Le pensioni nella provincia di Pesaro: penalizzate le donne

Dati Inps sulle pensioni vigenti elaborate dall’Ires Cgil Marche

PESARO, 14 aprile 2021- Sono 117 mila le prestazioni pensionistiche e assistenziali attualmente erogate dall’INPS nella provincia di Pesaro Urbino, e di queste oltre 60 mila sono le pensioni di vecchiaia (pari al 51,5% del totale), 9 mila sono le pensioni di invalidità (8,2%), 22 mila le pensioni ai superstiti (19,1%), quasi 4 mila le pensioni/assegni sociali (3,3%) e 21 mila sono le prestazioni a invalidi civili (17,9%).

E’ quanto emerge dai dati dell’INPS sulle pensioni vigenti nel 2021 (escluse le gestioni dei lavoratori pubblici), elaborati dall’IRES CGIL Marche.

Dal 2017 il numero delle pensioni complessivamente erogate nella nostra provincia è diminuito del 3,1%, pari a circa 3.700 mila prestazioni in meno.

Nello stesso periodo si è notevolmente innalzata l’età media dei percettori delle pensioni di vecchiaia. Ciò è particolarmente evidente per coloro che sono stati lavoratori dipendenti: i pensionati con meno di 65 anni di età sono appena l’11,6% del totale, mentre coloro che hanno oltre 80 anni sono passati, in cinque anni, dal 33% al 36,1%.

L’importo medio delle pensioni vigenti nella provincia di Pesaro Urbino è di 811 euro lordi, con valori medi che variano dai 1.080 euro delle pensioni di vecchiaia ai 419 euro delle pensioni e assegni sociali.

L’importo medio delle pensioni di vecchiaia nella provincia è il più alto delle Marche (45 euro mensili in più della media regionale) ma di molto inferiore a quello nazionale ( -167 euro lordi).

Significativa è la differenza tra uomini e donne relativamente all’importo della pensione di vecchiaia: se i primi percepiscono 1.345 euro lordi, le donne arrivano a 746 euro, pertanto queste ricevono mediamente 598 euro in meno ogni mese (-44,5% rispetto agli uomini).

Nella provincia di Pesaro Urbino quasi 76 mila prestazioni pensionistiche, pari al 64,5% del totale, sono inferiori a 750 euro al mese: dunque, 2 pensionati su 3 percepiscono un importo che non consente loro di superare la soglia della povertà. Anche da questo punto di vista si confermano notevoli differenze di genere: gli uomini con pensioni fino a 750 euro sono il 43,8% del totale, mentre per le donne tale percentuale sale al 80,1%.

Per Roberto Rossini, segretario generale Cgil Pesaro Urbino: “I dati testimoniano la necessità urgente di una riforma complessiva del nostro impianto previdenziale che dovrà prevedere la possibilità di accesso flessibile alla pensione, il riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, la valorizzazione del lavoro di cura e del lavoro delle donne, che come si evince dai dati sono quelle più penalizzate.

Inoltre, è il momento di prevedere un meccanismo che tuteli le future pensioni dei giovani, in particolare coloro che hanno carriere discontinue con basse retribuzioni. E’ necessario garantire tutele continue nella discontinuità del lavoro, e a tal fine serve un sistema pensionistico che non solo assuma in modo strutturale un criterio di flessibilità, ma che lo applichi senza penalizzazioni alle categorie più esposte”.

 “E’ necessario e urgente – commenta Loredana Longhin, segretaria Spi Cgil provinciale – disegnare una riforma strutturale del sistema previdenziale che superi le attuali rigidità e che decorra dal gennaio 2022, alla scadenza di “Quota 100”

Per il sindacato la Legge Fornero deve essere cambiata  perché rigida e iniqua, e perché al suo interno non lascia spazio alle nuove generazioni, le donne,  e men che meno a chi svolge lavori più gravosi.

Bisogna considerare che in questi anni è cambiato completamente il paradigma entro cui si muove il sistema previdenziale: si continua a ragionare come se fossimo nel sistema retributivo, mentre il fatto vero è che ormai per tutti è prevalente la componente contributiva.

Ci auguriamo che da questa pandemia tutti sappiamo trarre le giuste indicazioni e che si determini una spinta a un cambiamento dell’attuale paradigma previdenziale.  Oggi più che mai serve garantire un maggior potere d’acquisto per i pensionati e promuovere le adesioni alla previdenza complementare, come altro pilastro del sistema previdenziale”.

In allegato le relative tabelle:

ASP zona di Fano: le precisazioni dei sindacati

 Cgil Cisl e Uil chiedono un tavolo tecnico per un confronto corretto

FANO, 12 marzo 2021 – Il dibattito sollevato nelle ultime settimane sul progetto dei Comuni dell’ATS 6 di ipotizzare la costituzione di una nuova azienda pubblica di servizi alla persona per la gestione diretta dei servizi sociali, ci obbliga ad intervenire perché chiamati in causa da più soggetti politici, ma in modo improprio ed impreciso, nel merito e nel modo con il quale è avvenuto un primo confronto con l’Amministrazione del Comune di Fano.

In premessa va ricordato a tutte le forze politiche del Consiglio comunale di Fano che oggi si ergono a paladine della difesa dei servizi pubblici che i primi a sollevare criticità di merito e soprattutto di metodo rispetto ad una decisione assunta e deliberata dalla Giunta comunale e dalle amministrazioni di tutti i Comuni dell’ambito sociale n. 6 sono state unitariamente CGIL CISL e UIL provinciali insieme alle loro articolazioni sindacali di categoria del pubblico impiego.

Infatti a febbraio 2021 con un comunicato stampa e una richiesta di convocazione specifica, rilevato il silenzio delle forze politiche fanesi, abbiamo evidenziato all’opinione pubblica che il Comune di Fano aveva assunto tale atto in totale assenza di confronto con le parti sociali e con le rappresentanze dei lavoratori interessati. 

In seguito a quel comunicato il Comune di Fano (ente capofila dell’ATS n. 6) ci ha convocato in un incontro che si è svolto il 5 marzo nel quale, stando al merito della questione,  abbiamo chiaramente espresso i nostri dubbi sulla effettiva realizzazione e sul rispetto dei tempi che le amministrazioni si sono date, chiedendo chiarimenti sugli obiettivi strategici per rendere effettive politiche sociali adeguate anche ai nuovi bisogni che emergeranno dopo l’attuale crisi pandemica, la tutela del personale oggi impiegato e di quello che nel futuro dovrebbe essere impiegato e con quali strumenti farlo.

 Soprattutto abbiamo evidenziato che questo eventuale processo di istituzione dell’ASP debba avvenire con il massimo grado di partecipazione e condivisione con i soggetti sociali e di rappresentanza dei lavoratori interessati, nonché aperto ai cittadini che a quel servizio accedono. Dove tali processi sono stati realizzati e hanno prodotto effetti positivi nella gestione e nella qualità dei servizi erogati (come ed esempi l’ASP di Jesi) oltre ad adottare un metodo di ampia partecipazione, è stato approntato anche uno studio di fattibilità anche economica, affidato all’Università politecnica delle Marche.

Abbiamo comunque evidenziato che a parte l’obiettivo di istituire entro due anni l’azienda di servizi alla persona ( ASP) fattore molto positivo è stato quello di giungere all’adozione di provvedimenti per la costituzione in forma associata del servizio sociale ATS 6 che, coerentemente con i modelli organizzativi della nostra provincia, diventava lo strumento per la gestione associata ed in convenzione dei servizi sociali per garantire i quali il Comune di Fano se ne assume l’onere maggiore mettendo a disposizione l’intera sua struttura dei servizi sociali per tutti i comuni dell’ambito.

In quell’incontro il Comune di Fano come ente capofila dell’Ambito sociale oltre a riconoscere di aver fatto un errore di metodo, nel non aver coinvolto in questo processo le rappresentanze sociali e del lavoro, si è impegnato ad aprire un dialogo e confronto concreto, che ancora è in fase iniziale, per il quale vanno definiti nel dettaglio obiettivi, tempistiche e modalità, e per il quale a differenza di quanto ha dichiarato l’assessore Dimitri Tinti,  come organizzazioni sindacali abbiamo richiesto e ottenuto la costituzione di un apposito tavolo tecnico, manifestando la nostra disponibilità a realizzare un dialogo costruttivo e funzionale per garantire servizi appropriati ai bisogni e di qualità, senza aver espresso accordi o assensi ad una operazione che ancora è tutta da costruire.

Cgil           Cisl            Uil Fp- Cgil Cisl-Fp Uil – Fpl

Pesaro Urbino

                                                             

          

                    

Nuova associazione di servizi sociali (Asp): i sindacati chiedono chiarezza

Il disappunto di Cgil Cisl Uil: chiediamo un incontro con il Sindaco di Fano e il Presidente del Comitato sindaci dell’Ats n.6

FANO, 10 febbraio 2021 – Cgil Cisl e Uil e le relative organizzazioni di categoria della Funzione Pubblica chiedono spiegazioni al sindaco di Fano Massimo Seri (Comune capofila dell’Ambito territoriale sociale 6) e al Comitato dei sindaci sul perché sia stata costituita l’Asp (Azienda servizi alla persona), una nuova azienda pubblica, senza peraltro alcun confronto con i sindacati.

“Nel dicembre del 2019 sono stati adottati provvedimenti per la costituzione del servizio sociale ATS 6 che, – scrivono -, coerentemente con i modelli organizzativi della nostra provincia, è diventato lo strumento per la gestione associata ed in convenzione dei servizi sociali.

A dicembre 2020, con una delibera del Comitato dei sindaci dell’Ats n.6 è stato approvato un cronoprogramma funzionale alla costituzione, a decorrere dal 1 gennaio 2023, di una nuova azienda pubblica di servizi per la gestione dei servizi sociali e socio sanitari integrati.

Ci piacerebbe sapere – incalzano i sindacati – quali siano state le valutazioni politiche ed organizzative che hanno portato a questa decisione che non ha natura precettiva (secondo quanto stabilito da un atto della Giunta e sarebbe strano il contrario) ma programmatoria, dal momento che gli enti che conferiranno personale e risorse economiche alla costituenda ASP non hanno mai coinvolto le confederazioni sindacali ed i sindacati di categoria su un tema tanto rilevante.

Si tratta infatti di superare un modello organizzativo, realizzando un nuovo soggetto che, con proprio personale e proprie risorse, dovrebbe gestire direttamente servizi così importanti per la presa in carico e la cura della parte più fragile della popolazione, tutto questo deve avvenire con il massimo grado di partecipazione e condivisione con chi rappresenta i lavoratori interessati ed i cittadini che accedono al servizio.

Consapevoli dell’importanza di questa scelta che finalmente permetterà ai cittadini dell’Ats 6 di avere politiche sociali incisive e adeguate, chiediamo, nell’ottica delle buone relazioni sindacali, l’avvio di un confronto.

Per queste ragioni chiediamo al Sindaco e al Presidente del Comitato dei sindaci dell’Ats n. 6 un’immediata convocazione perché una decisione con un impatto così rilevante non può essere adottata nel silenzio e senza un adeguato dibattito che coinvolga i sindacati, i lavoratori e i cittadini”.

CAMPAGNA VACCINALE: i ritardi non devono ricadere sulle categorie a rischio

Appello di Cgil Cisl Uil, funzione pubblica e sindacati pensionati

PESARO, 6 febbraio 2021 – CGIL CISL e UIL congiuntamente con le loro rispettive categorie dei dipendenti pubblici e dei pensionati, esprimono preoccupazione per il rallentamento della produzione del vaccino anti covid 19, da parte delle case farmaceutiche e auspicano che a breve siano trovate modalità di produzione diversificate che includano anche una produzione italiana.
È inconcepibile, che la campagna vaccinale sia messa in difficoltà a causa di problemi di produzione e di distribuzione dei vaccini, dopo che da mesi si vive una situazione drammatica sia sul piano sanitario che su quello economico.
Va assolutamente garantita la regolarità del piano vaccinale in tutta la provincia, a partire dalle persone in età più avanzata che rappresentano la fascia di popolazione più a rischio.
Questa situazione di estrema incertezza, obbliga a ripensare fin da subito alla esigenza di avere una rete vaccinale molto capillare in tutto il territorio, soprattutto in vista della seconda fase di vaccinazione.
E’ necessario un cambio di passo perché, non si ripeta più quanto è avvenuto durante la prima fase: le sigle sindacali stigmatizzano il comportamento di coloro che si sono rifiutati di vaccinarsi, come anche di coloro che, eventualmente, ne hanno approfittato consapevolmente.
CGIL, CISL, UIL, stigmatizzano in particolare l’atteggiamento di alcuni lavoratori, che con il loro comportamento ostativo a vaccinarsi, hanno creato disorientamento e paure nella popolazione circa l’efficacia dei vaccini pur avendo tutte le competenze scientifiche per un comportamento responsabile e professionale.
Vaccinarsi non è una opzione etica. Chi è in possesso della conoscenza dei dati scientifici sui vaccini non può innescare dubbi ma deve aiutare ad acquisire la necessaria consapevolezza sull’utilità della vaccinazione, per superare la pandemia in atto, così come hanno fatto, responsabilmente, la maggioranza degli operatori sanitari (medici, infermieri, tecnici), che si sono sottoposti “volontariamente” alla vaccinazione.
Per le organizzazioni sindacali, il primo passo da compiere è quello di coinvolgere in modo organizzato i medici di famiglia, perché così facendo sarà possibile raggiungere tutti coloro, gli anziani, le persone sole, quelle non autosufficienti e i loro caregiver, che risiedono nelle località più lontane dai punti di vaccinazione previsti.
E’ necessario assicurare uno sforzo maggiore affinché sia raggiunta in tempo breve e con la massima capillarità tutta la popolazione residente nella nostra provincia. Per questo, si richiede di programmare al meglio la campagna vaccinale, dal primo contatto, al profilo logistico, dalla distribuzione delle dosi, al numero degli operatori coinvolti.
Per far fronte al più grande sforzo collettivo del nostro Paese, si devono coinvolgere tutte le forze disponibili, e anche noi siamo disponibili fin da subito a fare la nostra parte.
CGIL, CISL, UIL, hanno un’organizzazione molto radicata nel territorio, che conosce i bisogni della popolazione, e che ci permette di svolgere un’informazione diffusa e capillare.
Per questo, è forte il convincimento che solo collaborando potremo centrare l’obbiettivo per risolvere questa situazione e ridare fiducia e serenità agli anziani e ai cittadini che ormai da troppo tempo sono provati dall’emergenza sanitaria, sociale e economica.
Non si può temporeggiare ancora, è tempo di agire.

Le segreterie provinciali
CGIL, CISL, UIL
FP CGIL, CISL FP UIL FPL
SPI CGIL, FNP CISL, UILP

Il biodigestore è un impianto necessario

PESARO, 23 novembre 2020 – Come organizzazioni sindacali ci siamo già espressi a favore della realizzazione di un biodigestore per il trattamento della frazione organica dei rifiuti.

I vantaggi, anche ribaditi qualche giorno fa in una iniziativa di Legambiente, sono noti a tutti e particolarmente importanti per la gente che rappresentiamo:

· sarà un’opera che metterà in sicurezza il nostro territorio perché non saremo più dipendenti dagli impianti presenti fuori regione;

· l’ottenimento di gas metano da immettere nella rete di distribuzione così come la produzione di compost di qualità da utilizzare in agricoltura contribuiscono alla tutela dell’ambiente; senza considerare i vantaggi derivati dalle minori emissioni di CO2 dei camion attualmente impiegati per il trasporto verso il centro e nord Italia;

·sarà una occasione di nuovo lavoro, sia per quelli che saranno impegnati nella realizzazione dell’impianto sia per quelli che saranno occupati per la gestione del biodigestore una volta attivo;

·i vantaggi economici saranno utilizzati per contenere le tariffe, una necessità in questi tempi di difficoltà per tante famiglie.

In questo contesto, il tempo non è una variabile indifferente perché non si può rinunciare agli incentivi previsti e quindi abbiamo apprezzato che fin da subito l’istanza di autorizzazione sia stata presentata alla Provincia da parte della società Green Factory controllata da Marchemultiservizi.

Servono però luoghi deputati alla partecipazione.

Comprendiamo le legittime preoccupazioni che possano avere le popolazioni limitrofe al sito individuato, al netto di chi intende solamente speculare per ipotetiche future fortune elettorali così come al netto di interessi particolari che non possono ledere quelli collettivi. Riteniamo che anche la conferenza dei servizi sia il luogo preposto per le istanze e le osservazioni da parte dei portatori di interesse e in quella sede noi chiederemo di essere ascoltati.
Così come riteniamo utile che la politica lungimirante, supportata da esponenti scientifici e dai portatori di interessi collettivi, crei momenti di informazione nei territori interessati e non.

Nel frattempo ci siamo rivolti alle nostre sedi sindacali dove sono presenti biodigestori anaerobici con tecnologia simile a quella che si vuole implementare qua (Bologna, Trento, Foligno, Cesena) per sapere se ci fossero problemi di emissioni di cattivi odori, una preoccupazione che serpeggia. In tutti i casi abbiamo registrato assenza di problemi odorigeni. Naturalmente in alcune di queste località si erano costituiti comitati di opposizione alla realizzazione degli impianti ma una volta realizzati la convivenza e il grado di soddisfazione è buona.

Marchemultiservizi e Aset assieme per il futuro (prossimo)
Sarebbe importante che Marchemultiservizi e Aset partecipassero assieme alla realizzazione di questo infrastruttura. Potrebbe essere l’inizio di un percorso comune finalizzato a una maggiore integrazione tra queste due aziende senza escludere anche una fusione per la nascita di una azienda provinciale dei servizi a controllo pubblico.
Riteniamo che una maggiore integrazione tra le due aziende sia cruciale per entrambi e perciò occorre prendere decisioni. Non ha senso continuare a programmare separatamente gli investimenti nell’idrico e nell’igiene ambientale. E’ grave che le proprietà sottovalutino questo pericolo, non si pongano il problema di lavorare assieme, superando anacronistici campanilismi.
Ma l’obiettivo di una maggiore integrazione potrebbe essere ancora più ambizioso, più urgente: le risorse che saranno disponibili attraverso il Recovery Fund richiedono soggetti capaci di progettare, realizzare in tempi certi le infrastrutture necessarie per lo sviluppo dell’economia circolare.
Questa dovrà essere la missione futura. Un’aggregazione che non produrrà esuberi, ma consentirà maggiore specializzazione per i lavoratori/ci e possibilità per giovani di nuova e buona occupazione nell’impiantistica che verrà realizzata anche grazie alla presenza di un partner industriale importante come ad esempio Hera.Occorre solamente la volontà politica e lavorare in temp

certi per questo obiettivo che rappresenta una necessità per uno sviluppo sostenibile del territorio.

Stefano Ovani (Fp-Cgil)     Maurizio Andreolini (Fit-Cisl)

Andrea Piccolo (Filctem-Cgil)     Maria Grazia Santini (Femca-Cisl)

Cgil, Cisl e Uil sull’ospedale unico: discutiamone evitando spot politici e strascichi da campagna elettorale

PESARO, 19 novembre 2020 – Abbiamo assistito in queste ultime settimane ad un dibattito sul nuovo ospedale Marche Nord che a nostro parere può essere considerato esclusivamente come uno strascico di campagna elettorale e che molto poco abbia a che vedere con il merito delle problematiche inerenti all’organizzazione sanitaria e ai processi organizzativi deli modelli sanitari.
Unitariamente sul punto, nel ribadire la necessità per la quale è importante che si realizzi concretamente e al più presto il nuovo ospedale Marche Nord, e allo stesso tempo evidenziando le nostre forti perplessità nell’utilizzo del project financing, per ragioni squisitamente economiche e di gestione, vorremmo che la dialettica tra istituzioni e politica, intesa nel suo significato più nobile, si focalizzasse sul merito delle questioni abbandonando l’approccio ideologico e partendo dalla considerazione che alla base di tutto c’è la tutela di un bene primario come il diritto alla salute della comunità provinciale e regionale e non l’accontentare quel comitato “spontaneo” o quell’altro gruppo di interessi.

Inoltre, visto che i riflessi della realizzazione del nuovo ospedale unico sul futuro del San Salvatore di Pesaro e del Santa Croce di Fano, non sono mai stati affrontati dalla Regione come CGIL CISL E UIL in tutte le sedi, compresa un conferenza di area vasta, hanno rafforzato la necessità di chiarezza e programmazione invece assente.
Pertanto vorremmo provare a mettere alcuni punti fermi dei quali occorre tenere presente se si vuole discutere seriamente di organizzazione sanitaria e ospedaliera.
Il primo elemento è la legge. Ad oggi il DM 70 se applicato alla lettera non permette per la nostra provincia la compresenza di tre ospedali di primo livello”, che semplificando è una tipologia di ospedale che ci permetterebbe di avere i medesimi servizi garantiti dagli attuali ospedali Marche Nord e Urbino-Pergola. Pertanto se si volesse mantenere un ospedale a Fano autonomo da Marche Nord, per la comunità fanese al massimo potrebbe vedersi attribuire un “ospedale di base”, previsto dal DM 70 ma caratterizzato da servizi inferiori rispetto a quelli attualmente garantiti, questo a meno che non si voglia declassare l’ospedale di Urbino-Pergola e dotarsi a fano di un secondo ospedale di primo livello a Fano, creando così due strutture identiche a 14 chilometri di distanza l’una dall’altra ed entrambe sulla costa.
Altro punto fermo da considerare è che non risponde a verità l’idea che l’istituzione dell’azienda Marche Nord avrebbe comportato la chiusura dei piccoli ospedali del territorio. Se si avesse l’onestà intellettuale di leggere quanto previsto nel DM 70 del 2015, si comprenderebbe da una semplice e superficiale lettura che la trasformazione da ospedali a strutture sanitarie non ospedaliere è di fatto stato definito dalla stessa legge.
Questo perché il modello in essa contenuto e recepito, frutto di elaborazioni della comunità scientifica, e non di comitati spontanei autopromossi, prevede l’integrazione tra strutture sanitarie “non ospedaliere”, di prossimità con i luoghi di residenza dei cittadini, afferenti alla c.d. sanità territoriale, che dovrebbero occuparsi della “presa in carico” del paziente prima dell’acutizzarsi della malattia e soprattutto dopo questa fase, nella c.d. post-acuzie, le quali come detto dovrebbero fare sistema con strutture ospedaliere pensate e riorganizzate solo ed esclusivamente per intervenire nella “fase acuta” della malattia, senza che in esse come avviene tutt’oggi e come era normale avvenisse nel passato ci si rechi per prestazioni sanitarie che sarebbe bene fare in luoghi diversi dall’ospedale
Pertanto alla luce di quanto è già contenuto nella stessa norma attualmente in vigore, riteniamo che l’ammodernamento della rete ospedaliera non sia in contrasto con il potenziamento della sanità territoriale. Anzi le due cose dovrebbero essere portate avanti insieme nell’ottica di una integrazione spinta.
Peccato che le cose almeno negli ultimi dieci anni nella nostra regine non siano andati in questa direzione. Peccato che a fronte del “declassamento” dei piccoli ospedali non sia intervenuta alcuna trasformazione né alcun potenziamento degli stessi, anzi si sia di fatto ridotto un servizio a quelle comunità senza dare alle stesse alcuna certezza nè garanzia in termini di tempistica e in termini di qualità dell’assistenza.
Pertanto, ci piacerebbe che la discussione delle istituzioni a partire dalla Giunta regionale, ma senza escludere il coinvolgimento delle amministrazioni locali, si concentri su questi argomenti.
1. partire dal potenziamento della rete dell’emergenza/urgenza, per garantire un rapido ed efficace intervento per le comunità dell’entroterra.
2. Come e quando potenziare e realizzare le strutture sanitarie non ospedaliere, peraltro previste sulla carta, sia di nuova istituzione sia di conversione dei piccoli ospedali, utili per concentrare in questi luoghi non solo tutti i servizi relativi alla presa in carico del paziente “pre-acuto e post-acuto”, ma le attività ambulatoriali specialistiche, i medici di base, la diagnostica per immagini e altri servizi sanitari territoriali.
3. Infine occorre confermare la realizzazione di un nuovo e moderno ospedale per acuti, che possa garantire una alta qualità nell’intervento, ragionando in merito alla possibilità di garantire nel nord delle marche su alcune branche specifiche, l’alta specialità prevista per strutture ospedaliere di secondo livello, anche per ridurre la mobilità passiva verso l’Emilia Romagna.

In un quadro che vede un nuovo ospedale, ci risulta alquanto improprio pensare di realizzare anche una clinica privata, come abbiamo letto in questi giorni, a Fano.

Attendiamo l’avvio di una fase di confronto vedo che vada oltre il singolo spot politico che non ci appartiene.

Roberto Rossini: “gli autisti non sono dotati di super poteri”

TPL /Intervento del segretario generale Cgil in polemica con le assessore comunali Ceccarelli e Morotti.

PESARO, 7 settembre 2020 – Sul trasporto degli alunni in vista della apertura imminente delle scuole, nei giorni scorsi, è intervenuto, con un comunicato, il segretario della la Filt Cgil provinciale Luca Polenta chiedendo un confronto sul tema della sicurezza dei lavoratori e degli utenti.

Oggi, sulla questione, prende posizione anche il segretario generale della Cgil Pesaro Urbino Roberto Rossini, sostenendo che la Cgil non può esimersi dall’esprimere un forte disappunto in merito a quanto dichiarato alla stampa dalle assessore comunali Ceccarelli (servizi educativi) e Morotti (trasporti).

“A meno che non si pensi che gli autisti siano dotati di ‘super poteri’ – scrive Roberto Rossini – credere che mentre sono alla guida possano individuare e controllare chi indossa o meno la mascherina, vigilare sul rispetto delle distanze durante la corsa, sui comportamenti tanto più se si è in presenza di minori e negli orari dove maggiormente si concentrano, è improbabile se non impossibile. Più che liquidare il tema della necessità di personale aggiuntivo a bordo del mezzo, con poche parole e oltretutto imprecise, sarebbe stato meglio assumersi l’onere di organizzare a livello provinciale quel tavolo di confronto tra le parti che abbiamo chiesto da tempo. Inoltre le richieste del sindacato di categoria Filt non contemplano ‘un controllore su ogni mezzo’ ma l’istituzione della figura di uno steward a bordo, nelle corse di maggiore affluenza”.

Rossini aggiunge che: “non si può in nessun modo scaricare la responsabilità di ciò che accade sui mezzi al conducente ma a coloro che non prendono provvedimenti per prevenire potenziali pericoli di contagio”.

“Il conducente del bus – ribadisce la Filt Cgil – deve concentrarsi sulla guida e non fare lo sceriffo regolando il numero delle persone che possono salire, contando le persone che salgono e scendono, e garantire il limite di capienza che verrà indicato in ogni mezzo dall’azienda.

Vorremmo portare un esempio che si potrebbe verificare dove l’autista ad una fermata si trovi a scegliere tra un gruppo di persone chi sale e chi rimane a terra per raggiungimento di limite di carico, cosa succede se si tratta poi di minori? Di chi è la responsabilità? Di chi è la responsabilità se all’interno del mezzo non viene rispettata la distanza si sicurezza? Di chi è la responsabilità se i passeggeri si tolgono la mascherina? Chi stabilisce chi deve scende dal mezzo se si è superato il numero massimo?

Secondo noi l’autista deve pensare alla conduzione del mezzo, al rispetto del codice della strada per garantire l’incolumità dei passeggeri e dei cittadini che circolano su strada.

“La sicurezza dei trasportati per noi è una priorità –conclude la Filt Cgil – ogni cittadino che sia minorenne o maggiorenne, che si muove con i mezzi pubblici per lavoro, per studio, o per andare a passeggio, deve avere la certezza di viaggiare in massima sicurezza”.

La “fase 2” nel trasporto pubblico locale

PESARO,8 maggio 2020 – A pochi giorni dalla cosiddetta fase 2, anche nel trasporto pubblico locale le riaperture si accompagnano al tema della salute e sicurezza sia dei lavoratori che degli utenti. Su quali siano le norme principali di garanzia e il quadro generale della situazione, interviene con una nota il segretario generale della Filt Cgil Pesaro e Urbino Luca Polenta.

“L’avvio della parziale riapertura di fabbriche e di altre attività commerciali incide inevitabilmente sull’aumento del numero di cittadini che escono dopo un lungo e obbligato periodo di quarantena. Molte persone – scrive – tornano a utilizzare i mezzi pubblici di trasporto che nonostante la pandemia ha continuato sempre a funzionare anche senza i riflettori accesi sul fondamentale lavoro svolto dagli addetti.

Le regole sul distanziamento si possono e si devono applicare. Il rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza sia per gli utenti sia per gli addetti garantiscono una situazione generale controllabile e l’autobus un mezzo sicuro.

E’ dunque fondamentale l’applicazione delle normative nazionali e regionali sulla sicurezza di tutti i mezzi, treni compresi.

Sulle vetture devono essere identificati i posti in cui stazionare e dove questo non è possibile. Tali indicazioni devono essere semplici e soprattutto chiare se vogliamo che siano adeguatamente rispettate.

Nel nostro settore – continua – le principali norme sono quella del distanziamento, della sanificazione, disinfezione e della pulizia. Sono norme di buon senso: lavare spesso le mani, usare gel disinfettanti e utilizzare le mascherine obbligatoriamente per tutti anche a terra in prossimità delle fermate degli autobus e delle stazioni.

Nel trasporto pubblico inoltre sono obbligatori box chiusi a garanzia della salute degli autisti
e l’accesso degli utenti regolato a seconda della tipologia del mezzo.

Per evitare il sovraffollamento dei passeggeri rispettando il numero dei trasportati consentiti, le aziende devono prevedere corse supplementari.

A sostegno dell’utenza abbiamo chiesto l’utilizzo del secondo agente a bordo con il compito di assistere la clientela, dare informazioni e coordinare eventuali supplementi come stabilito dalla Regione nella ordinanza n.29 del 5 maggio.

Su questo tema abbiamo apprezzato l’atteggiamento della Regione Marche che si è dimostrata attenta ai problemi della sicurezza stabilendo con l’ordinanza del 5 maggio un buon punto di partenza; l’ufficio trasporti inoltre, si è detto disponibile a migliorarla man mano che emergeranno nuove difficoltà.

Non abbiamo lavoratori più a rischio di altri: ogni settore ha le sue difficoltà e peculiarità.
Sia che si tratti di trasporto merci, persone o magazzino, serve applicare le regole ed attivare il comitato sulla sicurezza aziendale che deve vigilare sulla corretta applicazione del protocollo.
Per la Cgil la costituzione e le indicazioni dei comitati sono essenziali e per questo il sindacato si è battuto con molta determinazione.

Come già detto, la Regione ha dato un importante contributo per ottenere buoni risultati sulla sicurezza offrendo la possibilità alle organizzazioni sindacali di partecipare attivamente al dibattito per la stesura dell’ordinanza e tenendo nel debito conto alcune nostre osservazioni e richieste. Sono indicazioni che anche diverse aziende locali del Tpl hanno fatto proprie.
E’ senza dubbio un fatto positivo alcune aziende nella provincia di Pesaro Urbino abbiano accolto le nostre richieste avanzate in sede regionale sulla cui applicazione continueremo a vigilare.
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Il coronavirus ha prodotto anche un conflitto di competenze e una confusione non di poco
conto dettata dalla necessità e dal desiderio di ripartire e uscire da questa emergenza ma la fretta a volte fa commettere errori; per noi è importante rimediare e coordinarsi preventivamente nell’interesse e per il bene di tutti.

Decisivi saranno lo scaglionamento delle entrate e delle uscite dai luoghi di lavoro e la probabile riapertura delle scuole a settembre prossimo.
Stiamo lavorando per assicurare l’accortezza necessaria che consentirà di trasportare
gli utenti nella massima condizione di sicurezza possibile, attraverso supplementi di corse o nuovi servizi.

Noi crediamo che nonostante le gravi difficoltà indotte dalla pandemia, per uscire dalla grave crisi sia necessario incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici, salvaguardando e rilanciando l’occupazione”.

Pubblico impiego: molti enti non rispettano i decreti sull’emergenza covid

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl scrivono al Prefetto di Pesaro Urbino

Pesaro, 2 aprile – La Funzione Pubblica Cgil Pesaro Urbino, la Cisl Fp e la Uil Fpl hanno scritto una lettera al Prefetto, al Presidente della Provincia e ai sindaci del territorio per denunciare la mancata applicazione del Dpcm e degli altri decreti ai dipendenti della pubblica Amministrazione,

Per i sindacati del pubblico impiego ci sono numerosi casi di enti che disattendono quanto indicato dai Dpcm e dai decreti riguardanti il contenimento dell’epidemia da Coronavirus rispetto alle modalità di funzionamento della pubblica amministrazione.

“In questo contesto – scrivono – vari enti si rifiutano di applicare l’art 87 del Dl18 del 17 marzo 2020 che prevede: l’utilizzo dello “smart working” come forma ordinaria di funzionamento della pubblica amministrazione: l’individuazione di servizi indifferibili, l’utilizzo di strumenti quali ferie pregresse, congedo, banca ore, rotazione e anche l’esonero dal servizio con riconoscimento della retribuzione

Da tempo le organizzazioni sindacali insistono perché le norme di riduzione delle presenze fisiche negli uffici, salvaguardati i servizi essenziali a tutela dei cittadini, siano applicate.
“Purtroppo è sfuggito a molti amministratori –concludono – quanto la priorità in questo contesto, debba necessariamente essere il diritto alla salute dei lavoratori”.

“Senza lavoratori non ci sono le aziende”

Durissima replica dei segretari provinciali Cgil Cisl Uil al vicepresidente della Camera di Commercio Pesaro Urbino Salvatore Giordano

Pesaro, 31 marzo – Con vero stupore e senza nascondere un forte disappunto abbiamo letto le esternazioni del vicepresidente della Camera di Commercio in merito alle 508 aziende che vogliono continuare a produrre, adducendo il fatto che le loro produzioni in tutto o in parte sarebbero collegate ai cosiddetti settori essenziali.
Per noi, 508 imprese (tra l’altro ci risulta che siano ancora aumentate) che autocertificano alla prefettura la loro volontà di voler continuare sono numerici eccessive rispetto alla principale necessità economica del momento, quello di fermare al più presto possibile la diffusione dell’epidemia. Prima fermeremo la diffusione del virus prima potremo affrontare l’emergenza economica che già è in atto.
Il lavoro che stiamo tentando di fare con la Prefettura, con difficoltà, viste le ultime dichiarazioni da parte datoriale che sembrano contrastare questa azione, è proprio quello di garantire che le aziende che veramente rientrano nel DPCM 22 marzo possano operare garantendo la sicurezza dei lavoratori e le produzioni essenziali per la sopravvivenza di tutti i cittadini.
Non capiamo come il vice presidente della Camera di commercio, nell’esercizio del suo ruolo istituzionale, possa con così grande disinvoltura, mettere sullo stesso piano il diritto Costituzionale alla tutela della salute e l’interesse economico, tale da giustificare un atteggiamento semplicemente utilitaristico e ai nostri occhi irresponsabile, che fa prevalere l’interesse di parte di alcune imprese a scapito di altre. Non ci pare che con le sue dichiarazioni il vicepresidente della Camera di Commercio abbia dimostrato di garantire a tutte le parti il mantenimento di un giusto e necessario equilibrio nel rappresentare tutte le imprese del territorio e l’interesse dei lavoratori.
Forse, ricoprendo vari incarichi, il vicepresidente Salvatore Giordano, ha rilasciato dichiarazioni ,confondendo il proprio ruolo con l’altro che ancora ricopre cioè quello di direttore di Confindustria, tanto che non abbiamo ben individuato a che titolo ed in rappresentanza di chi stava parlando.
Un altro esempio che deve far riflettere rispetto alla opportunità nel nostro Paese di attribuire più ruoli e incarichi ai medesimi soggetti, esponendoli al rischio di contraddirsi e di fare dichiarazioni “imbarazzanti”, come quelle sulla necessità per i sindacati di far riaprire le aziende altrimenti gli stessi perderebbero gli iscritti.
Ricordiamo all’avvocato Giordano che in questo momento la priorità è la salute dei cittadini e parafrasando le sue parole:” senza lavoratori non ci sono imprese”
Nell’auspicare che il vicepresidente della Camera di Commercio “smentisca” il direttore di Confindustria (ovvero se stesso ) e precisi le sue parole, chiediamo al Presidente della Camera di Commercio Regionale Gino Sabatini, se la linea dell’istituzione che presiede è coerente con quella espressa dal dott. Giordano, oppure se non sia il caso che venga chiarito quale sia la posizione ufficiale della stessa.
Ribadiamo che le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL continueranno a svolgere il ruolo a garanzia della salute dei lavoratori e della comunità.

Roberto Rossini Cgil Maurizio Andreolini Cisl Paolo Rossini Uil