Punto ristoro Metauro Ovest: scioperi fino al 1 agosto

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil assieme alla Rsa determinate a proseguire la lotta

MAROTTA, 16 LUGLIO 2021 – Dopo aver proclamato lo stato di agitazione e dopo tre “scioperi a sorpresa” (comunicati all’azienda poco prima dell’astensione dal lavoro): il 2 luglio, il 9 e il 10 luglio, i sindacati Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs Uil Pesaro Urbino,  assieme alla Rsa, hanno stabilito, dopo l’assemblea con i lavoratori,  lo stato di agitazione  a oltranza e un altro pacchetto di scioperi al punto ristoro Sarni Maglione Srl, sull’autostrada A-14, nei pressi di Marotta.

Il pacchetto di scioperi prevede l’astensione dal lavoro di tutte le maestranze a partire dalle 18.00 di questa sera fino alle 18.00 di domenica, per tutti i fine settimana fino al primo agosto.

E’ muro contro muro quello fra i dipendenti e la Sarni Maglione Srl che nonostante tre scioperi e relative manifestazioni non ha voluto mostrare neanche una piccola apertura verso le rivendicazione dei sindacati.

 Contestiamo, spiegano i sindacati, la decisione unilaterale a seguito del passaggio da Gustofast a Maglione avvenuto lo scorso dicembre 2020, di non riconoscere il contratto integrativo della GustoFast, con conseguente arretramento delle condizioni economiche e normative. A questo va aggiunto il mancato anticipo degli ammortizzatori sociali e la comunicazione da parte della Società di limitare il periodo di ferie delle maestranze, al fine di comprimere al minimo i costi di produzione e aumentare il proprio profitto non concedendo il meritato riposo dei lavoratori che sono stati in prima linea durante tutti questi mesi di emergenza sanitaria

“SARNI MAGLIONE – scrivono –  sta utilizzando una modalità tra le più becere – scaricando sui lavoratori le proprie inefficienze organizzative al solo scopo di aumentare il profitto.

Fino ad oggi i lavoratori e le lavoratrici hanno aderito al 100 per cento ai tre scioperi e hanno deciso di continuare fino a quando non otterranno un risultato soddisfacente. 

Sulle vertenze sono intervenute anche le segreterie nazionali Filcams, Fisascat e Uiltucs: “Sarni Maglione sta diventando – si legge in un comunicato –  un gruppo sempre più presente nella ristorazione autostradale con quasi 120 aree di servizio sparse sul territorio nazionale

Nonostante la crescita esponenziale, l’azienda continua a basare il suo modello industriale sostanzialmente sullo sfruttamento della forza lavoro, senza riconoscere adeguati trattamenti retributivi e normativi a lavoratori e lavoratrici”.

Caporalato nel Montefeltro: rinviati a giudizio cinque indagati

Il segretario generale Rossini annuncia che la Cgil si è costituita parte civile

URBINO, 16 luglio 2021 –  Si è svolta ieri mattina, 15 luglio, l’udienza preliminare sulla vicenda dei lavoratori pakistani impiegati in diverse aziende nel Montefeltro.

Una vicenda che risale a settembre 2018 quando la CGIL di Pesaro presentò un esposto in seguito alla raccolta delle testimonianze di alcuni lavoratori pakistani che lavoravano per una cooperativa di logistica e facchinaggio all’interno di alcune ditte di un importante realtà produttiva del territorio. A maggio 2019 ci furono i primi arresti.

La mattinata si è aperta con la richiesta del rinvio a giudizio di tutti e cinque gli indagati per sfruttamento della manodopera, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori, il giudice ha poi accolto la richiesta di rinvio a giudizio.

Molti dei lavoratori sfruttati erano presenti nei corridoi del tribunale di Urbino.

Andrea Piccolo, oggi segretario generale della Filctem Pesaro Urbino, all’epoca dei fatti era funzionario della Cgil nel Montefeltro ed è proprio lui che si è accorto, nonostante un muro di reticenze, che in quelle cooperative qualcosa non andava.

“Sono passati 3 anni dai primi incontri che ho avuto con questi ragazzi –ricorda- e oggi finalmente iniziamo a vedere riconosciuto quanto abbiamo scritto nell’esposto del 2018”.

In questo arco di tempo abbiamo organizzato i lavoratori, li abbiamo assistiti e incoraggiati ad andare avanti, siamo stati al loro fianco in ogni fase delle indagini e degli interrogatori cercando soprattutto di tranquillizzarli – aggiunge Andrea Piccolo –. Questi lavoratori erano ricattati e temevano ritorsioni, ma abbiamo cercato di tutelarli e di non lasciarli soli.

Gli operatori di polizia giudiziaria appartenenti al nucleo dei Carabinieri Tutela Lavoro e delle Guardia di Finanza sono stati fondamentali per la riuscita delle indagini.

“La collaborazione col sindacato – continua – è stata la chiave per coinvolgere la quasi totalità dei lavoratori sfruttati. Consideriamo che molti accettavano di lavorare 10/12 ore al giorno, senza alcun giorno di riposo e restituendo una parte delle retribuzioni per non perdere il permesso di soggiorno e quindi poter contribuire al mantenimento dei propri familiari in Pakistan”.

Il timore di essere allontanati dal nostro Paese e il non poter provvedere ai bisogni della famiglia è stato  il motivo per il quale il sindacato non è riuscito  fin dal primo momento a coinvolgere tutti i lavoratori .

“Fondamentale – continua Andrea Piccolo –  è stato il coraggio di uno dei più giovani fra questi lavoratori che parla correttamente la nostra lingua e ci ha permesso di entrare in una comunità molto chiusa e diffidente, ma una volta instaurato il rapporto di fiducia con i ragazzi siamo riusciti a metterli in contatto con gli inquirenti.  Vedremo l’evoluzione del processo, per adesso siamo soddisfatti di aver dato il via ad una importante operazione di contrasto al caporalato, anche se – conclude Andrea Piccolo –  rimane l’amaro in bocca per non essere riusciti a ottenere l’assunzione diretta da parte delle ditte che utilizzavano questi lavoratori in appalto. Tuttavia continueremo, con ancora più impegno, a chiedere un contratto di lavoro vero per chi ha dimostrato il coraggio di ribellarsi ad una condizione di sfruttamento”.

Per il segretario generale della Cgil Pesaro Urbino Roberto Rossini: “il fenomeno del caporalato muta e si adatta alle caratteristiche del sistema produttivo in cui si inserisce. L’idea che questo tipo di sfruttamento sia da confinarsi all’agricoltura o solo nel sud del Paese è una narrazione che non corrisponde alla realtà e questa vicenda lo dimostra concretamente. La decisione della CGIL provinciale di costituirsi parte civile non è stata assunta solo per meglio tutelare i lavoratori che hanno subito tale condizione di sfruttamento, ma anche perché riteniamo fondamentale sensibilizzare la nostra comunità per contrastare questi e altri fenomeni di sfruttamento nel mondo del lavoro”.

Assetto ospedaliero della provincia, poche idee e confuse

Abbiamo letto le dichiarazioni dell’assessore Saltamartini sul riassetto ospedaliero della provincia di Pesaro e dobbiamo fare alcune considerazioni:

  • Assumere queste decisioni senza un confronto con le Organizzazioni sindacali ed i rappresentanti delle amministrazioni e delle istituzionali locali e inaccettabile dal punto di delle relazioni e dei contenuti e soprattutto dal punto di vista degli effetti che tali decisioni comporteranno per le comunità e per il futuro delle generazioni che verranno in tema di sanità.
  • Ci sono forti discordanze tra quanto detto dall’assessore pubblicamente e ciò che decreta la Giunta Regionale!!!
  • Siamo tutti d’accordo che le risorse del PNRR dovranno essere usate per potenziare la sanità territoriale di questa provincia, soprattutto dell’entroterra, ma gli interventi ad oggi adottati invece di parlare di realizzazione delle case della salute, dell’integrazione del ruolo dei MMG nel sistema sanitario regionale, del potenziamento della prevenzione e della diagnostica nell’ottica dell’abbattimento delle liste di attesa, interviene sugli assetti ospedalieri producendo in un solo colpo la riduzione di posti letto rispetto al piano socio sanitario precedente e condanna ad un ruolo di assoluta irrilevanza dell’Ospedale Santa Croce di Fano;
  • Perdere l’azienda ospedaliera Marche Nord senza preliminarmente prevedere il riassetto dell’Asur e la creazione di un’azienda sanitaria provinciale che coincida con il territorio, oppure pensare a rivedere il modello relativo alle aziende ospedaliere ipotizzando l’aggregazione tra Marche nord e Torrette che permetterebbe un vero ed efficace contrasto al fenomeno della mobilita passiva, significa di fatto creare le condizioni per perdere alcune specialità essenziali per limitare la mobilita passiva e per garantire interventi per acuti di qualità ed efficienza : parliamo della neurochirurgia e dell’ematologia per esempio!

Pesaro, 15 luglio 2021

Roberto Rossini Paolo Rossini Maurizio Andreolini

Vania Sciumbata Angelo Aucello Alessandro Contadini

Contributi a fondo perduto per la riduzione dei canoni di affitto

Il segretario provinciale Sunia: “è un intervento normativo equilibrato, a tutela di entrambe le parti”

PESARO, 9 luglio 2021 – L’Agenzia delle Entrate ha finalmente pubblicato il provvedimento, atteso dalla fine del 2020 e ripetutamente sollecitato dal SUNIA (Sindacato inquilini) anche attraverso una diretta richiesta al direttore dell’Agenzia delle Entrate.

Nel provvedimento sono indicate modalità e termini per l’erogazione del contributo a fondo perduto per la riduzione effettuata dal locatore, del canone di locazione previsto nel  “Decreto Ristori“.

Con l’allegato provvedimento del Direttore sono state stabilite le modalità operative per richiedere il contributo a fondo perduto, per l’anno 2021, al locatore di immobile adibito ad abitazione principale, che riduce il canone di locazione.

Il Decreto Ristori  prevede che il  fondo è destinato a finanziare a fondo perduto, per l’anno 2021, il locatore di immobile ad uso abitativo, ubicato in un Comune ad alta tensione abitativa, che sia  l’abitazione principale del conduttore , che riduce il canone di locazione di contratto  in essere alla data del 29 ottobre 2020. Il contributo non può superare il  50 per cento della riduzione del canone nel limite massimo annuo di 1.200 euro per singolo locatore.

Come previsto al comma 3 dell’ art. 9-quater, il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate stabilisce  le modalità applicative, la percentuale di riduzione del canone con  riparto proporzionale in relazione alle istanze presentate, le modalità di monitoraggio delle comunicazioni.

“Per noi questo provvedimento è molto importante poiché accoglie finalmente una nostra specifica richiesta –  l’avvocato Gabriele Belfatto, segretario provinciale del Sunia– che si inserisce in un quadro di interventi richiesti atti a contenere gli effetti negativi della pandemia favorendo la rideterminazione dei canoni in un’ottica di salvaguardia dei contratti a tutela, dei soggetti più colpiti.

Si tratta di un intervento normativo equilibrato – conclude l’avvocato Gabriele Belfatto –  a tutela di entrambe le parti”.

Fisco: nella provincia una media di 20mila euro di reddito

Roberto Rossini: i dati confermano la necessità di una vera ed efficace politica di sostegno ai redditi delle famiglie

PESARO, 3 luglio 2021 – Ammonta a 20.495 euro il valore medio dei reddito medio dichiarato ai fini IRPEF dai marchigiani. E’ quanto risulta dai dati resi noti dal MEF relativi alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche presentate nel 2020 ed elaborati dall’IRES CGIL Marche (la ricerca completa è disponibile su www.marche.cgil.it).

L’82,9% dei redditi dichiarati ai fini IRPEF è costituito da redditi da lavoro dipendente e da pensione, dunque lavoratori e dipendenti si accollano il carico maggiore di imposte dirette.

I redditi medi dei marchigiani sono inferiori sia alla media nazionale (21.853 euro) che alla media delle regioni del Centro (22.061 euro). Nella graduatoria delle regioni italiane, le Marche si collocano al 12° posto e ultime delle regioni del Centro.

In tutte le province marchigiane, i redditi medi sono inferiori alla media delle regioni del Centro e anche alla media nazionale.  Pesaro e Urbino si piazza al secondo posto della classifica con un valore di 20.609 euro, pari all’1% in più rispetto all’anno precedente. Pesaro e Urbino si colloca dopo Ancona dove si registra il reddito medio più elevato con 21.768 euro; quindi,  Macerata con 20.025 euro, Ascoli Piceno con 19.394 euro e Fermo con un reddito di 18.954 euro. Nell’ Appennino basso pesarese, invece, il reddito medio complessivo è pari a 17.821 euro. 

Per quanto riguarda le diverse tipologie di reddito emerge che, nella provincia di Pesaro Urbino, il reddito medio da lavoro dipendente ammonta a 19.767 euro a fronte di una media regionale di 19.419 euro.

Il reddito medio da pensione è di 16.611 euro ed è tra i valori più bassi nelle Marche (17.073 euro medi).

Il reddito medio da lavoro autonomo ammonta a 58.620 euro, il più altro tra le province, con una media nelle Marche di 53.566 euro. Le spettanze dichiarate dagli imprenditori (solo i titolari di ditte individuali) sono di 19.519 (20.573 euro annui le medie regionali), i redditi da partecipazione ammontano a 15.474 euro (15.674 euro). Per i fabbricati vengono dichiarati mediamente 1.077 euro (1.103 euro).

Secondo Roberto Rossini, Segretario generale della CGIL di Pesaro e Urbino: “i dati confermano anche nella nostra provincia quanto sia necessaria nel nostro Paese una vera ed efficace politica di sostegno al reddito delle famiglie, di incentivazione e riforma delle dinamiche della contrattazione collettiva finalizzata all’implementazione dei redditi dei lavoratori, che abbia nell’inclusione di quei soggetti più deboli e scarsamente tutelai dal punto di vista economico e delle tutele il suo cardine. Solo innalzando i redditi dei lavoratori dipendenti si potrà aumentare il loro potere di spesa, senza il quale difficilmente potrà ripartire la domanda interna e quindi i consumi. Allo stesso tempo i dati evidenziano quanto sia importante portare a termine una riforma del fisco, equa ed efficacemente redistributiva, che avvantaggi prevalentemente le fasce della popolazione economicamente più debole, e che allo stesso tempo rafforzi gli strumenti di controllo e contrasto al fenomeno della evasione ed elusione fiscale ”.

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Sciopero a “sorpresa” alla stazione di servizio Metauro Ovest

Proclamato da Filcams-Cgil Fisascat -Cisl e Uiltucs- Uil assieme alla Rsa

Dopo il passaggio alla Maglione Srl a dicembre 2020 penalizzati i lavoratori che chiedono il rispetto del contratto integrativo sottoscritto con Gustofast, il mancato anticipo degli ammortizzatori sociali e la volontà della ditta di limitare i giorni di ferie

PESARO – 2 luglio 2021 – I sindacati di categoria Filcams-Cgil- Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil  provinciali (che tutelano i lavoratori dei servizi del commercio e del terziario) in nome e per conto delle Rsa e di tutte le lavoratrici e i lavoratori della stazione di servizio di Metauro Ovest, nei pressi di Marotta, hanno proclamato per questa mattina, venerdì 2 luglio, cinque ore di sciopero di tutti i lavoratori della Maglione Srl Metauro ovest, dalle ore 10 alle ore 15 con un presidio all’esterno dei locali.

La decisione di proclamare lo sciopero è stata presa dopo l’apertura dello stato di agitazione il 18 giugno scorso.

Da quel giorno, scrivono i sindacati, la posizione della azienda non è cambiata. I sindacati contestano la decisione unilaterale dell’azienda (a seguito del passaggio da Gustofast a Maglione srl avvenuto lo scorso dicembre 2020) di non riconoscere il contratto integrativo della Gustofast con conseguente arretramento delle condizioni economiche e normative delle maestranze. Viene poi rivendicato il mancato anticipo degli ammortizzatori sociali e respinta la comunicazione da parte della Maglione srl di limitare il periodo di ferie delle maestranze, al fine di comprimere al minimo i costi di produzione per aumentare il proprio profitto, non concedendo il meritato riposo dei lavoratori che sono stati in prima linea durante tutti questi mesi di emergenza sanitaria.

“Riteniamo l’approccio di questa azienda non solo inadeguato nei confronti delle relazioni sindacali e delle Rsa – si legge nella lettera consegnata stamani alla ditta, sottoscritta dai sindacati e Rsa -ma soprattutto non rispettoso delle maestranze di una unità produttiva, quella di Metauro Ovest, che ha contribuito con enormi sforzi e sacrifici a prestare il servizio anche nel periodo di pandemia”.

Filt Cgil: ritardi nella costruzione della rotatoria di via Campanella traffico congestionato

Nota del segretario generale Luca Polenta sulla viabilità a Fano

FANO, 23 giugno 2021 –  La segretaria provinciale FILT CGIL assieme ai lavoratori del trasporto pubblico locale denuncia che a distanza di un anno dall’approvazione del progetto definitivo della rotatoria di via Campanella a Fano, non è stato fatto nulla: i lavori non sono iniziati e ci risulta che non è stata indetta nemmeno la gara di appalto per l’assegnazione dei lavori.

 L’opera è molto importante e attesa da anni sia per migliorare la circolazione di tutto il traffico locale sia per rendere più veloce il servizio della linea 2 urbana.

La linea in questione è la spina dorsale del servizio urbano della citta poiché collega il centro citta ai quartieri di S.Orso e Bellocchi dove si trova il “ Fano Center”.

La mancata realizzazione della rotatoria e di conseguenza l’allungamento del percorso ha ripercussioni sull’orario di tutte le linee dei bus e gli autisti, per recuperare il ritardo sono talvolta costretti ad aumentare la velocità dei mezzi con gravi rischi per la sicurezza.

Auspichiamo pertanto che si proceda rapidamente alla costruzione dell’opera e mettere fine a un disagio che va avanti da troppo tempo.  

Per quanto riguarda i lavori di asfaltatura di alcune vie cittadine che abbiamo sollecitato e segnalato, finora,  a parte l’annuncio dell’inizio lavori, essi non sono ancora iniziati; i lavori di asfaltatura necessari su vie trafficate da migliaia di veicoli, autobus compresi. Tra queste: via Campanella, via Soncino, via Einaudi, viale Piceno, via Veneto e alcuni

tratti di via Roma, solo per citarne alcune.

Per garantire maggiore sicurezza a lavoratori e cittadini intendiamo sollecitare l’avvio dei lavori che da troppo tempo aspettano di essere realizzati senza i quali non si possono  migliorare il traffico e la viabilità di Fano.

Luca Polenta

Segretario generale Filt Cgil Pesaro Urbino

In ricordo di Dino Ruggeri

Le parole del Segretario generale Roberto Rossini e il cordoglio della Cgil Pesaro Urbino

Pesaro. 3 giugno 2021 – Dino Ruggeri appartiene a quella generazione che ha costruito l’Italia dopo le macerie lasciate da vent’anni di dittatura fascista e dalla guerra. Quella generazione che dagli anni 50 del novecento ha letteralmente trasformato un territorio dal punto di vita sociale, economico, produttivo e culturale. Anni spesi nell’impegno politico, nell’amministrazione pubblica nel lavoro e nella sua comunità. Ho conosciuto Dino personalmente, ne ho apprezzato la mitezza, la sua capacità di ascoltare e di confrontarsi con le nuove generazioni. Ne ho apprezzato inoltre la caparbietà e l’intransigenza nel portare avanti idee che riteneva importanti e utili per la collettività. Dino ha rappresentato per noi più giovani, quel modo di vivere l’impegno pubblico al servizio della propria comunità, con disinteresse personale e passione, che per quella generazione rappresentava il senso stesso dell’”agire politico”. Con Dino perdiamo tutti un altro importante tassello di quel mondo e di quella generazione di donne e di uomini che hanno reso possibile il nostro benessere e il nostro presente. Nello stringerci attorno alla sua famiglia, rivolgo a loro a nome dell’intera CGIL di Pesaro e Urbino il nostro cordoglio e le nostre condoglianze.

Roberto Rossini (Segretario Generale CGIL di Pesaro e Urbino)  

Sicurezza sui luoghi di lavoro, presidio unitario in piazza del Popolo

Basta morti sul lavoro, il 24 maggio i sindacati si mobilitano

PESARO – 21 maggio 2021 – Lunedì 24 maggio dalle 10.00 alle 12.30 in piazza del Popolo a Pesaro, CGIL CISL e UIL provinciali hanno organizzato un presidio a cui parteciperanno i Responsabili dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS) dei principali luoghi di lavoro della provincia.

La manifestazione rientra nell’ambito della mobilitazione di carattere nazionale indetta dalle organizzazioni sindacali confederali, finalizzata a sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica in merito alle morti sul lavoro, ai tanti infortuni e alle tematiche legate alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Infatti anche nella nostra provincia i dati a nostra disposizione evidenziano quanto gli infortuni sul lavoro siano aumentati, sia su base regionale che provinciale.

Facendo una analisi territoriale delle denunce rilevate nei primi tre mesi dell’anno 2021 rispetto al primo trimestre del 2020, si osserva che la regione Marche mostra un significativo aumento di 50 casi di infortunio, dato questo in controtendenza rispetto alle regioni del centro Italia, che vedono invece una diminuzione degli infortuni dello 0,38% ,

Preoccupante anche il dato delle denunnce  di infortunio con esito mortale, che per il medesimo periodo evidenzia un aumento dei casi in quasi tutte le regioni del territorio nazionale.

Anche sul fronte delle denunce di malattie professionali, la regione Marche è tra quelle regioni che si attestano su un incremento di queste fattispecie: l’incremento per la nostra regione è di 114 casi casi in più.

Questi dati risultano ancor più gravi e preoccupanti considerata la consistente contrazione delle ore lavorate nella fase pandemica.

Pertanto CGIL CISL e UIL chiedono alle istituzioni e al mondo delle imprese, di promuovere e sottoscrivere un vero e proprio “Patto per la Salute e la Sicurezza”, che preveda una riorganizzazione dei servizi di prevenzione ai quali destinare più risorse economiche; intensificare la quantità e la qualità delle ispezioni e dei controlli; istituire percorsi di formazione obbligatori su salute e sicurezza senza i quali deve diventare impossibile per le aziende l’impiego di maestranze non formate; riqualificare il lavoro in sicurezza anche dentro la contrattazione collettiva, rivedendo l’articolazione oraria, le turnazioni e l’organizzazione del lavoro.

Durante il presidio una delegazione di RLS e di rappresentanti sindacali chiederà di essere ricevuta in Prefettura per consegnare un documento che richiama i temi  esposti.

Le Segrerterie di CGIL CISL e UIL

 Provincia di Pesaro e Urbino

Frontalieri, incontro con l’ambasciatore italiano nella Repubblica di San Marino

Lavoratori frontalieri: atteso accordo bilaterale sulle tutele sociali

RIMINI, 19 maggio 2021 – Ieri mattina presso la sede dell’ambasciata italiana nella Repubblica di San Marino si è svolto l’incontro tra l’ambasciatore Italiano Sergio Mercuri, la dottoressa Claudia Amerini e la delegazione del Consiglio sindacale interregionale San Marino – (Csir), Emilia Romagna, Marche nelle persone della Presidente, Alessandra Gori, e del componente dell’ufficio di Presidenza, Paride Neri.

E’ soprattutto sul terreno della tenuta occupazionale, delle tutele previdenziali e delle tutele sociali che abbiamo trovato comuni intenti, quali l’atteso accordo bilaterale per il riconoscimento del diritto ad usufruire dei permessi lavorativi in favore delle persone disabili e dei loro familiari (in Italia Legge 104/92) e l’annoso tema della mancata totalizzazione dei contributi previdenziali dei lavoratori pubblici che lavorano nei due Stati.

Nell’incontro, assai cordiale, la delegazione sindacale ha attirato l’attenzione sullo stanziamento di un contributo di 6 milioni di euro in favore dei lavoratori frontalieri dipendenti ed atipici rimasti senza lavoro e senza copertura assistenziale che avrebbero quindi potuto beneficiare di un ristoro economico, previsione presente nel decreto Rilancio 34/2020 ma mancante del necessario decreto attuativo.

Sul versante della Repubblica di San Marino, è stato condiviso l’auspicio affinché possa avanzare il percorso di associazione all’Europa, in quanto sintesi di un percorso di integrazione di una presenza millenaria della Repubblica di San Marino, territorio a cavallo tra le Marche e l’ Emilia Romagna, del tutto diverso rispetto ad altri confini che si possono trovare nel cuore dell’Europa e dove il lavoro frontaliero è da sempre a sostegno delle due economie seppure sia ancora necessario coniugare flessibilità ciclica con qualità produttiva e stabilità reddituale.

Infine, è stata da entrambe le parti riconosciuta l’utilità di riprendere il negoziato per la costituzione dell’Osservatorio Frontalieri con il pieno coinvolgimento delle rispettive istituzioni dei due Paesi.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         CSIR