio cui siamo abituati.

Servizi che se non potranno più essere garantiti a causa della effettiva mancanza di personale e a rimetterci saranno solo i cittadini. Non è giusto.

Il grido di allarme dei sindacati nasce da una analisi di alcuni uffici strategici:

SERVIZI DEMOGRAFICI: nel corso degli anni sono aumentati i compiti assegnati (dalle separazioni, ai divorzi , ai testamenti biologici per non parlare purtroppo del drammatico aumento dei certificati in periodo Covid ) ma il personale effettivamente in servizio è costantemente calato e a breve ci saranno ulteriori pensionamenti che impatteranno sia sullo stato civile che sui servizi di quartiere così importanti per il cittadino.

SERVIZI SOCIALI: anche in questo caso, in un settore così delicato e importante per la tutela della popolazione più fragile, i pensionamenti non vengono immediatamente sostituiti con inevitabile riflesso sui carichi di lavoro del restante personale che già, nel rapporto unità/cittadini, è molto al di sotto di quanto previsto dalle norme e dal buon senso.

SERVIZI EDUCATIVI: le scuole comunali sono da sempre state considerate un fiore all’occhiello di questo Comune e però, anche in questo caso, stiamo assistendo ad un costante depotenziamento (per l’anno 2021/2022 non sono previste assunzioni di educatrici di nido) che ci fa preoccupare per il destino di un servizio importante per tutta la cittadinanza Peraltro, in quel contesto, al personale impiegato tramite cooperativa non viene garantito un orario adeguato che consenta la partecipazione a tutti gli eventi formativi di educatrici ed insegnanti.

Una fotografia quella scattata dalla Fp Cgil, dalla Cisl Fp e dalla Uil Fpl, che mostra l’inevitabile presa di posizione dei sindacati affinché l’Amministrazione comunale decida non solo a parole di invertire la rotta attraverso un serio ed importante piano di investimenti nel personale che passa necessariamente attraverso nuove assunzioni.

“Ci siamo limitati a qualche esempio che però è significativo di un contesto grave – si legge in una nota – servono più investimenti nel personale, più assunzioni e prospettive di stabilizzazione per garantire quello di cui i cittadini, soprattutto dopo un anno e mezzo di pandemia che ha ampliato le fragilità ed accentuato le disuguaglianze, hanno bisogno: ovvero più servizio pubblico e di qualità”.

Fp Cgil Pesaro Urbino                         Cisl Fp                                      Uil Fpl

Vania Sciumbata                                 Francesco Todaro                   Maria Grazia Tiritiello

Metauro Ovest: c’è l’accordo

Soddisfazione dei sindacati. La trattativa sul nuovo integrativo affidata al coordinamento nazionale

Marotta, 22 luglio 2021 – La lotta paga. E’ quanto dichiarano con soddisfazione i sindacati Filcams, Fisascat e Uiltucs che assieme alla Rsa, ieri mattina 21 luglio, hanno sottoscritto un accordo che pone fine ai numerosi scioperi “a sorpresa” delle ultime settimane al punto ristoro Metauro Ovest sulla A14.

Al tavolo con la proprietà è stato stabilito che, come contenuto nel precedente contratto integrativo, i lavoratori potranno andare in ferie per due settimane continuative a partire dal 26 luglio fino al 30 settembre.

 Per il 2022 le due settimane consecutive di ferie si potranno usufruire dal 15 giugno al 30 settembre.

E’ un risultato importante – spiegano i sindacati di categoria –. Per quanto riguarda l’applicazione del precedente integrativo – spiegano – abbiamo deciso di rinviare la trattativa al coordinamento nazionale”.

Gli stessi risultati raggiunti al punto di Marotta li hanno ottenuti i lavoratori dell’Area Secchia Est, a Modena, e la trattativa per ottenere un integrativo che non peggiori le condizioni dei lavoratori proseguirà”.

Nuovi criteri assegnazione edilizia popolare: discriminazioni e iniquità

Cgil Pesaro, Silp per la Cgil e Sunia  sulla  nuova legge regionale: “vogliamo discuterne nel merito evitando assurde contrapposizioni ideologiche”

PESARO, 17 luglio 2021 – Il Consiglio regionale ha recentemente approvato la legge che riforma i criteri di assegnazione degli alloggi popolari nella regione Marche, riservando una quota fino al 33% alle famiglie monoparentali, alle persone vittime di violenza domestica, alle famiglie under 35, alle forze di polizia e ai vigili del fuoco.

 Inoltre, come da manuale, oltre a rivedere i requisiti di accesso per i cittadini extracomunitari con residenza fiscale fuori dall’Italia, si introduce un obbligo di certificazione reddituale che sostituisce l’autocertificazione che di fatto renderà impossibile per la grande maggioranza di questi fare  richiesta (considerata la condizione radicalmente diversa della normativa della maggior parte dei paesi extraeuropei).

Sarebbe auspicabile analizzare nel merito i possibili e molto probabili effetti che tale norma avrà nell’assegnazione degli alloggi con le evidenti storture che provocherà e sappiamo già che il problema verrà etichettato come la solita battaglia tra destra e sinistra e sulla stucchevole e offensiva accusa di non avere a cuore i lavoratori delle forze di polizia e i vigili del fuoco. Si tratta di  accuse prive di senso, ma solo per il fatto di provare ad aprire un ragionamento siamo sicuri che anche questa volta ci cadranno addosso.
Siamo consapevoli che la politica residenziale e abitativa oggi sia un problema trasversale. Colpisce tutti indistintamente, anche i lavoratori del comparto sicurezza.

Pensiamo a un genitore separato che deve lasciare l’immobile, in affitto o di proprietà, su cui grava un mutuo, provvedere al mantenimento dei figli e avere la possibilità di una continuità genitoriale: è auspicale mandarlo a dormire in una caserma o in un alloggio collettivo di servizio?  NO.

 Quindi ben venga la proposta di far concorrere le Forze di polizia ad una abitazione popolare, ma nel contempo è possibile muovere una critica nel caso in cui una coppia giovane, senza figli, magari entrambi lavoratori, possa scavalcare in base alla sola appartenenza alle Forze di polizia una famiglia monoreddito magari con disabilità presenti? NO, noi non ce la sentiamo di avallare tale scelta.

E non c’entra nulla essere necessariamente di sinistra per sostenere una tesi simile o volersi contrapporre a coloro che garantiscono la sicurezza nelle nostre città. E’ un problema di equità sociale

Provocatoriamente, ci chiediamo, perché allora non includere in questi criteri anche il personale sanitario e non sanitario delle aziende del sistema pubblico? Dopo aver definito queste categorie di lavoratori come “eroi” forse sarebbe stato comprensibile non dimenticarli. Forse avremmo potuto pensare alla loro condizione di coppie residenti per motivi di lavoro in città diverse da quelle nelle quali le stesse hanno la loro rete parentale?

 Un’altra domanda: perché escludere i lavoratori delle polizie locali, sono forse meno meritevoli di altri operatori alla sicurezza dei nostri territori?

A questo punto, a forza di evidenziare particolarità e categorie professionali, elencando chi sarebbe più meritevole di altri di rientrare in questa lista, riteniamo seriamente di aver contribuito ad una equa assegnazione di questi alloggi?

E ancora: mettere insieme le persone vittime di violenza domestica, con le coppie under 35, le famiglie monoparentali, con i lavoratori delle forze di polizia, a quale logica risponde?

 Francamente non si capisce.

 Non sarebbe stato meglio prevedere un percorso differenziato distinguendo tra chi è in condizione di bisogno perché ha subìto una violenza, da chi invece è in condizione di bisogno malgrado abbia fatto una scelta di lavoro? 

Crediamo che questa nuova legge avrà effetti distorsivi e iniqui e rischierà di far apparire agli occhi dei cittadini gli appartenenti alle forze di polizia come soggetti privilegiati, anziché lavoratori da tutelare perché soggetti esposti a un disagio particolare.

Questa norma, che vuole evidentemente “strizzare l’occhio” dimostrando vicinanza ai lavoratori delle forze di polizia, rischia di essere  un boomerang verso questa categoria, soprattutto dal punto di vista  di un cittadino comune che pur avendo la stessa condizione reddituale si vedrebbe scavalcato nella sua legittima domanda di tutela.

Infine, definire ingiusta la richiesta di certificazioni impossibili da reperire, sulla condizione reddituale per la maggior parte dei cittadini extracomunitari, pena l’impossibilità di fare domanda, riteniamo sia discriminate, ma considerando la logica populista sottesa a tale decisione siamo scettici che il Consiglio regionale su questo vorrà ritornare sui suoi passi. 

 Sarebbe auspicabile infatti che il Consiglio regionale riveda i criteri adottati, a partire da un’analisi dei bisogni reali, che rispondano all’applicazione di quei principi di equità e giustizia sociale che tutti vorremmo veder rispettati.
Sarebbe auspicabile anche  vedere approvate norme che favoriscano l’edilizia agevolata,   fondi a garanzia delle cooperative di lavoratori, specie in un momento storico in cui il danaro ha costi irrisori, provando anche tramite l’approvazione di nuove norme urbanistiche a rileggere e riprogettare le nostre città e il nostro modo di vivere la comunità.

 Speriamo davvero che qualcuno voglia cogliere il nostro tentativo di aprire una discussione di merito, anche se temiamo che il tutto si risolverà nella solita pretestuosa polemica.

Roberto Rossini                                                      Pierpaolo Frega                                  Gabriele Belfatto

Segretario generale Cgil                            Segretario generale Silp per la Cgil          Segretario Sunia

Punto ristoro Metauro Ovest: scioperi fino al 1 agosto

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil assieme alla Rsa determinate a proseguire la lotta

MAROTTA, 16 LUGLIO 2021 – Dopo aver proclamato lo stato di agitazione e dopo tre “scioperi a sorpresa” (comunicati all’azienda poco prima dell’astensione dal lavoro): il 2 luglio, il 9 e il 10 luglio, i sindacati Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Pesaro Urbino,  assieme alla Rsa, hanno stabilito, dopo l’assemblea con i lavoratori,  lo stato di agitazione  a oltranza e un altro pacchetto di scioperi al punto ristoro Sarni Maglione Srl, sull’autostrada A-14, nei pressi di Marotta.

Il pacchetto di scioperi prevede l’astensione dal lavoro di tutte le maestranze a partire dalle 18.00 di questa sera fino alle 18.00 di domenica, per tutti i fine settimana fino al primo agosto.

E’ muro contro muro quello fra i dipendenti e la Sarni Maglione Srl che nonostante tre scioperi e relative manifestazioni non ha voluto mostrare neanche una piccola apertura verso le rivendicazione dei sindacati.

 Contestiamo, spiegano i sindacati, la decisione unilaterale a seguito del passaggio da Gustofast a Maglione avvenuto lo scorso dicembre 2020, di non riconoscere il contratto integrativo della GustoFast, con conseguente arretramento delle condizioni economiche e normative. A questo va aggiunto il mancato anticipo degli ammortizzatori sociali e la comunicazione da parte della Società di limitare il periodo di ferie delle maestranze, al fine di comprimere al minimo i costi di produzione e aumentare il proprio profitto non concedendo il meritato riposo dei lavoratori che sono stati in prima linea durante tutti questi mesi di emergenza sanitaria

“SARNI MAGLIONE – scrivono –  sta utilizzando una modalità tra le più becere – scaricando sui lavoratori le proprie inefficienze organizzative al solo scopo di aumentare il profitto.

Fino ad oggi i lavoratori e le lavoratrici hanno aderito al 100 per cento ai tre scioperi e hanno deciso di continuare fino a quando non otterranno un risultato soddisfacente. 

Sulle vertenze sono intervenute anche le segreterie nazionali Filcams, Fisascat e Uiltucs: “Sarni Maglione sta diventando – si legge in un comunicato –  un gruppo sempre più presente nella ristorazione autostradale con quasi 120 aree di servizio sparse sul territorio nazionale

Nonostante la crescita esponenziale, l’azienda continua a basare il suo modello industriale sostanzialmente sullo sfruttamento della forza lavoro, senza riconoscere adeguati trattamenti retributivi e normativi a lavoratori e lavoratrici”.

Caporalato nel Montefeltro: rinviati a giudizio cinque indagati

Il segretario generale Rossini annuncia che la Cgil si è costituita parte civile

URBINO, 16 luglio 2021 –  Si è svolta ieri mattina, 15 luglio, l’udienza preliminare sulla vicenda dei lavoratori pakistani impiegati in diverse aziende nel Montefeltro.

Una vicenda che risale a settembre 2018 quando la CGIL di Pesaro presentò un esposto in seguito alla raccolta delle testimonianze di alcuni lavoratori pakistani che lavoravano per una cooperativa di logistica e facchinaggio all’interno di alcune ditte di un importante realtà produttiva del territorio. A maggio 2019 ci furono i primi arresti.

La mattinata si è aperta con la richiesta del rinvio a giudizio di tutti e cinque gli indagati per sfruttamento della manodopera, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, il giudice ha poi accolto la richiesta di rinvio a giudizio.

Molti dei lavoratori sfruttati erano presenti nei corridoi del tribunale di Urbino.

Andrea Piccolo, oggi segretario generale della Filctem Pesaro Urbino, all’epoca dei fatti era funzionario della Cgil nel Montefeltro ed è proprio lui che si è accorto, nonostante un muro di reticenze, che in quelle cooperative qualcosa non andava.

“Sono passati 3 anni dai primi incontri che ho avuto con questi ragazzi –ricorda- e oggi finalmente iniziamo a vedere riconosciuto quanto abbiamo scritto nell’esposto del 2018”.

In questo arco di tempo abbiamo organizzato i lavoratori, li abbiamo assistiti e incoraggiati ad andare avanti, siamo stati al loro fianco in ogni fase delle indagini e degli interrogatori cercando soprattutto di tranquillizzarli – aggiunge Andrea Piccolo –. Questi lavoratori erano ricattati e temevano ritorsioni, ma abbiamo cercato di tutelarli e di non lasciarli soli.

Gli operatori di polizia giudiziaria appartenenti al nucleo dei Carabinieri Tutela Lavoro e delle Guardia di Finanza sono stati fondamentali per la riuscita delle indagini.

“La collaborazione col sindacato – continua – è stata la chiave per coinvolgere la quasi totalità dei lavoratori sfruttati. Consideriamo che molti accettavano di lavorare 10/12 ore al giorno, senza alcun giorno di riposo e restituendo una parte delle retribuzioni per non perdere il permesso di soggiorno e quindi poter contribuire al mantenimento dei propri familiari in Pakistan”.

Il timore di essere allontanati dal nostro Paese e il non poter provvedere ai bisogni della famiglia è stato  il motivo per il quale il sindacato non è riuscito  fin dal primo momento a coinvolgere tutti i lavoratori .

“Fondamentale – continua Andrea Piccolo –  è stato il coraggio di uno dei più giovani fra questi lavoratori che parla correttamente la nostra lingua e ci ha permesso di entrare in una comunità molto chiusa e diffidente, ma una volta instaurato il rapporto di fiducia con i ragazzi siamo riusciti a metterli in contatto con gli inquirenti.  Vedremo l’evoluzione del processo, per adesso siamo soddisfatti di aver dato il via ad una importante operazione di contrasto al caporalato, anche se – conclude Andrea Piccolo –  rimane l’amaro in bocca per non essere riusciti a ottenere l’assunzione diretta da parte delle ditte che utilizzavano questi lavoratori in appalto. Tuttavia continueremo, con ancora più impegno, a chiedere un contratto di lavoro vero per chi ha dimostrato il coraggio di ribellarsi ad una condizione di sfruttamento”.

Per il segretario generale della Cgil Pesaro Urbino Roberto Rossini: “il fenomeno del caporalato muta e si adatta alle caratteristiche del sistema produttivo in cui si inserisce. L’idea che questo tipo di sfruttamento sia da confinarsi all’agricoltura o solo nel sud del Paese è una narrazione che non corrisponde alla realtà e questa vicenda lo dimostra concretamente. La decisione della CGIL provinciale di costituirsi parte civile non è stata assunta solo per meglio tutelare i lavoratori che hanno subito tale condizione di sfruttamento, ma anche perché riteniamo fondamentale sensibilizzare la nostra comunità per contrastare questi e altri fenomeni di sfruttamento nel mondo del lavoro”.

Assetto ospedaliero della provincia, poche idee e confuse

Abbiamo letto le dichiarazioni dell’assessore Saltamartini sul riassetto ospedaliero della provincia di Pesaro e dobbiamo fare alcune considerazioni:

  • Assumere queste decisioni senza un confronto con le Organizzazioni sindacali ed i rappresentanti delle amministrazioni e delle istituzionali locali e inaccettabile dal punto di delle relazioni e dei contenuti e soprattutto dal punto di vista degli effetti che tali decisioni comporteranno per le comunità e per il futuro delle generazioni che verranno in tema di sanità.
  • Ci sono forti discordanze tra quanto detto dall’assessore pubblicamente e ciò che decreta la Giunta Regionale!!!
  • Siamo tutti d’accordo che le risorse del PNRR dovranno essere usate per potenziare la sanità territoriale di questa provincia, soprattutto dell’entroterra, ma gli interventi ad oggi adottati invece di parlare di realizzazione delle case della salute, dell’integrazione del ruolo dei MMG nel sistema sanitario regionale, del potenziamento della prevenzione e della diagnostica nell’ottica dell’abbattimento delle liste di attesa, interviene sugli assetti ospedalieri producendo in un solo colpo la riduzione di posti letto rispetto al piano socio sanitario precedente e condanna ad un ruolo di assoluta irrilevanza dell’Ospedale Santa Croce di Fano;
  • Perdere l’azienda ospedaliera Marche Nord senza preliminarmente prevedere il riassetto dell’Asur e la creazione di un’azienda sanitaria provinciale che coincida con il territorio, oppure pensare a rivedere il modello relativo alle aziende ospedaliere ipotizzando l’aggregazione tra Marche nord e Torrette che permetterebbe un vero ed efficace contrasto al fenomeno della mobilita passiva, significa di fatto creare le condizioni per perdere alcune specialità essenziali per limitare la mobilita passiva e per garantire interventi per acuti di qualità ed efficienza : parliamo della neurochirurgia e dell’ematologia per esempio!

Pesaro, 15 luglio 2021

Roberto Rossini Paolo Rossini Maurizio Andreolini

Vania Sciumbata Angelo Aucello Alessandro Contadini

Anche stamani sciopero al punto ristoro Metauro Ovest: dalle 7 alle 10 e presidio

Fiscaletti (Filcams Cgil): nessuna risposta dall’azienda e noi continuiamo con gli scioperi

MAROTTA, 10 LUGLIO 2021- La lotta molto spesso “paga”. E i 25 dipendenti del punto ristoro Metauro Ovest, sull’autostrada A14 nei pressi di Marotta, dopo aver scioperato per due volte: il 2 luglio e ieri venerdì 9 luglio, ci credono e vanno avanti. Dalle 7.00 alle 10.00 di questa mattina sono di nuovo in sciopero ed hanno organizzato un presidio (foto).

“Abbiamo deciso di scioperare per la terza volta – spiega Roberto Fiscaletti della segreteria Filcams Cgil – perché le nostre legittime richieste continuano ad essere ignorate. Non lo definirei un muro contro muro ma siamo davvero determinati a far valere il diritto dei lavoratori e delle lavoratrici che rappresentiamo. Finora nessuno dell’azienda ci ha risposto quindi continuiamo. Siamo consapevoli e decisi a proseguire con questa modalità di “sciopero a sorpresa”. Non escludiamo di ricorrere a tutti i mezzi che abbiamo perché i lavoratori hanno subito pesanti perdite economiche a partire dall’azzeramento del contratto integrativo precedente. Con il passaggio da GustoFast a Maglione (aziende che fanno capo alla stessa società),  infatti, viene applicato un integrativo decisamente peggiorativo rispetto al precedente.

Ai lavoratori viene negato anche il diritto alle ferie

 “E’ così, niente ferie nel periodo estivo al fine di aumentare i profitti – afferma Fiscaletti – e nell’ambito delle corrette relazioni industriali ci troviamo di fronte a un’azienda che rifiuta ogni confronto con le controparti.  Un segnale molto negativo”.

Noi andiamo avanti – conclude Fiscaletti – e decideremo insieme ai lavoratori, a Fisascat Cisl e Uiltucs Uil come continuare questa ennesima giornata di protesta”.  

Filcams – Fisascat – Uiltucs

 Pesaro Urbino

Fausto Vertenzi eletto nella segreteria dello Spi Cgil Pesaro Urbino

Un sindacalista di lungo corso per anni alla guida della Fiom e della Fillea provinciali

PESARO, 9 luglio 2021 – L’Assemblea generale del sindacato pensionati Cgil riunita ieri mattina ha eletto Fausto Vertenzi componente della segreteria provinciale. Un ritorno all’impegno sindacale che Fausto Vertenzi aveva abbandonato per un periodo di congedo. Molto conosciuto, Vertenzi ha guidato per anni la Fiom e la Fillea. La segreteria dello Spi è quindi composta da Loredana Longhin (segretaria generale), Maurizia Ragonesi, Carmen Ghidotti e Fausto Vertenzi.

All’Assemblea generale è intervenuto anche il segretario generale Spi Cgil Marche Elio Cerri (nella foto assieme a Carmen Ghidotti, Fausto Vertenzi, Loreedana Longhin e Maurizia Ragonesi.

A Fausto e a tutta la segreteria Spi Cgil i migliori auguri di buon lavoro dalla Cgil Pesaro Urbino.

Contributi a fondo perduto per la riduzione dei canoni di affitto

Il segretario provinciale Sunia: “è un intervento normativo equilibrato, a tutela di entrambe le parti”

PESARO, 9 luglio 2021 – L’Agenzia delle Entrate ha finalmente pubblicato il provvedimento, atteso dalla fine del 2020 e ripetutamente sollecitato dal SUNIA (Sindacato inquilini) anche attraverso una diretta richiesta al direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Nel provvedimento sono indicate modalità e termini per l’erogazione del contributo a fondo perduto per la riduzione effettuata dal locatore, del canone di locazione previsto nel  “Decreto Ristori“.

Con l’allegato provvedimento del Direttore sono state stabilite le modalità operative per richiedere il contributo a fondo perduto, per l’anno 2021, al locatore di immobile adibito ad abitazione principale, che riduce il canone di locazione.

Il Decreto Ristori  prevede che il  fondo è destinato a finanziare a fondo perduto, per l’anno 2021, il locatore di immobile ad uso abitativo, ubicato in un Comune ad alta tensione abitativa, che sia  l’abitazione principale del conduttore , che riduce il canone di locazione di contratto  in essere alla data del 29 ottobre 2020. Il contributo non può superare il  50 per cento della riduzione del canone nel limite massimo annuo di 1.200 euro per singolo locatore.

Come previsto al comma 3 dell’ art. 9-quater, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate stabilisce  le modalità applicative, la percentuale di riduzione del canone con  riparto proporzionale in relazione alle istanze presentate, le modalità di monitoraggio delle comunicazioni.

“Per noi questo provvedimento è molto importante poiché accoglie finalmente una nostra specifica richiesta –  l’avvocato Gabriele Belfatto, segretario provinciale del Sunia– che si inserisce in un quadro di interventi richiesti atti a contenere gli effetti negativi della pandemia favorendo la rideterminazione dei canoni in un’ottica di salvaguardia dei contratti a tutela, dei soggetti più colpiti.

Si tratta di un intervento normativo equilibrato – conclude l’avvocato Gabriele Belfatto –  a tutela di entrambe le parti”.

Sanità: cosa chiediamo alla Regione

CGIL CISL UIL Marche vogliono porre l’attenzione sulle gravi condizioni della sanità nelle Marche, anche dopo le pesanti ripercussioni della crisi pandemica, per ribadire che il diritto alla salute deve essere assicurato a tutti, garantendo la centralità del servizio pubblico e l’universalità delle prestazioni. Per questo chiedono alla Giunta regionale che si apra subito un confronto concreto ed efficace, che finora non c’è stato, fatto salvo un recente incontro.

A livello regionale, i problemi aperti, numerosi e urgenti, riguardano: tempi di attesa, Pronto soccorso e rete dell’emergenza-urgenza, servizi territoriali e integrazione socio-sanitaria, prevenzione, rete ospedaliera, Case della Salute e cure primarie e intermedie, mobilità sanitaria, organici insufficienti e precariato, progressiva privatizzazione della sanità.

Pertanto, per rispondere al meglio ai bisogni dei cittadini chiediamo:

  • Un forte potenziamento delle attività e interventi efficaci di riduzione dei tempi di attesa.
  • Il rafforzamento della sanità sul territorio, come previsto anche dal PNRR: riorganizzazione e sviluppo delle cure primarie, delle cure intermedie, potenziamento delle strutture socio-sanitarie e dell’assistenza domiciliare, Piano della cronicità e interventi per la non autosufficienza.
  • Un progetto condiviso e trasparente sulla dislocazione, il potenziamento e l’operatività delle Case della Salute/Case e Ospedali di Comunità, anche in attuazione del PNRR, orientando i MMG ad operare all’interno delle Case della Salute/di Comunità.
  • Riqualificare le funzioni dei Distretti sanitari e avviare un percorso per renderli coincidenti con gli Ambiti territoriali sociali, ed i Servizi per il Lavoro, a garanzia dell’integrazione socio sanitaria e dello sviluppo di percorsi di inclusione sociale, lavorativa e di contrasto alla povertà.
  • L’aumento delle risorse per la Prevenzione, con particolare attenzione alla salute e sicurezza negli ambienti di lavoro, superando il forte sottofinanziamento. Definire subito il Piano Mirato e i Piani Tematici di Prevenzione.
  • Una rete dell’emergenza – urgenza capillare ed efficace, capace di integrare l’attività dei Pronto Soccorso ospedalieri con quella del Sistema 118, della continuità assistenziale, delle postazioni territoriali di emergenza, dei mezzi sanitari e dei Punti di Assistenza Territoriale attivati negli Ospedali di Comunità.
  • Attenzione alla Medicina di Genere, potenziamento dei Consultori familiari e piena applicazione della

legge 194 del 1978.

  • Chiarezza sugli assetti istituzionali della sanità marchigiana: competenze e rapporti tra Servizio Sanità, ASUR, ARS, INRCA, Aziende Ospedaliere, Aree Vaste e Distretti Sanitari; qualificazione e sviluppo delle reti ospedaliere: la funzionalità delle strutture periferiche (ospedaliere e territoriali) è cruciale per consentire agli ospedali di I e II livello di svolgere al meglio l’attività di elevata intensità assistenziale. Completare e realizzare i nuovi e moderni ospedali ricorrendo all’appalto, nel rispetto del DL 77/2021.
  • In tema di personale, è necessario un consistente adeguamento e un rafforzamento delle dotazioni organiche con un massiccio piano di assunzioni. Vanno completati i percorsi di stabilizzazione e data piena e corretta attuazione agli istituti contrattuali (compresa premialità Covid) così da salvaguardare la dignità professionale del personale.
  • Fermare la progressiva privatizzazione della sanità e garantire il governo dei soggetti privati accreditati. Il Servizio Pubblico deve esercitare una forte funzione di committenza e di controllo, sia dei servizi erogati che delle condizioni contrattuali, economiche e normative, dei loro dipendenti con un impegno concreto per la parificazione dei trattamenti tra lavoratori pubblici e privati.
  • Adeguata partecipazione a livello regionale e territoriale, sia sulle politiche occupazionali che sull’assetto e l’operatività dei servizi, a partire dall’applicazione dell’art. 3 comma 3 della legge 13 del 2003.

Avviare subito un confronto sullo sviluppo progettuale e attuazione nelle Marche degli interventi previsti dalla

Missione 6 – Salute del Piano Nazionale Ripresa e Resilienza (PNRR):

  • Casa della Comunità e presa in carico della persona” quali luoghi delle cure primarie (32 Case della Comunità da attivare nelle Marche entro il 2026);
  • Casa come primo luogo di cura e telemedicina”: potenziare l’assistenza domiciliare fino a prendere in carico anziani, malati cronici e/o non autosufficienti (più di 38.000 prese in carico) e attivazione delle Centrali Operative Territoriali (COT);
  • Rafforzamento dell’assistenza territoriale intermedia e delle sue strutture” con l’obbiettivo di attivare a livello nazionale 381 Ospedali di Comunità;
  • Interventi per innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario.

La SALUTE è un diritto. CGIL CISL UIL Marche si mobilitano per promuoverlo