Caporalato nel Montefeltro: rinviati a giudizio cinque indagati

Il segretario generale Rossini annuncia che la Cgil si è costituita parte civile

URBINO, 16 luglio 2021 –  Si è svolta ieri mattina, 15 luglio, l’udienza preliminare sulla vicenda dei lavoratori pakistani impiegati in diverse aziende nel Montefeltro.

Una vicenda che risale a settembre 2018 quando la CGIL di Pesaro presentò un esposto in seguito alla raccolta delle testimonianze di alcuni lavoratori pakistani che lavoravano per una cooperativa di logistica e facchinaggio all’interno di alcune ditte di un importante realtà produttiva del territorio. A maggio 2019 ci furono i primi arresti.

La mattinata si è aperta con la richiesta del rinvio a giudizio di tutti e cinque gli indagati per sfruttamento della manodopera, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, il giudice ha poi accolto la richiesta di rinvio a giudizio.

Molti dei lavoratori sfruttati erano presenti nei corridoi del tribunale di Urbino.

Andrea Piccolo, oggi segretario generale della Filctem Pesaro Urbino, all’epoca dei fatti era funzionario della Cgil nel Montefeltro ed è proprio lui che si è accorto, nonostante un muro di reticenze, che in quelle cooperative qualcosa non andava.

“Sono passati 3 anni dai primi incontri che ho avuto con questi ragazzi –ricorda- e oggi finalmente iniziamo a vedere riconosciuto quanto abbiamo scritto nell’esposto del 2018”.

In questo arco di tempo abbiamo organizzato i lavoratori, li abbiamo assistiti e incoraggiati ad andare avanti, siamo stati al loro fianco in ogni fase delle indagini e degli interrogatori cercando soprattutto di tranquillizzarli – aggiunge Andrea Piccolo –. Questi lavoratori erano ricattati e temevano ritorsioni, ma abbiamo cercato di tutelarli e di non lasciarli soli.

Gli operatori di polizia giudiziaria appartenenti al nucleo dei Carabinieri Tutela Lavoro e delle Guardia di Finanza sono stati fondamentali per la riuscita delle indagini.

“La collaborazione col sindacato – continua – è stata la chiave per coinvolgere la quasi totalità dei lavoratori sfruttati. Consideriamo che molti accettavano di lavorare 10/12 ore al giorno, senza alcun giorno di riposo e restituendo una parte delle retribuzioni per non perdere il permesso di soggiorno e quindi poter contribuire al mantenimento dei propri familiari in Pakistan”.

Il timore di essere allontanati dal nostro Paese e il non poter provvedere ai bisogni della famiglia è stato  il motivo per il quale il sindacato non è riuscito  fin dal primo momento a coinvolgere tutti i lavoratori .

“Fondamentale – continua Andrea Piccolo –  è stato il coraggio di uno dei più giovani fra questi lavoratori che parla correttamente la nostra lingua e ci ha permesso di entrare in una comunità molto chiusa e diffidente, ma una volta instaurato il rapporto di fiducia con i ragazzi siamo riusciti a metterli in contatto con gli inquirenti.  Vedremo l’evoluzione del processo, per adesso siamo soddisfatti di aver dato il via ad una importante operazione di contrasto al caporalato, anche se – conclude Andrea Piccolo –  rimane l’amaro in bocca per non essere riusciti a ottenere l’assunzione diretta da parte delle ditte che utilizzavano questi lavoratori in appalto. Tuttavia continueremo, con ancora più impegno, a chiedere un contratto di lavoro vero per chi ha dimostrato il coraggio di ribellarsi ad una condizione di sfruttamento”.

Per il segretario generale della Cgil Pesaro Urbino Roberto Rossini: “il fenomeno del caporalato muta e si adatta alle caratteristiche del sistema produttivo in cui si inserisce. L’idea che questo tipo di sfruttamento sia da confinarsi all’agricoltura o solo nel sud del Paese è una narrazione che non corrisponde alla realtà e questa vicenda lo dimostra concretamente. La decisione della CGIL provinciale di costituirsi parte civile non è stata assunta solo per meglio tutelare i lavoratori che hanno subito tale condizione di sfruttamento, ma anche perché riteniamo fondamentale sensibilizzare la nostra comunità per contrastare questi e altri fenomeni di sfruttamento nel mondo del lavoro”.

Il biodigestore è un impianto necessario

PESARO, 23 novembre 2020 – Come organizzazioni sindacali ci siamo già espressi a favore della realizzazione di un biodigestore per il trattamento della frazione organica dei rifiuti.

I vantaggi, anche ribaditi qualche giorno fa in una iniziativa di Legambiente, sono noti a tutti e particolarmente importanti per la gente che rappresentiamo:

· sarà un’opera che metterà in sicurezza il nostro territorio perché non saremo più dipendenti dagli impianti presenti fuori regione;

· l’ottenimento di gas metano da immettere nella rete di distribuzione così come la produzione di compost di qualità da utilizzare in agricoltura contribuiscono alla tutela dell’ambiente; senza considerare i vantaggi derivati dalle minori emissioni di CO2 dei camion attualmente impiegati per il trasporto verso il centro e nord Italia;

·sarà una occasione di nuovo lavoro, sia per quelli che saranno impegnati nella realizzazione dell’impianto sia per quelli che saranno occupati per la gestione del biodigestore una volta attivo;

·i vantaggi economici saranno utilizzati per contenere le tariffe, una necessità in questi tempi di difficoltà per tante famiglie.

In questo contesto, il tempo non è una variabile indifferente perché non si può rinunciare agli incentivi previsti e quindi abbiamo apprezzato che fin da subito l’istanza di autorizzazione sia stata presentata alla Provincia da parte della società Green Factory controllata da Marchemultiservizi.

Servono però luoghi deputati alla partecipazione.

Comprendiamo le legittime preoccupazioni che possano avere le popolazioni limitrofe al sito individuato, al netto di chi intende solamente speculare per ipotetiche future fortune elettorali così come al netto di interessi particolari che non possono ledere quelli collettivi. Riteniamo che anche la conferenza dei servizi sia il luogo preposto per le istanze e le osservazioni da parte dei portatori di interesse e in quella sede noi chiederemo di essere ascoltati.
Così come riteniamo utile che la politica lungimirante, supportata da esponenti scientifici e dai portatori di interessi collettivi, crei momenti di informazione nei territori interessati e non.

Nel frattempo ci siamo rivolti alle nostre sedi sindacali dove sono presenti biodigestori anaerobici con tecnologia simile a quella che si vuole implementare qua (Bologna, Trento, Foligno, Cesena) per sapere se ci fossero problemi di emissioni di cattivi odori, una preoccupazione che serpeggia. In tutti i casi abbiamo registrato assenza di problemi odorigeni. Naturalmente in alcune di queste località si erano costituiti comitati di opposizione alla realizzazione degli impianti ma una volta realizzati la convivenza e il grado di soddisfazione è buona.

Marchemultiservizi e Aset assieme per il futuro (prossimo)
Sarebbe importante che Marchemultiservizi e Aset partecipassero assieme alla realizzazione di questo infrastruttura. Potrebbe essere l’inizio di un percorso comune finalizzato a una maggiore integrazione tra queste due aziende senza escludere anche una fusione per la nascita di una azienda provinciale dei servizi a controllo pubblico.
Riteniamo che una maggiore integrazione tra le due aziende sia cruciale per entrambi e perciò occorre prendere decisioni. Non ha senso continuare a programmare separatamente gli investimenti nell’idrico e nell’igiene ambientale. E’ grave che le proprietà sottovalutino questo pericolo, non si pongano il problema di lavorare assieme, superando anacronistici campanilismi.
Ma l’obiettivo di una maggiore integrazione potrebbe essere ancora più ambizioso, più urgente: le risorse che saranno disponibili attraverso il Recovery Fund richiedono soggetti capaci di progettare, realizzare in tempi certi le infrastrutture necessarie per lo sviluppo dell’economia circolare.
Questa dovrà essere la missione futura. Un’aggregazione che non produrrà esuberi, ma consentirà maggiore specializzazione per i lavoratori/ci e possibilità per giovani di nuova e buona occupazione nell’impiantistica che verrà realizzata anche grazie alla presenza di un partner industriale importante come ad esempio Hera.Occorre solamente la volontà politica e lavorare in temp

certi per questo obiettivo che rappresenta una necessità per uno sviluppo sostenibile del territorio.

Stefano Ovani (Fp-Cgil)     Maurizio Andreolini (Fit-Cisl)

Andrea Piccolo (Filctem-Cgil)     Maria Grazia Santini (Femca-Cisl)

La sicurezza è ancora un lusso e un costo da abbattere

Andrea Piccolo: problemi economici per i lavoratori e blande misure di sicurezza

PESARO, 14 maggio 2020 – A dieci giorni dalla ripresa dell’attività produttive continua la descrizione della situazione del lavoro nella provincia. Dopo il settore trasporti e metalmeccanico interviene il segretario generale della Filctem Cgil Pesaro Urbino Andrea Piccolo.
“Il 70 per cento delle aziende della nostra categoria che rappresenta i lavoratori del vetro, tessile, gomma plastica, chimica, energia e petrolio – scrive il Segretario – sono rientrate fin da subito nei famosi codici ATECO (ovvero i codici che identificano le attività economiche, alle quali si consentiva la prosecuzione dell’attività). Buona parte del restante 30 per cento ha cominciato fin da subito ad organizzarsi ben prima del 4 maggio con la richiesta di deroga prefettizia.
In questi due mesi l’attività della categoria non si è mai interrotta, dapprima per garantire la sicurezza dei lavoratori nella fase in cui il governo non aveva indicato con chiarezza le misure da adottare nei luoghi di lavoro, poi nella gestione delle richieste di cassa integrazione che arrivavano quotidianamente, infine per sottoscrivere gli accordi di sicurezza obbligatori per la riapertura.
Le problematiche sono state tantissime. La più difficile è legata alle difficoltà economiche che stanno ancora subendo tanti lavoratori. Sono infatti pochissime le aziende che hanno anticipato il pagamento della cassa integrazione e ad oggi i bonifici arrivati da parte di Inps e Regione sono stati 1/4 del totale.
Anche il Decreto “Ripartenza” annunciato 13 aprile, non risolve il problema in quanto da una prima lettura l’anticipo del 40% in 15 giorni da parte dell’Inps riguarda le casse integrazioni che saranno attivate da giugno in poi. Se aggiungiamo le enormi difficoltà incontrate per attivare con le banche la sospensione dei mutui prima casa e per ottenere le anticipazioni degli importi di cassa integrazione la situazione economica per molte famiglie è drammatica.
Chi ha continuato a lavorare invece si è trovato ad affrontare la difficile gestione dei figli. Scuole chiuse, nonni da tutelare, lavoro da svolgere: organizzarsi è stato ed è davvero complicato.
Si parla molti di smart working, è stato davvero utile? Chiariamo subito che quello che si è messo in atto in fretta e furia ha poco a vedere con un vero ed efficiente smart working; prevalentemente si è trattato di un lavoro da remoto, non organizzato correttamente che ha costretto i dipendenti a lavorare senza pause, ben oltre gli orari di lavoro e con strumentazioni informatiche spesso condivise con altri famigliari, in particolare figli impegnati nelle video lezioni scolastiche.
La situazione attuale vede moltissime imprese aperte ma pochi protocolli di sicurezza sottoscritti e questo espone ad un altissimo rischio i tanti che tutti i giorni sono al lavoro con il concreto rischio che le misure messe in atto fino ad oggi si rivelino inefficaci e che i contagi nel giro di poche settimane tornino a crescere.
Troppo poche le aziende che con solerzia e attenzione hanno predisposto Protocolli di Sicurezza e hanno intraprese il percorso di confronto con le organizzazioni sindacali aziendali e territoriali.
In molti casi questo percorso, pur sollecitato da parte nostra, non è stato intrapreso ed il rischio concreto è che siano moltissime le aziende, in particolare dove i lavoratori non sono organizzati, se si trovino in balia di imprenditori che pensano più ai profitti che alla sicurezza.
Purtroppo una parte dei datori di lavoro vede ancora la sicurezza come un costo aziendale da contenere; in questi giorni sono tornate in mente le parole di Giulio Tremonti in occasione della stesura del Testo Unico della Salute e Sicurezza: ” Il testo unico è un lusso che non ci possiamo permettere” disse l’ex ministro del Governo Berlusconi, ebbene, dopo 12 anni siamo ancora allo stesso punto: la sicurezza è considerata un costo, possibilmente riducibile, a discapito dei lavoratori e della collettività”.

Il contagio è entrato nelle fabbriche Pesaresi: fermiamoci prima che sia troppo tardi

Stiamo assistendo oramai da giorni ad un inasprimento delle misure di sicurezza con l’indicazione di uscire di casa per le solo necessità non differibili.

Manca solo una misura: chiudere le aziende che non producono beni essenziali. Sono molti i luoghi i lavoro in cui si stanno verificando contagi semplicemente perché le misure messe in campo o sono insufficienti o addirittura nulle.

Le istituzioni ci hanno promesso e assicurato controlli a tappeto, ma nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di controlli effettuati telefonicamente o addirittura su auto- dichiarazioni da parte delle Aziende.

Le misure fin qui adottate e le intese firmate non hanno ancora dato alcun risultato, le persone continuano ad ammalarsi, il virus continua a dilagare e le nostre Rappresentanze nelle aziende, siano RSU piuttosto che RLS, stanno affrontando una vera e propria battaglia quotidiana in prima linea, mettendo a rischio anche la propria salute, senza riuscire a mettere in campo una vera e propria azione di contenimento della diffusione del virus a tutela di chi lavora.

Le imprese stanno sbagliando comportamento: dopo l’ultimo decreto legge che introduce ammortizzatori sociali ad hoc per l’emergenza COVID 19, spingono forzosamente ad un utilizzo eccessivo della ferie (ben otre quelle maturate) dei dipendenti. Si assiste ad una massiccia richiesta di domande di apertura di CIGO che solo in pochissimi casi ha il fine della chiusura temporanea, quindi l’obiettivo di tutelare la salute delle persone che lavorano: così non va bene.

Così non va. E’ necessario un repentino cambio di passo: le cetegorie dell’industria di Pesaro ed Urbino , Fiom, Filctem e SLC tornano a chiedere con forza di fermare tutte le attività che non siano essenziali.

QUESTA E’ L’UNICA STRADA PER TUTELARE LE PERSONE E FERMARE IL DIFFONDERSI DEL COVID 19 CHE STA DILAGANDO NEL PAESE E NEI POSTI DI LAVORO.

Pesaro 20.3.2020

Le PEC delle Categorie della CGIL

Da oggi potete trovare le PEC della CGIL e delle Categorie confederate nell’area contatti delle loro pagine, ma per comodità ve le elenchiamo tutte anche qui:

CGIL – cdlt@pec.cgilpesaro.it

FILCAMS – filcamspesaro@pec.it

FILCTEM – filctempesaro@pec.it

FILLEA – filleapesaro@pec.it

FILT – filtcgilpesaro@pec.it

FIOM – pesaro.fiom@pec.it

FLAI – flaipesaro@pec.it

FLC – pesaro@pec.flcgil.it

FUNZIONE PUBBLICA – funzionepubblica@pec.cgilpesaro.it

NIDIL – nidilpesaro@pec.it

SLC – slcpesaro@pec.it

Ufficio Vertenze e Legali, Pesaro – pesaro.vertenze@pec.cgilpesaro.it

Ufficio Vertenze e Legali, Fano – fano.vertenze@pec.cgilpesaro.it

Ufficio Vertenze e Legali, Urbino – urbino.vertenze@pec.cgilpesaro.it

Andrea Piccolo eletto segretario generale Filctem Pesaro Urbino

PESARO – Cambio alla guida della Filctem Cgil Pesaro Urbino. Questa mattina, l’Assemblea generale, ha eletto Andrea Piccolo nuovo segretario generale al posto di Claudio Morganti. Toscano di nascita, 36 anni, Andrea Piccolo nel 2005 si trasferisce a Urbino per frequentare la facoltà di Giurisprudenza. Nel 2007 viene eletto presidente del Consiglio studentesco e membro del Senato academico. Sono gli anni in cui si avvicina alla Cgil. Dopo la laurea entra in Cooss Marche e nel 2017 il distacco per ricoprire il ruolo di funzionario intercategoriale Fiom, Filctem e Fillea dell’Alto Montefeltro.
Nella relazione Andrea Piccolo ha analizzato dapprima la situazione generale della nostra economia sia livello nazionale sia nel complesso scenario europeo.

Sulle condizioni del territorio ha ricordato come “fino al 2008 il nostro era un tessuto industriale incentrato sul settore del mobile, nel post crisi il settore della meccanica ha superato il legno ed è diventato il settore manifatturiero traino della provincia” Dopo l’analisi delle diverse realtà produttive e delle condizione dei lavoratori iscritto alla Filctem, si è soffermato sul settore tessile, su quel che ne è rimasto.

“Provengo dalla vicina Toscana ed ho sempre sentito parlare del Montefeltro come la Valle del Jeans – ha detto -. Laboratori tessili erano nati ovunque, in magazzini abbandonati, garage, case. Non esisteva famiglia tra Urbania, Sant’Angelo e Fermignano che non avesse almeno una donna impiegata nelle fabbriche tessili. Nate per caso dall’intuizione dei jeans che mettevano in risalto le forme si erano trasformate in un’eccellenza pesarese anche a fronte dei bassi salari che le donne del Montefeltro erano disposte ad accettare non appena si era cominciato ad abbandonare l’agricoltura. Complice l’avvento della globalizzazione, il ricorso spasmodico alla delocalizzazione, il cambiamento del modello di consumo ed il basso costo della produzione nei paesi emergenti della valle del jeans è rimasta solo la valle”.

Questo per quanto riguarda il passato mentre per il futuro Andrea Piccolo auspica il “recupero della consapevolezza della mia generazione e di quelle più giovani che la conoscenza della storia e l’impegno sindacale sono indispensabile per migliorare la propria condizione attraverso un nuovo modo di fare sindacato: dobbiamo uscire ancor di più dal “palazzo” per incrementare il numero di assemblee, trasmettere valori e competenze che abbiamo acquisito”.

Il segretario uscente Claudio Morganti, tra i fondatori della categoria che tenne a Pesaro il proprio congresso costitutivo, a latere dell’Assemblea ha detto di voler ringraziare la Cgil:
”La Cgil mi ha formato, mi ha dato tanto e io ho dato tanto a questa organizzazione che è stata una famiglia, dove abbiamo lottato insieme per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici. Qui ci sono compagni e compagne con i quali nel corso degli anni abbiamo costruito legami di amicizia che non si scioglieranno mai”.

Rsu Hera e Marche Multiservizi: successo della Filctem Cgil

Per la prima volta una donna eletta nella Rsu

PESARO – Si sono svolte nei giorni scorsi le elezioni della Rsu e Rsa nel gruppo Hera di cui fanno parte, nella provincia di Pesaro Urbino,  Hera Comm. Marche e Marche Multiservizi.

I lavoratori e le lavoratrici chiamati al voto per la scelta dei propri rappresentanti sono stati complessivamente 341.

Hanno partecipato al voto 283 lavoratori, pari al 83% degli aventi diritto, la Filctem CGIL Pesaro Urbino con 218 preferenze, pari al 77%, si conferma primo sindacato nelle maggiori società partecipate del territorio.

“Siamo molto soddisfatti del risultato e ringraziamo i lavoratori che hanno deciso di premiarci con questo straordinario risultato” sottolinea  la Filctem Cgil provinciale e aggiunge:  “un ringraziamento va anche ai candidati  che si sono messi a disposizione e hanno deciso di battersi per migliorare le condizioni di lavoro nei prossimi anni. Per la prima volta inoltre si aprono le porte della Rsu ad una donna, fino a pochi anni fa impensabile in una realtà prettamente maschile.”

Alle lavoratrici e lavoratori della Carbon Line SRL

Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, esprimono la loro netta contrarietà alla forzatura che è stata realizzata martedì 19 marzo nella sede della Regione Marche, dove è stata validata, con la firma di soli 2 Rsu, la possibilità per l’Azienda Carbon Line Srl di Fano di procedere ai licenziamenti collettivi.
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Alle lavoratrice e ai lavoratori della Carbon Line SRL

FANO – In data 06 marzo 2019 tra Filctem – Cgil, Femca – Cisl, Uiltec – Uil e RSU e azienda Carbon Line Srl, si è svolto il 3° incontro in merito all’avvio della procedura di licenziamenti collettivi con indicazione di esubero di personale di 35 lavoratori avviata dall’azienda in data 21 gennaio 2019.
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