Dati Inps elaborati da Ires Cgil Marche. Silvia Cascioli segretaria confederale Cgil Pesaro: serve ripensare le politiche del lavoro, fiscali, di sostegno al reddito e contrattuali

Pesaro, 5 gennaio 2022 – L’Ires Cgil Marche ha elaborato i dati Inps su come si è caratterizzato il lavoro dipendente nel 2020 , anno della drammatica crisi sanitaria economica e sociale causata dalla crisi pandemica da Covid19, che ha prodotto gravi ripercussioni sulla situazione occupazionale e salariale.

Nel 2020 nella provincia di Pesaro e Urbino risulta occupato un totale di 105 mila lavoratori dipendenti privati, con una riduzione di circa il 2% rispetto all’anno precedente : tale decremento è causato dagli effetti della pandemia anche se questi sono stati sicuramente mitigati dal massiccio intervento di ore di Cassa integrazione.

Andando ad analizzare I dati più specifici della tipologia contrattuale si evince che, nonostante siano cresciuti complessivamente i lavoratori a tempo indeterminato, un lavoratore su tre ha un rapporto di lavoro part-time ed è aumentato il numero dei lavoratori stagionali; si evince anche un numeto importante di lavoratori dipendenti con contratti di somministrazione e contratti intermittenti, anche se in diminuzione rispetto al 2019, sicuramente dovuto a una contrazione degli addetti in particolare nel settore del turismo e del terziario in generale dove vi è un uso frequente di questi contratti precari.

Quello che però viene purtroppo confermato dalla analisi dei dati è che sono le donne che hanno pagato maggiormente il calo dell’occupazione (nel 2020 risulta il 2,4 % di lavoratrici in meno e l’1,7 % di lavoratori in meno)e gli occupati under 30 ( il crollo maggiore rispetto alle altre fasce di età) che sono lavorarori dipendenti prevalentemente precari e con orario parziale .

Anche per quanto che riguarda le retribuzioni medie lorde annue percepite nella provincia di Pesaro e Urbino registriamo un decremento rispetto all’anno 2019 del 7% : dentro questo dato negativo delle retribuzioni generali si registra purtroppo una forte differenza retributiva di genere: le lavoratrici percepiscono in media il 35 % in meno dei loro colleghi maschi, differenza dovuta ovviamente anche dal maggior utilizzo per le lavoratrici del part-time o dei contratti a termine. Ma anche nei rapporti di lavoro a tempo pieno e indeterminato le lavoratrici percepiscono il 16,4 % in meno dei colleghi maschi.

Oltre alla differenza di genere si registra anche dal lato retribuzioni una perdita di reddito importante nela fascia dei giovani lavoratori con meno di 30 anni , I quali sono esposti a lavori precari discontinui o part time involontari .

“Ancora una volta quindi – sottolinea Silvia Cascioli, segretaria confederale CGIL Pesaro Urbino -, a rischio di povertà sono soprattutto le donne e i giovani.

I dati complessivi rivelano che c’è una questione salariale complessiva da affrontare con urgenza, perchè la scarsità retributiva incide inevitabilmente sul futuro pensionistico delle persone, che rischia di essere sempre più incerto e povero ; bassi livelli retributivi implicano anche un ripensamento delle politiche del lavoro, delle politiche fiscali, di sostegno al reddito e delle politiche contrattuali”.

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